Col de Joux: storia locale ma significativa

Storia locale ma significativa e come tale meritevole di essere evocata, sapendo bene che ci sono temi ben più vasti, ma spesso il piccolo diventa esemplare.
C’è un Sindaco, Mario Borgio, primo cittadino di Saint-Vincent, che ha deciso - cambiando idea rispetto al suo stesso passato - di chiudere gli impianti di risalita del Col de Joux.
Lo sostiene da qualche tempo e ha profittato per svoltare nel senso voluto del momento in cui la sola seggiovia del comprensorio doveva essere sottoposta alla periodica revisione tecnica.
In un’assemblea pubblica, iniziata con un lungo spiegone sul cambiamento climatico di un membro della sua maggioranza come ragione a fondamento della fine del domaine skiable, aveva annunciato questa chiusura drastica e poi, a fronte di un pubblico ostile, aveva proposto momenti di confronto e scelte condivise sul futuro del Colle.
Le cose sono andate molto diversamente e non faccio una cronistoria eccessiva, limitandomi ad una sorta di saga delle delibere di Giunta, gli atti con cui un Comune deve esprimere, rendendole concrete, le proprie volontà politiche con il supporto - notate bene - del visto di legittimità degli uffici, in primis del Segretario Comunale e in certi casi del Revisore Contabile.
Per essere concreti in un Consiglio comunale del 30 settembre spunta una discussione sul Col de Joux per una variazione di bilancio con cui il Comune intende “affidare” una concessione. In realtà sulla Gazzetta Matin la mattina di quello stesso giorno il Sindaco Borgio aveva già esplicitato le sue intenzioni con chiarezza, prima di parlarne in Consiglio. Così cito dall’articolo del 30 settembre scorso a firma Danila Chenal, che comincia con un perentorio:”La stazione del Col de Joux diventerà “zero sci”. A gestirla nel prossimo biennio sarà Fiabosco, una rete di parchi emozionali”. E Borgio più avanti dice: “Concluso il triennio di gestione della Snowmet, l’amministrazione si è messa alla ricerca di una soluzione. La nostra determinazione e il nostro passa parola alla fine hanno dato frutti. Di contatto in contatto siamo arrivati a Fiabosco di Castellamonte e abbiamo colto la palla al balzo”.
Poi più avanti la giornalista configura parte dell’accordo: “Il Comune investirà 70mila euro nel 2019 e altrettanti nel 2020 per l’acquisto di giochi e Fiabosco ne investirà altrettanti per la promozione e la pubblicità del parco”. Strano “do ut des”...
Il Consiglio si riunisce la sera stessa e, tranne la Giunta comunale che ha già deliberato ma non lo dice, gli altri consiglieri pensano che lo stanziamento del denaro per concretizzare l’operazione sia la premessa ad una delibera di Giunta con un appalto, così come previsto in una risoluzione estiva votata in Consiglio dalla stessa maggioranza.
Errore! Nessuno lo ha detto in Consiglio, ma la delibera era già stata approvata l’11 settembre! Questa mancata comunicazione si scopre al momento della pubblicazione dell’atto 23 giorni dopo (la legge regionale prevede che avvenga entro otto giorni, quella nazionale prevede anche che ai capigruppo del Consiglio vadano fornite tempestivamente le delibere, altro che il silenzio!).
Apriti cielo! Cosa si scopre, oltre all’ipotesi di un debito fuori bilancio, che spetterà alla Corte dei Conti appurare? Si certifica che - incredibile! - si è evitato, come si doveva invece fare, una gara per l’affidamento, ma -come già detto al giornale - si è scelto invece direttamente e improvvidamente di dare una concessione senza permettere ad altri la possibilità di competere. Sfugge come questo possa avvenire sulla base delle normative vigenti.
Leggendo la delibera, ci sono altre cose su cui si potrebbe discutere e dubitare, ma, senza voler sparare sulla Croce Rossa, ciò che rende tutto illegittimo e illegale sul piano amministrativo è l’assenza di una gara per l’affido di una concessione. Sul piano politico, parimenti importante, è gravissima la scelta di mentire all’assemblea consigliare deliberatamente, così come è deprecabile rimangiarsi la promessa fatta ai cittadini di trovare soluzioni condivise per il futuro della stazione sciistica.
Per completezza va detto che a seguire viene pubblicata a ottobre una delibera, sempre sul Colle, dallo scarso contenuto votata dalla Giunta ad agosto (sic!), cui segue un’altra delibera che affida (anzi, “aggiudica”, come se ci fosse stata una gara!) uno studio all’Università della Valle d’Aosta per “valutare la sostenibilità economica degli impianti di risalita”, che suona come una beffa, visto che non si sono messi i soldi (Regione compresa) per la messa a norma della seggiovia e bisognerebbe farlo nel 2020 anche per lo skilift. Singolare che si decida uno studio dopo il “basta sci” quale evidente e pugnace scelta del Sindaco Borgio.
Ciliegina sulla torta si decide un incarico professionale con decreto del Sindaco (sicuri che si possa fare con questo strumento?) che ha come oggetto: “Servizio legale inerente la concessione di beni per attività ludico ricreative e bar ristorante al Col de Joux”.
Insomma per uscire dal caos e per evitare guai si chiede ad un avvocato come fare! Sarebbe interessante - e spero che lo faranno le opposizioni in Consiglio comunale - leggere il testo di questo “servizio legale”.
Affaire à suivre, perché si attende che nella maternità della Giunta comunale stiano per essere partorite altre delibere che potrebbero infine raggiungere scopi simili a quella che dovrebbe essere revocata o forse la revoca è già avvenuta mentre scrivo senza clamore! L’opacità della storia resta evidente e si aspetta la pubblicazione per capire come si è usciti da quello che per buonismo si può chiamare una impasse.
Esiste, tuttavia, una certezza con il precedente affidamento diretto. Perché, qualora anche si tornasse al punto zero e si mettesse in piedi una procedura amministrativa corretta (consultazione preliminare di mercato, bando pubblico di concessione con relativa gara e affido tramite Centrale Unica di Committenza), come potrebbero gli operatori economici interessati non impugnare una gara che vedesse vincitore Fiabosco?
P.S.: Pare che chi abbia chiamato al telefono Fiabosco si sia sentito dire che l’attività a Castellamonte è chiusa e che apriranno al Col de Joux il 20 dicembre: strano davvero, perché sarebbe come mettere il carro davanti ai buoi...

