La matassa delle migrazioni

Uno scorcio della 'giungla' dei migranti a CalaisChiunque sia indifferente alla sofferenza umana non ha diritto di parola. Lo dico in premessa in un'epoca in cui emerge troppo spesso un certo cinismo, che dimentica l'appartenenza alla stessa umanità e che sembra non in grado di evocare la forza dell'ammonimento universale di Primo Levi con il suo "Se questo è un uomo". Ci pensavo rispetto a questo tema difficilissimo dei migranti che rischia di diventare un argomento squisitamente ideologico su cui, più che cercare soluzioni, ci si spara - metaforicamente - da una trincea all'altra, tronfi delle proprie convinzioni contrapposte.
Leggevo ieri Maurizio Guandalini su "HuffPost", che in un editoriale, partendo dal caso «razza bianca», come da affermazione assurda del candidato leghista alla Regione Lombardia, così osserva con realismo: «Un sondaggio della "Swg" ci dice che 55 italiani su cento giustificano il razzismo: ce l'hanno con i migranti e i rom. La linea dura sui migranti vale quasi il trenta per cento dei voti. Quindi la colonialata in salsa razziale è studiata. E' l'umore delle città. Dell'uomo qualunque che tocca con mano. Vede, per esempio, le intemerate a bombazza di Brumotti, l'inviato di "Striscia la Notizia", che fa le piazzate nei luoghi dello spaccio di droga. Tra le ultime davanti alla Stazione Centrale di Milano. Zona centralissima. Nordafricani che smerciano sotto gli occhi della Polizia e dell'Esercito. Ovunque. Cumulando insicurezza e paura.
Alla fine della fiera, Fontana e i suoi slogan a parte, il gigante degrado c'è. Vistoso. Svegliatevi e non fatene una disputa ideologica. Indicate soluzioni, però. Dire come fa il pentastellato Di Maio, "prima che agli immigrati, pensiamo alla qualità di vita degli italiani" è un sentiment patriottico carino, ma sospeso. A divinis. E' come declamare la cronaca del panico alla Berlusca, "mezzo milione di migranti in Italia per delinquere". Scusi, Cav. e quel trattato capestro di Dublino, migranti da noi, del 2003, ci sembra l'abbia firmato lei.
Stop. Adottiamo per la categoria dei principi etici le parole del Papa che, durante la giornata mondiale del migrante, si è lasciato un po' andare: immigrati entrate, ma rispettate leggi, cultura e tradizioni. Per i politici risolvere lo stallo partendo da qui sarebbe un successone. Che tradotto sono i controlli, gli interventi delle forze dell'ordine, le pene dure. Ingredienti base. Giusto per non trovare, uno arrestato al mattino, in pianta stabile, la sera, a spacciare»
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Ma poi aggiunge un fronte: «Detto questo, sulle cose da fare, rimane aperto il fronte europeo. L'ultima di cronaca è il giovane del Gambia che pur di superare i blocchi a Ventimiglia, muore folgorato sul tetto di un treno. Ergo, i cugini d'oltralpe, applicano pro domo loro il controllo alle frontiere. Nell'incontro Gentiloni - Macron dei giorni scorsi, il Trattato di un solo punto da controfirmare era l'accordo sui migranti. Non l'hanno fatto, preferendo la discussione su altri temi e accenni generali alla revisione del trattato di Dublino (che non si farà mai). Mentre il laissez faire europeo intensifica la firma di trattati bilaterali tra paesi ex comunisti, atti a fermare l'ondata migratoria. Se la tavola apparecchiata rimane questa, tristemente, il Fontana pensiero, ritornerà fuori e si rafforzerà. Per manifesta incapacità politica a risolvere i problemi e raffazzonare solo slogan e chiacchiere perdigiorno».
Ma in realtà questa ambiguità europea deborda: l'Italia - per far piacere alla Francia - manda i militari nel Sahel e questa presenza molto rischiosa in Niger servirà a fermare il traffico di schiavi - pardon, di migranti - gestito dal malaffare africano e poi dalle mafie delle traversate in mare, degli arrivi sulle coste e anche di chi specula sull'accoglienza e soggiorni (sarà una minoranza, ma il fenomeno c'è!); vi è poi la terribile "via delle Alpi" che nella zona del Monginevro spinge - visto il blocco francese ad altri valichi - i migranti a rischiare in pieno inverno la vita sui passi alpini con una sorta di complicità dei generosi abitanti della Val di Susa: buone le intenzioni, ma in realtà si diventa favoreggiatori di reati e pure delle possibili morti. Ma che sia chiaro - lo ha detto - il premier francese Emmanuel Macron che sull'immigrazione non si torna indietro. In visita a Calais, mentre il Governo francese sta mettendo a punto una discussa e discuti riforma sul diritto d'asilo che chiuderà una parte delle porte oggi aperte con espulsioni più rapide che toccheranno i "migranti economici", il giovane presidente ha detto basta alla "Giungla", cioè a quella baraccopoli creata con la dimensione di un vero e proprio paese dai migranti decisi a raggiungere la Gran Bretagna.
Ciò dimostra l'assoluta mancanza di una politica congiunta europea (in più su quella frontiera c'è stata la "Brexit") e questa storia rischia di essere un guaio per l'Italia, in prima linea sul Mediterraneo, con il tema migranti che serve per gettare benzina sul fuoco in una campagna elettorale deprimente.

