Leggo e la notizia mi diverte della musica del brano "L’entrata dei gladiatori" scritta dal compositore ceco Julius Fučík. Mi diverte perché si tratta della musica che si ascolta ripetutamente durante gli spettacoli del Circo, dunque evoca al semplice ascolto momenti lieti.
Ma diverte anche perché si sarebbe dovuto trattare di una marcia militare, scritta nel 1897 a Sarajevo, dove il musicista prestava servizio come capobanda dell'esercito austro-ungarico.
In origine la intitolò ”Grande Marcia Cromatica" (per via delle scale cromatiche usate), ma poi la rinominò ispirandosi alla sua passione per l'antica Roma e i combattimenti dei gladiatori, per poi diventare la musica che accompagna l'ingresso dei clown o degli acrobati.
Vien da dire che si tratta in fondo di un antesignano di un "meme”, vale a dire di un contenuto digitale (immagine, video, frase o combinazione di questi) facilmente riconoscibile e modificabile, che viene condiviso e reinterpretato rapidamente dagli utenti per esprimere umorismo, commento sociale o reazioni a eventi e situazioni. Ogni giorno ne ricevo nello scambio scherzoso con gli amici.
Contrariamente a quanto si possa pensare, la parola non è nata su un forum o su un social network. Il termine è stato coniato dal biologo evoluzionista Richard Dawkins nel suo libro del 1976, Il gene egoista.
Deriva dalla parola greca mimēma (ciò che viene imitato), accorciata per assonanza con la parola inglese gene. Dawkins definiva il meme come l'unità minima di evoluzione culturale. Proprio come i geni trasmettono informazioni biologiche, i meme trasmettono - nella sua teoria - idee, simboli o stili da una mente all'altra attraverso l'imitazione.
Dawkins notò che la cultura si comporta in modo molto simile alla biologia. Come i geni lottano per replicarsi nel DNA, le idee lottano per replicarsi nel cervello umano.
Se un'idea è efficace, viene ricordata e trasmessa; se è debole, muore. Gli esempi di "meme originali" citati da Dawkins erano: nella musica il motivetto che non riesci a toglierti dalla testa; frasi fatte e proverbi che diventato slogan; mode nel vestire che molti iniziano a seguire; credenze religiose che attraversano i secoli.
Dai geni della biologia ai meme odierni sembra un salto logico insensato, ma non è così. Quando Richard Dawkins ha coniato il termine nel 1976, non stava pensando a immagini con scritte sopra, ma a come le idee sopravvivano e si evolvano nella società umana.
Il punto di contatto con i meme di oggi sta nella mutazione. Nella teoria originale, quando qualcuno tramanda un'idea, spesso la modifica leggermente (per errore o per adattarla al contesto). Così avviene - e lo possiamo ricordare tutti - nel gioco del "telefono senza fili".
La frase iniziale è il meme. Ogni variazione è una mutazione. Se la versione modificata è più divertente o facile da ricordare della prima, diventerà la nuova versione dominante.
Riassumendo: il meme di Dawkins è dunque un’idea che si diffonde lentamente attraverso i secoli o i decenni e possiamo dire che questa teoria è stata visionaria rispetto a quel che sarebbe capitato sul Web.
Invece, su Internet il meme si diffonde globalmente in pochi minuti grazie alla tecnologia, ma segue esattamente le stesse regole di sopravvivenza ed evoluzione.
Forse il primo meme che ricordo in Rete, più di venti anni fa, furono i fuori onda in un telegiornale veronese di Germano Mosconi. Le sue volgarità e bestemmie crearono un’ondata di imitazioni, la campionata in canzoni techno, remix e altre amenità.
Ogni tanto vedo che esiste ancora qualche traccia, anche se il protagonista è morto nel 2012.
Una prece per un meme.