I tanti nemici delle Speciali

Enrico Rossi, presidente della Regione ToscanaSono davvero curioso di vedere come si posizionerà lo schieramento politico in Valle d'Aosta rispetto al referendum di ottobre sulla riforma costituzionale targata Renzi. Si preparino i miei lettori del blog al fatto che analizzerò, da qui ad allora, questo argomento in profondità, essendo personalmente convinto militante per il "no" e non mancheranno le argomentazioni a sostegno della posizione.
La prima, che ho già citato, sta nelle parole che - ingenuamente o strategicamente? - lo stesso Matteo Renzi ha pronunciato in occasione dell'ultimo voto sulla riforma costituzionale, quando ha detto esplicitamente che non c'erano i voti necessari per abolire le Regioni a Statuto speciale, altrimenti...

Ricordo che in un suo libro "Stil Novo" lo stesso Premier in un passaggio alle pagine 99 e 100 così proclamò: «Ci vuole una cura radicale per risolvere il problema... Via le province, trasformate in enti di secondo livello e via le regioni a statuto speciale».
Poi, visto che senza il voto degli autonomisti al Senato (compreso il valdostano Albert Lanièce) sarebbe andato a casa, ha dovuto fare di necessità virtù. Ma se la riforma passasse, con una Camera con una maggioranza schiacciante grazie all'"Italicum" e un Senato da farsa messo al guinzaglio ci sarà poco da stare sereni (sul #staisereno di Renzi si potrebbe invitare ad Aosta, anche per esibire il suo fluente francese, l'ex premier Enrico Letta).
Che il clima sia pessimo lo ricorda il costituzionalista Luca Antonini, "bestia nera" delle Speciali, sull'ultimo numero di "Panorama", occupandosi del tema che lo affligge: «Perché allora la riforma ha spento ogni speranza? Semplicemente perché vi si trova scritto che tutte le sue norme "non si applicano alle Regioni a Statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano" (art. 38). Per evitare sorprese nell'approvazione al Senato, dove la maggioranza filo governativa è risicata, la riforma ha quindi perso l'epocale occasione di riequilibrare un divario, quello tra Regioni ordinarie e speciali, le cui ragioni, già a suo tempo poco trasparenti, non sono più attuali. I movimenti separatisti hanno perso ogni vivacità; l'Austria ha ritenuto chiusa la questione altoatesina ormai da vent'anni; l'integrazione europea ha stemperato le questioni linguistiche. Eppure le speciali del Nord dispongono di una "ricchezza regionale" indipendente dal loro sforzo fiscale, generata solo da compartecipazioni dorate ai tributi statali: trattenere i nove decimi delle tasse significa, in termini pro capite, il privilegio di una capacità di spesa dieci volte superiore a quella del Veneto. Diverso è per la Sicilia: trattenere i dieci decimi delle imposte riscosse in un territorio povero equivale a un livello di finanziamento analogo a quello di una regione ordinaria. L'Autonomia speciale quindi è stata funzionale, in questo caso, solo al "privilegio" di poter mantenere intatta la propria inefficienza. Ma la riforma si è interrogata unicamente sulle ragioni politiche contingenti: le Regioni ordinarie vengono tutte ricentralizzate, anche se virtuose; quelle Speciali vengono tutte esentate, anche se inefficienti».
Per altro anche il competitor di Renzi per la guida del Partito Democratico la pensa esattamente come gli altri abolizionisti. Traggo dai giornali questa chicca: «Le Regioni a statuto speciale sono un "anacronismo" ed andrebbero riviste "le troppe disparità nell'erogazione dei finanziamenti e quindi anche dei servizi». A dirlo è il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che ha ribadito il concetto nel giro di poche ore, su "Repubblica", su "Facebook" e poi con i giornalisti a margine della presentazione del suo comitato elettorale. «Persino il "Muro di Berlino" è stato abbattuto e non possiamo toccare le Regioni a Statuto speciale? Non mi sembra giusto. Per niente giusto» scrive Rossi sul social network. Per il presidente toscano le cinque Regioni a Statuto speciale «ricevono finanziamenti per i servizi incomparabilmente superiori rispetto a quelli che hanno il resto delle altre Regioni».
Per altro chi vuole l'abolizione surfa sulle speranze popolari o almeno così pare. Arnaldo Ferrari Nasi due anni fa per "Panorama" predispose un sondaggio. Ecco il succo dell'esito: «il Governo non pare voler affrontare una questione che invece per italiani è parecchio importante. Si tratta dell'abolizione delle Regioni a Statuto speciale e dell'equiparazione delle stesse con le altre. Le Regioni autonome furono previste in Costituzione alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Perché? Un po' per tutelare le minoranze linguistiche e per contenere certe spinte autonomistiche, ma soprattutto perché l'Italia, Paese sconfitto, temeva per l'integrità del proprio territorio. A ragione, solo garantendo l'autonomia a certe aree, riuscì a mettere gli americani dalla propria parte e porsi al riparo dagli appetiti di Francia, Austria, Jugoslavia oltre che dagli Stati Uniti stessi. Oggi che tutto questo è superato, gli italiani si chiedono che senso abbia che il Trentino-Alto-Adige (un milione di abitanti) disponga di un budget che corrisponde a quello della Regione Veneto, con 4,8 milioni di abitanti o che il Parlamento regionale siciliano costi cinque vote più di quello della Lombardia. Più dei due terzi degli italiani, il 68 per cento, vuole l'equiparazione dei regimi di Friuli, Sardegna, Sicilia, Trentino o Valle d'Aosta, a quello delle restanti quindici. Naturalmente vi è una sostanziale differenza di vedute tra chi risiede nelle cinque regioni "imputate" piuttosto che nelle altre. Nel primo caso, gli "abolitori" sono solo il 42 per cento, nel secondo, invece, arrivano al 74 per cento (tre su quattro). Politicamente c'è una maggior spinta alla soppressione degli Statuti speciali nel centrodestra. I partiti di quell'area sono in media al 75 per cento, con la sola, notevole, eccezione dell'Ncd che segna solo il 52 per cento».
Insomma - a parte i siciliani di Ncd... - Destra e Sinistra sembrano uniti dallo scopo di asfaltare le Autonomie differenziate, cavalcando anche un'antipatia popolare verso le Speciali. E' bene vigilare sulla valanga minacciosa e essere interpreti corretti della Specialità, perché visto che il rischio è che ci segnino molti gol sarebbero almeno da evitare gli autogol.
"Tanti nemici tanto onore" è uno slogan stupido.

