All’inizio di quest’anno è morto Roland Riz (Bolzano, 12 maggio 1927 – 12 gennaio 2026), che è stato uno dei più importanti politici, giuristi e accademici dell’Alto Adige/Südtirol.
Apparteneva alla Südtiroler Volkspartei (SVP), il partito di riferimento della popolazione di lingua tedesca, di cui è stato a lungo una figura di spicco come Obmann e parlamentare a Roma con grande considerazione generale.
Fu lui a spiegarmi l’interessante funzionamento della SVP, tecnicamente un partito di raccolta (traduzione del tedesco Sammelpartei), definizione che descrive una formazione politica che mira a rappresentare un intero gruppo sociale, etnico o religioso, superando le tradizionali divisioni ideologiche tra destra e sinistra.
La stessa posizione dell’Union Valdôtaine di cui faccio parte ed è una modellistica importante a difesa di piccoli popoli con una loro identità linguistica e culturale, che abbisognano di una difesa politica non inquadrabile altrimenti.
Roland Riz è stato per decenni la figura di riferimento giuridico-politica della Südtiroler Volkspartei e uno degli architetti principali dello Statuto di autonomia speciale dell’Alto Adige e della grande quantità di norme di attuazione che hanno reso l’autonomia sudtirolese sempre dinamica e rapida nei cambiamenti necessari al proprio ordinamento giuridico.
Ricordo bene, per averlo frequentato a Roma, questo signore distinto e elegante con occhi chiari e una straordinaria e vivace dialettica, che mi diede agli esordi del mio percorso politico un prezioso insegnamento, che ho sempre tenuto come una bussola utile nel mio lavoro dapprima alla Camera dei deputati e poi nel resto delle mie esperienze.
Ebbene, la prima volta che lo incontrai avvenne il 1 luglio del 1987. L’indomani sarei diventato Deputato per nome e per conto della Valle d’Aosta grazie alla fiducia dei valdostani e di quella circoscrizione elettorale su base regionale prevista nello Statuto di Autonomia e concretizzatosi con in collegio uninominale all’inglese.
Fu il mio coéquipier al Senato, il già esperto e politico di lungo corso Cesare Dujany (per me César con cui parlavamo sempre e solo in francese) ad organizzare una cena nel celebre ristorante Fortunato al Pantheon, uno dei luoghi della politica a Roma.
Trovai un Riz in gran forma e che, con una invidiabile verve, mi impartì una lectio brevis su come un deputato autonomista dovesse comportarsi in Parlamento.
Il sunto - che mi è capita spesso di usare con i giovani valdostani - è che tutto è utile per chi ha un’Autonomia speciale, ma indispensabile è una difesa costruita con le necessarie norme giuridiche, che si dimostrano l’unica vera difesa e servono anche per espandere, laddove necessario, poteri e competenze.
Insomma, una Autonomia come un organismo vivente, che si sostanzia, si mantiene e cresce senile interlocuzioni politiche diventano strumenti giuridici efficaci. Per questo - osservava Riz - bisogna saper pazientemente negoziare e farlo con rigore nelle proprie posizioni e con elementi di tranquillità e riservatezza, facendo valere con competenza e fermezza le ragioni che si esprimono a nome della comunità cui si appartiene.
Parole che mi sono rimaste stampate e che ho interpretato, attraverso il mio modo di essere, nelle interlocuzioni plurime se non infinite a Roma e a Bruxelles, che sono stati e restano gli interlocutori con cui fare i conti.
E bisogna farlo parlando con chi Governa e nel dialogo quotidiano nei Parlamenti di cui si fa parte senza timidezza e sentendosi sempre interpreti di idee e valori che sostengono più di tutto le ragioni per cui si è stati eletti.
Bisogna essere come dei prezzemolini. Uso questa espressione ”prezzemolino”, che so bene essere un termine colloquiale e scherzoso (spesso con una sfumatura ironica o leggermente critica) che indica una persona che sin fa vedere / appare dappertutto, che è presente in tutte le occasioni, eventi, discussioni o contesti possibili, quasi come se fosse onnipresente.
Per un esponente politico conscio delle propria dimensione numericamente limitata in grandi Assemblee parlamentari, è un obbligo non stucchevole, che deve appunto tradursi in emendamenti utili nelle leggi, in interlocuzioni per risolvere questioni concrete e nell’utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione del diritto parlamentare.
Ma questo va accompagnato dalla azione ”dietro le quinte”, fatta da un lobbismo buono, dalla creazione di reti e rapporti amicali, dal mostrarsi preparati ad affrontare discussioni e trovare forme di accordo e di compromesso, perché questa è la politica.
Lo scrivo non a caso nel ricordo di Roland e in fondo, nel ricordo di lui, per esprimere una gratitudine per le altre tantissime persone che ho incontrato. A molte di loro ho - per così dire - "rubato” insegnamenti preziosi e da loro ho avuto lezioni gratuite che sono state utili per crescere anno dopo anno e, come si dice, mai si finisce di imparare.