blog di luciano

Il generalista

András Arató, l'ingegnere ungherese protagonista dei 'meme' generalistiChi ha fatto, com'è capitato a me, la gavetta da giornalista ha provato sul campo che cosa significasse essere "generalista" e ciò vuol dire occuparsi, per scriverne, di argomenti molto vari. Cronista della "Rai" andavo dal processo in Tribunale alla cronaca del Consiglio Valle, dalla sciagura in montagna alla riunione dei sordomuti e via di questo passo, cercando di non perdere il filo.
Quando mi sono trovato ad essere il Deputato della Valle d'Aosta sono diventato anche in quel caso un parlamentare generalista, sbalzando da una Commissione all'altra e da un tema all'altro, secondo le necessità. Era non facile raccapezzarsi, ma finivi per avere un buona infarinatura nelle questioni da affrontare, che annotavo su apposite agendine e poi nei primi strumenti elettronici precursori dell'attuale mondo digitale.

Le parole contano

Oscar di MontignyHo garbatamente criticato in Consiglio Valle, dove sono tornato di recente e che ritengo vada valorizzato non solo come legislativo e per le discussioni su temi amministrativi, ma per il dialogo politico, certo uso guerresco delle parole. Trovo che senza mutare la logica della dialettica politica i toni eccessivi vadano ridimensionati.
Leggevo i pensieri di Oscar di Montigny, manager dai profondi pensieri: «Le parole sono importanti. Lo sono sempre, in tempi tranquilli e in tempi difficili. Con le parole rendiamo reale il mondo. I pensieri, i progetti, il futuro, quello che sarà prendono forma e si sostanziano attraverso le parole. Tutto esiste se viene raccontato. Le parole che si scelgono per nominare e descrivere gli eventi, i fenomeni, gli accadimenti, ci aiutano a capirli o a non capirli correttamente. Perché? Perché scegliendo parole e definizioni imprecise o addirittura distorte, si attivano sentimenti, decisioni e azioni conseguentemente distorte».

Il virus carogna

Le piste da sci pronte a Breuil CerviniaViviamo tempi strani, certo memorabili, ma in negativo per quella limitazione evidente delle nostre libertà personali e per la paura di finire male per via del virus carogna. Eppure bisogna fare di necessità virtù.
E' molto difficile guidare una macchina, quando la strada cambia d'improvviso davanti a te e bisogna reagire con razionalità mista ad istinto. Questa è l'impressione rispetto allo scenario così mutevole a causa del "coronavirus". Si avanza fra mille incertezze e l'evocazione del vaccino serve solo in realtà per darsi un traguardo, ma intanto bisogna affrontare il presente senza demordere. Diceva Seneca: «Molte cose, non è perché sono difficili che non osiamo farle, ma perché non osiamo farle che sono difficili».
So come questo clima in cui ci difendiamo da qualcosa di invisibile, che passa attraverso la vicinanza fra noi esseri umani, crei in tutti, me compreso, un senso di viva apprensione.

Sécessionisme

Emmanuel Macron durante le celebrazioni dei 150 anni della Troisième RépubliqueCapita che spunti nel linguaggio politico un'espressione che potrà diventare importante e significativa in una certa temperie e mi riferisco ai terribili fenomeni del terrorismo islamista, tramontato nella percezione generale per via dell'affermarsi drammatico della pandemia. Ma non abbassare la guardia e continuare a affrontare il tema è indispensabile. Mentre scrivo so bene come continui in molte parti del mondo un proselitismo incessante i cui esiti terribili colpiscono senza pietà sull'onda di quel male oscuro che è l'integralismo religioso.
La parola "secessionismo" da noi indica con chiarezza la strada intrapresa da coloro che, viventi dentro uno Stato, agognano ad andarsene da questo stesso Stato cui appartengono o per farsene uno proprio o per andarsene con un altro, e ciò può avvenire con la violenza o con procedimenti democratici come il referendum.
In francese, invece, accanto a questo significato se n'è aggiunto un altro, ripreso dal Presidente Emmanuel Macron ed il dibattito che ne è scaturito è interessante.

Il cielo in una stanza

Ragnar Kjartansson durante 'A sky in a room'Mi spiace di non essere andato a vedere questa bizzarria realizzata dell'artista islandese Ragnar Kjartansson, che nasce dall'ascolto casuale da parte sua alla radio - così ha raccontato - di una canzone carissima per la mia generazione e che non invecchia. Una performance che si svolge a Milano e vi dirò perché il tema mi diverte.
La sostanza è questa: ogni giorno cantanti professionisti si stanno alternando, uno alla volta, all'organo della Chiesa di San Carlo al Lazzaretto, detta anche San Carlino, a Milano, per eseguire un arrangiamento "spirituale" della celebre canzone di Gino Paoli, "Il cielo in una stanza", che si ripeterà ininterrottamente per sei ore al giorno, come se si trattasse di una ninna nanna infinita.

