Che la cultura Rom non sia un alibi

Un campo Rom a TorinoCi sono argomenti del "politicamente corretto" che sono un esercizio di equilibrismo e personalmente sto in bilico sulla corda solo sin quando ne sono convinto, altrimenti scendo.
Vorrei partire nel mio ragionamento proprio dall'espressione, così descritta per la "Treccani" dalla linguista Rita Fresu: "L'espressione angloamericana "politically correct" (in italiano "politicamente corretto") designa un orientamento ideologico e culturale di estremo rispetto verso tutti, nel quale cioè si evita ogni potenziale offesa verso determinate categorie di persone. Secondo tale orientamento, le opinioni che si esprimono devono apparire esenti, nella forma linguistica e nella sostanza, da pregiudizi razziali, etnici, religiosi, di genere, di età, di orientamento sessuale o relativi a disabilità fisiche o psichiche della persona. L'attenzione a tali tematiche ebbe origine negli Stati Uniti d'America, da dove si diffuse nel resto del mondo occidentale. Nata negli ambienti della sinistra negli anni Trenta del Novecento, amplificata dai moti sessantottini e adottata dagli orientamenti liberali e radicali, essa assunse dimensioni significative sul finire degli anni Ottanta, quando diventò una corrente d'opinione basata sul riconoscimento dei diritti delle culture e mirante a sradicare dalle consuetudini linguistiche usi ritenuti offensivi nei confronti di qualsiasi minoranza".

Ovviamente, senza estremismi e ridicolaggini, mi adeguo a questa visione, quando appunto si tratti di mantenere un atteggiamento moderato e di buonsenso. Trovo, però, che su alcune questioni ci si debba intendere, perché non vorrei neppure costruire castelli di alibi per chi non aspetta altro che approfittarsene.
Prendiamo la vicenda di Vittorio Casamonica, il capoclan dei Sinti stanziali di origine abruzzese che è stato al centro delle polemiche per i suoi funerali sfarzosi e caciaroni in una chiesa di Roma, dove la famiglia agisce in diversi rami del malaffare. Constato che la vicenda rischia di finire in un nulla di fatto, senza nessuno che paghi, nella logica di certo "perdonismo" che dilaga, profittando della smemoratezza popolare e della faccia di palta di chi non ha compiuto il suo dovere.
Sentivo l'altro giorno alla radio Santino Spinelli, in arte "Alexian", un italiano Rom, musicista e compositore, poeta, attore e saggista, oltre che insegnante di lingue e processi interculturali all'Università di Chieti. Si arrampicava sugli specchi a difesa delle esequie siffatte, spiegando che bisogna capire la cultura Rom di cui le esequie sarebbero un'espressione da accettare a difesa della diversità di un popolo.
Io capisco il discorso, ma voglio anche ben perimetrale il territorio della discussione per evitare di farmi prendere per il naso. Come tanti sono cresciuto con pregiudizi e persino paure verso quelli che comunemente chiamiamo "Zingari", che mi par di capire, così come "Gitani", non sia definizione considerata corretta. Per cui mi attengo al termine "Rom", anche se poi ci sarebbero ulteriori distinzioni che è meglio lasciare agli esperti, tanto sappiamo di cosa si parla.
Avendo rispetto per qualunque minoranza e pensando - solo per fare un caso - alle persecuzioni che i Rom subirono dal nazismo, con mezzo milione di morti nei campi di sterminio, nel tempo ho appreso a non avere preconcetti e ad avere sempre un animo sereno e assai critico verso ogni pregiudizio o forma di xenofobia.
Ma è altrettanto ingiusto che questa apertura diventi una lavatrice senza fine che veda nella cultura "romanì", cioè dei Rom, una sorta di passepartout per dare una patina di nobiltà a delinquenza e degrado che certo non lo meritano. Penso ai bambini ridotti in schiavitù per l'accattonaggio, alle donne perennemente incinte per evitare l'arresto se prese durante i tentativi di furto, ai campi nomadi ormai stanziali ridotti a pezzi per incuria e disinteresse di chi via abita, a trend di vita ingiustificati per chi faccia un lavoro onesto e via di questo passo.
Così come non si può essere comprensivi con un funerale pacchiano e simbolico, status symbol e espressione del potere dei Casamonica, che invece sarebbe per i goffi difensori d'ufficio un semplice rispetto delle tradizioni tribali.
Mi spiace ma se è così, allora divento politicamente scorretto.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri