blog di luciano

Ricordare Papa Wojtyla e il suo amore per la Valle

Io con Papa Wojtyla a Les CombesIn molti hanno ricordato in questi giorni i cento anni dalla nascita del Papa polacco, Karol Wojtyla, il primo Pontefice - ormai Santo - in visita in Valle d'Aosta. Una terra che Giovanni Paolo II amò sinceramente e divenne luogo preferito per le sue vacanze estive, nel buon retiro a Les Combes di Introd, dove incontrava con piacere le persone, specie durante le sue escursioni.
Era la sera di una splendente giornata di fine estate, il 6 settembre del 1986, quando il Papa arrivò per la prima volta ad Aosta e parlò in una piazza Chanoux gremita di folla. Io ero là per fare la telecronaca "Rai" e mi occupai, la domenica dopo, della diretta in nazionale della messa celebrata nel prato di Montfleury (dovetti studiare parecchio per non fare sbagli).
Negli anni successivi, per le dieci vacanze papali, ho avuto il privilegio di incontrare il Papa, nei diversi ruoli pubblici che ho ricoperto, ed ho delle bellissime fotografie del fotografo ufficiale del Vaticano anche con i miei figli piccolissimi. Ricordo il primo incontro, quando mi disse: «Un deputato giovane, bene, bene!».

Resta dura la partita contro il coronavirus

Giuseppe Conte durante la conferenza stampa nella serata di sabato 16 maggioStanchi siamo tutti stanchi. Non è una stanchezza fisica, ma mentale. Il confinamento e le sue regole varie e soprattutto invasive e persino minacciose (ai posti di blocco ci batte il cuore, come se fossimo dei banditi) hanno occupato la nostra vita manu militari, facendola deragliare dalle sue più elementari abitudini ed in sostanza rendendola peggiore, in barba alla retorica di cui ho piene le scatole.
E questa storia ha investito tutte le età: dai più vecchi che hanno rischiato la pelle perché più esposti e con la sgradevole sensazione di poter essere sacrificati se necessario, senza una Rianimazione per salvare la pelle ai più piccoli che si sono trovati senza scuola e oggetto di dispute, persino sindacali, tra chi avrebbe voluto qualche tentativo di rientro a scuola e chi non ne voleva neppure sentir parlare, sostenendo che la "didattica a distanza" sarebbe un nuovo modo di fare scuola (aiuto!). Per non dire di categorie come gestori di bar, ristoranti, barbieri e pettinatrici diventati gli ultimi della fila e trasformati in geometri nella gestione degli spazi dei loro locali in queste ore concitate in cui le regole arrivano, come sempre, all'ultimo minuto con riunioni fiume e dichiarazioni contraddittorie.

«La legge non ammette ignoranza», ma...

Il manifesto 'Tacete' di Boccasile«Il nemico vi ascolta. Tacete!». Questo vecchio slogan di epoca fascista, nel solco di una politica liberticida, è stato ripreso nei comportamenti da tutti quelli che, a fronte della pandemia, si sono messi nelle condizioni di censurare ogni legittima critica nei confronti delle diverse Autorità preposte all'emergenza, sentendosi in dovere di ergersi a difensori d'ufficio.
Intendiamoci: ci stava che nei momenti più drammatici del contagio, quando il "coronavirus" è piombato nelle nostre vite e ha sconvolto società ed economia, ci dovesse essere una sorta di tregua ed il superamento di polemiche e bagarre. Ma questo non ha mai significato per me l'impossibilità di esercitare un legittimo diritto di critica. Un conto è il dovere di essere collaborativi, un conto è essere collaborazionisti con chi sbaglia e di errori ce ne sono stati tanti. Una seria riflessione ex post sarà davvero utile per essere più pronti e capaci nella reazione ad emergenze sanitarie come questa.

