Valle d'Aosta in rosa

Maurice GarinVale la pena di partire da una simpatica annotazione di un ciclista del passato, Fiorenzo Magni: «I ciclisti sono un po' come gli alpini: quando si lotta insieme rimane un legame fortissimo per tutta la vita. Poi basta un fischio e ci si ritrova tutti».
Come tanti valdostani - oltre alla grande platea televisiva e radiofonica - mi godrò il "Giro d'Italia" con la tappa da Saint-Vincent a Courmayeur. Il "rosa" colorerà quel nostro percorso montano, che esalterà la straordinaria altimetria della Valle con cinque "Gran premi della montagna" ed i corridori ad arrancare su salite importanti. Colore che si deve ad Armando Cougnet (origine valdese?), che fu il primo organizzatore del "Giro d'Italia".Nel 1931 ebbe l'idea di introdurre una maglia che andasse a individuare il leader della corsa, sapendo che "Tour de France", aveva già scelto il giallo.
"Maglia rosa" in omaggio alla "Gazzetta dello Sport", il giornale che da sempre organizza la corsa a tappe, noto agli sportivi come la "rosea" per via della carta su cui si stampa. Ho avuto conferma dal mitologico Cesarino Cerise, che è stato molte volte speaker ufficiale del "Giro" (oggi c'è il cognein Paolo Mei), che la Valle ha avuto: ventisei arrivi in otto località e ventitré partenze da cinque località. Cinque tappe sinora sono state interamente valdostane (1959, 1962, 1970, 1985, 1987) e proprio Saint-Vincent - per via del "Casinò" - è stata da sempre la località più gettonata come presenze.
Il corridore che ha più primeggiato è stato il grande Eddy Merckx con tre volte a braccia alzate al traguardo in Valle. Annotazione curiosa: un solo valdostano di origine toscana, Osvaldo Bassi, classe 1939, partecipò ad un "Giro d'Italia", esattamente nel 1964 e la sua esperienza finì in ospedale in Liguria alla diciassettesima tappa per una commozione cerebrale dopo una caduta.
Io ricordo di essere stato spesso spettatore di queste gare nel loro passaggio valdostano ma anche in televisione. Una manifestazione che ha sempre avuto un ampio seguito popolare ed erano - lo dico con mestizia - tempi in cui non ti trovavi, ex post, a piangere su campioni che finivano poi nei guai per il "doping", che in verità è un flagello di questo sport fin dai tempi in cui il "nostro" Maurice Garin vinse il primo "Tour de France" nel 1903. A lui, che immagino ringrazi dal cimitero di Sallaumines nel Nord della Francia dov'è sepolto, viene dedicata la tappa valdostana di questa edizione del "Giro".
Da ragazzino conoscevo nomi e caratteristiche dei ciclisti e d'estate sulle piste di sabbia (forgiate con il sedere, se opportunamente trascinati) si combattevano battaglie epocali con le biglie, come facevo con mio cugino Luca, io con la biglia di plastica con la foto di Felice Gimondi, lui con quella di Gianni Motta. Quando c'era il passaggio del "Giro" in Valle mi piazzavo davanti a casa mia, a Verrès lungo la circonvallazione, prima aspettando la "carovana" con lancio di gadget verso il pubblico in un crescendo di clamore da circo fra auto e furgoni, poi con il passaggio sullo stradone dei ciclisti, sempre in gruppo e con una velocità che li concedeva alla vista, con una certa delusione, solo per un attimo fuggente.
Ha scritto su questo Alessandro Baricco: «Andare a vedere il ciclismo è una cosa che se ci pensi non ci credi. Stai sul bordo di una strada, aspetti, aspetti, poi ad un certo punto arrivano, come una ventata colorata, i ciclisti, e ti strisciano negli occhi. Se non sei sullo Stelvio è una faccenda di trenta secondi. Hai il tempo di dire arrivano e già li vedi di schiena. Vabbè che è gratis ma ammettere che è uno spettacolo paradossale. Eppure strade piene, quando passano quelli paesi interi usciti di casa a vedere e plaid sull'erba, thermos, radioline, giacche a vento e la rosea aperta alla pagina giusta per leggere i numeri dei ciclisti e sapere chi erano. Una festa».
Già, una festa!

Buonsenso, merce rara

Pascal BrucknerE' una partita persa, ma non dispero. Noto con curiosità come ormai la commozione per il mondo animale e persino vegetale abbia preso il sopravvento per quella nei confronti del mondo umano, cui io stesso appartengo - almeno credo - altrimenti non sarei in grado di scrivere...
Esempi? Se domani ci fosse in mezzo al mar Mediterraneo una nave in rotta verso le coste italiane con 150 cani a bordo nessuno porrebbe problemi per il loro sbarco e ci sarebbe una straordinaria mobilitazione per il loro salvataggio. Se si dovesse scegliere fra i lupi e qualche abbattimento in casi particolari e l'allevamento ovino e caprino sulle montagne una larga maggioranza sceglierebbe il lupo al posto dei pastori e delle loro greggi. Se si dovesse scegliere fra un taglio di piante malate in un viale e una mensa che accolga i barboni per strada la mobilitazione sceglierebbe le piante.
Guardate le pubblicità per i dentifrici per cani, per le crocchette dietetiche, i giocattolini per i quattrozampe, gli studi veterinari con attrezzature inesistenti in piccoli ospedali.

Domenica al voto

I cartelloni elettorali ad AostaPrima premessa: ne parlo oggi perché considero sacro il silenzio elettorale che scatterà nelle prossime ore e ritengo scandaloso che ormai le norme che prevedono questa sorta di pausa di riflessione vengano aggirate come se fossero un colabrodo. Se si considera questa storia un feticcio - come la bufala della "par condicio", rispettata per modo di dire - meglio dirsi che in Italia «fatta la legge, trovato l'inganno».
Seconda premessa: quando ho compiuto diciotto anni non sono mai venuto meno al mio diritto di voto. Mi è capitato solamente di non andare alle urne per qualche referendum, vista l'esistenza di un meccanismo che legittima l'astensionismo per non raggiungere il quorum.
Questo per dire che dopodomani non mancherò al voto delle Europee, anche se non dirò - in ossequio alla decisione di Mouv' di lasciare libertà di voto - per chi voterò, perché chi invece annuncia la propria scelta viola questa indicazione con buona pace di chi sbandiera la libertà d'opinione, "Cicero pro domo sua"...

Il caso Lambert

Vincent LambertGià anni fa raccontai il caso di Vincent Lambert e senza indugio adopero il riassunto chiaro e cronologico di "Wikipedia France": "Est une affaire judiciaire liée au débat sur l'acharnement thérapeutique et l'euthanasie en France dans les années 2010. À la suite d'un accident de la route survenu en 2008, Vincent Lambert, né le 20 septembre 1976 (42 ans), plonge dans un état de conscience minimal, dit "pauci-relationnel", ou plus encore de "conscience minimale plus". Le 10 avril 2013, après plusieurs années passées à essayer sans succès d'améliorer cet état, l'équipe médicale chargée de son cas décide - après avoir consulté sa femme, mais sans l'avis de ses parents ni de ses frères et sœurs - de cesser de l'alimenter et de l'hydrater".

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