Commenti

Il nuovo Senato...

Luciano, non ho ancora ben compreso quale sarà il nuovo ruolo del Senato della Repubblica: una Camera non più elettiva ma semplicemente di rappresentanza?

Conterà come il "2 di picche"...

E non è neppure lontana parente di quella "Camera delle Regioni" prevista nella riforma federalista dello Stato che presentai nel lontano 1992!
Quello era federalismo!

La Camera delle Regioni...

era un obiettivo che avrebbe permesso di rimodellare il "bicameralismo perfetto" dando, come dici tu, spazio alla voce delle singole Regioni.
Da come si presenta ho dei grossi dubbi. Mi chiedo anche quale ruolo avrà il Presidente della Repubblica - se passasse la riforma - che rischia di avere ancora meno poteri di quanti ne abbia il Quirinale oggi.

Soprattutto...

le maggioranze previste - se ricordo dopo la settima votazione - garantiscono un Presidente della Repubblica allineato.

Valle d'Aosta...

Per quanto riguarda la nostra Regione, se passasse il "sì" referendario, manterremmo sempre il collegio uninominale per la Camera, mentre per il nuovo Senato cosa succederebbe?

Per fortuna...

neanche il più malintenzionato, grazie allo Statuto, può strappare la circoscrizione elettorale per la Camera, mentre per il Senato la riforma assegnerebbe due Senatori di cartapesta, uno espressione del Consiglio Valle, uno dei Comuni.

Comuni che...

Vado a supposizione sarebbe Aosta...

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