Il periodo elettorale ben presente in Valle, in vista della presentazione di liste regionali e comunali con centinaia di candidati in lizza, mi riempie di pensieri, che mi interrogano, benché sia da tempo sullo scenario della politica.
Anzi, questa situazione la considero privilegiata, perché mi consente di vedere con una certa distanza e forse con un pizzico di saggezza quanto sta cambiando nel tempo. John Kennedy diceva: ”Il cambiamento è la legge della vita. E quelli che guardano solo al passato o al presente, certamente perderanno il futuro”.
L’equilibrio è quello di guardare all’avvenire, sapendo che cosa abbiamo dietro le nostre spalle.
Ho sempre vantato il fatto che la Valle d’Aosta fosse terra in cui si vive con grande interesse per la politica con i suoi annessi e connessi.
Sarà che siamo un lembo di Alpi piuttosto ristretto e che il numero limitato di abitanti facilita le conoscenze personali, ma è vero che io stesso ho vissuto, leggendo del passato e vivendolo di persona, questa partecipazione popolare e quella tensione emotiva che percorreva i territori e riscaldava le comunità.
Se si percorrono i secoli e i regimi che ci hanno accompagnato alla democrazia e al suffragio universale si vede come, prima con aspetti elitari e poi con un allargamento a tutti, si vede questo tratto di una forza della politica con discussioni interne e rapporti con l’esterno. L’apice è stato nel secondo dopoguerra, quando ci fu un periodo fecondo e nascente, che riempì le piazze e accese gli animi in confronti difficili e pieni di vitalità.
Oggi tutto si è come ristretto e questo non è un bene per la democrazia, che è una casa che va abitata per renderla viva e vegeta. Invece, per molte ragioni e diverse responsabilità, si assiste ad un inaridimento della sorgente.
Ci si accorge come esista un distacco che suona in molti casi come una rinuncia. Mi riferisco certamente al fenomeno dilagante dell’astensionismo, però vale anche per chi vota - per fortuna! - ma talvolta lo fa talvolta senza informarsi realmente.
Scriveva Bertolt Brecht: “Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico. Non sa che dal suo disinteresse nasce l’ignoranza, la miseria e la schiavitù”.
Osservava Albert Einstein e serve ad adiuvandum: “Il mondo è un luogo pericoloso, non a causa di quelli che fanno del male, ma a causa di quelli che guardano senza fare nulla”.
Ecco perché mi sforzerò sempre di spingere per la partecipazione, che sia elemento consapevole e che obblighi a percorsi di conoscenza e di arricchimento della propria cultura.
Ho incontrato persone con percorsi di istruzione e di formazione straordinari e chi, invece, ha scelto - senza basi particolari - di impegnarsi nel capire e approfondire per fare la politica e in parallelo l’amministrazione al massimo delle loro possibilità.
Ho anche incontrato, purtroppo, chi si è infilato in esperienze politiche senza coglierne la complessità e la necessità di un’immersione vera e propria dentro meccanismi che vanno compresi per non fare tappezzeria o le belle statuine.
Esserci con la necessaria consapevolezza, questo in fondo conta più di tutto, per l’elettorato attivo e passivo.