25 Aprile:per non dimenticare

Mi è capitato spesso di scrivere e di parlare della Resistenza e credo di averlo sempre fatto senza usare orpelli e retorica, che mi ripugnano. Si tratta di un fenomeno composito, molto umano nella sua costruzione, come può essere un'aggregazione che vedeva al suo interno persone - i partigiani - riunite in una logica di guerriglia, a cui ognuno da solo o nel penchant della propria banda dava significati diversi e certo accanto a momenti luminosi ci furono episodi secondari da condannare.
Fra i partigiani c'era chi sfuggiva alla leva della Repubblica di Salò, chi ne aveva le tasche piene del Fascismo, chi trovava abietto il gioco dei Nazisti, chi sognava la Rivoluzione e via di questo passo. E c'era anche chi veniva da distante e non maturò una decisione derivata dai fatti del luglio e del settembre 1943, ma aveva fatto crescere nel tempo il suo antifascismo e qualcuno lo fece anche nel cuore del successo del Regime, quando esporsi
era ancora più rischioso. Quel che conta - penso alla Valle d'Aosta e all'eterogenea presenza di combattenti sul territorio - è che questa scelta, minoritaria rispetto alla maggioranza, diede una testimonianza di coraggio di reazione, che fece crescere nella popolazione un moto di solidarietà e comprensione. Certo molti il giorno della Liberazione - che non sarebbe avvenuta senza l'aiuto degli Alleati e il loro intervento militare - scelsero il nuovo per convenienza e conformismo e il perdonismo all'italiana consentì che il vento del Nord (dove si concentrò la Resistenza) diventasse un venticello nei Palazzi romani. Ma senza la Resistenza e militanti antifascisti pronti al momento giusto - ripeto: minoranza rispetto al consenso o alla catatonia generale - anche la piccola Valle d'Aosta non avrebbe avuto l'autonomia speciale e l'Italia senza il ruolo morale dei partigiani non avrebbe avuto la chance di rientrare in fretta nella comunità internazionale e di avere - per fondare la Repubblica - una buona Costituzione, anche se alla Costituente la voce dei partigiani risultò già più flebile di quanto ci si sarebbe dovuti aspettare (pensiamo al voto deludente per il Partito d'Azione).
Ma oggi fa più male l'oblio del revisionismo storico e ha ragione da vendere il grande Italo Calvino quando scrisse: "D’accordo, farò come se aveste ragione voi, non rappresenterò i migliori partigiani, ma i peggiori possibili, metterò al centro del mio romanzo un reparto tutto composto di tipi un po’ storti. Ebbene: cosa cambia? Anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché, ha agito un’elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi centomila volte migliori di voi, che li ha fatti diventare forze storiche attive quali voi non potrete mai sognarvi di essere!"
Ha scritto acutamente sulla Treccani Giuseppe Muroni: "La Festa della Liberazione non gode di buona salute. L’Italia soffre di problemi di memoria e di identità, è frammentata in tante storie individuali e collettive, in narrazioni pubbliche e private, in tante memorie contese e poche condivise. Il 25 aprile ha perso d’appeal, soprattutto fra le nuove generazioni, e sta trascorrendo tra celebrazioni rituali e sterili polemiche che spesso continuano a dividere il pubblico e lo storico di professione. Oggi, nonostante siano aumentate le informazioni sul nostro passato e gli studi che lo indagano, siamo di fronte a ciò che Eric Hobsbawm ne Il secolo breve intravedeva come patologia della generazione vissuta nel torpore di quel “presente permanente” di fine ’900: la carenza di memoria, «la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti», in una parola: l’amnesia".
Muroni, giovane regista e storico, risponde segnalando la necessità di uno sforzo verso i giovani attraverso i nuovi media, come tutto ciò che ruota attraverso Rete, come quel Voci di Resistenza, progetto Web pensato per i 70 anni dalla Liberazione e prodotto dall'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani.
Altrimenti il 25 aprile rischierà di essere, per le future generazioni, neppure più un terreno di scontro come avviene ancora oggi per cascami ideologici dovuti anche incredibili nostalgie di una dittatura liquidata dalla Storia, ma una Festività, che - se perdesse le ragioni di sostanza, che non vuol dire fare cortei, ma pensarci - diventerebbe buona solo come data per fare ponte.

