Il dito e la luna

La Luna di giornoCapita a tutti - ed è un esercizio salutare - di pensare come comportarci con il nostro futuro nelle cose piccole ed in quelle grandi, anche se poi la distinzione non è così facile da fare. Con il rischio evidente di finire prigionieri nella vita, così come nell'impegno politico, di uno spazio quello sì angusto, fatto di abitudini e di ripetitività, venato da una sorta di rassegnazione nel fissarsi confini.
Il proverbio - pare di origine cinese - è ben noto e di quelli pronti all'uso, persino ricorrendo ad un'efficace gestualità: «Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito».
Detto che segnala in sostanza il rischio di navigare nel quotidiano senza guardare con la necessaria attenzione a quello che verrà, facendosi distogliere da quanto appare più evidente nell'immediato.
Detto così non ci sarebbe scelta: perché per buonsenso non si dovrebbe mai tenere per lo stolto, ma sempre per il saggio che guarda più lontano. Ma forse la questione non è così semplice per l'importanza che riveste la quotidianità con la miriade di problemi personali e collettivi che ci assediano e che di fatto ci impediscono di guardare la luna, come immagine poetica del futuro che verrà, in un sodalizio antico.
Ha osservato su questo lo scrittore giapponese Haruki Murakami: «Quel satellite era sempre stato un prezioso alleato del genere umano. La sua luce era un regalo caduto dal cielo. Prima del fuoco, degli attrezzi, del linguaggio, la luna rischiarava il buio del mondo e calmava la paura degli uomini. Le sue fasi avevano insegnato agli umani il concetto di tempo».
Ma noi sotto i piedi abbiamo la terra, che ci richiama alla necessità della concretezza, che - pensando alla fatica fatta per salirci su quella luna, una volta sola nel 1969 - fece dire all'autore francese François Mauriac, come ammonimento esemplare: «Il ne sert de rien à l'homme de gagner la lune s'il vient à perdre la Terre».
Così a ben pensarci tocca trovare una mediazione fra questo avere il senso della realtà ed avere invece nella luna indicata con il dito un simbolo di speranza e di impegno per il futuro. Fatto di sogni, magari - come nel poeta Paul Verlaine e la sua "lune blanche" - quando dice «Rêvons, c'est l'heure» o in Giacomo Leopardi - con la sua "silenziosa luna" - nel suo appello accorato «Pur tu, solinga, eterna peregrina, che sì pensosa sei, tu forse intendi, questo viver terreno, il patir nostro, il sospirar, che sia».
Credo che in fondo questo sia oggi il compito - quello di essere, in senso buono, dei visionari -
anche nella piccola Valle d'Aosta senza chiudersi in una visione asfittica di un'Autonomia come turris eburnea in cui rifugiarsi mentre il mondo attorno a noi muta con una velocità impressionante e non c'è appunto un eremo dove sentirsi sicuri.
Dice Karl Popper, unificando dito e luna e questa mi sembra la soluzione più logica: «Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte».

No agli antivaccinisti

Scritte sui muri da parte dei complottistiGli antivaccinisti, al tempo dei loro esordi, li incontrai molti anni fa alla Camera dei deputati, invitato ad un faccia a faccia da un collega sudtirolese. Erano genitori della Provincia autonoma ispirati da correnti "Grünen" di area germanica, che già evocavano danni irreparabili per i bambini e loschi traffici delle case farmaceutiche.
A me certi atteggiamenti fideistici e complottisti hanno sempre fatto paura e dunque non mi avevano per nulla convinto. Anni dopo lessi, proprio sulla Germania, quanto scritto dal dottor Roberto Burioni, difensore dei vaccini contro "balle spaziali" e superstizioni medioevali, quando - annotando le differenze con le vaccinazioni contro la poliomielite fra Germania Est introdotta nel 1960 ed Ovest nel 1962 - ricordava come da una parte la malattia fosse quasi scomparsa, mentre nella parte occidentale i malati furono ancora migliaia! Elementare constatazione dell'utilità, ma si sa che certe leggende metropolitane sono virali come le malattie.

Sport e sussidiarietà

Bimbi che giocano a calcio a Saint-VincentMi capita, nella quotidianità della vita, di seguire le attività sportive del mio bambino più piccolo, certo molto di più - e me ne dolgo - di quanto fosse accaduto con i miei figli oggi universitari. D'altra parte mia figlia ai tempi delle scuole materne - quando io ero via tutta la settimana a Roma e poi lo sarei stato a Bruxelles e poi ad Aosta per gli impegni politici locali molto assorbenti - mi disegnò con una valigia in mano e non c'era da esserne molto fiero.
Oggi, che sono stanziale e con orari normali, recupero certa socialità del quotidiano e mi confronto anche con questo mondo delle associazioni sportive, che come un reticolo fitto fitto ricoprono l'intera Valle d'Aosta, esempio di quell'associazionismo che tira avanti la baracca con molti volontari e tanta buona volontà.

Libri e dintorni

Una dedica del fumettista Leo Ortolani al 'Salone del libro'Mi è capitato, nel corso di una serie sui "Mestieri e Professioni", di invitare in radio degli editori, mestiere nobile e antico, che deve fare i conti con la rivoluzione digitale, originata dalle trasformazioni di quella che potremmo definire, come da intuizione del sociologo Marshall McLuhan, la "galassia Gutenberg", dal nome del tipografo tedesco quattrocentesco che inventò la stampa a caratteri mobili.
La data per la loro presenza non era per nulla casuale in vista del "Salone del Libro" di Torino, che si tiene come sempre al "Lingotto", con una manifestazione monstre che ho visitato molte volte negli anni, soffrendo talvolta del pigia pigia della folla fra gli stand, che stupisce sempre se comparata al numero non elevatissimo dei lettori di libri in Italia.

Emmanuel e Brigitte: cattiverie su di un amore

Brigitte Trogneux ed Emmanuel Macron durante il loro insediamento all'EliseoE' stato piuttosto singolare come in Italia ci si sia molto concentrati, nell'avvento di Emmanuel Macron alla Presidenza della Repubblica in Francia, sulla differenza di età fra il nuovo inquilino dell'Eliseo e sua moglie, Brigitte Trogneux, donna di gran classe e certamente in forma, dal curriculum perfetto per mai sfigurare. Che la differenza sia forte è evidente: classe 1953 lei, classe 1977 lui. Uno dei tre figli della nuova Prèmière Dame ha infatti la stessa età di Macron, che si innamorò - lo ricorda lui stesso con slancio romantico - della sua professoressa ai tempi del Liceo ed il proseguo della loro avversata love story, fino al matrimonio dieci anni fa, fu tutt'altro che semplice. Trovate sul Web il discorsetto che l'attuale Presidente fece di fronte agli ospiti il giorno delle nozze e vedrete di come, senza peli sulla lingua, ma anche con coraggio nel difendere questa sua storia, racconti di questo loro amore davvero profondo.

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