Mucche da export

mucche_riposano.jpgLa storia dell'addomesticamento e della lunga convivenza uomo-animale fra le mucche di razza valdostana e i valdostani è degna di un film a puntate, che attraversi i millenni con tutte le trasformazioni della zootecnia. Mi sfugge, però, il significato delle decisioni recenti che prevedono una logica di conquista di nuovi territori.
Che ci fossero bovine valdostane in Piemonte era comprensibile, che si fossero spinte in allevamenti ad Imperia interessante, che persino in Marocco sui Monti dell'Atlante ci fosse stata qualche esportazione di capi era nelle cose, ma che oggi si immagini una "stalla modello" valdostana in Romania (studiata, studiatissima...) con mire sugli alpeggi dei Carpazi apre il cuore ma fa vacillare il portafoglio.
Al momento della partenza, tutti a salutarle con il fazzoletto in mano.

Commenti

"La Vallée notizie", sabato 9 maggio 2009

Riporto testuale, dalla rubrica a pagina 10:

Il sogno rumeno
Cos'hanno in comune gli allevatori e le aziende elettriche valdostane? Tutti tentano di far fortuna nella terra che fu di Ceauşescu ed ora ha il volto della Comaneci. La logica di sistema purtroppo latita, come le comunicazioni agli iscritti dell'Arev sulle attività dell'Associazione.
Palazzo regionale sostiene tutte le iniziative. La Valle d'Aosta, dopo il gemellaggio in letargo tra Aosta e Sinaia, tenta quindi di rintracciare gli eredi delle scappatelle ai tempi della Guerra fredda in due regioni rumene: Prahova e Harghita, soit éleveurs soit entrepreneurs.

Grandi!!

Mistica mi ha fregata...

.Ma la tentazione di intervenire sul tema è troppo forte, quindi mi permetto di riportare anch'io un pezzo uscito qualche tempo fa sulla "Gazzetta Matin". Luciano, vedila come esempio di par condicio!

I bovini del Ministro Brunetta
Non voglio tornare su argomenti già oggetto di questa rubrica e non è mia intenzione passare per anti-animalista, ma devo ripetermi: la convivenza esseri umani-fauna, come tutti i rapporti di coesistenza, necessita regole chiare per non rischiare di trasformare il pianeta in un far west. Ieri, di rientro dall'autolavaggio ho rischiato un infarto a causa di un rumore improvviso: un tonfo, un rumore secco e pesante proveniente dal finestrino del guidatore, mi ha fatto sobbalzare. La mia auto, fiammante dopo una pulizia di venticinque euro, ha "inciampato" in un simpatico e senza eufemismi imponente ricordo della désarpa. Risultato: anziché dal lavaggio, l'auto sembrava appena uscita da una concimaia. Certo, l'influenza intestinale è male di stagione e non si capisce perché le mucche dovrebbero esserne indenni, del resto anche loro sono vittime dello sbalzo di temperatura causato dal rientro dalle vacanze in alta montagna. Tuttavia mi domando, è forse troppo sforzo pensare di inserire nel calendario degli eventi collegati ai festeggiamenti per la transumanza una voce di costo per "interventi d’igiene pubblica"?
Per tutelare l’allevamento e consentire a tutti noi di mangiare carne autoctona certificata e latticini controllati - che di certo non sono il massimo in periodi d'influenze! - l'intervento pubblico è fondamentale, purtroppo però, a fronte d'investimenti finalizzati a giustificare alla Commissione europea il fatto che le mucche di montagna, universalmente (!) classificate come animali più selvaggi e inquieti, possano vivere senza il cappio al collo in una stalla, ci si dimentica di intervenire nel punto di congiuntura tra vita umana e vita di alpeggio.
I bovini sono gli esseri più assistenzialisti che io conosca, battono anche i dipendenti pubblici dell'immaginario di Brunetta. Questi animali godono di privilegi che i neonati della specie umana possono scordarsi: assegno per la natalità, controlli e assicurazioni sanitarie che consentirebbero agli umani di andare ad operarsi ogni anno in cliniche di lusso, rassegne e manifestazioni pubbliche per celebrarne ogni passaggio della vita - a fronte di liceali che non hanno nemmeno più la soddisfazione di avere cerimonie per la consegna dei diplomi - buoneuscite per la fine carriera in epoche in cui i collaboratori a progetto non sanno nemmeno più cosa sia il "Tfr".
Non nego la necessità di aiutare la categoria, «il "Bleu d'Aoste" val bene qualche sacrificio» direbbe Enrico IV, ma vi prego, aiuto per aiuto, regaliamo un'idropulitrice stradale alle mandrie che scendono dai pascoli!
P.S.: Lo spavento causato dallo "schizzo" ha causato anche uno sbandamento con conseguente danno alla vettura, lo sfogo è dunque giustificato.

Esempio...

il "sistema mucche" in Valle sarà pure incentivato economicamente, ma è invidiato e da esempio per molti, in Italia e all'estero.
Non so se ce c'è un ramo dell'agricoltura o dell'allevamento in Europa che non sia aiutato.

