I due volti dell'animalismo

Toccherà abituarsi, nel dibattito politico, a sentire parlare molto di più dello "specismo", -ismo che teorizza l'esistenza di una discriminazione fra esseri viventi in base alla specie e che sarebbe per i suoi critici alla base della supposta superiorità umana sugli animali e del loro conseguente sfruttamento. Tesi finora praticate e diffuse da gruppi animalisti pacifici o violenti, secondo diversi livelli di gradazione e con una comparazione improbabile del fenomeno con razzismo e sessismo. Ora questa storia – se davvero si andrà fino in fondo – parrebbe essere destinata a diventare, immagino nella versione più moderata, appannaggio anche del centrodestra in Italia.
Difatti Silvo Berlusconi e la prezzemolina Michela Brambilla hanno lanciato il “Movimento animalista”, che secondo il Cavaliere potrebbe persino raccogliere – lo dice un sondaggio da lui richiesto! - il 20% dei voti alle prossime politiche. Si potrebbero fare commenti malevoli o pesante ironia su questa conversione, tenendo conto oltretutto che Berlusconi non può aspirare a giocare il ruolo di San Francesco, perché già prenotato da Belle Grillo, dopo la marcia ad Assisi.
Anche io, per altro, sono un essere imperfetto: amo gli animali ma con qualche distinguo fra specie e specie, sono carnivoro senza dovermi sentire in colpa, ritengo che l’essere umano – senza metterlo sul piedistallo perché ne combiniano di tutti i colori – abbia nel raziocinio una posizione particolare nella Natura, che non è obbligatoriamente un antropocentrismo da imbecilli.
Ho trovato un’intervista del Foglio di qualche anno fa a Francesco D’Agostino, filosofo del diritto e allora presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, che diceva e condivido: “prima di tutto va distinto un animalismo che definirei ‘spontaneo’, sempre più diffuso nel buon senso comune, e un animalismo dottrinale e teorico: è quest’ultimo a essere davvero pericoloso e, direi, addirittura ripugnante. Il primo è il semplice atteggiamento di chi vede negli animali creature del buon Dio. Quando, a livello di esperienza comune, sentiamo esprimere dolore per un animale domestico morto che magari ha tenuto compagnia per anni a una persona, dobbiamo pensare che questo atteggiamento è un fortissimo antidoto contro la crudeltà”.
Prosegue: “L’animalismo che chiamerei ‘del buon senso comune’ è un ottimo antidoto alle pulsioni di crudeltà, che possono essere smussate quando si ha un rapporto con un animale domestico. E’ la ragione per cui ai bambini fa bene avere un animale, sotto il controllo dei genitori. Un bambino che si abitua ad aver cura di un animale ne ha sicuramente ottimi benefici, perché entra in rapporto con un essere di cui impara che non è una macchina e verso il quale impara anche a essere responsabile”
Cambia poi registro per l’atteggiamento teorico e estremista: “La più imperdonabile colpa degli animalisti teorici è infatti quella di negare la differenza, di perdere il senso della diversità umana, per appiattire il rapporto uomo-animale in chiave ‘sensista’: anche gli animali soffrono, quindi siamo uguali".
Cita a questo punto il filosofo australiano Peter Singer, il più importante pensatore dell’animalismo in un passaggio da brivido: “ Detto con parole sue: “Anche con la più assidua assistenza possibile, alcuni neonati gravemente ritardati non potranno mai raggiungere il livello di intelligenza di un cane… La sola cosa che distingue il neonato dagli animali, agli occhi di chi vuole attribuirgli un ‘diritto alla vita’, è il fatto che esso sia biologicamente un membro della specie homo sapiens, laddove scimpanzé, cani e maiali non lo sono. Ma usare questa differenza come base per garantire un diritto alla vita del neonato e non agli altri animali è, naturalmente, puro specismo” (“Liberazione animale”, Mondadori)". Commenta D’Agostino: “Il dramma di questo animalismo, alla fine, è che invece di accrescere la nostra conoscenza della realtà animale, impoverisce la nostra conoscenza della realtà umana".
Sono temi difficili, ma bisogna affermare forte e chiaro come gli eccessi ideologici creino situazioni grottesche e potenzialmente pericolose. Visto il tema, vale quanto scritto dal filosofo rumeno Emil M. Cioran: "Proverbio cinese: «Quando un solo cane si mette ad abbaiare a un’ombra, diecimila cani ne fanno una realtà». Da mettere in epigrafe a ogni commento sulle ideologie".
Appunto!