Le miserie del (falso) «Tiremm innanz!»

La fucilazione di Amatore SciesaMi sono occupato per molti anni, soprattutto nel mio lavoro di parlamentare ma anche in altre occasioni, del dovere che dovrebbe essere l'attività principale di chi faccia parte di un'Assemblea legislativa, vale a dire proporre leggi e lavorare sui provvedimenti in discussione.
Altri pensano di essere poliziotti o giudici votati solo per esercitare delle funzioni ispettive e quando il troppo stroppia, nel loro abuso si stravolge la logica parlamentarista.
Ho scoperto la forza della legge e l'importanza di una buona scrittura, trovandomi alla Camera da giovane, un'attività interessante, che ho affrontato in modo giudizioso, anche per la scelta fortunata di finire a Montecitorio in quella prima Commissione, "Affari Costituzionali", dove tutto passa per il vaglio di costituzionalità.
Un apprendistato interessante, che mi ha permesso di imparare le tecniche legislative, che mischiano esigenze di completezza giuridica con la nettezza dei testi, che non è un aspetto per nulla banale. Con la scoperta sconcertante che spesso certe norme all'italiana nascevano in modo apposito con scarsa chiarezza e molto margine alla successiva interpretazione, per lasciare spazi di manovra! Scelta esecrabile, così come il rinvio a congerie di decreti successivi che finiscono per mettere nel sacco chi invece sperava in norme immediate e tacitiane. Idem per la dizione assassina del "di norma", che fissa regole con una coda di eccezioni.
Come non evocare poi gli abusi derivanti da decreti legge "omnibus" e l'utilizzo spregiudicato di voti fiducia che trasformano il Parlamento in una bella (brutta) statuina.
Ma uno degli aspetti peggiori sono questi Consigli dei Ministri in cui si approvano provvedimenti di legge che sono incompleti se non vuoti. Da riempire successivamente in barba a logiche che non permetterebbero voti su testi che poi in realtà cambino spesso radicalmente prima di arrivare in Parlamento. E non è solo un malvezzo ma una violazione sistematica di leggi attraverso un uso furbesco di prassi.
Mattia Feltri spiegava ieri nella sua impareggiabile rubrica sulla prima pagina de "La Stampa" il paradosso del "salvo intese": «Il governo ha approvato il decreto fiscale, salvo intese. E lo ha mandato a Bruxelles, dove avranno letto questo bel documento, pieno di numerini e sani propositi, e poi saranno arrivati lì: "salvo intese". Dunque, cari amici di Bruxelles, che da lustri trafficate col traduttore di Google per capire che diavolo significhi "salvo intese", ora ve lo spiego io: con mia moglie ogni anno discutiamo su dove andare in vacanza, io voglio andare in montagna e lei al mare, e dopo un'estenuante battaglia la chiudiamo così: "Vabbè, andiamo di sicuro in vacanza, poi decideremo dove". Ecco, la scartoffia che avete davanti vuol dire "qualcosa faremo, poi decideremo cosa, quando avremo finito di scannarci"».
Quindi dobbiamo smetterla, aggiungerei di dire che l'Italia è la "culla del Diritto", ma semmai - usando scherzosamente il gergo tennistico - del Rovescio!
Aggiunge Feltri: «Però non è una novità. Se la inventò Berlusconi nel 2008, serviva di mettere giù un piano anticrisi e lo misero giù, salvo intese (si scannavano lui e Tremonti e finì maluccio). Poi l'hanno usato Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte. Pensate, amici di Bruxelles, che nella Prima repubblica, quando per legge toccava licenziare la Finanziaria entro il 30 settembre, si usava il metodo "orologio del Capodanno di Fantozzi": si litigava fino all'alba dell'1° ottobre poi, trovata la quadra, si tiravano indietro le lancette e si scriveva che era stata trovata alle 23.59 del giorno prima. Eh, bei tempi. Il guaio è che si deliberava "salvo intese" una o due volte a legislatura. Adesso i governi Conte, questo e il precedente, fanno tutto "salvo intese". Assumiamo medici? Sì, "salvo intese". Soldi ai terremotati? Sì, "salvo intese". Ricominciamo a randellarci domani? Sì, "salvo intese". Ed è così che, "salvo intese", in qualche modo tiriamo avanti».
Peccato che questa logica di sbattersene delle regole - e nell'incapacità di avere capacità di trovarsi sintesi in tempo utile (in questo caso sulla manovra finanziaria) - ferisca anche la bontà dell'ultima espressione evocata da Feltri, "tiriamo avanti", usata oggi da chi a Roma come ad Aosta cerca ardite costruzioni per sopravvivere allo spettro delle elezioni.
Ab origine il "tiriamo avanti" evoca, infatti, l'agosto 1851 a Milano e quel Amatore Sciesa, di professione tappezziere, che - condannato a morte - si stava dirigendo verso il patibolo. Faceva parte di gruppi di rivoluzionari milanesi nel 1850, spinto dalla politica repressiva messa in atto in città dal famoso Generale Josef Radetzky. Era stato arrestato in corso di Porta Ticinese perché in possesso di manifesti rivoluzionari e per questa ragione condannato alla pena capitale. Secondo la tradizione popolare, a un gendarme che lo spingeva a fare la spia in cambio di una pena più mite, avrebbe risposto in dialetto milanese: «Tiremm innanz!».
Ben diverso da certi "Tiremm innanz!" di certa politica.

