Il peso politico dei problemi migratori

Un barcone di migranti intercettato dalla Guardia CostieraDel reale contenuto della normativa sullo "ius soli" (che riguarderebbe in Valle d'Aosta 1.200 fra bambini e ragazzi, che otterrebbero la cittadinanza italiana con i nuovi meccanismi) in realtà in tanti sanno poco e per altro credo che ormai la nuova legge resterà al palo. Personalmente ricordo come nella vicina Svizzera - per la cittadinanza - ci voglia un vero e proprio esame, che può anche variare secondo Comune e Cantone, e non avviene per automatismi che rischiano in Italia di perdere di vista la persona, i suoi diritti e i suoi doveri. Oggi - al compimento del diciottesimo anno di età - chi chiede di diventare cittadino italiano si infila in una procedura complessa e poco trasparente con tempi di risposta che mutano senza ragioni apparenti.
Come capita senza ben conoscere il merito in una logica da tifoserie calcistica, in Italia ci si divide troppo spesso - per partito preso - fra pro e contro, quando semmai il problema è un altro e impedisce serenità di giudizio: come insegnano le recenti elezioni austriache - cioè nella civilissima Austria - uno spostamento a destra, anche molto a destra, non può non legarsi, come già avvenuto in Germania e pure in Francia, in parte alla confusione che continua ad esserci in materia di immigrazione, che allo stato con lo "ius soli" non c'entra ma che si crei da noi un legame con questa questione, che sarà pure una scorretta strumentalizzazione, è palese.
Tema che, se gestito in chiave ideologica, rischia di fare dei disastri ed accentuare fenomeni di xenofobia, o almeno di crescente incomprensione, per le dinamiche in un settore in cui ad agitare paure e fantasmi ci si mette cinque minuti, e molti avvenimenti di cronaca nera dimostrano che usare il filone buonista a tutti i costi rende difficile effettuare i necessari distinguo.
Da questo punto di vista io continuo a pensare che:

  • il diritto d'asilo è sancito dalla Costituzione ed il rifugio in questo caso non è solo un loro diritto ma anche un nostro dovere, ma è chiaro che negli interstizi delle procedure burocratiche esistono zone vuote, come la difficoltà di una reale identificazione del migrante (con rischi di infiltrazioni islamiste) e la difficoltà di certificare in certi casi questa situazione di rischio e persecuzione che motiva il fatto che si ottenga lo status di "asilante";
  • sui migranti "economici", quelli che fuggono dai loro Paesi per ragioni di povertà e persino di fame, la questione è ancora più complessa, perché senza chiarezza sul limite dei flussi e caratteristiche di chi possa goderne, che consentano una reale accoglienza, si potrebbe intendere una logica di confini aperti che non avrebbe alcun senso;
  • senza cambiare certe norme europee, l'Italia si trova gravata - anche se poi la gran parte dei migranti vogliono andarsene - da costi di accoglienza e carico burocratico, compresi i ricorsi alla Giustizia, che rendono tutto difficile e danno l'impressione di una sorta di "invasione", quando in termini assoluti altri Paesi, come quelli nordici, hanno dato ben più l'asilo di quanto abbia fatto l'Italia, che però si trova senza risposte per i migranti senza asilo;
  • in molti Paesi europei di migranti non vogliono sentir parlare, in barba alle logiche di redistribuzione, in altri le regole di accoglienza - penso alla Svezia - sono ormai legate al reale accertamento della volontà di integrazione, conoscenza della lingua compresa e si procede, quando necessario, all'espulsione dei migranti e vigono accordi per il rimpatrio, meccanismi in Italia non funzionanti, come si vede ad esempio da chi delinque stando qui, dopo numerosi decreti di espulsione disattesi;
  • l'impressione che si ricava dai giovani ospitati - essendo quasi tutti soli senza famiglia - un po' ovunque in Italia è che i migranti in larga parte vivacchino in attesa o dello status di "migranti" o, se bocciato definitivamente, entrino in una specie di limbo, che è acqua al mulino della criminalità organizzata, che spesso - pensiamo ai nigeriani - ha già messo salde radici anche da noi.

