Il Palais Roncas rivivrà

L'interno di 'Palais Roncas' ad AostaLa verità nuda e cruda è che non si finisce mai di imparare, anche quando si crede di avere una discreta conoscenza della storia e della cultura della Valle d'Aosta ed invece ci si accorge quanto ci sia ancora da sapere. Sono contento che ogni anno la delegazione valdostana del "Fai - Fondo ambiente italiano" organizzi una visita ad un bene culturale non molto conosciuto, malgrado il suo valore straordinario.
Quest'anno è toccato al "Palais Roncas" (accento sulla a!) di Aosta, che conoscevo, avendolo visitato da presidente della Regione, quando una decina di anni fa era stata finalmente sbloccata la costruzione della nuova caserma dei Carabinieri, condizione necessaria per il passaggio del bene alla Regione autonoma, che ormai è in fase dall'appalto per otto milioni di euro per metterlo in buona parte in sesto per ospitare uffici pubblici. Fosse stato per me, quel Palazzo sarebbe stato ideale per una sede istituzionale come il Consiglio Valle, immaginando la costruzione di un piccolo e moderno emiciclo nella parte retrostante. Sarebbe stata una scelta per valorizzare il nostro piccolo parlamentino. Ma le decisioni sono state diverse.
Avevo conoscenze basiche su quel nostro prestigioso Palazzo. Il sito "Lovevda" così sintetizza: "Situato sulla piazza omonima, il palazzo fu fatto costruire nel 1606 da Pierre-Léonard Roncas, primo segretario di stato del Duca di Savoia Carlo Emanuele I. Divenne in seguito sede dell'amministrazione sabauda, di sottoprefettura in età napoleonica e di intendenza. Le volte dell'atrio, dello scalone e del loggiato che si affacciano sul cortile interno sono decorate con affreschi di scuola italiana, raffiguranti scene mitologiche, naturalistiche e con segni dello zodiaco, di gusto manieristico".
In verità i diversi esperti che ci hanno accompagnato alla visita hanno ricostruito la storia dell'immobile, avventurosa sin dall'inizio della costruzione e nei secoli successivi fra pause e ritardi, ripartenze e cambiamenti in un susseguirsi di vicende piuttosto ingarbugliate, legate anche alle vicende del primo ideatore, Pierre Léonard Roncas (1562-1639), esponente di spicco della nobiltà di servizio (acquisita) in Valle d'Aosta e personalità portante della Controriforma nel milieu politico del suo tempo.
Rinvengo sul Web - oltre ad una ricca biografia a cura di "Ésprit Valdôtain" - un articolo sulla biblioteca personale del barone Roncas, che riguarda una ricostruzione virtuale con "GoogleBooks", avvenuta a cura di Raul Dal Tio e Marco Maggi. In sostanza, rifacendosi ai dati esistenti attraverso un prezioso inventario, fatto all'epoca, dei libri di questa biblioteca situata nel castello di Saint-Pierre, gli autori li hanno riproposti sul Web grazie agli esistenti patrimoni digitali e questo consente uno spaccato esaustivo su scelte e gusti di questo patrimonio librario disperso nel tempo e oggi in parte ricomposto in modo geniale grazie appunto alle nuove tecnologie.
Così si racconta nel testo dai due autori sulla personalità legata a quel Palais, nato per stupire e sancire il proprio status e la propria ricchezza: «Il barone Roncas, figlio di Pierre Roncas, discende da una famiglia di umili origini, i Roncassi, giunti in Valle d'Aosta dal distretto dell'Entremont nel Vallese. Non abbiamo notizie di prima mano sulla famiglia, tuttavia Jean-Baptiste de Tillier narra che Claude, bisavolo di Pierre-Léonard si era stabilito in Valle d’Aosta all'inizio del XVI secolo esercitando il mestiere di macellaio, poi continuato dal figlio Laurent. Pierre Roncassi, figlio di quest'ultimo, darà una svolta significativa al destino della famiglia laureandosi nel 1549 in arti e medicina presso l'ateneo di Padova.
La laurea del padre di Pierre-Léonard sarà un'improvvisa cesura tra il mestiere esercitato dalla famiglia d'origine e la professione di protomedico ducale del genitore, un consistente innalzamento del livello intellettuale che molto probabilmente è alla base dei suoi interessi e della sua brillante carriera in seno alla Segreteria e alla corte del Duca di Savoia Carlo Emanuele I»
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Tracciato il suo percorso professionale, gli autori spiegano il punto massimo della sua carriera con successiva caduta: «L'apogeo della carriera giunge il 6 aprile 1603 con l'incarico di Primo Segretario, succedendo al torinese Agostino Ripa. In questa veste egli godette del beneficio della frequentazione di intellettuali e letterati della corte sabauda. Anche gli importanti incarichi diplomatici, svolti per conto del duca, presso i regnanti stranieri dovettero accrescere ulteriormente i suoi contatti culturali: "l'influente ministro ben riconosciuto nelle principali corti europee, ricco di terre e di redditi acquisiti grazie ai servigi resi al duca, stimato e temuto per il suo génie supérieur che coltivava con l'amore per le lettere e le scienze testimoniato da una biblioteca ricca ed eterogenea"».
Poi la svolta che segnò la sua vita: «Nel dicembre del 1607, quello stesso Carlo Emanuele I di Savoia, che lo aveva voluto al suo fianco come Primo Ministro, lo rimosse dall'incarico di Primo Segretario, lo fece arrestare e incarcerare con l'accusa di alto tradimento per i suoi supposti legami con la Spagna. Nel 1617, ancora in stato di prigionia, tutti i suoi beni allodiali e feudali furono confiscati, ivi compreso il palazzo di Aosta. I motivi del suo arresto e detenzione non sono ancora oggi del tutto chiari. In sintesi, nella recente e dettagliata biografia di Claudio Rosso focalizzata su questo periodo critico del Roncas, "la causa principale del suo imprigionamento pare essere stata, a detta dei contemporanei, la sua comprovata dipendenza dagli spagnoli" anche in termini di mercedes e pensiones, concessioni ampiamente documentate nelle fonti spagnole. La lunga detenzione (ventitré anni), scontata peregrinando dall'una all'altra delle carceri ducali, si concluse il 23 ottobre 1630 per decreto del duca di Savoia Vittorio Amedeo I, anche a fronte di un prestito di diecimila ducatoni concesso dal Roncas all'esangue tesoreria ducale. Nel decreto di risoluzione della confisca si legge che Vittorio Amedeo lo reintegrava "nel possesso, goldita et uso delli castelli, feudi, giurisdittioni, beni, redditi et dipendenze della Baronia di Castelargento, nella Casa della Città"».
Saranno poi suo figlio e i successivi proprietari a dare, di tappa in tappa, un volto al Palais Roncas fra completamenti, nuove parti, momenti d'abbandono. Sino alla trasformazione in ultimo dal 1926 in Caserma dei Carabinieri: quando poi l'Arma abbandonò il Palais ci fu, in automatico, la cessione al demanio della nostra Regione. Ora questo monumento - ancora pieno di misteri, ad esempio nell'interpretazione di parte degli stupefacenti affreschi celebrativi - tornerà a vivere.

