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18 gen 2026

La violenza giovanile e i “maranza”

di Luciano Caveri

Certa violenza giovanile impressiona e non va sottostimata, che sia delinquenza autoctona o frutto dell’immigrazione. La gravità non ha colore della pelle o origini etniche: chi viola la Legge va punito!

Leggevo Beppe Severgnini sul Corriere, che raccontava di forme di violenze e teppismo nella sua Crema natia con un misto di disgusto e preoccupazione.

Scrive e concordo, scorrendo l’intreccio fra cronaca nera e cronaca giudiziaria: “Succede di peggio, come sappiamo: risse, pestaggi, accoltellamenti, rapine. I treni locali, dopo il tramonto, sono infrequentabili. Chiamarli "maranza" è sbagliato. Quello è un modo di vestirsi e atteggiarsi, non necessariamente violento. Parlare di "baby gang", invece, è riduttivo: non sono così baby, i delinquenti in questione. Sono ragazze e ragazzi abbandonati, annoiati, frustrati, impuniti.

Queste cose Giorgia Meloni le sa benissimo. Dopo tre anni e più di governo, non può cavarsela scaricando la colpa sui magistrati, come ha fatto venerdì in conferenza-stampa. Le leggi sono complesse e ingarbugliate; la polizia locale è impotente; le sanzioni sono anacronistiche. Riempiamo l'Italia di carceri minorili, da cui quei ragazzi usciranno ancora più cattivi?

Forze dell'ordine e magistratura hanno bisogno di poche norme, semplici e applicabili. Ti trovo con un coltello? Hai provocato una rissa? Hai rubato un telefono? Niente patente fino a ventun anni, sanzioni pecuniarie ai genitori, servizi sociali obbligatori. Magari nella lavanderia di una Rsa, dove giovani braccia sono sempre utili”.

Su certa manica larga presente in alcuni procedimenti giudiziari penso che sia bene rifletterci: basta parlare con qualche autorevole rappresentante delle Forze dell’ordine e allarga le braccia per un senso di impotenza di fronte a certo garantismo.

Esiste anche la questione - su cui altri Paesi stanno agendo - che riguarda in Italia un sistema di responsabilità penale molto attenuato per i minorenni fra i 14 e i 18 anni e con una sorta di impunità sotto i 14 anni.

Personalmente ho visto come spettatore in certe occasioni un senso di arroganza anche in minorenni che spaventa con a loro fianco famiglie “giustificazioniste” e non, viceversa, impegnate ad una educazione dei figli che sbagliano.

La questione “maranza”, come definiti dallo stesso Severgnini, è tema serio, perché fenomeno sociale evidenziato da certi Social con un effetto diffusivo impressionante.

Fra gli anni Ottanta e Novanta con epicentro Milano, il "maranza" era il termine gergale per indicare il "tamarro" o il "coatto". Deriva probabilmente dalla fusione di "marocchino" (usato in senso spregiativo o come riferimento ai tratti mediterranei) e "zanza" (termine milanese che indica il piccolo truffatore o chi vive di espedienti).

All'epoca descriveva i ragazzi delle periferie che frequentavano le discoteche di musica dance/commerciale, vestiti in modo vistoso e spesso con atteggiamenti arroganti.

Il termine è tornato prepotentemente di moda intorno al 2021-2022, trasformandosi da insulto locale a una vera e propria estetica (o "subcultura") digitale.

IGrazie a TikTok, l'identità del maranza è stata codificata. I tratti distintivi includono la tuta Tech Fleece di Nike, il borsello a tracolla (spesso di lusso, vero o falso), i piumini lucidi (stile Shiny Moncler) e il taglio di capelli sfumato con i ricci sopra, così come un taglio di un sopracciglio come identificativo.

L’algoritmo, che agisce come moltiplicatore delle mode, ha creato una modellistica globale con uno status estetico e culturale che sta incidendo, come un marchio a fuoco, sugli adolescenti con componenti aggiuntive di violenza che spesso trascendono.

Non bisogna mai sottostimare casse di risonanza di questo genere e affrontare il tema in termini educativi è essenziale, ma senza componenti punitive, laddove necessarie, la vedo dura.