blog di luciano

E' arrivato l'Esploratore

Un esploratore in azioneCome si dice? «Se Atene piange, Sparta non ride» o meglio - attualizzata rispetto alla situazione politica incerta e con possibili elezioni anticipate - «Se Roma piange, Aosta non ride». Viene voglia di salire sulla vetta del Cervino e osservare da lassù la Confederazione elvetica in estatica ammirazione per un piccolo sistema federalista dove la stabilità secolare è una certezza contro la realtà di una ingovernabilità che mangia i sistemi politici dal proprio interno.
Ma quel che sta diventando ridicolo è che piano piano la Valle d'Aosta si abitui e sviluppi usi, costumi e riti d'importazione: l'ultimo in ordine di tempo, già vagamente emerso a inizio Legislatura, è il "mandato esplorativo", neologismo nel nostro ordinamento, che deriva dall'abitudine del Quirinale - in certi passaggi delicati alla ricerca di maggioranze nel Parlamento italiano - di dare un mandato esplorativo o al vincitore delle elezioni o ad una personalità istituzionale.

Sepolti dai rifiuti

Rifiuti abbandonati nel centro di AostaI rifiuti sono come non mai una preoccupazione quotidiana. Posti di fronte alla "militarizzazione dei rifiuti" - cosa buona e giusta, naturalmente - dobbiamo memorizzare che cosa mettere fuori la sera per la raccolta dell'indomani. Laddove abito con la differenziata "porta a porta", bisogna pensare con attenzione a che cosa mettere fuori la sera nei bidoncini d'ordinanza. Ma bisogna guardare anche se c'è o ci sarà vento per evitare che i bidoncini volino via e si spacchino, spargendo pure il loro contenuto. Io ho optato per catenella con moschettone, ma altri hanno scelto dei ganci cui appendere i bidoni in una logica "fai da te" non prevista dai capitolati d'appalto.
La "militarizzazione" è dimostrata anche dai centri di raccolta dove entri con tessera magnetica, che apre una sbarra e, dopo aver buttato il buttabile seguendo i diversi container a disposizione, con la medesima tesserina, verrà censito quanto hai portato in discarica. Già, perché a parte quel che si riciclerà, il resto per ora finisca in nella montagna di pattume a Brissogne.

L'impietoso confronto per il 2 giugno

Tracce del passaggio delle 'Frecce Tricolori'Prendete un microfono ed una telecamera e toglietevi la soddisfazione di capire, intervistando a casaccio le persone per strada, se il mio è realismo o pessimismo, e scoprirete in fretta quale sia l'esatta consapevolezza attorno al 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana. Sarà facile constatare la larghissima ignoranza sul perché della data ed annotare come la partecipazione popolare sia del tutto assente e persino l'anniversario dei settant'anni dalla sua fissazione definitiva con la legge numero 270 del 27 maggio 1949, è stata dimenticata, come segno di una festività con nessuna affezione, anzi colpita da un crescente oblio nelle sue ragioni fondative.
Ed è la rappresentazione plastica di un'evidenza: malgrado nazionalisti e sovranisti esaltino come non mai certi aspetti retorici e muscolari della coscienza nazionale e dell'italianità come clava contro tutto e tutti, la Festa resta confinata in celebrazioni ufficiali tristi e ripetitive, mancando all'appuntamento gli italiani che considerano nella stragrande maggioranza dei casi questa festività utile - non quest'anno - per i famosi "ponti" nella gradita bella stagione.

Le trame attorno al Casinò de la Valllée

Il Casino di Saint-VincentNulla è semplice nella gestione dell'ormai disastrata vicenda riguardante il Casinò di Saint-Vincent. Ogni giorno, come un bollettino di guerra, si aggiungono nuovi capitoli che inquietano.
La ricostruzione dell'insieme di ragioni che hanno portato ormai al rischio serio di un fallimento sarebbe lunga e complessa, in certi passaggi degna di un libro giallo e forse un giorno qualcuno si cimenterà nella scrittura del racconto avvincente degli oltre settant'anni del "Casinò de la Vallée" dai fasti al limitare del precipizio.
Attorno alla Casa da gioco, che non è un collegio di educande, si sono aggirati personaggi vari, spesso assai negativi e ancora oggi ce ne sono alcuni dall'anima nera che tessono tele che ingenerano sospetti su interessi incrociati fra passato e futuro. In particolare: c'è qualcuno che vuole mettere le mani sul Casinò con scorciatoie che evitino l'appalto europeo per una sua gestione futura?

Fare i conti con l'europeismo

Le bandierine dell'Europa sulle finestre di un albergo aostanoAmmetto di essere ogni tanto micragnoso nei miei pensieri, ma ho imparato che certa ginnastica mentale fa altrettanto bene della ginnastica per il corpo, e questo vale soprattutto nei periodi di passaggio, in cui invidio la sicumera di chi si muove come sapesse tutto e prevede con certezza quanto avverrà in futuro. Io spesso vago nel buio e mi rifaccio al mio ottimismo per pensare che nulla è perduto.
Questo vale anche per l'europeismo che "tiene" nella nuova composizione del Parlamento europeo e chi, come me, è europeista ne trae buoni auspici. Questo significherà una necessità di sintesi fra tre famiglie politiche a Bruxelles, vale a dire popolari, socialisti e liberaldemocratici, con un'apertura ai verdi. Credo, per esperienza, che sia possibile trovare terreni comuni e lavorare in modo proficuo.

