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26 mar 2026

La ”turris eburnea” e la solitudine digitale: perché incontrarci

di Luciano Caveri

In queste ore si incrociano due questioni personali ma in qualche modo pubbliche.

Si tratta in entrambi in casi di parlare delle proprie esperienze in due ottiche diverse.

Ho di questi tempi una presenza con gli studenti delle Superiori per raccontare dell’Europa.

Altro appuntamento, in questo caso un unicum. Con un collega della politica valdostana, Ego Perron, abbiamo affrontato un pubblico amico dell’Union Valdôtaine in una cantina di Aosta con buoni vini e prodotti tipici, raccontando di noi.

La prima è una logica neutra e accademica, la seconda aneddotica e militante.

Chiarisco che rifuggo dall’autocelebrazione e dalla logica del ”laudator temporis acti”.

Tuttavia, mi fa piacere avere momenti di incontro e li ho sempre fatti, ma ora mi dà il senso di sentirmi utile, non avendo ruoli elettivi. Quando si è immersi nella politica più attiva e nella amministrazione più impegnativa, si finisce per trascurare quei contatti personali e umani che rendono viva l’attività pubblica, evitando il rischio di essere chiusi in una sorta di ”turris eburnea”.

Questa espressione “torre d’avorio” è da tenere da conto e mi sembra attuale nella attuale realtà. Storicamente si riferiva ad una condizione di isolamento di chi si ritira in un mondo ideale, astratto e lontano dalla realtà quotidiana, dalla società o dai problemi concreti, vivendo in solitudine sdegnosa o elitaria.

L’immagine ha radici antiche nel Cantico dei Cantici, un libro della Bibbia,,dove l’amato descrive la bellezza della donna amata con queste parole: ”Il tuo collo è come una torre d’avorio”. Una metafora positiva di purezza, eleganza e nobiltà (l’avorio era un materiale prezioso, liscio e candido). Immagine che fu ripresa e attribuita alla Vergine Maria. Un simbolo di purezza immacolata, bellezza inaccessibile e protezione.

Il senso attuale, metaforico e spesso negativo, nasce in Francia nell’Ottocento.,Nel 1837 il critico letterario Charles-Augustin Sainte-Beuve, nella poesia Pensées d’Août (dedicata a Villemain), usa l’espressione ”tour d’ivoire” per descrivere il poeta Alfred de Vigny. Sainte-Beuve contrapponeva Vigny (ritirato, introspettivo, dedito alla pura ispirazione artistica) a figure più impegnate socialmente come Victor Hugo. L’avorio evocava purezza e distacco, ma qui assumeva il tono di un rimprovero per eccessiva aloofness (distacco dal mondo reale).

Ho sempre avuto il rovello di fare un passaggio di competenze e di dare il senso dei miei pensieri in modo vivo e non mediato solo dallo scritto o da logiche comizianti.

Per questo mi piace raccontare faccia a faccia e rispondere a domande che stimolino ricordi ed idee.

Ma perché la modernità della torre di avorio, al di là del rischio che la politica di chiuda a riccio nelle sue dinamiche, perdendo il contatto con la realtà?

Perché oggi esiste una torre di avorio digitale, che rischia di imprigionarci in una sorta di solitudine e, in questo mondo digitale, anche i confronti diventano sterili se ad indirizzare la nostra cerchia di conoscenze sono algoritmi che falsano i contatti che otteniamo e limitano le logiche dialettiche.

È il rischio di una solitudine inespressiva e solipsistica.

Cito un passaggio significativo di un lungo articolo di Rebecca Solnit su Internazionale: ”La risposta alla solitudine siamo noi, gli uni per gli altri: una ricchezza che dovrebbe essere parte della nostra vita quotidiana. Dobbiamo ricostruire o reinventare le modalità e i luoghi in cui c’incontriamo; riconoscerli come spazi di democrazia, di gioia, di relazione, di amore, di fiducia. La tecnologia ci ha allontanati gli uni dagli altri e, sotto molti aspetti, anche da noi stessi, cercando di venderci dei surrogati. Riprenderci ciò che abbiamo perduto, purtroppo, non è semplice come varcare la soglia di casa. Abbiamo bisogno di un posto in cui andare e, soprattutto, di qualcuno da cui andare che desideri, a sua volta, entrare in contatto con noi”.

Stare insieme in un’aula scolastica o in una cantina. Sembra banale, ma non lo è affatto.