Luce

Alcune delle 'mie' luci di Natale«Vi era un bel sole: tutto era chiaro e trasparente, solo nel cuore degli uomini era buio».
(Mario Rigoni Stern)
Capita così di questi tempi in questo passaggio fra novembre e dicembre con un eccesso di bel tempo sulle Alpi con boschi colorati e senza neve sulle cime.
Il buio nel cuore è evidente di questi tempi ed è naturale cercare qualche luce.
Se uno pensa al Natale che incombe scopre quanto la luce emerga in simboli antichi. Le luci dell'albero e del Presepe, che ha pure la Stella cometa, la luminescenza del vischio, che piaceva ai celti. Le candele compaiono sulla tavola come decorazione e file di luci colorate e festoni sgargianti creano atmosfera. La stessa natalità, festeggiata da noi cristiani, evoca Gesù che «viene alla luce», che si contrappone al dramma del buio al momento della crocefissione.
Questo la dice lunga sul nostro desiderio antico di vincere le tenebre, così insidiose fin dalla... notte dei tempi. La paura del buio, che ci accompagna da bambini, è qualcosa di atavico e basta un abat-jour a tranquillizzare.
Ricordo i miei amici svedesi che venivano a Champoluc: a casa loro le candele accese erano una tradizione da rispettare e non a caso, tornando alla nostra religione, si deve accendere in chiesa una candela per una persona cui si vuole bene o per il battesimo di un nuovo nato. La simbologia torna sulle torte di compleanno, quando le candeline ci ricordano i nostri anni e le fiammelle ci portano fortuna ed il loro spegnimento è il segno che la festa è finita.
Tutto questo per dire di questo 2020, che si avvia alla fine e che non sarà rimpianto per quanto accumulatosi, cambiando in profondità la nostra vita e facendoci vivere nel dolore delle persone perdute e nella paura del contagio, oltre ai drammatici problemi economici e sociali.
Questo Natale non sarà come gli altri: sarà intimo e pure spoglio, privo di quella socialità cui siamo abituati e con chiusure che non solo ci privano di certe gioie ma danneggiano i molti che sul periodo natalizio ci lavorano.
Nel nome dello spirito del Natale e contro le tante sfortune mi piacerebbe - scusate l'ingenuità - che ci fossero più luci natalizie. So che molti Comuni lo stanno facendo ed a casa mia illumineremo un po' di più dentro e fuori. Sarebbe bello se contro la cupezza del momento e anche come espressione di un ricordo per qualcuno che abbiamo perso avessimo qualche luce in più per esorcizzare il presente.
Senza scomodare cose più grandi di me come non evocare quel fiat lux, le parole della Bibbia (Genesi I, 3), che si riferiscono al primo atto compiuto da Dio subito dopo la creazione del cielo e della terra, quando ordinò che fosse fatta la luce, perché sopra la faccia dell'abisso c'erano ancora le tenebre: «dixitque Deus fiat lux et lux facta est», «e disse Dio: sia fatta la luce, e la luce fu fatta».
Talvolta più semplicemente basta una via illuminata per darci un sorriso.

La posta in gioco

Palazzo regionaleSi scopre da parte di molti valdostani come, a fronte delle ultime vicende sul "covid-19", la nostra Autonomia speciale resti uno strumento debole.
Purtroppo è la scoperta dell'acqua calda. I più intelligenti dei padri che fecero nascere la Valle attuale dal 1945 in poi - quando arrivarono i Decreti luogotenenziali che disegnarono la prima fase dopo il fascismo - dissero prima di tutti della debolezza intrinseca di un regime autonomistico. Lo stesso dissero dello Statuto, octroyé e non basato su di un approccio federalistico e realmente pattizio.
Si poteva semmai parlare di un regionalismo forte, in cui decisero di lavorare e di impegnarsi per farci rialzare dopo il ventennio, ma sin da subito fu un cammino difficile ed osteggiato, fatto di alti e bassi e tanti nemici evidenti o subdoli. Io ci ho lavorato dentro queste questioni, portando a casa, fra l'altro, nel 1989, nel 1993 e nel 2001 importanti miglioramenti allo Statuto, occupandomi di significative norme di attuazione e mettendo le modifiche necessarie a nostra tutela nelle leggi importanti di passaggio alla Camera. Non tanti sono rimasti in questa logica.

Tra "Roma doma" e il futuro

Calimero arrabbiatoPremesso che sono stupefatto che la Valle d'Aosta sia rimasta "zona rossa" e bisogna capire il perché. Spero non ci sia un fumus persecutionis, tuttavia chi vicino a noi ha cambiato colore lo ha fatto con dati non convincenti e sono stati opportunamente informati. Noi, come se fossimo i "Calimero" della situazione, e questo atteggiamento non va bene. Non lo dico per vittimismo e neppure per fare il saputello. Lo scrivo perché voglio essere sicuro che non ci sia sciatteria o peggio un trattamento ad hoc a noi riservato. Siamo un'Autonomia speciale da coinvolgere nelle scelte e atteggiamenti da ventennio alla "Roma doma" sono logiche colonialiste inaccettabili.
Ma in questo punto morto oggi vorrei guardare in là, attrezzandomi per capire.
Il tema fa tremare i polsi e ruota attorno all'interrogativo di chi ci ragiona: dopo la pandemia vivremo un periodo simile ad un dopoguerra?

Perché la Svizzera non è l'Italia

Una foto di gruppo dell'incontro in ValaisNon so da quanto tempo non andavo in Svizzera ed è ciò che è avvenuto ieri per incontri con autorità politiche del Canton du Valais nel quadro delle mie deleghe sui fondi comunitari, visto che da anni abbiamo, con progetti "Interreg", una proficua collaborazione, che aveva delle urgenze di cui occuparci congiuntamente. So che avrei potuto fare l'ennesima videoconferenza, ma - nel rispetto di tutte le regole di distanziamento - ci sono argomenti che devono essere affrontati di persona. Il rapporto umano mai potrà essere surrogato dal dialogo a distanza.
Farà sorridere il mio candore se dico con sincerità che il solo attraversamento del tunnel del Gran San Bernardo mi ha dato un senso di libertà. Già il rinnovo delle luci lungo la carreggiata, con luci blu a segnare la distanza fra i veicoli, mi è sembrato chissà cosa e, spuntato dall'altra parte, mi sono ritrovato a pensare quante fossero state le occasioni per svago o per lavoro in cui ero stato in questo cantone svizzero che ha così grandi similitudini territoriali, umane e culturali con la nostra Valle.

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