Il mio cuore è a Genova

Alla vigilia del Ferragosto appare sulla scena - a turbare l’animo di tutti noi - la tragedia di Genova, le cui immagini agghiaccianti hanno fatto purtroppo il giro del mondo, dando un senso di fragilità immanente con le molte rovine e quel camion fermo al limitare dell’improvviso strapiombo causato dal crollo di parte del ponte Morandi, dove sono passato un sacco di volte. La denominazione - lo ricordo - è riferita dall’architetto Riccardo Morandi, che studiò l’aerea struttura in cemento armato inaugurata nel 1967, chiamato impropriamente ponte di Brooklyn, visto che quello americano risale al 1883.
Bisogna anzitutto compartecipare al terribile lutto di chi ha visto i propri cari colpiti da questo infame crollo sotto i propri automezzi di una discussa infrastruttura e basta fare un giro sul Web per vedere che già era considerata un’opera sorvegliata speciale.
Verrebbe voglia di aggiungere che ci sono troppe lacrime di coccodrillo versate in queste ore e, per restare nei rettili, spiccano alcune lingue biforcute di chi sfrutta le morti per giocare a scaricabarile o peggio far finta di niente e indicare nel Caso cinico e baro l’unico responsabile. Circostanza che appare troppo spesso come un comodo alibi per mettere le mani avanti, magari da parte di chi rischia ad horas di ricevere un avviso di garanzia.
Aggiungerei che fra chi piange in modo ipocrita c’è anche chi - si osservi il paradosso - spara spesso senza motivi e in modo indiscriminato contro le Grandi Opere con una logica populistica dì antimodernismo che fa rizzare i capelli nel nome di una sorta di pauperismo misto a superstizioni. Per cui proprio a Genova non si è mai costruita quella “Gronda”, alternativa al percorso con il ponte crollato, cioè una strada al passo dei tempi, proprio per queste paranoie e immobilismi. C’è un Movimento NO Gronda - legato ai Cinque Stelle - che spiegava che la strada storica, quella appunto del ponte, andava benissimo e i rischi di crollo del ponte - verificatosi ieri - era null’altro che una “favoletta”. Chissà cosa pensano ora e chissà perché il Ministro dei Trasporti pentastellato M Danilo Toninelli omette questa storia e contro la Gronda si erano espressi Beppe Grillo già molto tempo fa e a inizio anno il Vice Premier Luigi Di Maio.
E invece alzi la mano chi, transitando periodicamente in quel misto di sistema autostradale e tangenziale della città di Genova, non si sia chiesto - con o senza lavori in corso - che cosa di male avessero fatto i genovesi e i viaggiatori di ogni dove costretti all’attraversamento per essere obbligati ad una sorta di gimcana, degna davvero di una pista da go-kart.
Ciò colpisce ancora di più quando ad essere implicate in situazioni di manutenzione - come avveniva nel tratto caduto del discusso ponte - sono società autostradali, in mano ai privati, che non si risparmiano (d’intesa con lo Stato e senza un controllo delle autorità italiana ed europea che vigilano sulla Concorrenza) in aumenti tariffari e in lavori continui spesso con società in house, cioè evitando appalti con curiose comunanze fra controllati e controllori. Per cui, nel caso valdostano, con certi incassi storici si sarebbe rifatta ex novo l’autostrada, specie nel suo tratto primigenio dal Piemonte ad Aosta, magari prevalentemente in galleria come avviene per l’autostrada dell’Alta Valle, nota come Monte Bianco.
Penso per un attimo ai lavori dell’Anas nel ponte a fianco a casa mia alla fine, a valle, della circonvallazione di Saint-Vincent, che credo sia più o meno coetaneo dell’oggi famigerato ponte Morandi.
Ritengo che fosse ancora più vecchio del quel pezzo di ponte sulla Monjovetta di recente rimesso a nuovo e questo vale probabilmente per molti altri tratti sulle strade statali, sulle regionali e anche sulle comunali, per non dire dei lunghi viadotti autostradali fra Saint-Vincent e Chàtillon.
Noto ogni tanto (guardavo giorni fa alcuni manufatti sempre sulla Monjovetta o anche la strada al centro di Chátillon) muraglioni che paiono persino ottocenteschi. Non è il mio lavoro, per cui l’osservazione vale poco, così come trovo interessante - tanto che ne parlai in epoca non sospetta con alcuni esperti - ma solo come valutazione generale le conseguenze delle condizioni climatiche alpine sulla tenuta del cemento armato nelle varie costruzioni in cui venne impiegato a partire dagli anni Trenta-Quaranta del secolo scorso.
Non si tratta di essere allarmisti, ma bisogna capire di più sulla situazione, traendo quanto di ammonimento viene dai fatti genovesi. E riflettere, spero, sui sistemi di controllo e sulle spese necessarie per tenere le strutture efficienti o ricostruirle.. Spese che non possono essere fatte gravare sul famoso patto di stabilità, ma senza dire che - con mossa improvvida- la colpa del crollo di ieri è dell’Europa!

