Cinque punti semiseri sulla neve

Piazza Chanoux ad Aosta dopo le nevicata di domenica 10 e lunedì 11 dicembreIn un mondo alla rovescia si potrebbe immaginare questo scenario. Siamo ai Tropici e per molti anni il sole si è fatto vedere poco, anzi sono le piogge ininterrotte a farla da padrone. Per cui alla fine in spiaggia nessuno è più abituato a mettere ombrelloni e sdraio, le creme solari sono state bandite, anche il look anti-solleone sostituito da abiti sempre leggeri ma non da abbronzatura, per altro ormai scolorita anche nei più coriacei amanti della tintarella. Ma se il sole torna a picchiare sono guai!
Invertiamo e immaginiamo una Regione dalle caratteristiche alpine, in cui la neve dovrebbe essere d'inverno il pane quotidiano, ma da molti anni le nevicate sono soprattutto quelle dei cannoni sulle piste e soprattutto nel fondovalle i fiocchi si sono fratti rari e scarsamente durevoli. Ecco la Valle d'Aosta, vittima del riscaldamento globale, che non esclude però - lo dicono gli esperti del clima - che di tanto in tanto in tanto la neve torni abbondante, ma questo significa che nel frattempo sono venute meno sane abitudini e vecchi automatismi.
Per cui - visto che sul tema si può scherzare - vorrei fare un breve elenco di quanto ho visto e sentito:

  1. Le gomme antineve e le catene non sono un optional ma un obbligo di legge. Spero che le Forze dell'ordine abbiano sanzionato in modo salato (termine esatto in caso di neve) chi non ne era dotato, facendo fioccare (mi scuso per la battutaccia...) le multe. Ho visto dei bestioni di "Suv" che procedevano come macchine a pedali, perché a dispetto delle quattro ruote motrici e dei sofisticati sistemi anti-scivolamento il genio alla guida non si era dotato né delle une né delle altre. Mi dicono che alla "Protezione civile" sono giunte telefonate di chi chiedeva lumi sul montaggio delle catene: essendoci le istruzioni in questo caso le catene andrebbero messe ai conducenti.
  2. Esiste una logica di buonsenso nella ripartizione dei compiti fra pubblico e privato. Il pubblico deve assicurare lo sgombero neve di strade e propri parcheggi. Se non lo fa, perché ha risparmiato sui capitolati d'appalto contando sulla scarsità di precipitazioni, l'amministratore colpevole va messo a spalare di persona per espiare le sue colpe. Se chi ha vinto l'appalto ha fatto finta di niente, considerando che prima o poi la neve scioglierà, va perseguito a termini di legge e svegliato a casa se non gira quando nevica. Il privato deve considerare un suo compito pulirsi l'auto sparita nella coltre bianca, ammesso che sappia quale sia, e deve esserci una solidarietà sociale nello spalare gli spazi comuni nelle aree private senza aspettare un intervento divino.
  3. Bisognerebbe essere minimamente attrezzati, anche come esseri umani, per affrontare la neve. Senza immaginare di attrezzarsi come degli Amundsen in spedizione polare valgono però alcune regole di buonsenso. Sconsigliate sono le scarpe da Fred Astaire e Ginger Rogers, perché non proprio così anti-scivolamento. La pala ed il sale sono strumenti davvero indispensabili e comprarli è un dovere civico in una Regione alpina. Lo segnalo a chi, in certe circostanze, si chiude in casa, sapendo che il "lavoro sporco" lo fanno altri. Sappiate che noi vi vediamo, furtivi, nascosti dietro le tende mentre noi, spalando, ansimiamo come mantici.
  4. Nessuno obbliga nessuno a vivere in una Regione alpina, per cui - per favore - astenersi da eccessive lamentazioni o da improperi. L'Inverno, anche se ufficialmente scatterà solo fra qualche giorno, è fatto di gioie e di dolori e la neve capisco che ha molteplici letture. Personalmente un Natale senza neve - e ne abbiamo avuti molti in questi ultimi decenni - va considerato una sciagura e, visto che il turismo è pane che sfama molte bocche, che sia chiaro che le piste innevate con attorno un panorama brullo e triste salverà la stagione, ma non ha nulla a che spartire con un bel ambiente innevato, che ci ricorda dove siamo e forse chi siamo, per quanto oggetto di una crescente smemoratezza.
  5. Banalissimo: con la neve bisogna fare attenzione. Lo deve fare il comune pedone e sarà ancora peggio quando la temperatura farà ghiacciare le strade con quel fenomeno che spopola che si chiama - non scherzo! - "gelicidio". Attenzione la devono fare gli sciatori, specie chi fa il "freeride" (versione anglofona più elegante di "fuoripista"), perché le valanghe non sono uno scherzo e ciò vale non solo per il rischio di finirci sotto, ma di farne staccare con minacce per gli altri sciatori. Che nessuno rompa le scatole ai bambini che si tirano le palle di neve: questa libertà è una sorta di zona franca - non quella fiscale, purtroppo - che restano per un'infanzia da noi adulti gravemente irregimentata.