Torna la disputa sul Monte Bianco

Il libro di Laura e Giorgio AliprandiPremessa: con il "Trattato di Utrecht" del 1713 nasce l'idea dei bacini idrografici e dei confini sulla cima delle montagne. Criterio meccanicistico rozzo e punitivo per le popolazioni alpine, che prima degli Stati nazionali andavano e venivano senza frontiere. L'Europa unita insegue questa stessa situazione di cancellazione delle "ferite della Storia", come si definiscono le frontiere.
In queste ore torna viva la questione dei confini sul Monte Bianco, irrisolta da tutti i Governi di ogni colore succedutisi a Roma, con buona pace di chi vuole manifestare con spirito anti-francese, piuttosto grottesco al tempo dell'Unione europea e risolvibile mettendosi attorno ad un tavolo diplomatico e non con invettive e proteste per farsi pubblicità.
Anni fa, ricevetti un biglietto di Laura e Giorgio Aliprandi, i coniugi esperti e studiosi di cartografia, sul tema "proprietà" della cima Monte Bianco. Con mia viva soddisfazione proprio loro, nella fondamentale pubblicazione del 2007 di Priuli e Verlucca "Le grandi Alpi nella cartografia 1482 - 1885", mi davano il merito, come deputato, di aver sollevato con due interrogazioni parlamentari, una nel 1996 e una nel 1999, un tema di cui in Italia - in sedi ufficiali come da loro stessi ricostruito - nessuno si occupava da ben 130 anni!

Un ritorno

L'aula del Consiglio Valle all'avvio della XVI LegislaturaOggi è una data interessante per la mia vita e qui l'annoto senza troppi giri di parole con un'azione verità e più passa il tempo e più dire le cose come stanno mi appartiene. Come si dice: pane al pane e vino al vino.
Ricordo di aver passato gli ultimi sette anni senza aver alcun ruolo elettivo. Un periodo sabbatico, in cui sono tornato al mio lavoro in "Rai" perché bisogna sempre avere un lavoro cui tornare perché è una forza. Ho vissuto senza ansie o problemi, dopo ventisei anni di cariche ottenute fra Roma, Bruxelles ed Aosta.
Bella esperienza davvero fra Camera, persino con un passaggio al Governo, poi il Parlamento europeo, anche presidente di Commissione, ma anche al "Consiglio d'Europa" con un bel ruolo e idem al "Comitato delle Regioni" ed in Valle D'Aosta assessore e pure presidente della Regione. Sempre fiero di esserlo e, immodestamente, ben considerato perché ho sempre lavorato duro, ma sorridendo. Poi ovviamente ho i miei difetti, alcuni di cui vado persino fiero ed altri no.

Il professore francese decapitato

Un cartello durante la manifestazione per Samuel PatyFaccio un post su "Twitter", dicendo che moralmente mi sentivo partecipe della manifestazione pubblica che a Parigi ha ricordato la morte di Samuel Paty, povero professore francese ucciso e decapitato da un diciottenne ceceno islamista.
Mi risponde una donna indignata: «Non capisco perché si debba sottolineare di che religione sia... Che con la religione non ha niente che fare... Non si sente mai arrestato mafioso di religione cristiana ortodossa che sia... tutto per aumentare odio. Vivi e lascia vivere ma col massimo rispetto verso tutti e tutto».
Roba da non credere! Islamico ed islamista hanno una bella differenza semantica e resta la circostanza, evidente per chiunque, ma non per la mia interlocutrice, che Abdoullakh Abuyezidvich Anzorov, accolto in Francia con lo status di rifugiato dalla Russia, ha decapitato il professore con un coltello gridando «Allahu Akhbar!»...

Scurati torna su Mussolini

Il secondo libro di Antonio Scurati su MussoliniAvevo riassunto in queste pagine, consigliandone la lettura, il romanzo storico di rara profondità scritto per la Bompiani da Antonio Scurati "M. Il figlio del secolo". Una storia straordinaria per la lucidità del racconto, che spazza via certa scrittura polverosa degli eventi storici, nel farci vivere la parabola ascendente (1919-1925) del Duce, uomo baciato dalla fortuna e dagli eventi nella sua ascesa verso la dittatura. Con crudezza nella descrizione si parte da questo disperato che sale i gradini del potere per una serie di combinazioni e le note storiche accompagnano il lettore nei diversi passaggi della sua vita piuttosto grama fino ai fasti degli anni Venti con l'incredibile compagnia di giro che lo affiancò a tour de rôle dagli esordi fino alla morte di Giacomo Matteotti ed all'affossamento della democrazia parlamentare.

Valle d'Aosta: zona rossa e brutti dati

Il posto di blocco sulla ss26 all'inizio di VerrayesIn queste ore la Valle d'Aosta torna ad avere livelli record di diffusione del "coronavirus": per essere precisi è la regione con l'indice di trasmissibilità (Rt) del coronavirus più alto in Italia. Il coefficiente - secondo il monitoraggio settimanale dell'Istituto superiore della Sanità (periodo fra il 5 e l'11 ottobre) - è 1,53.
Tre Comuni sono stati "chiusi" con conseguenze per tutti, visto che la Statale 26 è stata interrotta per alcuni chilometri, obbligando a prendere un tratto di autostrada. I disagi sono evidenti per chi è in quarantena con frontiere e già si sa bene che eventuali allargamenti della zona o ulteriori focolai circoscritti potranno esserci ancora altrove.
Sono stupefatto di leggere di persone di elevato livello culturale che inseguono, anche in Valle d'Aosta, teorie complottiste a diversi livelli di gravità e credo che sulla questione vada fatta un minimo di pulizia per non lasciare margine al dubbio.

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