A Roma un'Europa grigia

Le firme dei leader europei in calce alla 'Dichiarazione finale'Nella mia vita politica ho scritto oppure ho compartecipato alla scrittura di un gran numero di documenti, che fossero atti parlamentari, dichiarazioni finali di congressi, piattaforme programmatiche ed altro ancora. Ho sempre avuto la fortuna di farlo per le mie necessità più personali senza "ghost-writer", cioè autori che scrivessero per conto mio, quello che in italiano si chiama scherzosamente "negro" (espressione che viene dal francese, riferendosi a chi lavorava per il sin troppo prolifico romanziere Alexandre Dumas), vale a dire chi redige per altri discorsi e testi in genere, rimanendo anonimo. Semmai l'ho fatto io per altri...
Per cui, di conseguenza, mi piace leggere i documenti per verificarne non solo i contenuti, ma anche intravvedere il lavorio nascosto che ha portato alla sua stesura finale.

MOUV': la forza della discussione

Discussioni... felineSali e scendi dalle tante esperienze della vita e appare chiaro come valga la pena di non fermarsi mai nel troppo indugiare sul passato, che pure a me piace moltissimo rievocare ma mi auguro senza mai cadere nella trappola di una nostalgia retrograda. Claudio Magris, che vive in quel mondo mitteleuropeo che ha storie sovrapposte ricchissime di memoria, dice una cosa giustissima: «La vita può essere compresa solo guardando indietro, anche se dev'essere vissuta guardando avanti - ossia verso qualcosa che non esiste». Questo a me non dà per nulla un horror vacui, anzi semmai l'idea di una pagina bianca su cui poter scrivere è qualcosa che ti può dare molte energie, nate da quel motore potente che è la speranza.

Ponti

Il ponte di Pondel, ad AymavillesNon sono un buonista e sono allergico a tutte le manifestazioni ipocrite che spesso si fanno con l'ausilio degli ideologismi. Vedo troppo spesso delle persone pie, avvinte dalle loro convinzioni religiose, e poi nella quotidianità - scusate l'espressione forte - sono delle carogne. Idem chi, di ben diverso colore, si appella a valori come la solidarietà in una logica laica, ma poi si vede quanto predichi bene e razzoli male.
Per cui - in tutta franchezza e per la mia formazione culturale variegata - spero che si possa credere nella mia personale sincerità se oggi voglio parlare dei ponti. Papa Francesco, solo per ricordare uno dei più illustri che ne ha parlato, dall'alto del suo Apostolato - ma con i modi spicci dei gesuiti - ha detto e ripetuto in altre occasioni: «Dove c'è un muro c'è chiusura di cuore: servono ponti, non muri». In quell'occasione si riferiva proprio ad un muro assurto a simbolo, quel muro di Berlino, caduto il 9 novembre 1989, ed era stato un elemento fisico della divisione ideologica dell'Europa.

Giornalisti di ieri e di oggi

La classica scopa di sagginaAppena uno si distrae, gli anni passano e ti ritrovi da giovane di belle speranze a attempato osservatore di un mondo che cambia e talvolta appare in netto contrasto con alcune certezze nel tempo intoccabili.
Ormai mi avvicino pericolosamente ai quarant'anni di attività giornalistica, anzi - se penso alle prime esperienze in erba - quel traguardo l'ho già superato. Spiace constatare come il lavoro del giornalista si sia lentamente e inevitabilmente precarizzato. Una volta esisteva - ed io l'ho vissuto, per mia fortuna - una porta d'ingresso principale: la strada per diventare "professionista" era stretta ma non impossibile a favore dell'articolo 1, cioè "praticantato" e successivo esame di Stato.

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