Ricordando il "Rendez-vous valdôtain"

La prima pagina della 'Vallée' di sabato 9 maggio che ricorda i 'Rendez-vous'Mi è capitato raramente in questi anni di tornare nella palazzina stile western ex "Esso" di Avenue des Maquisards sede dell'Union Valdôtaine, dove ho trascorso - nel mio ufficio al primo piano lato strada - molti anni per il mio lavoro di parlamentare. Ovvio che fosse così, dopo la mia rottura con il "Mouvement", non c'era ragione per tornarci, se non per rare riunioni fra forze politiche.
Ma ad essere fonte di ricordi era tutta quell'area dove per anni ho partecipato ai "Rendez-vous valdôtains", la versione unionista di quanto faceva il vecchio Partito Comunista con le "Feste dell'Unità". Una vasta zona dove si allestiva la festa, di recente rasa al suolo per costruire delle abitazioni ed è come se d'incanto sparisse un luogo della memoria. Memoria che si perderà inevitabilmente.
I "Rendez-vous", sin dalla fine degli anni Settanta, erano per me un luogo ameno di distensione e di divertimento, quando cominciai a fare il giornalista senza impegni politici.

Autonomia: prima che sia troppo tardi

Il gonfalone della Regione autonoma Valle d'Aosta in piazza Chanoux ad AostaDa bambino, in spiaggia, giocavo con i miei coetanei a costruire una piccola montagnola di sabbia alla cui sommità si piantava lo stecco in legno del gelato. Poi a turno si toglieva dalle pendici un pochino di sabbia, sino a quando il legnetto cadeva e il colpevole dell'ultimo letale scavo perdeva la sfida.
Mi pare che questo gioco somigli terribilmente al destino in corso dell'Autonomia speciale della Valle d'Aosta e il presente che stiamo vivendo mostra una perdita di efficacia che si sposa con l'assenza di valori e di idee, con grandi "scavatori" in azione.
Di conseguenza la costruzione autonomista datata 1945 rischia di crollare. E non avviene questa volta per i molti agenti esterni che son dagli esordi in poi - ad ogni piè sospinto - hanno messo in discussione le sue fondamenta ed i suoi contenuti, ma per azioni interne che sono come quelle manate che fanno crollare lo stecchetto nel gioco da spiaggia.

L'Antropologia e le mascherine

Elisabetta Dall'ÒColpisce sempre quando "cervelli" della Valle d'Aosta non solo scavano nella realtà valdostana, ma dimostrano poi doti e capacità che consentono loro di svettare nelle loro professioni. Preciso che sono da sempre attratto, non solo per esami universitari dati ma per un mio interesse personale, dal vasto mondo di quella materia poliforme che è l'Antropologia.
Ecco perché ho avuto una piacevole sorpresa nello scoprire dell'interessante attività di Elisabetta Dall'Ò, trovata per caso grazie ad un amico e lamento una mia colpevole distrazione per non essermene accorto prima.
Ho trovato una minibiografia folgorante sul Web: «"Elisabetta Dall'Ò, Ph.D in Cultural and social anthropology, è una giovane antropologa culturale formatasi tra Milano (Bicocca) e Parigi (Sciences-Po). Si occupa di ambiente, sostenibilità, novel food, Antropocene, e climate change. In una parola: di "futuro"».

Silvia-Aisha e la sua terribile vicenda

Silvia Romano dopo il suo ritorno in ItaliaSono contento che ci siano molte persone che sul caso di Silvia Romano abbiano le idee chiare e certezze granitiche e ciò avviene spesso più per contrapposte ragioni ideologiche, piuttosto che per un esame freddo e calcolato degli eventi che hanno portato la giovane rapita da estremisti islamici ad essere liberata con il pagamento di un riscatto. Pagamento che, scelta umanitaria comprensibile, non è seguita in punta di diritto dagli altri Paesi occidentali per evitare che i propri cittadini vengano rapiti. La stessa linea, insomma, prevista dalla legislazione italiana per le vicende interne e che, con il blocco dei beni in caso di rapimento, ha stoppato il fenomeno in Italia: non rapisci nessuno, se nessuno ti paga per ottenere la restituzione della vittima.
Si può cominciare dall'inizio o dalla fine, con una premessa: la giovane che si è messa nei guai lo ha fatto con generosità e perché ha il cuore buono, inseguendo un suo sogno africano, ma ha peccato di improvvisazione e di ingenuità, perché la zona dove operava in Kenya era nota per essere infiltrata dagli islamisti.

