La successione più che la secessione

Umberto e Renzo BossiNon ho mai conosciuto Renzo Bossi, figlio di Umberto, leader della Lega e il fatto non mi ha mai turbato, pensando alle battute sul soggetto che mi erano state fatte da leghisti autorevoli, preoccupati per l'asse ereditario.
E' lui ora ad occupare la scena in queste ore, dopo la decisione di dimettersi da consigliere regionale della Lombardia per le conseguenze di uno dei capitoli di uno scandalo ben più vasto. Nel caso che lo riguarda e che immagino lo abbia indotto a "lasciare" c'è l'uso personale dei soldi del suo movimento. Situazione peggiorata ulteriormente dallo scoop del settimanale "Oggi" con tanto di filmati girati di nascosto dell'ex autista del "Trota" (così lo definì per ridere il padre, quando gli chiesero se Renzo dovesse essere considerato il suo "delfino"). Le registrazioni - fatte immaginando già che prima o poi il pentolone sarebbe stato scoperchiato - mostrano un uso disinvolto del cash derivante dal finanziamento pubblico ai partiti. Sarà altrettanto interessante verificare come andrà a finire la storia di cui tanto si parla di un possibile "nero" che finiva nelle casse della Lega.
Un brutto intrigo che getta una luce fosca sulla Lega, ma non è solo una questione di soldi, sapendo che qualunque modalità illegale di ottenimento o di sottrazione di denaro è deprecabile senza alcun distinguo possibile, perché è anche una questione di comportamenti.
A me la storia di Renzo aveva già colpito qualche tempo fa, quando il padre aveva cominciato a portarselo in giro con uno scopo per nulla celato. Vale a dire l'incredibile e bislacca idea di una successione al vertice della Lega in una catena familistica, da padre a figlio, degna di una dittatura africana o della Corea del Nord.
Capisco e so che c'erano già questioni di sostanza ancora più evidenti, ma io penso sempre che ci sia qualcosa nelle vicende che colpisce ciascuno di più o di meno. A me aveva stupito questa storia del figlio che si aggira con un padre, in più menomato dalla malattia che avrebbe consigliato un uso ragionevole delle sue energie e discrezione nella sua "esposizione pubblica", oltreché ovviamente la logica già citata della "staffetta".
Ma alla fine sappiamo che era solo la punta di un iceberg.

Commenti

Colpisce...

la reazione di una parte dei leghisti. Pronti a perdonare quanto viene imputato al "capo", eppure erano inferociti con i "ladroni" di Roma che, a loro modesto dire, rubavano i soldi al Nord. Due pesi e due misure e questo dimostra quanto sia precaria l'intelligenza di alcuni sostenitori della Lega.
Intendiamoci, il quoziente intellettivo misero non è di sola appartenenza leghista, di coloro che smettono di pensare e, danno "carta bianca" il mondo è pieno...
Petite Patrie compresa !

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