Mi sono messo a studiare - nel quadro della delega che ho avuto sul Digitale in Valle d’Aosta - questa diavoleria che ha fatto irruzione nella nostra vita: l’Intelligenza Artificiale, che si configura come una creatura proteiforme.
Una premessa: condivido la posizione di chi, con diverse motivazioni, ritiene che la definizione- ormai non sostituibile - “Intelligenza Artificiale” sia riduttiva e che non renda giustizia alla complessità dell'intelligenza umana, sottolineando che ciò che fa è calcolo avanzato, non vera intelligenza ed è bene ricordarlo.
Comunque sia, è bene capire la forza di impatto cui ci si deve adattare per non esserne travolti e la questione del le conseguenze sul lavoro e sulle professioni è da prendere sul serio.
Klaus Schwab (fondatore del World Economic Forum) ha chiarito così la questione: ”L’automazione e l’intelligenza artificiale non distruggeranno semplicemente posti di lavoro, ma ne trasformeranno la natura. La sfida è gestire questa transizione in modo inclusivo e sostenibile”.
Le professioni più vulnerabili sono quelle che coinvolgono compiti ripetitivi, prevedibili e basati su regole, poiché l’IA eccelle nell’automatizzazione di tali attività. Ecco una panoramica non esaustiva delle professioni a rischio, basata su studi e analisi recenti. Possono essere utili per tutti e anche per scegliere percorsi di studio o di formazione per nuovi indirizzi a favore di chi ci è vicino.
Ho consultato alcuni studi ed emergono professioni ad alto rischio.
Qualche esempio.
Ci sono lavori amministrativi e d’ufficio come contabili, segretari, addetti all’inserimento dati. Per capirci: la gestione di documenti, la contabilità di base o l’elaborazione dati possono essere automatizzati tramite software di IA e robotic process automation (RPA)e ciò riduce la necessità di intervento umano.
I robot guidati da IA stanno già ora sostituendo i lavoratori in attività ripetitive nelle fabbriche.
Molto cambierà per gli addetti ai call center come già verifichiamo ogni giorno. In crisi cassieri e commessi in molte attività, sostituiti da chatbot basati su IA, che creano assistenti virtuali.
Rivoluzione in atto nei trasporti e nella logistica. Sistemi di guida autonoma sostituiranno autisti di camion, taxi (ne ho visti a San Francisco senza nessuno alla guida!), pullman e treni. Sistemi di IA per la gestione dell’inventario e robot mobili (ho visto immagini di quelli di Amazon) automatizzano già ora la logistica.
Impatto sicuro anche nel settore finanziario e assicurativo con algoritmi di IA possono valutare rischi e prendere decisioni più velocemente, ad esempio nell’approvare polizze.
Soffro a vedere già oggi l’impatto sul mio mestiere di giornalista, perché già ora l’IA può generare articoli semplici basati su dati (resoconti di partite o report finanziari) usando strumenti come GPT o simili e l’evoluzione nelle Redazioni sarà rapidissima.
Tutto cambierà anche in altre professioni come avvocati, commercialisti e medici, agevolati di certo da tecnologie che con cui dovranno convivere e già in parte lo fanno in ricerche, diagnosi, elaborazione dati.
Clamoroso l’impatto nel settore dei traduttori e degli interpreti, investiti letteralmente da strumenti che si stanno diffondendo e che azzerano l’intervento umano. Ho trovato alcuni dati.
Si sostiene che 15 milioni di lavoratori italiani saranno influenzati dall’IA entro il 2035: 6 milioni a rischio di sostituzione, 9 milioni con possibilità di complementarità. Il 27% delle ore lavorate in Europa sarà automatizzato entro il 2030. I settori più esposti: ristorazione (37%), supporto d’ufficio (36,6%), produzione (36%).
Bisogna attrezzarsi: solo l’8,2% delle imprese italiane usa l’IA, contro il 19,7% in Germania.
Esiste la consapevolezza di non trovarsi impreparati: il 65,5% degli italiani teme effetti negativi sull’occupazione, mentre il 37,4% vede l’IA come opportunità per liberarsi da lavori ripetitivi.
Insomma: bisogna darsi da fare e posso assicurare che in molti settori dell’IA la Valle d’Aosta sta investendo bene il denaro con particolare attenzione a preziosi fondi europei e al PNRR che spingono ad essere pronti ai cambiamenti citati.
Bisogna farlo con accortezza e scegliendo bene. Non a caso - essendo la Valle d’Aosta capofila nel Digitale nella macroregione alpina - abbiamo commissionato uno studio sulle buone nell’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle 48 regioni che compongono l’Arco alpino.