La discoteca insanguinata e il rapper

Sfera EbbastaLa vicenda della vecchia balera di Corinaldo con la storia - se non è stato altro - dello spray urticante, che ha creato un moto di folla che ha sortito morti e feriti, sembra la riedizione di vecchie storie del passato. Anche se, dal "cinema Statuto" in poi, spinti anche dalle direttive comunitarie, le normative di sicurezza in Italia nei locali pubblici si sono enormemente evolute. Avendo fatto alcuni corsi sulla sicurezza per ragioni di lavoro, ho l'impressione che non manchino norme e regolamenti, ma il buonsenso e la serietà sono altra cosa. E quel che conta, anche in questo caso, sono purtroppo i fatti ed appunto le responsabilità da accertare.
Ma questo aspetto di identificare i colpevoli a diverso titolo spetta alla Magistratura per evitare che si facciano processi sommari in favor di telecamera, che finiscono poi con esiti deludenti, nate certe aspettative, al momento delle sentenze, sperando in più che arrivino in tempi congrui.
Resta questo fenomeno da analizzare dei "rapper", che sarebbero da dizionario: "Il termine rapper - derivato da "rap", che definisce un genere musicale - è nato per definire il cantante metropolitano che attraverso il "rapping" ovvero giochi di parole ritmati e rime, spesso anche improvvisate, esprime i propri sentimenti, racconta storie, si autocelebra, sui break di un disk-jockey o su una base di beatbox".
Pur appartenendo ad una generazione che ha visto sfilare generi musicali incredibilmente diversi gli uni dagli altri, non sono così vecchio da non ricordare prima, a metà degli anni Ottanta, alcuni artisti francesi, che imitavano i modelli americani degli anni Settanta, e poi, attorno alla fine dello stesso decennio spunta in Italia Lorenzo Cherubini, in arte "Jovanotti". Da lì è un crescendo: negli anni Novanta ricordo brani dei "99 Posse", artisti come Neffa, Frankie hi-nrg, Caparezza od i "Flaminio Maphia". Gli "Articolo 31" sono invece il primo gruppo rap italiano ad ottenere un largo successo commerciale.
Sono oggi familiari di Fedez, J-Ax, Fabri Fibra, Gué Pequeno, Ghali sono spesso in testa alle classifiche. Il rap italiano è estremamente variegato ed utilizza un linguaggio vernacolare, vicino a chi lo ascolta. Come in tutti i generi - penso alla masse di cantautori della mia adolescenza - ce ne sono di buoni e di cattivi ed è credo veritiera la constatazione che, per molti ragioni anche di più facile diffusione della musica via Web, l'età dei consumatori, direi dei fans si è abbassata, come si vede anche da alcune giovani vittime della tragedia delle Marche.
Non stupisce, perché così è la storia di tutti i tempi, che ce ne siano alcuni che godono di una fama di "maudits", maledetti, cioè che adopera termini molto forti che colpiscono il desiderio ribellistico dei più giovani. Per questo - per il contenuto "forte" dei testi - si usa il termine "trapper", che nel mio lessico resta il vecchio e caro cacciatore americano con le trappole...
Questo Sfera Ebbasta (capisco che il vero nome Gionata Boschetti di Cinisello Balsamo non avrebbe fatto lo stesso effetto), che si sarebbe dovuto esibire la sera luttuosa, scrive e canta cose tipo:
«Ti ho portato un pacco, happy birthday
Sono Kurt, cerco la mia Courtney Love (Yeah!)
Oh my God, quanti soldi
Voglio una tipa che balla il raggaeton
Brutto stronzo, happy birthday! (Ah, yeah)
E' il mio compleanno tutti i giorni ma (Yeah!)
Señorita perché non rispondi (Ah, yeah)
Ti ho lasciato sei messaggi sull'iPhone (Yeah!)»
.
Altra performance letteraria ricopiata tale e quale:
«Sfera Ebbasta ha ucciso il rap (pssh)
Con la Sprite e l'autotune (huh)
Sì lo so che un po' ti scazza
Perché non l'hai fatto tu (no, no)
Son partito dalla piazza
Con il culo sopra un bus
Ora puoi trovarmi primo nelle tendenze YouTube
Uh, uh, uh
La macchina su cui mi portano frà non ha il tetto (skrt)
La tipa che ti sei portato, frà, non ha le tette (skrt)
Tutti gli anni dici che è il tuo anno poi non cambia niente
Resti lo stesso minchione di sempre (Ahah, ah)»
-
In ultimo ancora qualche strofa, ma è facile trovarle cantate sul Web:
«Questi dicono: "Vai forte", ehi
Quindi allaccia le cinture, ehi
Ho paura della morte, ehi
Sì, ma della vita pure, ehi
Le mie Nike son sempre nuove, ehi
Anche quando fuori piove, ehi
Mi metto venti collane, ah, ehi
Soltanto per farmi odiare, ehi
Mi ascoltano tutti come il meteo
In ogni blocco, in ogni stereo
Chiedi come sto, rispondo: "Bene bro"
Sto mese duecento sul mio conto bro, eh»
.
Ovvio che non siamo di fronte ad una cima, ma lui stesso - di cui ho rivisto qualche intervista - evidenzia con chiarezza di essere esponente di una sorta di subcultura, di cui sono ben visibili complementi fatti di look, tatuaggi, oggetti in oro e altro ancora messi in bella mostra sul suo sito ufficiale.
Che dire? Nessuno pretende niente, ma da ragazzo i miei maîtres à penser di riferimento erano altri, ma non vorrei apparire un triste criticone di nuove tendenze.
Ciò naturalmente non c'entra con morti e feriti, ma evidenzia uno smarrimento in certi punti di riferimento.

