Appennino: fra fatalità e responsabilità

Il salvataggio di uno dei bambini estratti dai Vigili del fuoco dalle macerie dell'hotel 'Rigopiano'Seguo come tutti quelli che hanno un cuore gli eventi drammatici e concatenati nello scenario da tregenda di quella vasta area del Centro Italia, che sembra essersi trasformata in un buco nero di sfortune. Come se davvero esistessero delle maledizioni e vengono in mente certi accanimenti evocati in antiche leggende.
E questa storia dell'hotel "vip" travolto dalla valanga killer pare essere solo la punta clamorosa di un iceberg pieno di storie più piccole ma altrettanto agghiaccianti, messe in fila sin dai mesi scorsi, quando la terra ha cominciato a tremare. Una vicenda - quella di Rigopiano - che è stata dapprima choccante e poi, grazie alle persone ritrovate vive, piena di colpi di scena ormai inattesi che oggi fanno evocare sui giornali il miracolo, anche se resta la violenza devastante dei fatti ed il valore esemplare di esseri umani colpiti d'improvviso senza che ne possa trovare una ragione plausibile. Oltretutto in una dolorosa lotteria fra vivi e morti.
Confesso, più in generale che, a fronte di certi discorsi che sento, mi piacerebbe essere lì come vecchio cronista radiotelevisivo per evitare svarioni in certi racconti su questioni concernenti la montagna e le sue insidie, vista la competenza che chi ha vissuto e lavorato in Valle d'Aosta può vantare. E vorrei dire la mia anche come politico che si è trovato in passato confrontato a certe emergenze naturali in zona montana e vien da chiedersi come siano stati organizzati e con quale efficacia le misure di risposta alle emergenze. E certe critiche non mutano la stima per chi opera sul posto, ma pesano su chi ha coordinato tutto dal terremoto in poi sino alle recenti bufere di neve.
Anche se - ad essere onesti - da distante, in fondo, è difficile giudicare, con completezza di elementi, tutte le vicende: dalla prevenzione contro i terremoti alla macchina dei primi soccorsi, dai meccanismi di ricostruzione sino all'arrivo sfortunato della neve abbondantissima sull'Appennino, buttando a terra chi già era in ginocchio provato da un sisma infinito e da promesse di rapidità d'intervento in buona parte dimostratesi come bolle di sapone.
Quel che è certo è la vastità delle sue molteplici conseguenze a diversi livelli di gravità e la serenità purtroppo non è certo dietro l'angolo e certa retorica dolciastra non può nascondere difficoltà e incertezze.
Ad ascoltare la straordinaria no-stop di "Radio1", ma anche leggendo certi approfondimenti sui giornali, qualche impressione l'ho avuta. A naso direi che non esisteva nessun Piano preordinato, come se le nevicate rappresentassero un'eccezione, quando invece ciò dovrebbe far parte della normalità per quelle popolazioni una montagna che è spina dorsale dell'Italia. Ci sta l'avvenimento monstre che supera ogni peggiore previsione (anche se i bollettini meteo avevano annunciato la gravità delle precipitazioni!) e pure una ruggine nel sistema a causa di tante stagioni senza neve, ma certi ritardi, disorganizzazioni e goffaggini non sono giustificabili e spiace notare come non a caso colpiscono quelle zone di montagna considerate da politica e burocrazie dei fondovalle come zone marginali e come tali trascurabili ordinariamente e questo implica endemica incapacità di prevedere e poi affrontare le emergenze. Pensiamo ad "Enel" e alle altre società elettriche nate dal suo spezzettamento ed all'assenza di investimenti e manutenzioni sulle linee e negli impianti: con l'esito che troppo facilmente si manifestano black-out nell'erogazione di un elettricità. E lo stesso vale per l'incuria e la sciatteria nei servizi di telefonia, per non dire del dedalo per lo sgombero neve, assegnato anche lì con certe scelte di ribasso nelle gare, che poi condizionano il servizio in caso di reale necessità, figurarsi poi con un evento memorabile.
In modo nudo e crudo bisogna capire - l'ho già detto e lo ripeto - se si vuole o no immaginare un futuro per quella parte ancora salvabile della montagna appenninica, altrimenti resteranno solo i ricordi di un terremoto che segnò una volta per tutte la morte civile di antiche comunità.

Lunga e diritta correva la strada...