Le mucche con la mascherina?

Il prototipo della mascherina per muccaDelle volte uno si crea delle convinzioni e poi basta leggere un articolo di giornale per scoprire che non è così. In soldoni: non vi è nulla di più placido e di più in comunione con la natura di una mandria di mucche al pascolo.
In primavera nella nostra piccola Valle d'Aosta ne vedi in tutti gli angoli ed iniettano una dose di buonumore. Poi, più ci si avvicina al cuore dell'estate, è più vedi questo nostro bestiame salire di quota e raggiungere quegli alpeggi dove l'aria si fa più sottile a due passi dal cielo e giusto sotto le vette alpine. L'apoteosi della purezza dell'aria!
Ma poi, da anni, si racconta una storia diversa. Strano ma vero: inquina di più allevare mucche che guidare automobili. Lo dice un rapporto della "Fao" (l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) e lo sostiene con la certezza dei numeri: il settore dell'allevamento di bestiame (bovini, maiali, pecore, piccoli ruminanti e volatili) produce più gas serra rispetto al sistema mondiale dei trasporti (il 18 per cento contro il 14 per cento), inserendosi tra i principali responsabili del riscaldamento globale del pianeta.

La sconfitta della poliomielite

Il dottor Jonas Salk mentre vaccina una bimbaOcchio agli antivaccinisti. Chi pensa che il "covid-19" li abbia convinti sbaglia e quando arriverà l'atteso vaccino contro il "coronavirus" risolleveranno la testa per la semplice ragione che sono una setta e come tale si comportano. Ragionare - ci ho provato con alcuni di loro - non serve: loro, a differenza mia, conoscono la verità e sono depositari di studi, dossier, rivelazioni avvolte da segreti nascosti e verità misteriose.
Inutile perciò perdere tempo e bisogna far valere la forza del Diritto ed è quanto in Italia si è stentato a fare per la presenza, specie fra i "pentastellati", di sfegatati avversari dei vaccini e in fondo i "noVax" sono elettori ed anche in Valle d'Aosta c'è chi per raccattare voti mette assieme senza scrupoli il diavolo e l'acqua santa.
Ci pensavo, leggendo un magistrale articolo di Maurizio Crippa su "Il Foglio quotidiano", che mi ha fatto tornare bambino, quando i miei genitori cercavano di fare di tutto, affinché mio fratello ed io non ci ammalassimo di malattie terribili, oggi sradicate grazie ai vaccini.

Correre non più come un criceto

Un criceto... fermoLa ripresa dell'attività sportiva individuale, specie la corsa o corretta, è stata inspiegabilmente ritardata in una Valle d'Aosta, dove certo non mancano spazi poco frequentati (non uso "wilderness", perché esclude i montanari) e pure facilmente individuabili dai Comuni che conoscono bene i loro territori (ah! la sussidiarietà!).
E pensare che questa attività resta un caposaldo della vita normale ed anche della lotta al "coronavirus". Per stare in salute lo sport amatoriale è importante e resterà per sempre nella mia memoria l'esperienza singolare di queste settimane, costretto a correre attorno a casa senza sgarrare all'esterno della cinta. come se fossi un criceto nella ruota dentro la sua gabbietta. Immagine davvero agghiacciante, ma così era con buona pace dei Paesi che conosco, tipo Francia o Belgio, dove soluzioni per fare jogging erano state trovate per la consapevolezza dei benefici derivanti.

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