Macron - Le Pen: il duello istruttivo

Marine Le Pen ed Emmanuel Macron, i due candidati al ballottaggio alle Presidenziali francesiTutta l'Europa, dove altri voti peseranno (Gran Bretagna, Germania ed Italia), guardava in queste ore al "caso francese", Paese in cui - pur con le note peculiarità istituzionali - molto spesso si è avuta una qualche anticipazione, in una logica da laboratorio politico, su quanto poi verificatosi altrove.
Quanto è soffiato è un vento di cambiamento - ma chissà quale si vedrà - negli equilibri sino ad oggi più o meno stabili della Quinta Repubblica in Francia, dopo l'esito delle urne di ieri. Quinta Repubblica che - lo ricordo - resta nella sostanza quella voluta con riforma costituzionale da Charles De Gaulle nel lontano 1958.
Sarà interessante, dopo questo primo turno di cui non ho sbagliato le previsioni (ma non pensavo ad un peso così forte degli astensionisti), capire come andranno a inizio maggio le elezioni presidenziali in Francia. Al ballottaggio andranno, infatti, Emmanuel Macron, nuova stella della politica francese, e Marine Le Pen, che fa tremare il Vecchio Continente. Penso che alla fine vincerà Macron, ma le scelte degli elettori francesi sono di certo all'insegna di una forte discontinuità rispetto ai tradizionali equilibri politici per lo sfaldarsi dei partiti tradizionali e questo peserà ancora relativamente sulle prossime elezioni dell'Assemblée Nationale, visto che la rivoluzione all'Eliseo non avrà ricadute così rapide sui collegi elettorali e dunque sui deputati eletti e questo vale ancora di più per il macchinoso e lento sistema di voto del Sénat de la République. Per cui chi sarà Presidente potrà essere anatra zoppa, cioè leader senza maggioranze parlamentari su cui contare, anche se poi si sa che in molti si metteranno subito dalla parte del vincitore. Ma questa distonia Presidenza - Parlamento sarà situazione insolita con novità siffatte dalle urne ed è possibile che questo spingerà Macron verso riforme di fondo per andare verso una Sesta Repubblica ed i suoi 39 anni - anche se sembra più vecchio per una serie di ragioni derivanti dalla sua biografia - sono una garanzia per rischiare.
Questo può avvenire senza salti nel buio in una vecchia Repubblica che, specie se saprà accantonare per sempre una Le Pen sconfitta, ha tutti gli elementi per non perdere il filo di radicati valori democratici e Macron ha un background che è una garanzia anche per quella logica di "rassemblement", che è la garanzia per una vittoria fra due settimane, quando l'esito sarà definitivo. Anche se poi dovranno essere i fatti a descriverne con certezza quanto le premesse note si trasformeranno nella realtà di uno scenario politico sempre più complesso a tutti i livelli di governo.
La Democrazia, che deve molto alla Francia e il suo ruolo nella Storia, e oggi in crisi profonda e la paura di una sua débâcle deriva proprio dal fatto che le giuste esigenze di cambiamento di regole e comportamenti non si trasformi in vittoria di chi, sotto sotto, coltiva non tanto la deriva populista, quanto il legame indissolubile che esiste fra populismo e la deriva autoritaria. Per questo Marine Le Pen va fermata, perché è ben nota la storia del Front National dalle sue origini ad oggi.

Le fake news (bufale)

Una storica 'bufala' televisivaMai come di questi tempi si discute in politica di come arginare le cosiddette "fake news", che come il famoso venticello del "Barbiere di Siviglia" di Gioacchino Rossini sono: «Un'auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente incomincia a sussurrare» e così si diffondono - nel noto motivo - sino al possibile esito tragico «E il meschino calunniato, avvilito, calpestato, sotto il pubblico flagello per gran sorte ha crepar». In francese si dice: «Calomniez, calomniez, il en restera toujours quelque chose».
Licia Corbolante nel suo interessante blog "Terminologia etc." si presenta cosí: «mi occupo di gestione e ricerca terminologica, localizzazione, localizzabilità, qualità linguistica e comunicazione interculturale».