Francesco GucciniCi sono delle storie che nessuno vorrebbe mai raccontare e dei giorni in cui resta una malinconia incolmabile che non ti lascia. In una fredda mattina qualunque d'inverno, due fratelli, appena ragazzi, muoiono in un terribile incidente stradale lungo la strada regionale della Valtournenche, mentre scendono per andare a scuola e l'intera Valle d'Aosta ha trattenuto il fiato per questa notizia così grave, che dimostra nei fatti che cosa sia una comunità partecipe e commossa. Ho visto le foto dell'auto accartocciata nell'urto frontale con un camion e mi hanno suscitato un vivo sgomento, come se non avessimo mai piena coscienza - specie in certi tratti di strada, dove si fila veloci verso il fondovalle - dei rischi che incombono sempre e gli inviti alla prudenza scompaiono per tutti noi di fronte ad un eccesso sicurezza che ci rende in realtà deboli rispetto alle circostanze, spesso per un battibaleno che cancella la vita e mai - chi resta - potrà rassegnarsi a un infinitesimale e fatale momento.

Triste anniversario per il Casinò

Il Casinò di Saint-Vincent in notturnaDelle volte devo davvero sforzarmi per capire quale forma di avvitamento sia in corso e la preoccupazione da cittadino sta nel fatto che, in ogni cassetto che si apra, si trovano nell'attuale amministrazione della Valle d'Aosta dei dossier che si sono fatti nell'ultimo periodo sempre più caotici, come delle "matrioske" infinite in cui un problema ne contiene un altro in un crescendo inquietante. C'è da uscirne stremati, domandandosi - di fronte a certe macerie - da dove ragionevolmente sarà possibile ricominciare, mettendo mano con impegno e pazienza alla soluzione di tanti problemi affastellati. Facendo attenzione che molti dei medici in azione non siano in realtà addetti delle pompe funebri, nascosti dietro a camici bianchi e stetoscopi.

Se mi "trucchi" il diesel

Angela Merkel e Paolo Gentiloni durante l'incontro a BerlinoQuesta storia dei trucchi per contenere le emissioni dei motori diesel nei parametri di scarico, così come previsti negli Stati Uniti ed in Europa, si dimostrerà pian piano una pratica usuale da parte di molti costruttori e chi godeva dei guai altrui oggi trema. Vorrei essere una mosca per seguire il dialogo sul punto fra Angela Merkel, cancelliera tedesca con sul gobbone la storiaccia delle auto tedesche molto più inquinanti del dovuto, ed il povero presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che si troverà da parte sua a difendere "FCA", già "Fiat" ed oggi con più marche, che sembra alla fine avere seguito anch'essa la stessa strada di non far sempre corrispondere realtà e dati ufficiali. Almeno la Germania difende quello che è inequivocabilmente un prodotto nazionale, anche per gli aspetti fiscali, mentre il premier italiano dovrà difendere un'azienda che ormai ha la testa a Detroit negli Stati Uniti e buona parte della fiscalità, per convenienza, in Olanda.

Appennino: i terremotati sfiduciati

Un'abitazione lesionata ad AccumoliE' sempre difficile distinguere, nella vita come in politica, che cosa sia un progetto con una ragionevole speranza di concretizzarlo e invece cosa sia l'illusione di ciò che si sa già a priori che non si potrà realizzare. Come in tutto, ci sono "sogni buoni" – che ci aiutano a vivere – e "sogni cattivi", fatti già con una componente d'inganno che ha il gusto del veleno.
Ci pensavo rispetto alle zone dell'Appennino colpite dal terribile terremoto estivo e dalla sua infinita coda di scosse di assestamento, martoriate da gelo e neve e prostrate anche dal dolore, più che comprensibile, delle popolazioni locali, cui mi lega il pensiero affettuoso di una comunanza fra quei territori e le nostre montagne.

Dalla Fiera un pensiero sui Borghi

Un momento della 'petite Foire' di DonnasCapita ogni tanto di riflettere su alcuni aspetti della vita valdostana attuale, che derivano magari da un'osservazione estemporanea che riaccende un flash e crea qualche dispiacere, specie quando si constata che certe misure non si sono dimostrate efficaci, come si credeva potesse avvenire. Per questo necessitano sempre di più dei pensatoi in Politica in Valle d'Aosta come altrove, che evitino la crescente impressione che partiti e movimenti siano strutture vitali solo in occasione delle elezioni o "riserve di caccia di voti" in una logica di affermazione personalistica e non momento di confronto per la comunità e di elaborazione di idee da concretizzare.

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