Le ambiguità dei monopoli nascosti

Lo svincolo dell'autostrada 'A5' a QuartLe soluzioni dei problemi in politica - come nel resto - possono essere spesso complicate e buona regola è rivelarle solo a cose fatte, perché gli "effetti annuncio" - che pure serviranno sotto il profilo del consenso - nascondono trappole, qualora gli esiti finali non risultassero quelli anticipati. Un vero campo minato, nell'interlocuzione politica, è il settore dei trasporti.
Marco Ponti insegna economia dei trasporti, prima lo ha fatto a Venezia ed ora è al Politecnico di Milano. Scrive sempre articoli lucidi, utili anche per chi non sia un addetto ai lavori. Di recente ha pubblicato su lavoce.info un articolo molto sintetico e significativo sulle anomalie nel settore dei trasporti, di cui vorrei trarre alcune parti, perché lo trovo assai interessante per le ricadute che questa situazione ha anche su una piccola realtà come la nostra.

«Razza bianca»

Attilio FontanaAttilio Fontana, candidato leghista del centrodestra alla Presidenza della Regione Lombardia, ha usato in un suo intervento a "Radio Padania" sull'immigrazione l'espressione «razza bianca», da lui considerata «a rischio» per via delle ondate migratorie. Esplosa la polemica, ha cercato di dire che si trattava di un lapsus e talvolta il taccone risulta peggio del buco.
Ma in realtà quanto avvenuto dimostra, nella schiettezza di questa sua dichiarazione, come la Lega sia in una trentina d'anni cambiata profondamente e il famoso federalismo abbia ceduto il passo ad un embrassons-nous con elementi dell'estrema destra in Italia ed in Europa. Nulla ormai è come prima e non a caso il tema migranti è diventato il cavallo di battaglia, considerato di massimo impatto e più si è rozzi e più si titilla una parte degli elettori.

"Fin che la barca va..."

Orietta Berti al 'Disco per l'estate' 1970 insieme agli altri partecipantiIl candidato premier del "Movimento Cinque Stelle", Luigi Di Maio, nel suo tour elettorale per le Politiche - anche se in Italia il premierato non esiste ed in Valle, oltretutto, vi è un sistema uninominale slegato dal proporzionale - è arrivato anche da noi. L'ho considerato, benché fugace, un segno di attenzione.
Mi ha molto divertito che abbia postato un video, nel trasferimento verso Aosta, in cui ascolta in auto il brano della mitica Orietta Berti, "Fin che la barca va". Come mai? Perché giorni fa l'Orietta nazionale, da sempre citata per la sua fedeltà verso il famoso marito Osvaldo, è stata trasgressiva nel dire a "Un giorno da pecora" su "Radio1", che voterà "Cinque Stelle", con apprezzamenti in particolare proprio per Di Maio, ammirato anche per la sua... bellezza.
Apriti cielo! Esponenti del Partito Democratico hanno ritenuto questa sua dichiarazione lesiva di norme della "par condicio", come se la Berti fosse chissà quale esponente di spicco... Massimo Giannini ha giustamente ironizzato, scrivendo «Il PD trasforma #OriettaBerti in Rosa Luxemburg. Se ti fa paura "Finché la barca va" non puoi che affondare».

Storia: quando esplose il ponte di Ivrea

Amos Messori ai tempi della ResistenzaLa prossima settimana a Ivrea ci sarà una giornata di lutto cittadino per ricordare il partigiano Amos Messori, nome di battaglia "D'Artagnan", classe 1922, ultimo superstite di un gruppo di Giustizia e Libertà che fece saltare il ponte ferroviario di Ivrea sulla Dora Baltea. Era il 24 dicembre del 1944 e questa azione salvò la città da un bombardamento alleato.
Lo stesso D'Artagnan ricostruì anni fa con un linguaggio semplice - e trovo interessante proporne la lettura - la dinamica dei fatti, ricordando il ruolo del Comandante della banda, Mario Pelizzari, noto come "Alimiro": «La "Cogne" di Aosta produceva per la Germania: siluri, bombe anticarro, canne da cannone, ed altro materiale bellico, per un quantitativo di circa 1.300 quintali giornalieri. E' questa produzione che dobbiamo riuscire a disturbare con azioni di sabotaggio».

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