Venti di guerra

John Lennon e Yoko Ono durante il 'bed in' contro la guerra in VietnamHo già detto che la tentazione di questi tempi è quella di una sorta di astrazione zen, per tranquillizzarsi e non farsi spaventare dagli eventi, rispetto ai pur legittimi timori che si diffondono sui nostri destini personali e delle persone a noi care, oltreché delle comunità cui ci sentiamo di appartenere. Ma non esiste oggi una possibilità di chiamarsi fuori tanto i destini dell'umanità appaiono interconnessi e non esistono luoghi dove ripararsi e dunque meglio interessarsi a quanto avviene, chiedendosi banalmente che cosa si possa fare nel nostro piccolo, intanto per capire.
Capisco, in questo senso, come autorevoli personalità abbiano talvolta parlato - e l'escalation del suo uso è evidente - della "Terza Guerra mondiale", ancora ieri con la storiaccia del jet russo abbattuto dai turchi.

Ormai è qualche anno che questa immagine, profezia, constatazione - secondo i diversi livelli di giudizio - si fa strada e dal suo impiego fra gli esperti è scesa ad un livello di vulgata. Lo si è visto con gli ultimi impressionanti avvenimenti legati al terrorismo islamico, ma basta fare un giro nel documentato sito guerrenelmondo.it per farsi accapponare la pelle e per capire in che razza di mondo siamo e preoccuparsi per una fibrillazione guerresca planetaria che sembra diffondersi come una pestilenza.
Viene in mente quel "bellum omnium contra omnes", cioè o quell'altra espressione - presa sempre dal mondo classico
"homo homini lupus", vale a dire "l'uomo è un lupo per l'uomo", adoperato dal quel savant a cavallo fra Cinquecento e Seicento che fu Thomas Hobbes, precursore dell'antropologia politica. In sostanza la sua fu la descrizione di un feroce e violento stato di natura in cui periodica ricadremmo, come si evidenzia proprio nella folle ricorrenza delle guerre. Con una capacità umana di mettere energie e soldi in un'evoluzione delle tecniche belliche che fa letteralmente impressione: gran parte delle mirabolanti nuove tecnologie origina di lì.
Chissà se chi usa come canzone cult di queste ore - come una sorta di esorcismo contro le brutture, "Imagine" di John Lennon ricorda queste strofe risalenti agli anni Settanta:
«Immagina non ci siano nazioni
Non è difficile da fare
Niente per cui uccidere e morire
E nessuna religione
Immagina tutta la gente
Che vive in pace»
.
Forse più che la sostanza del messaggio, che letto nella sua completezza è abbastanza evanescente, conta la carica di armonia testo e musica e il valore simbolico assunto del tempo ed a questo atteniamoci.
Detta nel 2015 questa definizione di Terza Guerra mondiale va presa con una certa cautela, almeno scaramantica. Visto che l'incrocio con certe date della Storia è nelle rievocazioni in atto: 1915 entrata in guerra dell'Italia nella Grande Guerra, numerata come Prima Guerra mondiale; 1945 fine della Seconda Guerra mondiale.
Quando ho studiato queste guerre ho potuto farlo ancora con testimoni viventi e poi naturalmente sui libri attraverso quella formula curiosa del tornarci sopra. Elementari, Medie, Superiori e - nel mio caso come per altri - esami all'Università sempre con un rovello, adattato a seconda dell'età, della necessità pedagogica e didattica di capire e farti capire "le origini della guerra", a seconda naturalmente dei diversi gradini nel livello di apprendimento. Prevale alla fine, come è giusto che sia, la logica delle molte concause che messe assieme portano poi all'esplosione vera e propria e cioè alla Guerra.
Penso che per i contemporanei, cioè chi vive i momenti prima della deflagrazione bellica, sia davvero difficile mettere le cose a fuoco, come invece si può fare ex post a fatti ormai avvenuti e cristallizzati.
Per cui oggi più che essere spettatori di una tragedia confusa come un puzzle in costruzione, vale la pena di chiedere buonsenso a chi può avercelo, sapendo che chi vuole la guerra santa - per chiamare per nome la mostruosità peggiore di questi tempi grami - a ragionare di certo non ci pensa, come proclamano certe anime candide. Loro vogliono vedere scorrere il sangue, il nostro.

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