I giornali e il Caos che ci avvolge

I 'no Tav' a TorinoLeggo ormai i giornali sul telefonino, almeno sino a quando per singolare alchimia una mia piccola miopia si contrasta benevolmente con la presbiopia dell'età, consentendomi di leggere bene caratteri piccoli. Se non ce la farò più, inforcherò gli occhiali ed userò il tablet e capiterà lo stesso per la scrittura di questi miei post quotidiani.
E' comunque un relativo paradosso usare per leggere i quotidiani questi strumenti digitali, che sono di fatto gli "assassini" della tradizionale carta stampata, perché sono loro - ben più della radio e della televisione ormai sulla scena dal secolo scorso e con cui i giornali hanno convissuto - che garantiscono con diverse modalità notizie di flusso che contraddicono quella stampa che imbalsama l'attualità all'atto della chiusura per andare in tipografia. Per questo i giornali si sono buttati sul Web, offrendo servizi che contrastino la crisi delle modalità tradizionali di rivolgersi ai lettori.

L'arte della conversazione

Le 'trombe' di Alberto Garuttu in piazza Gae Aulenti a MilanoMi piace conversare e penso di appartenere alla categoria dei "chiacchieroni", qualora esistesse nel termine un versante positivo. Ha scritto Ernst Junger: «Certo è che la conversazione ha anche un compito che spetta a lei sola e che non può essere sostituito da alcun altro mezzo. In essa si deposita proprio quel che di fugace, quel chiaroscuro dei tempi che nessuno storico rievocherà. Esso trascolora con il giorno come la brina, il velluto dei frutti».
E' vero: la conversazione di ciascuno di noi con i nostri interlocutori passa e va, ma in realtà ho sempre pensato che ci sia qualcosa di grande sostanza, che è - se ci si riesce - un arricchimento reciproco. Anche se - diciamoci la verità - certe conversazioni di un tempo, magari fugaci, oggi sono spente perché siamo chini sui telefoni e sui tablet. Magari, evidente paradosso, perché impegnati con conversazioni - ad esempio via chat - con qualcuno remoto e non con l'essere umano in una sala d'aspetto o su di un treno.

Natale, la Pace, Einstein e Freud

Sigmund Freud ed Albert EinsteinTorna il clima di Natale, ecco i lavoretti per i genitori, appaiono le recite con canzoni e scenette, si discute di presepi e alberi nelle scuole. Ci sono cose vecchie e cose nuove in un mix irresistibile, che fa del periodo natalizio un insieme di déjà-vu e con nuove polemiche già oziose appena nate. La verità - e non è eretico verso la fede nel Natale cristiano - è che nel cuore dell'inverno, dalle civiltà più antiche in poi, ci vuole un momento di festa come se l'uomo avesse avuto da sempre coscienza che nel buio della stagione più fredda fosse necessario trovarsi assieme con qualcosa di buona da mangiare, con i canti e le storie e con simboli luminosi e di speranza, perché poi - come nel ciclo della vita - tutto ripartisse da una primavera. Per altro - guardavo un tizio dalla scrivania del mio lavoro mentre trafficava nell'orto apparentemente intirizzito, lui come l'orto - nulla si ferma mai nella Natura e nell'uomo che la coltiva, come avviene con la spiacevole laccatura dei prati, dove gli escrementi degli animali sono, come una specie di compensazione, la nutrizione dei prati che si rinverdiranno al momento buono.

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