Ottorino Mezzalama, lassù...

Ottorino MezzalamaA vedere la sua foto, ovviamente in bianco e nero, ad attraversare il tempo è un signore con un gran paio di baffi d'antan, con lunghi sci ai piedi, in bella posa in mezzo alle montagne innevate. Si chiamava Ottorino Mezzalama. Era nato a Bologna nel 1888, ma si trasferì presto a Torino. Era uno degli iscritti allo "Ski club Torino", il primo sodalizio ufficiale ad occuparsi di questa pratica sportiva nel 1901 in piena epoca pionieristica. All'epoca non esisteva l'italiano "sci", ma si diceva "ski" alla francese.
Mezzalama era un atleta e nel giugno del 1927 compì la prima ascensione sciistica italiana al Monte Bianco, e la settima sciistica in assoluto, in compagnia di Ettore Santi, per i "Grands Mulets". Morì, dall'altra parte delle Alpi, per una slavina il 23 febbraio 1931, mentre scendeva dal "rifugio Gino Biasi" (Provincia di Bolzano) in compagnia di Domenico Mazzocchi.

Le ipocrisie sulla Turchia

La vignetta del fumettista romano Zerocalcare dedicata al caso di Gabriele Del GrandeSo bene quanto scrivere sia rischioso come maneggiare un'arma a doppio taglio, perché - anche ad anni di distanza - qualcuno può rimproverarti, recuperando qualche pensiero espresso in passato e messo nero su bianco, di avere cambiato opinione. Su questo non c'è un diritto all'oblio che tenga, ma forse la considerazione più terra a terra, perché, come diceva James Russel Lowell, «solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione».
Ciò detto mi fa piacere che, rileggendomi, trovo spesso delle certezze nel mio modo di pensare, che dimostrano l'esistenza di un filo conduttore.

Mélenchon fra ologrammi e neogiacobinismo

Jean-Luc MélenchonLe elezioni in Europa nei prossimi mesi - in Francia domenica per le Presidenziali, nel Regno Unito a giugno per le Politiche, in Germania a settembre per il Parlamento federale - saranno molto interessanti per capire come butta la politica nel Vecchio Continente. Cartina di tornasole anche per le future elezioni in Italia per il rinnovo di Camera e Senato e sarebbe interessante che, visto che Matteo Renzi vorrebbe andare alle urne in autunno, si definisse quella benedetta legge elettorale, come previsto dalla sentenza di gennaio della Corte Costituzionale. Ma si traccheggia per giungere poi a drammatizzare la situazione e sfornare chissà quale ciofeca.
Molto si parlerà delle spinte populiste di vario genere che stanno affascinando molti elettori, delusi dalla politica tradizionale e, si sa, che mentre un tempo le convinzioni politiche erano difficili da sradicare nel cittadino medio, che fidelizzava il proprio voto, ormai il cambio di casacca non è più un'eccezione ma una regola.

L'importanza dell'ascolto

Casse audioCapita di pensare a certi aspetti, quando si manifestano delle occasioni utili per farlo ed è sempre un esercizio salutare, per nulla automatico. Anzi, quel che davvero ti intrappola è la ripetitività degli atti e le pantofole comode della routine, che rende soporiferi anche i propri pensieri.
Un primo aspetto riguarda il fatto che chi seziona l'umanità per generazioni - tipo prendere poco sul serio i bambini perché considerati vacui o minimizza gli anziani considerandoli per partito preso da rottamare - sembra non temere in considerazione due cose. I bambini non sono dei minus habentes ma degli esseri umani in crescita, tipo dei bonsai delle piante che poi diventano più grandi sino all'età adulta. I vecchi - termine per nulla offensivo nel mio lessico - sono invece la ricchezza della maturità, come quei legni antichi dei rascard che attraversano i secoli e fanno del tempo passato la loro bellezza.

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