In effetti...

il mio era un tono scherzoso su di un problema serio.
L'attuale periodo di programmazione dell'Unione europea consente ancora, con attenzione alle zone montane, una serie molto vasta di aiuti pubblici, che in Valle sono stati declinati con grande minuzia nel vigente Piano di Sviluppo Rurale.
L'orizzonte, però, è molto diverso sia per un contrarsi generale delle risorse sia perché l'Europa si è impegnata a ridurre tutta una serie di aiuti pubblici direi a partire dal 2014. Ecco perché una riflessione va fatta sull'intero settore, pensando al rapporto fra investimenti, addetti e loro contribuzione al PIL regionale.
Intendiamoci: nessun essere pensante potrebbe oggi concepire un disimpegno da un settore agricolo già incredibilmente ridimensionato rispetto all'impatto economico e sociale nella Valle d'Aosta rurale del dopoguerra, ma bisogna fare attenzione sul fatto che - pur tenendo buono un sistema di sostegno pubblico - le aziende devono sempre più camminare con le proprie gambe per evitare il peggio a fronte dei cambiamenti che il diritto comunitario, che ci piaccia o no, imporrà e forse senza quegli elementi di graduazione che sarebbero necessari.

Esportazione vacche valdostane in Romania.

Salve, mi piacerebbe sapere qualcosa di più su questo progetto.
Grazie!

Pagare di tasca propria...

certe spese che fino ad ora sono a carico della Regione (di tutti noi) mi sembra il minimo per uno che decide di intraprendere di fare l'allevatore.
E' un po' troppo facile decidere di fare qualsiasi tipo di impresa senza avere il minimo rischio.
E' vero, ci sono stati periodi di "vacche grasse" ed ora che stanno finendo e che la comunità ci mette certe regole alcuni allevatori si lamentano. Come sempre accade credo che ci saranno problemi ed una certa categoria di improvvisati e di furboni scomparirà e rimarranno quelli che credono veramente in quello che hanno fatto fino ad ora.
Comunità europea o no continueranno.

Dimenticavo...

non è che qualche furbone ha capito che è molto più facile vendere vacche a fine carriera in Romania invece che da noi guadagnandoci sopra parecchi eurini?

Documentazione...

appena ho tempo segnalerò le delibere.

risposta a Luigi

Caro Luigi,
non penso che gli allevatori valdostani abbiano alcuna convenienza a vendere le loro vacche in Romania dove un operaio guadagna all'incirca 300 - 400 euro al mese. Attualmente il valore di mercato "chez nous" per un singolo capo è di circa 1.000 - 1.500 euro!

Ho trovato un post che riguarda l'argomento su impresaVda...

Nel blog di Fabrizio Favre, giornalista del "Corriere della Valle d'Aosta" ho trovato questo:

Vittorio Cociti, consulente aziendale: il modello stalla valdostano in Romania
È poi stato invitato l’ingegnere Vittorio Cociti, consulente aziendale, che ha detto «Sono qui oggi come uditore. Sono infatti interessato al mondo agricolo perché da due anni mi sto dedicando ad un progetto legato con l’esportazione del modello valdostano della zootecnia. Infatti avendo visitato la Romania mi sono accorto che in alcune zone dei Carpazi, dove la situazione attuale è arretrata di almeno cinquanta anni rispetto alla nostra, manchi totalmente una economia produttiva. Ho pensato allora, proprio perché le condizioni di quelle zone che ho visitato possono essere rapportate alla Valle d’Aosta, di suggerire all’Assessorato all’Agricoltura e Risorse Naturali della Regione di provare ad esportare il nostro modello di stalla, molto efficiente, con capi di pezzata rossa, la famosa mucca valdostana. L’Assessorato ha gradito la proposta e quindi partirà dalla Valle d’Aosta un’iniziativa per aiutare quel lontano Paese per l’avvio di un’economia agricola con i nostri professionisti del settore. Si tratterà, una volta lanciato l’impianto, di confrontarci anche con il sistema fiscale della Romania. Saremmo i primi a farlo, anche se il Piemonte sta intervenendo in pianura con allevamenti intensivi. Noi vogliamo replicare il nostro modello nelle zone che presentano caratteristiche simili alla Valle d’Aosta. E, naturalmente, lo faremo con grande orgoglio».

Ogni imprenditore...

che abbia o no il titolo di studio segnalato, sarebbe bene usasse il proprio ingegno e il proprio denaro.
Se spunta il pubblico "gatta ci cova".

Mancanza d'informazione e chiarezza

Visto che si tratta di denaro pubblico e per un certo verso anche "nostro" credo, anzi son convinto, che sia un sacrosanto diritto essere informati con chiarezza (senza velature e sotterfugi) che ci inducano,ci esortino a sospettare come dice lei che "gatta ci cova".

trattasi sempre

di voci di corridoio, sarà veramente una struttura in causa o animali con lo scopo di sperimentare un'agricoltura simile alla nostra come venne fatto negli anni '90 in Marocco e nel Brasile?!

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