blog di luciano

Gli "odiatori da tastiera"

Un esempio di 'hater' disegnato da Stefano TartarottiCi si lamenta della presenza sui "social" degli odiatori ed anche in Valle d'Aosta ce ne sono alcuni, specie su "Facebook", le cui gesta sono ormai risapute e sono convinti di essere in questo loro ruolo dei protagonisti.
Tuttavia non si può che compatire chi ha fatto dell'odiare il proprio credo e lo fa con impegno compulsivo, stando di vedetta sul Web pronto a intervenire dall'alto della propria autoconsiderazione. Per qualcuno di loro vale l'intelligente osservazione di Erich Fromm: «Non c'è forse fenomeno che contenga così tanto sentimento distruttivo quanto l'indignazione morale, che permette all'invidia o all'odio di manifestarsi sotto le spoglie della virtù».

Craxi, vent'anni dopo

Bettino Craxi ad HammametAd Hammamet, per i vent'anni dalla morte di Bettino Craxi, ci sono state celebrazioni nostalgiche del leader socialista ed in Italia anche esponenti politici inaspettati hanno corretto il tiro rispetto ai giudizi del passato.
L'Italia è uno strano Paese, che dimentica in fretta, ma che soprattutto non ha il senso della misura e l'opinione pubblica su Craxi ha avuto atteggiamenti feroci per poi, con il tempo, edulcorare i giudizi ed alcuni si sono spinti sino a riabilitarlo con sospetti salti della quaglia.
Manca troppo spesso, nel cuore degli avvenimenti, quella oggettività che evita di farsi trascinare dalle emozioni e dalla rabbia e Craxi, anche per la sua fuga in Tunisia (oggi chiamata esilio), fu vittima di eccessi in quella "Tangentopoli" che vide la Magistratura lancia in resta con la conseguente frantumazione della famosa partitocrazia. Ma quel sistema consolidato di tangenti ad alimentare partiti, correnti e conti personali agevolò la nascita della Seconda Repubblica (con Silvio Berlusconi protagonista, che craxiano lo fu per grazia ricevuta per le sue televisioni), ma purtroppo - e dovremmo essere ormai nella Terza Repubblica... - certi comportamenti esistono ancora e resta, in particolare, una situazione oscura sul finanziamento dei partiti. Usciti dalle prebende pubbliche, con costi sempre esistenti per il funzionamento delle macchine, ci si chiede come facciano i tesorieri a far quadrare i conti, specie con campagne elettorali che dissanguano.

Non dimenticare la Catalogna

Oriol Junqueras i ViesPedro Sanchez, ad inizio anno, è diventato per due voti premier in Spagna di un governo di coalizione con "Unidas Podemos" di Pablo Iglesias. Decisiva l'astensione dei tredici deputati indipendentisti catalani di "Esquerra Republicana de Catalunya" che chiedono un nuovo referendum per non staccare la spina. Per cui mai come ora è interessante capire cosa avverrà tra Madrid e Barcellona.
Oriol Junqueras i Vies è un politico cinquantenne indipendentista catalano, presidente di "Esquerra Republicana de Catalunya", che si trova dal novembre 2017 in carcere con l'accusa di sedizione dopo la dichiarazione - era allora vice presidente della Generalitat de Catalunya - dell'indipendenza catalana. Lo ritengo un prigioniero politico ingiustamente detenuto e vittima di una visione persecutoria della Spagna che sembra non capire come il problema catalano sia una questione politica e non giudiziaria.

Manzini, Schiavone, Giallini e la Valle d'Aosta

Marco Giallini nel ruolo di Rocco SchiavoneE' sinceramente incredibile come certe situazioni evolvano nel tempo. Nel 2013, annotavo qui sopra: «Era dai tempi del grande romanziere d'avventura, l'americano Robert Ludlum, con il libro "Il treno di Salonicco (The Gemini Contenders)", uscito nel 1976, che non trovavo più una storia "gialla" ambientata - in quel caso in parte - a Champoluc. Confesso che non so dove sia finito quel libro, che mi aveva segnalato proprio il libraio di allora di Champoluc, il rimpianto Pino Crespi. (...) Questa volta Champoluc ospita, invece, un romanzo giallo all'italiana, "Pista nera" di Antonio Manzini, edito da "Sellerio".
«Rocco Schiavone era stato assegnato ad Aosta da settembre, dal commissariato Cristoforo Colombo di Roma. E dopo quattro mesi tutto quello che conosceva del territorio di Aosta e provincia era casa sua, la Questura, la Procura e l'Osteria degli artisti» "
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Camini, pellet e l'aria inquinata

Pellet...Capita di avere amici che abitano nelle grandi città del Nord e frequentano località turistiche della nostra Valle, che dicono con franchezza di salire in Valle d'Aosta, specie d'inverno, per respirare un'aria di miglior qualità di quella che respirano quotidianamente dove stanno. Anche se sappiamo che, specie nel fondovalle ma anche in qualche paese in alta quota, anche da noi purtroppo ci sono problemi di inquinamento. Anche ad Aosta città, con certe condizioni, ci si accorge di primo acchito, respirando, che qualcosa non torna e non mi metto ad elencare i problemi di salute che ne conseguono.
Tra l'altro, mentre scrivo, osservo fuori dalla finestra quella cappa grigiastra che staziona in modo inquietante.

