Meglio l'orso dell'uomo?

Ci sono temi che più di altri sono divisori e separano le persone con scarso successo di mediazioni possibili. Leggevo in queste ore dell’orso che in Trentino – e non è la prima volta – ha aggredito un anziano che era serenamente in giro in montagna con il proprio cane.
I due estremi sono chiari: chi segnala che la scelta di ripopolare con gli orsi quella parte di Alpi si sta rivelando pericolosa per residenti e turisti e non bisogna avere paura di abbattere gli animali che si mostrino pericolosi; dall’altra c’è l’animalismo più o meno estremista (quello più estremista fa persino paura), che ascrive sempre alle colpe umane gli avvenimenti e si spinge fino a dire che è meglio chiudere orsi aggressivi in vasti recinti piuttosto che farli secchi. Pure il cane è finito sul banco degli accusati con il suo padrone, perché - benché animale - viene considerato dagli "orsofili" un agent provocateur in combutta con l'umano che lo schiavizza...
Con questa ottica, resta ovvio come la colpa sia sempre degli uomini che disturbano i plantigradi, che dovrebbero secondo loro essere liberi di fare tutto ciò che vogliono in totale impunità! La stessa cosa avviene in Italia sulla questione del lupo: specie intoccabile per animalisti più o meno impegnati, mentre una parte di avversa - in primis i pastori - indica quanto avviene Oltralpe, dove si scelgono criteri che possono portare a ragionevoli abbattimenti, non avendo il lupo in natura alcun competitore.
Si vedrà cosa capiterà, specie quando in Trentino ci scapperà il morto e quando – per i lupi – si supereranno sulle Alpi soglie tali da avere forti prelievi di selvaggina e soprattutto attacchi sistematici alle greggi. A scriverlo mi creo evidenti antipatia di chi, in particolare, segnala la capacità della Natura di una sorta di autoregolamentazione, così come si illudono gli ultraliberisti con le regole del Mercato che farebbe tutte da sole.
Intanto, però, vien da ragionare sui quanto stia diventano paradossale l’approccio di molti nei confronto degli animali. Rimpiango la pacatezza dell’etologo Danilo Mainardi, quando denunciava «l’illusoria idea dell’uomo fuori o al di sopra della natura» e aggiungeva «Credo davvero sia giunto il tempo di percepire la nuova centralità della cultura naturalistica. Una centralità necessaria per conoscerci meglio e, di conseguenza, per calibrare più positivamente il nostro rapporto con la natura, con i nostri simili, con noi stessi». Scriveva un altro etologo – che è stato parlamentare con me e che ho conosciuto – Giorgio Celli: “Gli animali […] non solo ci riguardano e costituiscono i nostri compagni di strada sul pianeta, ma sono in noi e noi in loro. Il DNA, dal microbo alla balena, dallo scimpanzé a Leonardo da Vinci, parla la stessa lingua molecolare, per cui dal punto di vista biochimico, tra tutti gli esseri viventi circola una «cert'aria di famiglia». E questa circostanza biologica inconfutabile, che suffraga la teoria darwiniana che sia esistita l'evoluzione, e che, dopo tutto, gli esseri viventi derivino gli uni dagli altri, ha definitivamente rovesciato l'idea socratica che l'uomo sia specchio e spiegazione di se stesso, e ci ha suggerito come nel nostro passato, quando eravamo ancora degli animali […], si nasconda, come un crittogramma da decifrare, il segreto della natura umana. L'analisi freudiana deve essere così completata con l'analisi etologica e filogenetica, perché se noi siamo quello che siamo, siamo anche quello che eravamo, e in parte quello che continuiamo ad essere nello scimpanzé”.
Qualche mese fa scriveva il sempre intelligente Gianluca Nicoletti su La Stampa: “Sarà sempre più difficile gestire la convivenza tra i portatori di visioni contrastanti del rapporto uomo animale. Due notizie recenti sembrano paradossalmente creare i presupposti per una vera e propria guerra civile, almeno nella Capitale d’Italia. Giorni fa Silvio Berlusconi annunciava il suo nuovo partito degli animalisti, per dare voce politica a gatti, cani, e simpatici animaletti d’affezione. Invece ieri il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dato mandato a nuclei di Nas perché possano intervenire su topi, scarafaggi, gabbiani e forse anche cinghiali che sempre più numerosi appaiono per le vie di Roma. Questo dividerà i cittadini? Ci saranno scontri tra chi inciterà i Carabinieri alla caccia al topo, gabbiano o scarafaggio, e chi, al contrario, alzerà barricate e farà resistenza per consentire a tutti questi di esercitare il loro sacrosanto diritto di abitare strade e case con le stesse garanzie costituzionali degli esseri umani?”.
Io penso sempre, ogni volta che vedo una nuova produzione della Walt Disney in cui gli animali – come da antica tradizione mitologica e favolistica – vengono ammantati di antropomorfismo, quanto si crei la convinzione, che poi si radica, che in fondo il mondo animale, dove vincerebbero sempre i buoni, sia uno specie di teatro migliore dell’esistenza umana. Basta poco per capire che non è così e che – ad esempio i pinguini – sono in natura necrofili e stupratori, in barba all’immagine bonacciona che è stata imposta o – lo ricordo spesso – il fatto che il cigno ci sembri con la sua bellezza simbolo di chissà quale purezza e invece ha comportamenti malvagi.
Forse è ora di mettere l’etologia, quella scientifica non quella del "fai da te" che disprezza il ruolo dell'uomo nella Natura, nei programmi dell’insegnamento scolastico.