Consoliamoci con un brano tratto da "Neige" di Maxence Fermine: «La neige est un poème. Un poème qui tombe des nuages en flocons blancs et légers. Ce poème vient de la bouche du ciel, de la main de Dieu. Il porte un nom. Un nom d'une blancheur éclatante. Neige».
Ma c'è nello stesso romanzo breve un passaggio valido per chi si lamenti della neve: «Lorsqu'il en parla à son père, ce dernier n'y vit que des aspects négatifs, comme si la passion si étrange de son fils pour la neige lui avait rendu la saison hi encore plus terrifiante. Elle est blanche. C'est donc qu'elle est invisible et ne mérite pas d'être. Elle fige la nature et la protège. L'orgueilleuse, qui est-elle pour prétendre statufier le monde? Elle se transforme continuellement. C'est donc qu'elle n'est pas fiable. Elle est une surface glissante. Qui donc peut prendre plaisir à glisser sur la neige? Elle se change en eau. C'est pour mieux nous inonder à la période de la fonte».

Neve: arriva o non arriva? Eccola!

La neve caduta ad Aosta domenica 10 dicembreCapisco che l'argomento possa apparire usurato, ma ci sono temi che rassicurano per la loro ripetitività. Sono come la "coperta di Linus", che il personaggio dei "Peanuts", stringeva a sé, come pare io facessi da piccolo con grosso coniglio di ruvido peluche di nome "Ciccio". E' più forte di me, ma quando arriva la neve mi tocca scriverne, a costo di tornare su luoghi ed atmosfere già descritti, perché si tratta di qualcosa che mi mette di buonumore, pur soffrendo di certi disagi come tutti, specie all'alba di questo lunedì.
Perché poi, in fondo, la mia vita è fatta delle cose che racconto spesso qui. Tuttavia - al di là delle cose nuove - ogni tanto dal fondo di qualche neurone riappare qualche episodio che sembrava seppellito per sempre.

Consumatori di oggetti

L'interno di un 'Marché aux puces'Che cosa sia un consumatore credo che tutti lo sappiano ("chi consuma, chi acquista e usa un bene a fini personali") per la semplice ragione che ciascuno di noi lo è e di questi giorni particolarmente impegnativo per via dei regali...
E questa nostra attività è diventata talmente importante da prevedere dei diritti del consumatore, molti sviluppati nelle normative europee, e far nascere un sacco di associazione che dovrebbero tutelarci. Se ci pensiamo un attimo una buona parte della nostra vita è assorbita da questa nostra identità di consumatore. Compresa quella deriva che conosciamo come consumismo, che può assumere aspetti patologici e già citato Natale invita sempre ad un serio esame di coscienza, la cui immagine plastica è - anime candide - l'eccesso di giocattoli riversati sui nostri bambini, che finiscono per non apprezzare più il gesto del dono, pieno di simbologie e di affetto.

La Politica usa e getta

Il ministro Angelino Alfano, che non si ricandiderà alle prossime elezioni politicheI fatti sono noti: si è diffusa in questi anni la "caccia al politico di professione", come preda da esporre al pubblico ludibrio. Ne posso scrivere con serenità, essendo fuori da ogni ruolo elettivo da quasi cinque anni e prima ancora sono tornato al mio lavoro - dopo ventidue di aspettativa per mandato politico - ormai dal 2009.
Per cui l'argomento è interessante per l'esperienza che ho accumulato, conoscendo negli anni politici di tutte le età, dalla diversa collocazione sullo scacchiere politico, con background e caratteri molto differenti. Sul disvalore del mestiere politico, che personalmente ho sempre considerato pro tempore, trattandosi di un servizio che può finire ad ogni elezione ma che presuppone una professionalità come dappertutto, le questioni sono note: i farabutti e gli inetti ci sono e trascinano tutti a fondo.

L’ondata nera che preoccupa

Gli adepti di 'Forza nuova' sotto la redazione romana de 'La Repubblica'E' un singolare riflesso che conosco ormai da ragazzo: quando si deve discutere dei rigurgiti neofascisti e neonazisti che ormai sono evidenti e allarmanti si leva qualcuno, in una sorta di benaltrismo intellettuale, e lancia il sasso. L'indignato di turno, con un riflesso pavloviano, ribatte: «e i comunisti?».
Per cui vorrei premettere, nel commentare l'assalto indegno del gruppuscolo di fascisti di "Forza Nuova" con i volti coperti sotto la sede di "Repubblica", che ogni incitamento alla violenza - da sinistra a destra - vede in me lo stesso moto di ribrezzo. Lo dicevo quando ero giovanissimo e nelle assemblee studentesche o nelle riunioni politiche, quando assalivo verbalmente chi parlava della Sinistra terrorista come «compagni che sbagliano».

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