Sono un gattofilo sin da piccolo.
Vivo nell’illusione che i gatti mi riconoscano come tale. Noto, ma forse è un mio convinzione fallace, che normalmente un gatto che approccio asseconda le mie affettuosità e mostra - sempre con quella mutevolezza felina - un certo interesse.
È imbattibile il gatto quando riceve le coccole con quel suo linguaggio felino del corpo. Passa da uno straordinario assecondarti ad un “basta” imperativo.
Il gatto se apprezza accende le fusa, socchiude gli occhi, cerca la tua mano, inarca la schiena a come segno di gradimento delle carezze con la coda che pare un punto interrogativo. Ma il top è quando il gatto alterna ritmicamente le zampe anteriori spingendole dentro e fuori ed pare essere un ricordo del benessere quando da cuccioli succhiavano il latte dal ce tre materni e spingevano attorno alla mammella per stimolare il nutrimento.
Ma poi il gatto decide di dire basta: lo si vede dalla coda che sbatte, dalle orecchie appiattite, dai muscoli tesi, arrivando a mordicchiare e a liberarsi con le unghie delle zampe posteriori. Finisce l’idillio…
Aggiungo quanto mi ha sempre colpito e mi è tornato in mente per un articolo di Michel Marshall sul giornale inglese New Scientist (nella traduzione di Internazionale).
Arrivavano nello studio veterinario di mio papà dei gatti caduti da piani alti di condomini e sembravano più morti che vivi. Mio padre, cui non mancava lo spirito scherzoso, rassicurava i padroni sulle sette vite dei gatti, garantendo una ripresa che pian pianino avveniva con un micio redivivo.
Scrive il giornalista citato poco sopra: ”Quando cadono, i gatti riescono a girarsi nel verso giusto prima di toccare terra perché hanno un trucco segreto: un tratto della colonna vertebrale è in grado di ruotare in modo eccezionale.
"Abbiamo confrontato la flessibilità del tratto dorsale e di quello lombare della colonna vertebrale dei gatti e abbiamo scoperto che il primo è estremamente elastico", dice Yasuo Higurashi dell'università giapponese di Yamaguchi.
È noto che i gatti atterrano sempre sulle zampe. Se si capovolge un gatto e lo si lascia cadere, l'animale immediatamente si contorce a mezz'aria e cade con sicurezza nel verso giusto. Gli scienziati si chiedono da più di un secolo come ci riescono, e hanno proposto tre ipotesi”.
Ve le propongo per fare bella figura in compagnia: “Una è che la coda funziona come un'elica: quando il gatto la ruota da un lato il corpo ruota dall'altro. "Ma la coda sembra l'elemento meno importante, perché anche i gatti che non ce l'hanno riescono a girarsi", dice Greg Gbur dell'università del North Carolina a Charlotte, autore di Perché i gatti cadono sempre in piedi (Il Saggiatore 2020).
Secondo un'altra ipotesi, il modello ”bend and twist", il gatto piega il corpo quasi ad angolo retto e poi ruota la metà anteriore in un verso e la metà posteriore nell'altro, per cui le zampe arrivano nella posizione corretta tutte e quattro insieme. Infine, in base al modello "tuck-and-turn", è possibile che ruoti prima la parte anteriore del corpo e poi quella posteriore. Per fare questo allunga le zampe posteriori tenendo piegate quelle anteriori, e ruota la parte anteriore del corpo. Poi allunga le zampe anteriori e contrae quelle posteriori, ruotando il dietro. In questo modo un paio di zampe è orientato nel modo giusto prima dell'altro”.
Naturalmente tutto con apposita sperimentazione su gatti come cavie senza violenze e con una modellistica che in fondo conferma che i gatti sono dei sopraffini saltatori e fanno spesso gli acrobati contando con cadute in qualche modo controllate.