Quanto è preziosa l'acqua

Lavori sull'acquedotto ad AostaLe cronache dei giornali danno conto di questa estate in cui torna, con tutta evidenza, il problema della carenza di acqua in molte zone d'Italia (il caso più eclatante è Roma!), alcune delle quali soffrono da sempre di problemi infrastrutturali già in periodo ordinario, figurarsi in un momento siccitoso come l'attuale con la "spada di Damocle" del riscaldamento globale che pende, menando già fendenti.
Non mi riferirò ai dati e ai fatti che riguardano il mondo intero. Un esempio solo: fra le ragioni della scelta di fuggire dai Paesi d'origine di una parte dei migranti che sbarcano in Italia c'è la desertificazione nella fascia subsahariana dell'Africa ed altre zone, in tutti i Continenti, sono senz'acqua e il dato eclatante è che una persona su otto vive sul nostro pianeta senza acqua potabile.
Ricordo da bambino, ma non ne so le ragioni tecniche vista l'abbondante acqua nell'entroterra montuoso, certe estati ad Imperia - dove è nata mia mamma e passavano le vacanze - con l'acquedotto all'asciutto per lunghi periodi. La notte si lasciavano i rubinetti aperti con pentole sotto nella speranza di raccogliere un po' di acqua e anche noi piccoli ci mettevamo con le taniche in fila davanti alle autobotti e per cucinare si usava acqua in bottiglia. Piccola esperienza personale, nulla di drammatico naturalmente, dei disagi derivanti dalla carenza d'acqua. Appartengo per altro alla generazione che andava nelle baite in montagna con fontana fuori, brocca dell'acqua sul tavolo e catino per lavarsi con gabinetto molto molto rustico all'esterno e dunque capisco i progressi e confronto le abitudini.
L'acqua è per la Valle d'Aosta una risorsa importante e anche se siamo nel cuore delle Alpi il clima particolare rende scarse le precipitazioni con livelli bassi di piovosità. Per questo l'acqua è sempre stato un problema: lo si vede dalle canalizzazioni grandi e piccole che si ramificano sul territorio, compresi quei "Ru", costruiti con ardite soluzioni architettoniche tra il XIII ed il XV secolo, che servono a portare acqua delle valli laterali verso i terreni agricoli da irrigare sui pendii aridi della valle centrale talvolta con percorsi lunghissimi captando le sorgenti alla base dei ghiacciai. Chi conosca Aosta sa bene come sin dalla fondazione di Augusta Prætoria - ed i romani con gli acquedotti ed i canali ci sapevano fare come dimostrato dal capolavoro del ponte-acquedotto di Pondel a Aymavilles - la rete idrica della città era un modello, così come la gestione delle acque irrigue.
Oggi sappiamo bene che per migliorare le cose nella captazione e distribuzione dell'acqua ci sono ancora molti lavori da fare anche sulle reti esistenti per rendere il sistema idrico regionale più efficiente e non per evidenti ragioni di efficacia e di risparmio, ma anche perché il clima che cambia potrà crearci dei problemi seri. Il caso più eclatante sarà - se non ci saranno misure vere per ridurre l'impatto delle attività umane sul cambiamento climatico - la scomparsa in modo progressivo dei ghiacciai, che sono non solo caratteristica del nostro panorama alpina, ma sono anche una preziosa riserva d'acqua.
Questo significa, comunque vadano le azioni di contrasto al riscaldamento globale, che anche la politica valdostana deve occuparsi, come una priorità a beneficio delle generazioni future, del "problema Acqua" con logiche di pianificazione dei lavori necessari e alcuni sono in corso, ma anche agire su un cambiamento di mentalità rispetto all'uso di questa risorsa. Basti pensare all'uso per l'idroelettrico, per l'innevamento artificiale e alla necessità di mantenere efficace l'acqua per le campagne e per il consumo umano e per la vita degli animali, oltreché per uno scopo paesistico indispensabile per una Valle turistica. Sapendo che molti interessi ruotano attorno all'acqua, che va giustamente considerata un "bene comune" per evitarne usi sconsiderati, ma la gestione deve essere efficace, perché ogni spreco è un delitto.

