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29 nov 2025

Le storie e le diverse letture

di Luciano Caveri

Fa sempre impressione quando - in una logica da catena di Sant’Antonio - ci sono brani che finiscono per essere ripetuti a dismisura, perché ricopiati, sui Social.

Può essere che qualche lettore non sappia che cosa sia la catena di Sant’Antonio: era un meccanismo di messaggi anonimi che chiedevano di essere copiati e inoltrati ad altre persone, spesso con la promessa di fortuna o peggio con la minaccia di sfortuna se non lo si faceva.

Il nome “catena di Sant’Antonio” deriva dal fatto che, in origine, queste catene erano richieste di elemosina o preghiere che circolavano invocando Sant’Antonio di Padova, tradizionalmente considerato un santo “miracoloso” e legato all’aiuto ai poveri.

Anche a me arrivavano lettere di questo genere, serenamente cestinate.

Col tempo, questo meccanismo religioso-caritativo si è trasformato in un modello di diffusione automatica dei messaggi, perdendo il contenuto spirituale ma mantenendo la logica dell’“inoltra a X persone”.

Torno al tema.

Circola questo interessante tormentone. Racconta di quando alla celebre attrice Sophia Loren a Londra rubarono tutti i suoi gioielli e lei piangeva, avvilita.

Virgoletto il racconto standard: «Vittorio De Sica, che le era seduto accanto le disse: “Donna Sofì, non sprecare le tue lacrime. Siamo due napoletani nati nella povertà. I soldi vanno e vengono. Pensa quanti ne perdo io al casinò…”.

Lei gli rispose: “Che dici, Vittò, nun aje capito. Quei gioielli erano parte di me…”.

“Sofì, stamm a sentì” le disse, ” non piangere mai per qualcosa che non possa piangere per te”».

Questo racconto con il dialogo fra l’attrice e il celebre regista-attore lo si adopera per la morale che sottende.

Questa espressione riassume un sentimento di priorità per le relazioni umane e la loro perdita, rispetto al valore materiale delle cose.

Scavando nell’episodio, trovo un commento del 1960 del celebre scrittore veneto Giovanni Comisso sulle pagine de L’Espresso: “Il giorno tale dei tali del mese di maggio l’attrice del cinema Sophia Loren è stata derubata a Londra di tutti i suoi gioielli per un valore di circa trecento milioni. Questa attrice che prima di diventare Sophia Loren era una povera ragazza napoletana, quasi una scugnizza, e si chiamava Scicolone, ne è rimasta esasperata, disperata, profondamente scossa. Ella, da ragazza, aveva conosciuto la miseria, aveva saputo cosa sia non solo non avere gioielli, ma neanche il denaro per comperarsi una catenina d’oro. Col suo lavoro era riuscita a possedere collane di rubini, braccialetti di brillanti, anelli con zaffiri e smeraldi eccetera, ed era così giunta ad adorarli come balsami annientatori della triste giovinezza. Ella credeva nel valore dei suoi gioielli e il suo dolore fu immenso. “Proprio a me hanno voluto fare questo dispetto” gridò femminea e infantile tra le ondate della febbre”.

Poi una spiegazione più avanti: “Sophia Loren credeva tanto al valore dei suoi gioielli che trovandosi appunto a Londra per recitare in un film dal titolo ”La milionaria”, aveva voluto apparirvi in scena con quei gioielli. Nella sua innocenza di ragazza napoletana ella non sapeva che le vere milionarie se comprano gioielli lo fanno per capitalizzare la vile moneta, ma non per indossarli. Neanche i regnanti lo fanno, tranne forse nel giorno dell’incoronazione, e si usa invece indossare le imitazioni dei gioielli veri i quali vengono gelosamente custoditi nei forzieri delle banche”.

E poi un pensiero: “Le vere pietre preziose di Sophia Loren sono state le sue labbra carnose nel sorriso, i suoi occhi rilucenti, le sue forme sinuose e rampanti. Queste almeno hanno avuto il loro attimo. I loro attimi di rarità e sono stati valutati con quei diversi milioni di cui una piccola parte è stata impegnata nei gioielli rubati. Ma anche quei gioielli del corpo hanno la loro illusorietà. Una volta erano autentici ed ora sono falsi. La natura ha il suo giuoco segreto, ma esatto. Le bellezze non sono eterne ed è così che diventano rare e pregiate. Il rapporto tra quegli occhi lucenti e quel sorriso carnoso non è più naturale come anni addietro, ma ricostruito su uno schema che fu naturale. Siamo quindi in pieno regime di gioielli falsi. Il ladro sembra che dapprima avesse avuto interesse a quei gioielli del corpo e che li avesse spiati attraverso un buco fatto nella parete. È stata forse la delusione a spingerlo verso gli altri gioielli che aveva visto riporre nella valigetta di cuoio nero?”.

Quale ragionamento vale nel confronto fra l’ammonimento saggio di De Sica alla Loren e, invece, l’ammonimento rude di Comisso?

Molto semplice, in realtà. Dimostra come lo stesso, identico episodio possa avere diverse letture e questo è un insegnamento che va sempre ricordato.