Canta che ti passa

juke_box.jpgQuando la politica, nel cuore dell'estate, si tinge di coloriture da teatro dell'assurdo, conviene pensare alle estati di tanti anni fa. Quelle estati da ragazzi, che non finivano mai e la gioia di vivere era un virus contagioso.
Pensavo a come oggi facciano i ragazzini a sopportare l'assenza dei juke-box e non c'è musica scaricabile da Internet o scambiabile con il bluetooth che regga alla socialità fisica del juke-box. Bastava una monetina per scegliersi il disco e la programmazione scelta era un'operazione multistrato.
Un disco da soli, con gli altri, in due, in tanti, per fare ambiente, per crearsi una nicchia, per ballare, per cantare, per lumare, per ridere, per piangere...
E via di questo passo mentre il disco prescelto, numero e lettera, suonava dalla pancia del juke-box.

Commenti

Trovarlo...

...oggigiorno un juke-box!
Anche volendo, è un pezzo di antiquariato, ormai inesistente nella maggior parte dei locali. Un po come cercare un videogioco di "Pacman" al bar, o una cabina del telefono in piazza.
Ora ognuno di noi ha il suo juke-box personale, il suo "Pacman" personale, il suo telefono personale...
Il tutto tante volte riunito nello stesso piccolo oggetto portatile!

Hai ragione...

ma trovo che siano oggetti, per quanto ci si scambi le musiche, personali e non collettivi.
Il juke-box era come un caminetto attorno al quale si svolgeva una vita sociale.

Ho un amico...

che ne ha comprato uno.
Il juke-box è fantastico. Ogni tanto mi incanto a guardarlo cambiare le luci e, quanto mi manca, il non saper ballare, ma il facile lento avvicinava all'altro universo umano... per me il femminile.
Sono affascinato dal "web 2.0" ma vorrei far fare una festa a molti dei ragazzi cuffiettavestiti, l'esperienza di trasformare una monetina in lire in musica magnetica per altro essere umano...
Acc... sto diventando romantico...

Romantico?

...o stiamo, semplicemente, diventando tutti vecchi?
Scherzi a parte, al juke-box non si può che riconoscere un aspetto comunitario e di formazione musicale individuale non indifferente. Rammento il primo nel quale infilai una monetina, all'ancor oggi esistente "Bar Chamonix" di Aosta, in cui suonavo ripetutamente, per la gioia di papà e degli amici che con lui frequentavano il locale, "Girano" di Gipo Farassino (che ebbi poi l'emozione di sentire anche dal vivo nel concerto da lui tenuto in occasione dell'inaugurazione dell'allora "Conti", oggi "Gs").
Eppoi, oltre a quelli nei bar bazzicati nei primi anni dell'adolescenza, a venire letteralmente gonfiato dalle nostre "centolire" era quello alla piscina scoperta. Lì, visto il brulicare di successi estivi "usa e getta" aiutato dal "Festivalbar" (in cui a scatenare le nostre tempeste ormonali era l'oggi quarantanovenne Susanna Messaggio), c'era solo l'imbarazzo della scelta, ma di norma la spuntava "Words" di F.R. David. Quello che ricordo aver resistito più a lungo, sotto i violenti colpi della modernità che li fece sparire uno dopo l'altro, in un macabro domino, era alla pizzeria "La Rotonda". L'ultima canzone di successo che mi venne regalata "gettonando" fu "El Diablo", che cambiò per sempre la strada dei Litfiba (in peggio? In meglio? Sono punti di vista...). Poi, appunto, sparirono, come una razza animale sgominata dall'idiozia dell'essere umano. Karaoke ante-litteram, ottimo strumento per risollevare una serata partita magari male (mettendo su il brano eletto a "inno" della propria compagnia), miniera d'oro per alcuni (sono pronto a giocarmi una cifra a piacere sul fatto che nella vita di Nick Hornby ci sia stato un "Wurlitzer", o simili, altrimenti non sarebbe mai diventato Nick Hornby), il juke-box ha regalato una colonna sonora alla nostra gioventù.
Però - e in questo sta anche la sua valenza pedagogica - l'ha fatto obbligandoci a condividere quei suoni, quelle voci e quelle sensazioni, cosa che ci ha aiutato a crescere, ben diversa dall'autoisolamento dell'mp3. C'è solo da essere tristi pensando che i nostri figli non avranno juke-box (ma, verosimilmente, dei ben sempre più voraci videopoker) nei bar in cui andranno.
Io, nel pomeriggio in cui la politica si è tinta dei colori per cui Dino Buzzati, maestro dell'assurdo, sarebbe stato orgoglioso della Valle d'Aosta, ho maledetto di non averne uno in ufficio, per suonare un quarantacinque dell'epoca, "Rotta per Casa di Dio" degli 883 (1993): «Cisco addocchia la cartina e poi dice "no'"/ Stiamo andando affan...».

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