Resta poi - e lo tratto a parte - la questione «aiutiamoli a casa loro», valida per i migranti economici e non per i perseguitati a vario titolo, soprattutto politico. Chi lo dice - e io l'ho sempre detto sulla base di una conoscenza dei possibili meccanismi di cooperazione - non viene mai considerato in buona fede, aspetto che personalmente rivendico. Perché se è vero che considero ormai un'illusione cercare meccanismi democratici per certi Paesi del Terzo e Quarto Mondo dove dal punto di vista economico, invece, gli spazi, affinché le persone non siano costrette ad emigrare, ci stanno largamente con tutte le attenzioni del caso, sapendo che già in passato abbiamo registrato grandi fallimenti in certe aree del mondo.
Ma immaginare che la logica possa essere il progressivo svuotamento è una pia illusione sia perché si rischia di privare di persone capaci i Paesi di appartenenza (lo vediamo con chi si laurea da noi e resta sempre qui), ma anche perché - pensiamo all'Africa - se non si smonta la macchina della progressione demografica ogni sforzo rischia di essere inutile.
Ma la gran parte delle persone vota di pancia anche influenzata da questioni come queste, e non c'è snobismo che tenga rispetto alle accuse di ignoranza per chi è spaventato e segue chi queste paure le alimenta come si farebbe nell'andar dietro ad un pifferaio magico.
Solo un atteggiamento serio e responsabile può servire a governare un fenomeno che altrimenti si aggraverà ancora, tirando fuori il peggio nel vuoto delle scelte.

In Politica non si finisce mai di imparare

Il sesto Governo regionale appena elettoNon faccio parte di quelli che si piangono addosso e cerco sempre nelle circostanze della vita di prendere il buono, anche quando bisogna cercarlo con il lanternino. Ma l'amarezza resta come un sapore cattivo in bocca in certi momenti ed è bene esprimerlo per evitare di macerarsi, esercizio davvero inutile. Sulla delusione ha detto lo scrittore catalano Carlos Ruiz Zafón: «Ci sono delusioni che fanno onore a chi riesce a viverle».
E' vero tuttavia che scrivo in certe temperie con vivo dispiacere, perché ci sono passaggi che mettono a dura prova la propria fiducia verso gli altri, specie quando nelle cose si è investito sé stessi a beneficio di altri, che ne hanno goduto in qualche modo, mostrandosi poi inaffidabili e pure poco riconoscenti. Basta prendere atto di certo cinismo, perché quando si dimostra che si è stati partecipi di progetti che hanno poi preso strade sbilenche e non condivisibili, è davvero meglio guardare avanti, specie si è tenuta la propria posizione rispetto a posizioni di comodo altrui.
Questo significa, non solo essere in buona fede, ma mantenersi coerenti con quanto sostenuto in passato, se rapportato all'insieme dei propri comportamenti.

Gli Insoumis e la bandiera europea

Le bandiere francese ed europea all'EliseoUna premessa è d'obbligo per definire chi siano gli "Insoumis" che, messa la sordina sul Front National dopo la sconfitta di Marine Le Pen e le polemiche successive, sono diventati la "bestia nera" di Emanuel Macron con manifestazioni di piazza e toni rudi all'Assemblée Nationale. Così una scheda tratta da "Wikipedia": «La France insoumise un parti politique français fondé le 10 février 2016. Son objectif est la mise en œuvre du programme écosocialiste "L'Avenir en commun". Le parti présente pour ce faire la candidature de Jean-Luc Mélenchon à l'élection présidentielle de 2017. À l'issue du premier tour, celui-ci arrive en quatrième position avec 19,58 pour cent des suffrages exprimés, échouant à se qualifier pour le second tour pour moins de deux pour cent, mais dépassant très largement le score du candidat du Parti socialiste, Benoît Hamon (6,36 pour cent). À l'issue du second tour des élections législatives de 2017, la France insoumise forme un groupe parlementaire de dixsept députés à l'Assemblée nationale, avec Jean-Luc Mélenchon en président de groupe».

Una risata vi seppellirà

Risata... di plastica«La fantasia distruggerà il potere ed una risata vi seppellirà!». Lo slogan sessantottino, già motto anarchico di fine '800 (pare usato come slogan dagli anarchici arrestati), venne all'epoca riesumato per la prima volta in Italia sui muri della facoltà di Lettere dell'Università di Roma, diventando virale e poi traslato infine come mot d'ordre - io c'ero... - del movimento del 1977. Penso a quei tempi con nostalgia, anche se poi a conti fatti le nostre "okkupazioni" erano davvero da balbuzienti della politica, ma sono storie memorabili di passione e di speranza. Ed è stata anche una palestra per imparare alcuni fondamentali, compreso il coraggio di esporsi, merce rara allora come oggi, quando certi passaggi diventano delicati e molti dapprima coraggiosi si fanno d'improvviso pavidi.

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