L'interessante zoologo

Il libro di Ferdinando BoeroI cani non sono bambini piccoli o loro controfigure, sono cani. A costo di essere antipatico vorrei dirlo e ripeterlo all'infinito, reduce per altro da una lettura utile di un libro interessante dello zoologo Ferdinando Boero dal titolo "Ecco perché i cani fanno la pipì sulle ruote delle macchine". Sottotitolo: "L'uomo e il suo rapporto con gli altri animali e le leggi della natura" (Manni editore).
Il libro risponde con garbo e ironia, ma senza seguire mode, ad alcune domande, del genere: Che tipo di animale è l'uomo? E come si comporta con gli altri animali? Con quelli che mangia, con quelli che veste di cappottini firmati, con quelli verso cui prova solo ribrezzo? Il suo, capitolo dopo capitolo, con brevità e efficacia, è un viaggio nella storia dell'uomo nella biosfera: da quando l'Homo sapiens ha iniziato a cacciare, e poi allevare, fino alla "conversione animalista". E ci racconta quali sono i rapporti tra le specie: dalla predazione (gli animali che cacciamo e alleviamo), alla simbiosi (l'animale con cui si convive), allo schiavismo (quello che lavora per noi) fino alla "pet therapy" ed alla patologia - messa alla prima riga - di considerare un cane come un bebé da esibire.
Vorrei ora citare qualche passaggio che considero illuminante.
Sugli animalisti: «Casanova era un ginecofilo (un amante delle interazioni con l'apparato sessuale femminile) e non un ginecologo (uno studioso dell'apparato genitale femminile). Ora, tutti concordano nell'assurdità di affidare un reparto di ginecologia a un playboy. Ma non è assurdo, per i più, affidare la gestione e la protezione della fauna a zoofili-animalisti, e non a zoologi. Gli amanti dei cani sono cinofili (da non confondere con i cinefili, che amano andare al cinema) ma non è detto che un cinofilo sia altamente competente».
Idem: «Gli animalisti, in un certo senso, rinnegano la nostra storia di cacciatori e raccoglitori e la nostra stessa evoluzione. Non vogliono far male ad alcun animale e considerano un assassinio l'uccisione di membri del regno animale. Forse proprio tutti no, magari uccidono scarafaggi e ratti, ma non ci metterei la mano sul fuoco. La sperimentazione animale ci ha permesso di sviluppare i farmaci e le tecniche dei trapianti; non credo che gli animalisti rinuncino alle cure mediche perché hanno richiesto l'uccisione di animali. Ma, ancora, non ci metterei la mano sul fuoco. Il fanatismo può portare molto lontano dalla razionalità».
Sui cani da combattimento: «Queste razze non dovrebbero esistere. Questi cani dovrebbero esser fatti accoppiare con cani di altra indole, fino a far scomparire le loro caratteristiche, quelle per cui sono stati selezionati».
Il caso dei "proprietari fanatici" e cito un solo esempio: «Ho scoperto, con disgusto, che esistono cibi vegetariani per cani. Ovviamente sono elaborati non per i cani, ma per soddisfare le aspettative dei proprietari dei cani, nel caso i proprietari siano vegetariani».
Sugli afrodisiaci per i cinesi: «I cinesi hanno qualche problema, diciamolo. La zuppa di pinne di pescecane viene molto apprezzata per il suo potere afrodisiaco. La lista di animali con potere afrodisiaco, per i cinesi, è lunga. Il corno di rinoceronte, per esempio. Oppure il pene di tigre, o di cervo. Pare che i cinesi ci tengano molto alle erezioni e sono disposti a far estinguere una specie in cambio di un aumento di virilità. A dir la verità, visto il tasso di riproduzione che hanno, non dovrebbero averne molto bisogno, anzi, dovrebbero cercare qualcosa che la diminuisca».
Infine una considerazione fulminante sui lupi, i nuovi conquistadores: «Intanto, con il ritorno dei lupi, dovremo stare un po' più attenti quando circoliamo nei boschi. Chissà che non ci faccia bene correre il rischio di essere mangiati, che non ci insegni un po' dell'umiltà che abbiamo perso, andando verso una incurante stupidità derivante da un immotivato complesso di superiorità».
Alcune fra le molte pillole di saggezza.

