Lunga vita al pensiero di George Orwell e lo si vede di certo nel contesto della politica mondiale, come dimostrato in modo plastico da Donald Trump e le sue esternazioni alla Casa Bianca in diretta tv sul “caso Ucraina” all’inseguimento, direi paranoico, del Nobel per la Pace.
Vien da citare Orwell, quando scriveva: "In tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario". O peggio quest’altra sua espressione, che si applica come un vestito su misura su Putin e l’aggressione all’Ucraina: "Il linguaggio politico è concepito in modo da far sembrare vere le bugie e rispettabile l’omicidio, e per dare parvenza di solidità all’aria”. Lo diceva Aleksandr Solzhenitsyn che vide il passaggio fra Unione Sovietica e Russia: "Nel nostro Paese la menzogna è diventata non solo una categoria morale, ma un pilastro dello Stato".
Esiste, anche in politica, una logica di sussidiarietà che riguarda le bugie in politica. Si scende giù per li rami e lo vedo anche nel dibattito regionale. Mi diverto molto – o a tratti il riso diventa amaro – durante le campagne elettorali e ne ho collezionate parecchie, una attualmente è in corso e vedo che sono in tanti a voler prendere per fessi gli elettori.
Vedo dichiarazioni pubbliche e programmi elettorali, che ricordano la straordinaria figura di Pinocchio con la sola differenza, purtroppo, che il loro naso non si allunga per segnalare le bugie. Lo diceva autorevolmente lo scrittore Italo Calvino di come la figura del burattino – appunto con il naso che fa da segnale – sia un archetipo della menzogna stessa. Non a caso Pinocchio è diventato così famoso nel mondo e Carlo Collodi credo che sarebbe stupefatto di un successo così ampio su scala globale.
Il suo libro, datato 1883, venne recensito persino da Benedetto Croce che definiva il libro “fiaba morale universale”, perché va oltre la letteratura per l’infanzia, raccontando l’imperfezione e la fragilità dell’essere umano”.
Per chi si occupa, come me, della cosa pubblica ho ormai una specie di detector delle bugie elettorali, che dovrebbero servire a catalizzare voti. Molte di queste “balle spaziali” (simpatica espressione transitata da un film di Mel Brooks, che prendeva in giro la saga di Star Wars) si trovano ad un incrocio, che riguarda i poteri e le competenze della nostra Regione autonoma. Mentre una volta, rispetto allo Statuto di Autonomia, il riferimento, l’interlocutore e a tratti l’avversario era Roma, oggi su molte materie campeggi la normativa di carattere europeo.
Così, di fronte a chi promette bolle di sapone per infinocchiare l’elettorato, basta poco, per chi abbia esperienza, per identificare il Pinocchio di turno, anche se non è sempre facile trasmettere la constatazione a chi – elettore – può essere affascinato da chi racconta storie infondate.
Allora bisogna affidarsi all’onestà intellettuale anche in politica. Tombale, a questo proposito, una frase su cui vale la pena di ragionare di Bertrand Russel: “Mi sembra una disonestà fondamentale e un tradimento profondo dell’integrità intellettuale credere in qualcosa perché si pensa che sia utile e non perché si pensa che sia vero”.
Capisco l’obiezione verso chi, come me, ha vissuto per così tanto tempo dentro la politica e sembra manifestare ancora una sorta di stupore, che potrebbe essere considerato come ingenuità.
Non è stupore: resta sempre un’indignazione verso chi manipola la realtà e racconta frottole che spesso impressionano e influenzano coloro che hanno meno strumenti per potersi difendere dalle menzogne.
Esiste qualcosa di profondamento ingiusto in questi tentativi di manipolazione e di vera e propria estorsione rispetto a chi si beve rappresentazioni impossibili.
Per questo l’invito ad essere guardinghi verso i pifferai magici resta fondamentale.
Il Pifferaio Magico resta la metafora più adatta a descrivere chi sfrutta certa credulità per manipolare le masse. Ci sono poche cose peggiori.