Le polemiche sulla Preghiera dell'Alpino

Il saluto militare di un AlpinoLeggo che nel vicino Canavese torna in auge una vecchia polemica che riguarda la famose "Preghiera dell'Alpino", che viene normalmente letta alla fine delle esequie di chi è stato "Penna Nera". Anche in Valle, dove l'Associazione Alpini è un presidio importante sul territorio e nel volontariato, capita spesso e chi è stato Alpino ci tenga a questo ultimo saluto. Tra l'altro - lo ricordo incidentalmente - l'Associazione alpini con la leva obbligatoria è destinata ad una progressiva perdita di questo ruolo così significativo proprio per l'estinzione naturale dei propri appartenenti. L'esercito professionale ha di fatto perso il tradizionale legame territoriale e questo peserà in futuro sull'insieme dei valori dell'"alpinità". Parola che non esiste nei vocabolari, ma che l'Associazione alpini usa, intendendo "quell'insieme di buone idee, di disinteressate azioni, di coesione morale e di amicizia che supera i ceti sociali e che fa dei nostri iscritti un blocco abbastanza omogeneo".

Il "Giustiziando" di Diémoz

Diémoz con il procuratore capo FortunaSe si dovesse immaginare che cosa abbia dominato la scena in Valle d'Aosta nel 2019 - e lo sarà anche nel 2020, ma lo è stato anche talvolta nel passato remoto e in quello prossimo - verrebbe da rispondere: «Giustizia & Processi». Un binomio che ha colpito in particolare la politica, causando rivolgimenti in Consiglio Valle con uscite di scena eccellenti, oltreché con due Comuni in odor di mafia (Aosta e Saint-Pierre) che potrebbero essere sciolti.
Conosco Cristian Diémoz sin da ragazzo ef abbiamo anche lavorato assieme quando eravamo nella casa unionista ed anche dopo. Immodestamente vorrei dire che avevo visto subito in lui la stoffa del giornalista sgobbone e preciso, ma senza perdere mai quella sua aria sorridente e la vena ironica che sa sempre cosa colpire.

Debray e l'«Ode à la salade»

Il libro di Régis DebrayTutto nasce da un articolo su "Libération" di Cécile Daumas ed Aude Massiot, dedicato all'ultimo libro di Régis Debray, filosofo e studioso della comunicazione di massa. E' stato a suo tempo consigliere di François Mitterand e dunque in area socialista, ma l'imprinting politico deriva dall'esperienza giovanile di quando lottò al fianco di Ernesto "Che" Guevara e Fidel Castro e per questo finì in galera in Bolivia dal '67 al '70. Insomma un intellettuale gauchiste ("gauche caviar", ma non troppo) assai fecondo, che scrive in modo sempre interessante e stimolante e bisogna seguire la sua prosa con la dovuta attenzione per certe intuizioni illuminanti. L'articolo sul nuovo libro così esordisce: «Dans "le Siècle vert", essai à l'ironie cinglante, le philosophe salue la mobilisation contre le dérèglement climatique mais craint une nouvelle "idolâtrie" de la nature au détriment de la raison. Face à cette "sacralité", il préfère trouver un équilibre, entre "l'Internationale" et "l'Ode à la salade"».

L'addio a Pansa

Giampaolo PansaHo conosciuto Giampaolo Pansa a Courmayeur nel 1987, quando mi presentai per la prima volta alle elezioni politiche. A presentarmelo fu Gioachino Gobbi, che era suo buon amico. All'epoca, infatti, il celebre giornalista casalese frequentava Courmayeur ed era affezionatissimo a questo suo "buen retiro" valdostano, che poi abbandonò per via delle vicenda familiari legate al divorzio dalla moglie.
Era un uomo di grande umanità e simpatia e mi capitò spesso di frequentarlo a Roma. Lui era in quegli anni un segugio della politica senza eguali e lo trovavo nel famoso Transatlantico, quella parte della Camera dei Deputati, vero e proprio salone che si trova di fronte agli ingressi principali dell'aula, chiamato - essendo corridoio di sosta di deputati, funzionari e giornalisti - «il corridoio dei passi perduti».

Etichette e realtà

Pierre RosanvallonImmaginiamo di entrare in un supermercato matto alla "Alice nel Paese delle Meraviglie" con un burlone che decida di divertirsi e di scompaginare le merci sulle scansie. Tipo: piselli nelle scatole di fagioli, solo carne in pescheria, nei succhi di frutta superalcolici, nelle caramelle le pastiglie della lavastoviglie. Un mondo alla rovescia spiazzante per chiunque debba fare gli acquisti.
Nel supermercato della politica valdostana abbiamo visto leoni, galletti, stelle "grilline" ed alpine, giochi di parole. Ci sono autonomisti ormai di tutto le fogge come un mondo di figures della "Lego" con personaggi assai diversi fra loro. Non giudico ma osservo ed oscillo fra riso e pianto e rimpiango la partitocrazia, quando tutto finiva per essere leggibile e "pane e pane e vino al vino" senza quel «tutti autonomisti» artefatto se non contraffatto. Travestitismo, trasformismo, opportunismo che ci hanno portato dritti all'instabilità odierna. Nessuno pretendeva partiti-caserma ma neppure giochi di ruolo tipo l'Imperatore che tutto decide, i jolly che saltellano da un mazzo all'altro, lotta feroce fra eletti e propri partiti peggio che guelfi e ghibellini.
Abbiamo raggiunto il fondo? Mai dire mai.

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