Partire, a cuor leggero...

Un aereo in partenzaBertrand Russel scrisse e lo sottoscrivo: «Se fossi un medico, prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che considerano importante il loro lavoro».
Chi può andare in vacanza e non lo fa sbaglia, perché un periodo per staccare la spina ci vuole sempre per il proprio benessere e questo può avvenire stando o andando ovunque. Anche se - tanto che in certi Paesi hanno legiferato sulla materia per impedirlo, almeno per i problemi di lavoro - il Web e i suoi fratelli hanno reso difficile non essere comunque raggiunti dai grattacapi.
Ho avuto nella vita la fortuna di fare delle belle vacanze, dal cortile sotto casa a mete distanti, e trovo che non è solo una questione di ricordi, che pure ti stanno vicini nei momenti grami, quanto il fatto che fanno parte di un insieme di esperienze che ti porti dietro.
Ci pensavo oggi, apprestandomi a qualche giorno di riposo, riflettendo su alcuni aspetti di queste benedette vacanze. Prima di fare viaggi, io appartenevo alla generazione delle "villeggiature", che erano una vacanza in buona parte domestica - fra mare del paese d'origine della mamma e la montagna dove andava già papà - che è ormai in buona parte abitudine abbandonata.
Questi soggiorni radicavano un aspetto essenziale, che talvolta stupisce chi non ne ha mai goduto, e si tratta dello straordinario concetto di "compagnia". La definizione linguistica è "gruppo di persone riunite insieme per divertirsi, conversare o per altre attività comuni". Chi mi capisce sa che è molto più di così.
Io l'ho capito su due fronti. Imperia è stato per almeno venticinque anni, ininterrottamente il mio mare del cuore, finendo per i mesi estivi per integrarmi completamente con i miei coetanei del luogo. Quelle estati sono state la mia educazione all'amicizia: dall'infanzia all'età adulta quella compagnia di "amici stagionali" è stata una continua occasione di divertimento e di crescita, compresa qualche baggianata da guasconi, perché anche sbagliando si impara.
Idem per le vacanze estive e quelle invernali, in particolare a Champoluc (ma da piccolo d'estate a Pila), dove l'adolescenza ha corrisposto ad una compagnia composita e chiassosa con cui trascorrere momenti indimenticabili e quelle prove di vita che ti accompagnano nella crescita e nella formazione del tuo carattere.
Poi, più avanti nell'età, con l'indipendenza economica raggiunta abbastanza presto, la vacanza è diventata meno stanziale e più rappresentativa dalla scoperta, fattasi sempre più consapevole di parti di mondo sconosciuti al continuo inseguimento di luoghi mai visitati con la voglia di capire e di conoscere. Ha ragione Marcel Proust quando scrive: «Le véritable voyage de découverte ne consiste pas à chercher de nouveaux paysages, mais à avoir de nouveaux yeux».
Così quando si rientra hai in valigia scoperte, idee e pensieri che ti fanno ritornare arricchito e porti nella tua quotidianità punti di vista diversi per vedere le cose di tutti i giorni ed è una spinta per migliorare attraverso quel grande esercizio che è la comparazione e pure la ricopiatura.
Come non riconoscersi nei noti versi di Charles Baudelaire:
«Mais les vrais voyageurs sont ceux-là seuls qui partent
Pour partir; coeurs légers, semblables aux ballons,
De leur fatalité jamais ils ne s'écartent,
Et, sans savoir pourquoi, disent toujours: Allons!»
.

Vado e forse gli orari del blog saranno talvolta strampalati.