In vista del 70esimo dell'Autonomia valdostana

Le bandiere italiana e valdostana a Palazzo regionaleE' indubbio che l'Autonomia della Valle d'Aosta non sia il Federalismo. In quel sistema il patto federativo è una garanzia e, per quanto ci sia poi uno spazio di manovra che possa consentire alle autorità federali di rubare spazi, ciò può avvenire senza ottenere risultati distruttivi. Nel caso di un autonomismo in salsa regionalista, invece, essendo l'Autonomia "octroyée", cioè concessa, si può decidere - al momento voluto da Roma - di staccare la spina. Nel caso valdostano questo potrebbe avvenire con buona pace del fondamento politico di una logica pattizia. Si tratterebbe infatti di adoperare il procedimento di modifica costituzionale che potrebbe, lo si volesse e nel rispetto di una qual certa "resistenza" dovuta a norme più severe di quelle della legislazione ordinaria (articolo 138 della Costituzione), avvenire con una modifica del Titolo V in vigore. Con il clima ostile alle Speciali non ci vorrebbe un grande sforzo a cancellare e modificare quanto previsto dall'articolo 116 e dagli Statuti speciali ad esso collegato.

A proposito della Felicità

Felicità...Leggevo su "Libération" questi pensieri del filosofo francese Edgard Morin, classe 1921: «Je pense que la vie humaine est polarisée entre prose et poésie. Les états prosaïques sont ceux de l'obligation, de la contrainte, de l'ennui. Les états poétiques sont ceux de l'épanouissement du JE dans le NOUS, qui comporte affection, amour, communion, éventuellement exaltation. Les états poétiques sont propices aux bonheurs et au bonheur et peuvent les susciter comme le bonheur peut les susciter. Je distingue les moments de bonheur fugitifs: un beau visage, un paysage, une belle musique, un vol d'hirondelles, la divagation d'un papillon. Les périodes de bonheur plus ou moins durables et qui nécessitent un certain nombre de conditions extérieures et intérieures, qui sont justement d'épanouissement de soi dans une communion. Ils peuvent être d’intensité, comme dans l'acte amoureux, la participation à une fête. Ils peuvent être de sérénité et de paix intérieure. L'idéal serait de combiner intensité et sérénité».

La Valle d'Aosta che sa stupire

Uno stambecco in giro per la ValleIn questi anni ho sempre dedicato parte dell'estate ad una dimensione domestica della vacanza, vale a dire cercando di guardare con occhi più curiosi questa Valle d'Aosta dove sono nato. Per altro, a dire la verità, anche nel corso dell'anno, nei finesettimana, posso dedicarmi ad approfondire la conoscenza di parti mai viste e trovo sempre delle novità, come nelle tasche piene di oggetti di Eta Beta. Sembrerà ridicolo che ciò avvenga per chi - come cronista o come politico, a seconda degli anni - ha avuto la fortuna di poter girare in lungo in largo e dunque di aggirarmi più di quanto possa capitare normalmente sino ad esaurimento. Eppure non è così: c'è sempre, volendolo, un approfondimento da fare, un luogo da visitare, persone da conoscere.

Faccine e affini: una storia singolare

L'emoji più utilizzataSarà pur vero che la faccia è lo specchio dell’anima, ma va detto che - più terra a terra - sin da neonati abbiamo innata un'espressività del volto e naturalmente una gestualità e un uso della voce, che si sviluppano poi nel tempo con l'apporto ulteriore della cultura in cui viviamo. «Non fare quella faccia», vuol dire che talvolta una smorfia vale più di molte parole e pensiamo all'antico "poudzo", il pollice rialzato come gesto di assenso usato in Valle d'Aosta ed altrove, che dà il segno dell'utilità dei segni.
Ci pensavo, leggendo su "Famiglia Cristiana" dell'ennesima "Giornata mondiale", questa volta dedicata a qualche cosa di ormai molto familiare. Scrive, infatti, Fulvia Degl'Innocenti: «Dal 2014 esiste anche la giornata mondiale delle emoji, ed è il 17 luglio».

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