La diretta TV e i suoi rischi

Il simpatico 'tweetSono sempre stupito e incuriosito dall'evoluzione tecnologica che investe le nostre vite e il nostro lavoro. Non appena capisci a fondo un meccanismo e le sue funzioni, spunta qualche cosa di nuovo e tocca aggiornarsi per non restare indietro. E' bene pure distinguere l'utile dall'inutile per evitare di lasciare sistemi affidabili e rodati a favore di qualcosa che si dimostri un innovativo flop. Resta il fatto che per millenni i progressi avanzavano come lumache, oggi le novità al volo sconquassano noi contemporanei con una progressione impensabile fino a pochi decenni fa.
Così le dirette radio e televisive una volta erano un grande problema tecnico. Da giovane cronista - 35 anni fa - in assenza dei telefoni cellulari, rimediavo cercando cabine telefoniche o telefoni utilizzabili per collegamenti necessari per qualche emergenza alla "Voix de la Vallée" o per qualche "Giornale Radio" nazionale con - a un certo punto - la capacità acquisita di collegare il sofisticato registratore a bobina "Nagra" alla cornetta telefonica.

Nel bacino di Aosta, sfidando qualche resistenza sindacale dei tecnici, cominciai a usare un apparecchio che si chiamava "Pastega" collegato via radio alla vecchia sede "Rai" di via Chambéry: una vera perla tecnologica. Poi l'arrivo dei telefonini ha reso tutto più agevole e si è evoluto con formule tecnologiche annesse che hanno reso il suono sempre migliore.
Le dirette televisive del lontano passato presupponevano meccanismi di trasmissione complessi, via ponti radio, e l'uso di mezzi esterni lenti da spostare. Ora ci sono "zainetti" che, sfruttando collegamenti telefonici più o meno sofisticati, consentono di giungere sul posto e trasmettere in un battibaleno e lo si è visto ampiamente nei molti collegamenti nelle emergenze terroristiche di questi giorni.
Questa medesima immediatezza caratterizza i "Social" con la differenza che oltre alle testate giornalistiche possono scrivere tutti, seguendo un certo hashtag che "bolla" i singoli fatti d'attualità.
Questa rapidità e assieme densità informativa crea ormai problemi seri sull'emergenza e sintomatica è stata la richiesta due sere fa a Bruxelles, da parte delle autorità di polizia, anzitutto a giornalisti ma in fondo a tutti i cittadini potenziali cronisti, di tacere per non favorire i terroristi braccati nei quartieri del centro della Capitale belga. Momenti di grande tensione per chi come me ama Bruxelles, ci ha vissuto e conosce bene la città e le sue tradizioni ormai mischiate ad un cosmopolitismo evidente per una Capitale europea, oltretutto in un Paese protagonista del colonialismo e dunque già attrattivo di altre culture.
A questa richiesta di zittire l'eccesso di notizie, che ha aperto un dibattito istantaneo ma degno di miglior causa su limiti e censure alla libertà di stampa, ha seguito una comprensione dei media che hanno messo la sordina. Poi, essendo le persone più intelligenti dei polemisti, "Twitter" è stato invaso da foto di gatti nelle pose più buffe per ridere con ironia e umorismo e per sdrammatizzare il clima greve che si era creato. Simpatica la Polizia che ha scherzato in risposta con una ciotola di croccantini per i mici.
Resta il problema - specie per testate e professionisti dell'informazione - di gestire bene le dirette con accuratezza e attenzione. Esiste, in particolare nei collegamenti dai luoghi più caldi nel cuore delle ultime notizie, non solo il timore che si diano notizie che agevolino i "cattivi", ma anche il rischio che per riempire il tempo e i vuoti si inizino a seguire notizie incerte, senza controllare le fonti, e ad almanaccare con ipotesi le più fantasiose che cozzano con la delicatezza di momenti drammatici e di forte impatto sull'opinione pubblica.
Altrimenti il declino del giornalismo - troppo spesso messo in mano persino a starlette televisive senza lo spessore necessario - proseguirà precipitevolissimevolmente.

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