Sono curioso di leggere che cosa scriveranno alcune forze politiche sullo Statuto d’Autonomia. Queste elezioni, per un elemento di casualità, avvengono a 80 anni dall’emanazione del primo decreto Luogotenenziale il 7 settembre del 1945, che sancì una prima forma di autonomia, poi confermata dallo Statuto vero e proprio in vigore dal 1948.
Sono strumenti entrambi viventi, che non risposero alle ambizioni istituzionali dei valdostani e non a caso il 13 settembre del 1945 nacque come reazione l’Union Valdôtaine.
Ho la fierezza di avere modificato lo Statuto, dapprima nel 1989 sulla legge elettorale (prima in capo allo Stato) e poi nel 1993 con tre argomenti fondamentali: ordinamento degli enti locali, tutela della comunità walser e Commissione Paritetica stabile con una dizione assai ampia a tutela dei diritti della nostra comunità.
Strumento che è stato ben adoperato per anni e che è stato rallentato da alcuni Governi, tra i quali il Governo Meloni, che in campagna elettorale si dimostrerà generosissimo nelle promesse…
Nel 2001 ci fu poi un’ulteriore riforma dello Statuto, che diede – ad esempio in tema di forma di governo – maggiori poteri alla Valle e, nella riforma costituzionale legata, modificai la dizione dell’articolo 116, prevedendo la dizione bilingue Valle d’Aosta-Vallée d’Aosta dal forte sapore simbolico.
Purtroppo non passò all’epoca, per colpa del centrosinistra, il principio dell’intesa. Un meccanismo indispensabile per riformare lo Statuto. Mi spiego: se un nuovo testo dello Statuto venisse presentato dalla Regione al Parlamento, oggi nell’iter parlamentare di doppia lettura di una legge costituzionale qual è lo Statuto rischieremmo che questo testo possa essere stravolto da emendamenti parlamentari. Un’intesa, con meccanismi pur di diverso tipo, eviterebbe stravolgimenti.
Si tratta di un percorso indispensabile per riforme in sicurezza, tenendo conto di un clima certamente non positivo sul regionalismo. Lo dimostrano, in questi anni, le impugnative governative alla Corte Costituzionale contro le leggi regionali e anche in questo caso il Governo Meloni si è dato ampiamente da fare.
Se ho imparato qualcosa nella lunga esperienza parlamentare è la forza del Diritto. Chi si dimostra grande regionalista e supervaldostano alla bisogna deve ricordarsi che sono le norme di legge e la loro scrittura la vera tutela per la Valle d’Aosta. Le chiacchiere preelettorali sono poco convincenti e lo sono state, da parte di molti partiti nazionali, una costante da campagna elettorale in cui si mostrano grandi disponibilità e favolose prospettive. Quando, per fortuna, il presidio dell’Union Valdôtaine è sempre stato decisivo rispetto ai rischi di messa in discussione dei diritti del popolo valdostano. Lo si può definire un vero caposaldo.
Per questo ogni elezione è importante e ci vogliono nel trattare con Roma competenza e serietà e lo stesso vale – ma è capitolo parallelo di cui mi occuperò – nel necessario dialogo con l’Unione europea, che è l’altro interlocutore con cui fare valere in tante materie le nostre buone ragioni. Arriveranno in Valle, nei giorni a venire, tanti imbonitori e alcuni pifferai magici per dirci, come se avessimo l’osso nel naso e la sveglia al collo, che cosa fare del nostro futuro. Molto spesso con ventriloqui locali adoranti di chi viene da fuori. Bisogna sempre essere diplomatici e disponibili nelle trattative politiche, ma senza logiche colonialistiche di chi, in fondo, ci vede nella logica del ”buon selvaggio” e pensa che i valdostani siano acquistabili e che la nostra politica ed economia possano essere eterodirette dal di fuori.
Predico la dignità e il buonsenso, che sono fondamentali. Seguire le mode politiche cangianti italiane può essere una scelta legittima. Ma se si ragiona di salvaguardia e di sviluppo dell’Autonomia, allora bisogna guardare a chi lo fa con costanza ed energia da ben 80 anni.