Bisogna sempre essere attenti agli anniversari delle Istituzioni. Non è una scelta formalistica o cerimoniosa, perché si tratta di seguire il fil rouge della Storia, senza il quale vivremmo senza memoria.
Winston Churchill disse: ”Più indietro saprete guardare, più avanti vedrete”.
Il 10 marzo 1946 in Italia si tenne la prima tornata delle elezioni amministrative post-belliche e fu la data storica in cui le donne votarono per la prima volta. Ciò avvenne grazie al decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, che sancì il suffragio universale femminile anche per l'elettorato passivo, cioè la possibilità di essere elette, per le donne dai 25 anni in su.
Fu la premessa al suffragio universale del 2 giugno successivo per il referendum istituzionale con la scelta fra Monarchia e Repubblica e anche per le elezioni dell'Assemblea Costituente. Ovvio festeggiare oggi il voto femminile, che fece rientrare l’Italia nel novero dei tanti Paesi che ben prima avevano fatto una scelta di civiltà.
In Valle d’Aosta si votò, invece, per i Comuni nel Novembre del 1946 a causa di un processo più complesso.
Da una parte un decreto Luogotenenziale del 1945 stabilì l’abolizione della Provincia di Aosta, ripristinando i confini naturali della Valle d’Aosta, togliendo il Canavese, dall’altra ripristinò i toponimi storici dei Comuni, che erano stati italianizzati in odio al particolarismo linguistico della Valle.
Con il medesimo strumento giuridico si diede il compito al Consiglio Valle che governava il territorio di far rinascere i Comuni accorpati dal Fascismo e di farlo con i necessari strumenti giuridici e per questo ci volle del tempo.
Lo ricordo a certi nostalgici del Ventennio, che farebbero bene a ricordare la persecuzione che ci fu nei confronti della Valle d’Aosta contro il francese e il patois e sappiamo come il Regime aveva abolito la democrazia comunale, imponendo la figura unica del Podestà, scelto fra i fedelissimi del Fascio.
Quelle elezioni furono una ventata di aria pulita, dopo l’aria mefitica di una dittatura cui oggi qualcuno - con revisionismo degno di miglior causa - tende a magnificare, riducendo un regime autocratico e liberticida ad una sorta di parentesi conservatrice benvoluta dagli italiani.
Evito di polemizzare qui: basta leggere la Storia senza paraocchi.
L’occasione dell’anniversario, in una manifestazione pubblica dell’Union Valdôtaine, mi è servita non solo a ricordare un passaggio storico, che evidenzia anche in questa cosa gli aspetti peculiari dell’ordinamento valdostano, ma anche per ricordare un lavoro di cui particolarmente fiero di quand’ero il Deputato valdostano.
Vale a dire l’ottenimento della competenza primaria sull’ordinamento degli enti locali attraverso una modifica dello Statuto speciale con legge costituzionale.
Un allargamento dell’Autonomia valdostana di assoluto rilievo, che è stato oggetto di contestazioni periodiche dello Stato alla Corte Costituzionale, a dimostrazione che il centralismo non demorde mai.
Una visione di insieme di questi pronunciamenti fa vedere un certo irrigidimento della Consulta, che tende a livellare in senso negativo la prerogativa statutaria sugli enti locali.
Quando si parlerà ldi riscrittura in senso innovativo dello Statuto, bisognerà ricordare come maggior spazi di libertà in questa materia sono del tutto necessari per evitare che nelle scelte politiche e giuridiche della Valle d’Aosta ci siano intromissioni che spesso non hanno davvero senso.
Non è un richiamo demagogico o lamentoso, ma la coscienza che le norme giuridiche contano.