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14 gen 2026

L’armocromia: esistono nostri colori?

di Luciano Caveri

Non si finisce mai di scoprire quanto non si conosceva e in fondo bisogna sforzarsi sempre di guardare con attenzione quanto ci attornia e - a una certa età - questo è indispensabile per non finire nel cassetto con la naftalina.

Certo è facile osservare, pur sommessamente, come le mode siano sempre più globali e esista una specie ”koiné” - una lingua franca digitale - che descrive, in modo metaforico, l'effetto di diffusione e standardizzazione linguistica e culturale prodotta oggi dai social media. Esiste sul tema una convergenza tra linguisti, sociologi della comunicazione, giornalisti culturali e addetti ai lavori del digitale.

E se ne coglie il riflesso specie sulle generazioni più giovani, ma finisce per riverberarsi su tutte le generazioni, anche quelle più attempate per non perdere il tram della modernità. Cerco di esemplificare con un fenomeno sociale che vedo crescere.

Premessa: sono convinto di avere dei colori che mi piace di più indossare e dunque che mi stiano bene addosso. In famiglia vengo preso in giro perché, se fosse per me, i vestiti sarebbero sempre blu, certo di diverse tonalità, ma blu.

Ora, che sono meno costretto a giacca e cravatta per impegni formali, giuro che cercherò di sdoganare nuovi colori Lo farò senza l’uso di un esperto di “armocromia”, che è un neologismo italiano, che pare intuizione dell’imprenditrice Rossella Migliaccio, napoletana milanesizzata.

Ne avevo sentito parlare in ambito familiare, ma mi era rimasto impresso, quando avevo letto che la Segretaria del PD, Elly Schlein, aveva chiesto consigli ad una professionista di questo genere per avere consigli sul look più adatto.

Armocromia è una parola composta da: armo da armonia e cromia dal greco chrôma e cioè colore. Il significato letterale è quindi “armonia dei colori”.

In ambito internazionale, invece, si parla adoperando l’inglese e sulla base di diverse pubblicazioni, che hanno anticipato l’esplosione del fenomeno in Italia, di Color Analysis o di Seasonal Color Analysis o versioni simili nelle altre principali lingue del mondo.

Nell’armocromia emerge anche un’altra parola, che è ”palette” (in francese la tavolozza di colori), indicando l’insieme organizzato di colori che valorizzano una persona, in base alle caratteristiche naturali di incarnato, occhi e capelli. È quindi una selezione coerente di tonalità (abiti, accessori, make-up, capelli) pensata per creare armonia cromatica con l’aspetto individuale.

Discutendo con mia moglie, assai scettica sul fatto che ne scriva considerando il fenomeno più femminile che maschile, scopro che ad ogni persona viene assegnata a una "stagione", che elenco.

Inverno: Colori freddi, scuri e brillanti; Estate: Colori freddi, chiari e tenui (pastello); Autunno: Colori caldi, scuri e opachi (tonalità della terra); Primavera: Colori caldi, chiari e luminosi. Confesso di non avere rudimenti che mi consentano un giudizio e, senza pregiudizi, trovo l’esercizio divertente.

C’è chi parla di strumento predittivo molto affidabile, che resta una tecnica estetica e non una verità clinica. Infatti e più severamente certa pubblicistica parla di una ”falsa promessa”, basata su di una moda con radici artistiche e non su base scientifica. Insomma, più o meno come avviene per l’astrologia.

Se anche così fosse e si trattasse di qualche cosa di simile all’effetto placebo che vale per i farmaci, credo comunque sia che qualunque cosa possa far sentire meglio le persone dovrebbe avere un riconoscimento positivo.