Chi fa e chi non fa

Mattoncini 'Lego'Viviamo in un mondo complicato ed ogni tanto ti domandi se una vena di crescente pessimismo sia un'impressione passeggera o qualche cosa di grave incomba ormai su di noi. Temo la Storia, che cammina sulle gambe degli uomini, stia per farci affondare da qualche parte dopo decenni pieni di contraddizioni, ma in cui si era rimasti grossomodo in superficie.
Lo si vede da grandi argomenti e da impressioni più fattuali, che danno il segno dei tempi più di molto altro.
Avere a che fare con decisioni politiche significa, nell'attuale sistema, adoperare i diversi strumenti normativi ed amministrativi per assumere delle decisioni. Quindi questo vale sia per i politici che per dirigenti e funzionari, sapendo quanto le regole attuali leghino - nella complessità di un diritto amministrativo sempre più involuto e pieno di trabocchetti - i rispettivi destini.

Il filo sottile della Vita

Una calamita con la citazione di Nazim Hikmet"Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto"
.
(Nazim Hikmet)

Di fronte alla lettura di una poesia (ed il genere letterario è ingiustamente in crisi) ci sono sempre pensieri, che inevitabilmente si mischiano con quanto ci gira attorno e ci colpisce.
Capita a tutti di riflettere - e cercherò di spiegarmi - su quanto possa essere sottile la soglia fra la vita e la morte, fra la gioia e il dolore. Talvolta ci si accorge di essere stati vicini a questo passaggio per un avvenimento evitato per un soffio, quando si può dire, tirando un sospiro di sollievo: «L'ho scampata bella!».

Come Fantozzi all'Ikea

Io all'IkeaCi vorrebbe la penna "alla Gogol" di Paolo Villaggio e la capacità di immedesimarsi nel suo personaggio Ugo Fantozzi, che ha segnato un'epoca con la sua maschera ed il suo linguaggio, per descrivere come ci si possa porre di fronte al diktat della gentil consorte nel cuore dell'estate: «facciamo un salto all'Ikea». Verrebbe da rispondere con un tranchant: «Agosto, moglie mia non ti conosco» e darsi alla macchia. E, invece, si sale in macchina...
Ricordo che il fondatore di questi giganteschi store di mobili e oggettistica da casa si chiamava Ingvar Kamprad ed è morto nel gennaio di quest'anno alla veneranda età di novantun anni. Ricordo macabri commenti di chi si chiedeva se anche la sua bara sarebbe stata da montare, prima delle esequie.

Il Nord-Ovest dei "Tir"

Il cantiere della 'Tav' in Val SusaSpiace dover tornare con chiarezza su un punto essenziale per il futuro della piccola Valle d'Aosta e del suo ruolo cardine per il trasporto delle merci in Europa e per il flusso turistico attraverso le Alpi verso il Mediterraneo e, all'inverso, in direzione Nord Europa.
La "Tav", cioè il traforo ferroviario nella tratta "Torino - Lione" con lungo tunnel sotto le Alpi, è diventato terreno di scontro per larga parte della Val di Susa. Questo è avvenuto - lo dimostra la mancanza di analogo movimento popolare avverso per l'ancora più lungo traforo ferroviario del Brennero - perché non c'è stato un dialogo iniziale con la popolazione pacifica e gentile, cui si sono appiccicati nel tempo nella protesta movimenti, anche violenti, dai "no-global" ai centri sociali, dai "grillini" agli "anarco-insurrezionalisti". Insomma: dal diavolo all'acqua santa. Tutti contro la Ferrovia diavolaccio, capitalista, distruttrice, sintesi di lobbies orrende ed avanti con le peggio cose.

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