Associazionismo ed i due volti del volontariato

Volontari...Ho cominciato nelle scorse ore un viaggio - difatti la serie radiofonica si chiama "Voyage" - attraverso l'associazionismo valdostano con riferimento a quel mondo multiforme rappresentato dal volontariato.
Chi mi conosce sa che ho nella mia testa una qualche distinzione in merito, pensando al caso francese, che è grossomodo così ripreso da un sito specializzato: "Le bénévolat est un engagement libre, sans condition d'âge ni de diplôme. Vous n'avez pas de contrat de travail, mais vous devez respecter le règlement de votre organisme d'accueil, les statuts de l'association ainsi que les règles de sécurité. Vous êtes soumis à un engagement moral selon lequel vous devez dégager du temps, de la disponibilité pour contribuer à la réalisation d'objectifs de l'association. En revanche, rien ne peut vous être imposé et vous ne pouvez pas être sanctionné par l'association pour laquelle vous vous êtes engagé. Vous êtes libre de mettre un terme à votre participation sans procédure ni dédommagement".

Catalogna: ultima chiamata per la comunità internazionale

Alfred BoschMentre la Spagna picchia duro - in senso fisico su chi protesta in Catalogna - con minacce che si fanno sempre più grandi in un clima di vendetta incattivita, Alfred Bosch, ministro dell'azione estera del Governo della Catalogna ha scritto ieri a "La Stampa". Un testo di chi, reduce dalle notizie delle condanne feroci della Giustizia spagnola e dei moti di piazza di protesta dei catalani, si dimostra impietrito dalla sentenza, ma prova ancora un ultimo appello ad una comunità internazionale - che siano gli Stati, l'Unione europea, le Nazioni Unite - che, tranne rari casi, tace da anni e lo ha fatto anche dopo la batosta del Tribunale di Madrid. Sui diritti teorici dei popoli come quello Catalano (come avviene anche per i Curdi) tutti si sciacquano la bocca, poi - quando c'è bisogno davvero di concretezza e non di retorica - cala un silenzio gelante e indicativo di principi di libertà usati come stendardi ma non praticati.

Catalogna e Tirolo del Sud

Un cartello con la doppia indicazione 'SüdTirol - Alto Adige'Giornata nera quella di ieri per le libertà politiche in Europa. Tanto tuonò che piovve con le pesanti condanne inflitte agli indipendentisti catalani in spregio ad ogni logica democratica da parte di una Magistratura eterodiretta da Madrid, che già aveva costretto gli imputati ad una lunga detenzione prima del processo.
Butta male questa storia, che colpisce al cuore un popolo, quello catalano, che con lo strumento democratico del referendum aveva scelto la strada dell'autodeterminazione, un principio cardine del diritto internazionale, che sembra valere - per i giuristi che "tengono" per gli Stati nazionali così come concepiti - valido nei Paesi del Terzo mondo ma non nel Vecchio Continente.

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