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20 ago 2025

I Comuni, palestra di democrazia

di Luciano Caveri

La vita è fatta di tappe, alcune frutto della casualità.

Ci pensavo rispetto a cinque anni fa, qualche giorno in meno di oggi, quando davvero d’improvviso abbandonai l’idea di essere candidato Sindaco a Saint-Vincent.

Mi candidai, invece, al Consiglio regionale valdostano con successo.

Nella mia esperienza politica il livello comunale è stato una sorta di manchevolezza, ma questo non significa affatto disinteresse da parte mia verso l’espressione della democrazia più vicina ai cittadini.

Anzi, il reticolo dei 74 Comuni valdostani è stato e rimane un caposaldo sul territorio a beneficio delle diverse comunità. Tutte accomunate da un senso identitario verso quel che si puo dedinire la ”valdostanità”, pur avendo ciascuna una propria personalità distintiva. Insomma, il classico ”Uniti nella diversità” a beneficio, lo dico come federalista, del principio sacrosanto della sussidiarietà, che copre nel fondovalle e nelle vallate tutto il territorio in una logica di presenza politica e amministrativa che tutela anche i più piccoli.

I Comuni e il destino del loro ordinamento mi è sempre stato a cuore come deputato. Piano piano, dopo un lavoro preparatorio nelle leggi nazionali per aumentare i nostri poteri regionali sui Comuni, il fiore più importante - scusate l’afflato poetico - sbocciò con la riforma costituzionale del 1993. Allora riuscii, assieme al Senatore Cesare Dujany, nel risultato storico di aggiungere all’articolo due dello Statuto speciale l’ordinamento degli enti locali.

Un bouquet di competenze che di fatto ci hanno staccato dalla legislazione nazionale in diverse materie, senza più dipendere dal Ministero degli Interni, che resta il dominus in Italia per gli enti locali.

Ricordo con soddisfazione che grazie alla mia iniziativa legislativa ottennero la stessa cosa, mettendosi a ruota, le altre Regioni e Province autonome, perché solo la Sicilia aveva già questa materia davvero essenziale per le “Speciali”. Con costanza il nostro Consiglio Valle ha legiferato con diverse leggi, certo sempre migliorabili, ma che hanno affermato sempre le nostre particolari condizioni di autonomia.

Talvolta il Governo ha impugnato leggi regionali alla Corte Costituzionale e questo è avvenuto anche di recente su alcuni aspetti sui segretari comunali e sui finanziamenti dell’alluvione ai Comuni, in una logica gravemente centralista del Governo Meloni.

Sinora, tuttavia, il cuore della nostra libertà di decisione sui Comuni resta intatta e spetta a noi riprende il cammino delle riforme per ulteriori passi in avanti.

Intravvedo due sfide.

La prima è una vecchia storia: come consentire il mantenimento di ciascun Comune, con efficaci gestioni associate e strategie che non sempre si sono espresse nelle Unités dea Communes, già Comunità montane. Un percorso obbligato, uscendo da eccessi campanilisti senza forzature e facendo ogni scelta con i Comuni stessi.

La seconda essenziale è la crisi demografica, che può essere - al di là degli assetti istituzionali - un autentico tsunami per Comuni più piccoli, specie di montagna e di mezza montagna, che rischiano di spegnersi.

Le elezioni imminenti sono un banco di prova importante. Lo sono nella nella partecipazione alle elezioni con liste autorevoli, lo sarà per il numero dei votanti, lo sarà nella dialettica democratica e nel contenuto dei programmi.

La democrazia funziona, cominciando dal basso ed è la palestra anche per i giovani che prenderanno la guida della Valle in futuro.