In ricordo di Osvaldo Ruffier

Osvaldo Ruffier col mio 'Calepin'Osvaldo Ruffier era il classico eletto del territorio, che conosceva la sua Cogne come le sue tasche e come Sindaco si batteva come un leone per la sua popolazione, ma non lo faceva in una logica di chiusura, sapendosi sempre guardare intorno.
Negli anni d'oro della sua lunga, trentennale amministrazione scendeva ad Aosta nelle ore di ricevimento e spuntava negli uffici regionali che contano con il suo fare in apparenza dimesso, che nascondeva una pervicace volontà di risolvere i problemi come una goccia che scava la pietra. Ma questa sua ostinazione era premiante ed i suoi modi erano sempre gentili, ma in certe occasioni - quando gli veniva il dubbio di essere preso per il naso - sapeva alzare la voce e battere i pugni sul tavolo.

Giggino e la finta ordalia digitale

Il vice premier Luigi Di MaioNon ho mai capito bene perché mai uno dovrebbe votare i "Cinque Stelle". Certo - com'è giusto in democrazia dove dovrebbe vigere il bon ton tra avversari politici e non la violenza verbale come stile - bisogna rispettare i loro elettori, compresi quelli che sono rimasti e pensando nel contempo anche al perché milioni e milioni se ne siano già andati dopo la fiammata delle ultime Politiche con addirittura, in Valle d'Aosta, un'eletta a Montecitorio.
Non lo capivo prima questo voto, quando si trattava di "grillismo" misto al "casaleggismo", cioè un comico (Beppe Grillo) ed un esperto di informatica visionario (Gianroberto Casaleggio) che alternavano «vaffa» ad uso del Web con robe strane come la "piattaforma Rousseau" (povero Jean-Jacques...), figurarsi oggi che nella plancia di comando c'è l'inesperto Luigi Di Maio con il suo curriculum striminzito e l'erede Casaleggio, Davide, che ha scelto Ivrea come base di molti incontri e la cittadina eporediese ha risposto con una scoppola alle Europee. Di Maio - per seguire l'attualità - si sottoporrà in queste ore a finte dimissioni per farsi confermare sulla già citata piattaforma. Un'ordalia digitale fittizia che fa sorridere.

1949: anniversario in sordina

La bandiera della Valle d'Aosta...Non vorrei rischiare di assomigliare a Brontolo, il lamentoso borbottone fra i "sette nani", però ogni tanto mio domando se davvero si sia riflettuto a fondo sulla necessità - almeno per chi ci crede - di trovare occasioni per far capire il percorso dell'Autonomia valdostana. Il rischio evidente, che si palpa con nettezza in troppe occasioni, è che, per alcuni, questa benedetta Autonomia sia una sorta di oggetto sconosciuto, che fa parte della nostra vita come elemento scontato e non come faticosa e pure imperfetta conquista dei valdostani.
La morte in culla della "Festa della Valle d'Aosta" è solo la punta di un iceberg, come dimostra in modo plastico anche la carenza di quella civilisation valdôtaine nelle scuole, che si accompagna ad una sorta di disinteresse sul tema per molti valdostani, che siano d'origine o d'adozione. Questa amnesia rende l'Autonomia come un elemento astratto, scritta in uno Statuto scarsamente conosciuto e in un ordinamento valdostano che sembra per alcuni come una presenza fantasmatica.

L'autonomismo svuotato

La situazione nel nord e centro Italia dopo le elezioni europeeIl cittadino-elettore è qualcosa di estremamente complesso da capire nella sua mutevolezza e, mentre in passato esistevano scelte di fedeltà che rendevano i votanti piuttosto stabili sulle loro posizioni, oggi non è più così. Ci sono cambiamenti rapidi e persino contraddittori che spostano velocemente masse di elettori da una parte all'altra dello scacchiere con un sorta di bradisismo che cambia scenari in un batter d'occhio con clamorosi rovesciamenti di fronte e fortune politiche sempre più corte. Dalle stelle alle stalle e viceversa, senza la rassicurante continuità del passato e senza alcun complesso da parte di chi si muove e di qua e di là (e non torno sul peso dell'astensionismo).

I segnali forti e chiari delle Europee 2019

La scheda delle elezioni europeeNon sono equilibrato nel parlare di Europa, elezioni comprese, visto che ce l'ho nel cuore, avendo sin da ragazzino maturato questa certezza che senza integrazione europea tornerà il caos sul Vecchio Continente, rafforzata nei miei studi e nelle esperienze politiche. Sono stato parlamentare europeo - eletto valdostano per ora unico (chi cita il comunista Bruno Ferrero come predecessore valdostano a Bruxelles non la racconta giusta) - e questo credo mi dia qualche diritto in più di esprimermi sul tema e sui risultati che sono questa volta evidenti e scarsamente manipolabili da chi vuole sfuggire alla realtà.
Ma esiste in Italia questo vizio di traccheggiare nelle dichiarazioni post voto e basta un'occhiata alla televisione per vedere proprio questo da etimologia «verbo di probabile origine onomatopeica, derivazione dalla sequenza "tric-trac" o "tricche-tracche" per indicare un movimento oscillatorio che non va in nessuna direzione».

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