Assediato dal caldo, pensando al freddo

L'apprezzata fontana nel centro storico di AostaSarà il caldo - che pare non fosse così da tanti anni (150 si dice in Italia, dal 1974 si sostiene in Valle) - ma diventa davvero difficile astrarsi da questa situazione boccheggiante, che rischia di apparire surreale persino in questo nostro angolo di Alpi. Confesso che quando ieri il termometro segnava 41 gradi centigradi sulla mia macchina ho pensato a quanto il troppo stroppi, perché sembra - con una sorta di straniamento - di essere altrove che qui. Lo stesso nel cuore di questa notte quando, assillato dall'afa, sono uscito a cercare frescura sotto un cielo pieno di stelle.
Per cui scusate per il tema odierno, che è una discussione stucchevole ma classica nella sua impostazione: «è meglio il caldo o il freddo?».

Il Club Alpino fra passato e presente

La bandiera del 'Club Alpino Italiano'Ho seguito per anni alla Camera le vicende del "Club alpino Italiano", che resta - al di là di ogni possibile critica per un certo burocratismo dell'antica struttura - la più importante fra le organizzazioni di massa dedicate al mondo della montagna. Per capirne la storia, in modo non celebrativo, consiglio la lettura di molte pagine del libro "Le montagne della patria" di Marco Armiero, che ricorda dall'Ottocento ad oggi alcuni passaggi della vita del "Cai", che nobilitano ancora di più il "Club alpino" di Aosta (oggi Valle d'Aosta) in certi suoi momenti, sin dalla fondazione avvenuta e cresciuta davvero in un ambiente montanaro.
Racconta il sito sulla storia valdostana (storiavda.it) e siamo nel 1866: "Seconda sezione in Italia, dopo quella di Varallo Sesia, è voluta e animata dal canonico Georges Carrel. La presidenza onoraria è attribuita all'alpinista e giornalista inglese Richard Henry Budden".

Uno sguardo alle tracce della Maturità

Studenti davanti al Liceo scientifico di AostaE se ieri mi fossi trovato - giovane maturando - a svolgere la prova di italiano dell'esame di Maturità? A parte la strizza d'ordinanza che è da sempre superiore al rischio effettivo di essere "segati", la risposta non è semplice e necessita di una premessa. Non so, infatti, che cosa avrei scelto se potessi tornare a quarant'anni fa, quando il "tema" (perché di questo si trattava, senza troppe sottigliezze) lo avrei svolto con il mio patrimonio di esperienze e di conoscenze di allora. Per cui bisogna essere sinceri, perché oggi scelgo sulla base di quello che sono, che non è - ça va sans dire - la medesima cosa.
Ora, a parte il fatto che alla vigilia il Ministero ha scritto "traccie" al posto di "tracce" ed è segno dei tempi, che segnala una vecchia tradizioni di svarioni della... Pubblica Istruzione, le proposte per il 2017 non erano male.

Dora Baltea

La Dora Baltea a ChâtillonLa "Dora Baltea" è il fiume dei valdostani con due citazioni famose, Alessandro Manzoni che lo ricorda come affluente del "Po" in "Marzo 1821" e Giosuè Carducci con la sua "cerulea Dora" nella celebre "Piemonte".
Come sempre la "Treccani" è sintetica nella sua descrizione: "Dora Baltea, fiume dell'Italia nord-occidentale (160 chilometri; bacino di 4.322 chilometri quadrati). E' il maggiore delle Alpi Occidentali, percorre tutta la Valle d'Aosta ed un tratto del Piemonte. Nasce dalle falde del massiccio del Monte Bianco ("Dora di Veny" e "Dora di Ferret", che scorrono nelle valli omonime), riceve a destra il contributo delle acque che scendono dalla regione del Piccolo San Bernardo - "Rutor", poi di quelle dei gruppi montuosi culminanti nel Gran Paradiso. Sulla sinistra affluiscono i torrenti provenienti dal Gran San Bernardo e quelli alimentati dai ghiacciai dei gruppi del "Cervino" e del "Rosa". Entrata in territorio piemontese, la Dora Baltea attraversa l'anfiteatro morenico d'Ivrea e affluisce nel Po, da sinistra, a valle di Chivasso".

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