Sangue a Manchester

La Polizia inglese davanti alla 'Manchester Arena' dopo l'attentatoTi svegli al mattino e l'orrore irrompe nella tua stanza con una notizia inaspettata, che si unisce ad una catena ormai infinita di orrori. Ieri notte, alla fine di un concerto di Ariana Grande a Manchester, un attentato terroristico ha ucciso una ventina di giovani e ne ha ferito una sessantina. Probabilmente un kamikaze islamista si è fatto esplodere nell'arena colma di ragazzi accorsi ad una serata festosa con la loro cantante preferita, una ventenne americana, che piace in particolare agli adolescenti.
Chi ha scelto - ed oggi conosceremo la storia di questo assassino - di colpire lì sapeva di colpire dei giovani innocenti e lo ha fatto perché chi persegue la strategia del terrore vuole minare la normalità e spargere la paura e seminare l'odio. Nessuno deve più sentirsi sicuro, perché in ogni posto e in ogni momento c'è chi può ucciderti per il semplice fatto che sei un "infedele" e che cosa incarna di più l'odiato Occidente di ragazzi che ballano allegri con i ritmi alla moda di un'icona del pop?
Così un soldatino dell'Isis si è vestito da bomba ed avrà fatto il suo macabro compitino di uccidere probabilmente dei suoi coetanei. E' possibile che sia cresciuto a Manchester, dove più del quindici per cento della popolazione - con molti giovanissimi da indottrinare - è di religione islamica e la radicalizzazione di molti ragazzi è un fatto ben noto, alimentato da moschee in cui si predica il fondamentalismo religioso ed i suoi frutti sono l'adesione a chi predica e pratica la logica dei seminatori di morte che conquistano il loro Paradiso, dandosi la morte.
Così hanno colpito e colpiranno in una spirale di violenza terribile e pure difficile da arginare, perché di fronte ad adepti frammentati ma radicati nella società è difficile un lavoro capillare di prevenzione. Ma non bisogna rassegnarsi e continuare la guerra all'Isis nei territori in cui governa e stroncare quel proselitismo, che corre anche attraverso la Rete. Un modo per fare resistenza è quello di vivere e non cedere alla tentazione di chiudersi in casa, rinunciando a viaggiare, a riunirsi, a fare festa.
Certo, un prezzo da pagare c'è, e lo si vede nei corpi straziati di ieri alla fine di una serata piena di gioia e questo aumenta il nostro disprezzo per chi colpisce ciecamente ed anche per chi nelle comunità islamiche reagisce mollemente a certi eventi con parole di condanna di circostanza. Quando isolare i matti violenti senza una loro ferma partecipazione sarà sempre difficile e loro - i fedeli di una religione che viene piegata alla morte - saranno ombre nascoste, pronte a colpire la civile convivenza.

Il dito e la luna

La Luna di giornoCapita a tutti - ed è un esercizio salutare - di pensare come comportarci con il nostro futuro nelle cose piccole ed in quelle grandi, anche se poi la distinzione non è così facile da fare. Con il rischio evidente di finire prigionieri nella vita, così come nell'impegno politico, di uno spazio quello sì angusto, fatto di abitudini e di ripetitività, venato da una sorta di rassegnazione nel fissarsi confini.
Il proverbio - pare di origine cinese - è ben noto e di quelli pronti all'uso, persino ricorrendo ad un'efficace gestualità: «Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito».
Detto che segnala in sostanza il rischio di navigare nel quotidiano senza guardare con la necessaria attenzione a quello che verrà, facendosi distogliere da quanto appare più evidente nell'immediato.

