Mai tradirò il mio profumo ”Eau Sauvage”, che scelsi - e non ricordo bene perché - quando ero adolescente.
Viene considerato - lo dico tipo consiglio per gli acquisti - uno dei profumi più iconici e rivoluzionari della storia della profumeria maschile, creato dalla maison Christian Dior e lanciato nel 1966.
Il tentativo recente di farmi passare al nuovo “Sauvage” è miseramente fallito: sarò in questo - e non in altro - un conservatore, ma trovo che la fragranza (scusate il vezzo inutile) faccia ormai parte di me.
Il fondatore Christian Dior era morto nel 1957, quindi il profumo è stato sviluppato sotto la direzione creativa di altri. Leggo per curiosità che fu il primo profumo maschile della maison ufficiale di Christian Dior il “naso” (il maître parfumeur) fu Edmond Roudnitska, uno dei più grandi profumieri del XX secolo.
Vi risparmio le caratteristiche dell’insieme floreale-aromatico e le note di fondo di Eau Sauvage, che - nella mia ignoranza sul tema - mi fanno venire in mente lo scrittore Patrick Süskind e il suo celebre romanzo ”Il profumo". Racconta la vita di Jean-Baptiste Grenouille con il suo olfatto sovrumano, capace di distinguere e catalogare migliaia di odori con precisione assoluta.
Sul perché ”Eau Sauvage” esiste una storia divertente e confermata da più fonti, che precede nel tempo la morte di Christian Dior, quando proprio lui stava cercando un nome per questo nuovo profumo maschile da affiancare a quelli femminili. Chiese aiuto al suo amico Percy Savage, un inglese famoso nel mondo della moda.
Savage arrivò in ritardo a casa di Dior; il maggiordomo lo annunciò come “Monsieur Sauvage”. Dior esclamò qualcosa tipo "Oh, Sauvage!".
Ecco come nacque il nome!
Ma sono arrivato sin qui per una scoperta singolare. Morto Christian Dior, ebbe un ruolo per molti anni nella casa di moda la sorella, che ha una storia bella da raccontare.
Si tratta della sorella minore di Christian, di 12 anni più giovane, si chiamava in realtà Ginette Marie Catherine Dior, ma è sempre stata conosciuta come Catherine. Era la più piccola dei cinque fratelli Dior.
Catherine e Christian erano particolarmente legati: condividevano l’amore per i fiori, il giardinaggio e un certo senso estetico. Negli anni '30 visse con lui a Parigi; durante la guerra si rifugiarono insieme per un periodo in una fattoria nel sud della Francia.
Catherine dal 1941 entrò attivamente nella Resistenza francese, lavorando per una rete di intelligence franco-polacca anche grazie ad una storia d’amore con Hervé des Charbonneries, un resistente sposato più grande di lei, che la introdusse nel movimento. Portava messaggi, raccoglieva informazioni strategiche e usava a volte l’appartamento parigino del fratello come punto di incontro (Christian non era formalmente nella Resistenza, ma la sostenne silenziosamente).
Nel luglio 1944 venne arrestata dalla Gestapo a Parigi, torturata ma non parlò mai non tradendo nessuno della rete cui apparteneva.
Deportata su uno degli ultimi treni da Parigi nell’agosto 1944, finì nei campi di concentramento tedeschi. Sopravvisse a lavori forzati, marce della morte e condizioni disumane. Fu liberata nell’aprile 1945 (probabilmente fuggendo durante una marcia vicino a Dresda) e rientrò a Parigi alla fine di maggio 1945, in condizioni fisiche drammatiche.
Ricevette importanti decorazioni per il suo eroismo.
Si ritirò a vita più semplice in Provenza, coltivando rose (soprattutto la rosa di Grasse e altre varietà) con il compagno Hervé des Charbonneries. I fiori della sua terra entrarono in parte nella composizione dei profumi Dior.
Morto il fratello a soli 52 anni, Catherine divenne una sorta di erede morale della maison: si occupò di preservarne l’archivio, l’eredità e fu presidente onorario del Musée Christian Dior a Granville fino alla fine della sua vita. Morì nel 2008 a 90 anni.
Era una storia che non conoscevo e che mi pareva bella da raccontare.