Treinadan!

Oscar WildeEccoci dall'alto del 1° gennaio a guardare dentro di noi, come bisogna fare, a ridosso dei festeggiamenti, che magari ci hanno lasciati un po' rincitrulliti, ma ci sta che ciò avvenga a Capodanno con il réveillon.
Si cambia così il calendario e si butta via quello precedente e questo è per me uno dei pochi gesti davvero fisici (cartacei) di passaggio, visto che da anni non uso più agende o agendine, perché tutto è passato alle tecnologie digitali.
Auguro anzitutto a chi legge questo mio Blog - e siete parecchi a farlo - le cose più belle, perché questa è la forza scaramantica delle formule beneauguranti che ci scambiamo in queste ore di passaggio. In quella valdostana - Treinadan! - c'è una profondità storica, che riporta al latino "strena" e cioè ad un dono che era anche un buon presagio. Oggi il regalo fisico non esiste più in queste ore, ma resta l'auspicio che ci trasmettiamo gli uni con gli altri, come una sorta di collante della comunità, cominciando da familiari, amici e conoscenti.

Un anno se ne va nel rituale del conto alla rovescia, che a mezzanotte in punto ha rottamato il 2015 e salutato l'arrivo del nuovo anno, il 2016. Anno bisestile e dunque tradizionalmente guardato con sospetto, ma che suscita questa volta una naturale simpatia - nel solco del sempre valido "primum vivere" - perché pieno di festività poste strategicamente lungo la settimana per creare un effetto "ponte".
Non sono superstizioso, per cui rifuggo a due classici di questo periodo. Il primo - che trovo davvero risibile - sono gli oroscopi, il cui fondamento scientifico è nullo, ma agiscono come l'effetto placebo su chi ci crede, dando l'illusione di chissà quale imminente svolta, debitamente confezionata in profezie da pronta beva. Se davvero la nostra vita fosse legata al fantasioso Zodiaco, al posto di andare dal medico intaseremmo gli studi dei maghi, che tra l'altro in questi giorni in televisione mostrano una sicumera degna di miglior causa, visto che tra un anno basterà qualche verifica tra detto e avvenuto per capire che non ci hanno preso.
Il secondo classico del periodo sono gli esperti - economisti, politologi, scienziati - che sondano quel che ci porteranno i prossimi mesi, aiutati dal fatto che nei giorni festivi prima di fine anno le notizie d'attualità si fanno rarefatte e dunque tocca rispolverare questi aspetti predittivi per riempire. Per carità, sono spesso molto interessanti, ma poi sappiamo bene che la realtà - fatta di sorprese - saprà stupirci come cittadini del mondo.
Per cui, tra realismo e legittime speranze, affrontiamo il mare tempestoso del nuovo anno, perché tutto si può dire - e lo scrivo pur essendo un inguaribile ottimista - ma certo il periodo è difficile e complicato e fare finta di niente purtroppo non servirebbe a nulla. Se è difficile capire bene cosa avverrà, restano e pure a costo zero i buoni propositi con cui lastrichiamo il nostro cammino, quando si entra in un anno nuovo di zecca.
Io, al di là di quanto è già tracciato dalla routine della vita e sperando che non ci siano cattive sorprese, spero che il 2016 serva alla Valle d'Aosta per ritrovare quegli elementi di fierezza senza i quali il destino prossimo venturo sarebbe ancora nel solco dell'attuale discesa agli Inferi con un impoverimento economico, culturale e morale che spaventa. Non è questione di dispute politiche da quattro soldi e neppure frutto di chissà quali ambizioni personali, ma la speranza sincera che si possa spezzare la cappa pesante di inconcludenza e affarismo che ci sta soffocando e la morte per asfissia sarebbe un ben triste destino per l'autonomia valdostana contemporanea.
Per concludere: vale per tutto l'anno e fuor di politica, quel ragionamento, che uso come viatico, che si deve ad Oscar Wilde e che suona - pur provocatorio e sardonico - più o meno così: «Non bisogna cercare di aggiungere degli anni alla propria vita, ma semmai cercare di aggiungere della vita ai propri anni».

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