No agli antivaccinisti

Scritte sui muri da parte dei complottistiGli antivaccinisti, al tempo dei loro esordi, li incontrai molti anni fa alla Camera dei deputati, invitato ad un faccia a faccia da un collega sudtirolese. Erano genitori della Provincia autonoma ispirati da correnti "Grünen" di area germanica, che già evocavano danni irreparabili per i bambini e loschi traffici delle case farmaceutiche.
A me certi atteggiamenti fideistici e complottisti hanno sempre fatto paura e dunque non mi avevano per nulla convinto. Anni dopo lessi, proprio sulla Germania, quanto scritto dal dottor Roberto Burioni, difensore dei vaccini contro "balle spaziali" e superstizioni medioevali, quando - annotando le differenze con le vaccinazioni contro la poliomielite fra Germania Est introdotta nel 1960 ed Ovest nel 1962 - ricordava come da una parte la malattia fosse quasi scomparsa, mentre nella parte occidentale i malati furono ancora migliaia! Elementare constatazione dell'utilità, ma si sa che certe leggende metropolitane sono virali come le malattie.

Sport e sussidiarietà

Bimbi che giocano a calcio a Saint-VincentMi capita, nella quotidianità della vita, di seguire le attività sportive del mio bambino più piccolo, certo molto di più - e me ne dolgo - di quanto fosse accaduto con i miei figli oggi universitari. D'altra parte mia figlia ai tempi delle scuole materne - quando io ero via tutta la settimana a Roma e poi lo sarei stato a Bruxelles e poi ad Aosta per gli impegni politici locali molto assorbenti - mi disegnò con una valigia in mano e non c'era da esserne molto fiero.
Oggi, che sono stanziale e con orari normali, recupero certa socialità del quotidiano e mi confronto anche con questo mondo delle associazioni sportive, che come un reticolo fitto fitto ricoprono l'intera Valle d'Aosta, esempio di quell'associazionismo che tira avanti la baracca con molti volontari e tanta buona volontà.

Libri e dintorni

Una dedica del fumettista Leo Ortolani al 'Salone del libro'Mi è capitato, nel corso di una serie sui "Mestieri e Professioni", di invitare in radio degli editori, mestiere nobile e antico, che deve fare i conti con la rivoluzione digitale, originata dalle trasformazioni di quella che potremmo definire, come da intuizione del sociologo Marshall McLuhan, la "galassia Gutenberg", dal nome del tipografo tedesco quattrocentesco che inventò la stampa a caratteri mobili.
La data per la loro presenza non era per nulla casuale in vista del "Salone del Libro" di Torino, che si tiene come sempre al "Lingotto", con una manifestazione monstre che ho visitato molte volte negli anni, soffrendo talvolta del pigia pigia della folla fra gli stand, che stupisce sempre se comparata al numero non elevatissimo dei lettori di libri in Italia.

Emmanuel e Brigitte: cattiverie su di un amore

Brigitte Trogneux ed Emmanuel Macron durante il loro insediamento all'EliseoE' stato piuttosto singolare come in Italia ci si sia molto concentrati, nell'avvento di Emmanuel Macron alla Presidenza della Repubblica in Francia, sulla differenza di età fra il nuovo inquilino dell'Eliseo e sua moglie, Brigitte Trogneux, donna di gran classe e certamente in forma, dal curriculum perfetto per mai sfigurare. Che la differenza sia forte è evidente: classe 1953 lei, classe 1977 lui. Uno dei tre figli della nuova Prèmière Dame ha infatti la stessa età di Macron, che si innamorò - lo ricorda lui stesso con slancio romantico - della sua professoressa ai tempi del Liceo ed il proseguo della loro avversata love story, fino al matrimonio dieci anni fa, fu tutt'altro che semplice. Trovate sul Web il discorsetto che l'attuale Presidente fece di fronte agli ospiti il giorno delle nozze e vedrete di come, senza peli sulla lingua, ma anche con coraggio nel difendere questa sua storia, racconti di questo loro amore davvero profondo.

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