blog di luciano

Adieu, César

Io con César, alla fine degli anni '80, davanti al ParlamentoNon stava bene in questi ultimi tempi, ma ancora di recente lo avevo visto battagliero come sul sempre, ormai alla soglia dei cento anni.
César Dujany - ed è come se morisse un pezzo di me, mentre ne scrivo - ha attraversato il Novecento ed ha traguardato il nuovo Millennio con il piglio del montanaro deciso e con la schiena dritta senza mai mollare la passionaccia per la politica. Una politica impegnata e colta, ma senza mai lasciare da parte la semplicità del tratto ed una signorilità che veniva da un'epoca in cui la sobrietà e l'educazione erano importanti.
Ma era in certe circostanze la sua una mano di ferro in un guanto di velluto, quando doveva difendere e spiegare le ragioni della nostra Autonomia ed affermarne i diritti.

Ercolino sempreinpiedi, il misirizzi

Ercolino sempreinpiediSecondo una classifica elaborata dal "Sole - 24 Ore" Imperia è la capitale d'Italia del clima. Chi ha vissuto, come me, numerosissime estati in questa città unita dal fascismo nel 1923 - mettendo assieme Oneglia e Porto Maurizio - lo sapeva già. Ci andavo con la famiglia sulle tracce materne: nonno Emilio era cresciuto nell'entroterra a Ginestro (dove saremmo proprietari di uliveti, immagino ormai usucapiti) per poi costruire la casa a Castelvecchio. Città di mare con sprecata vocazione turistica, il capoluogo di Provincia della parte più bella della Riviera di Ponente della Liguria già quando ero bambino usava come slogan "Tremila ore di sole l'anno". Situazione del tutto veritiera: per chissà quale giochi di venti anche le giornate più grigie assicuravano qualche raggio di sole ad illuminare le spiagge sabbiose da una parte e quelle sassose dall'altra.

La famiglia e i diritti civili

L'ingresso del 'Congresso mondiale delle famiglie'Chiunque voglia parlare di famiglia ha il mio appoggio e partecipo volentieri alle discussioni: mi piace ogni occasione dialettica e trovo che questo tema sia decisivo anche in una piccola realtà come la Valle d'Aosta a "crescita zero" - una vera crisi demografica! - che rischia di farci scomparire. Certo, il mio riferimento resta il "federalismo personalista", che - come da definizione - intravvede nella famiglia una delle cellule fondamentali della società e come tale va considerata: una comunità. Senza farne un feticcio e conscio di tutti i limiti e le asperità che ci sono, confermo che si tratta di uno dei tasselli a fondamento del nostro modo di vivere.
La famiglia è meno vasta e ramificata che in passato, ma resta un elemento essenziale anche nell'attuale versione ristretta.

Valle d'Aosta: voltare pagina in fretta

Augusto Rollandin, di spalle, nell'aula del Tribunale di AostaLa condanna inflitta ad Augusto Rollandin non stupisce ma rappresenta di certo un "punto e a capo".
Come non rilevare anzitutto che siamo all'ennesima notizia che sporca l'immagine della Valle d'Aosta. In questi anni troppe vicende, spesso concatenate, hanno gravemente minato quella reputazione che faceva della nostra piccola Regione alpina un modello. Un tempo, quando capitava di dire «sono valdostano» si suscitavano simpatia e persino qualche invidia, perché eravamo ritenute persone serie e laboriose, che avevano creato un modello funzionante e valido.
Oggi capita di vedere nei visi dei nostri interlocutori esterni sorrisi e smorfie e di sentirsi dire cose poco piacevoli, persino con esagerazione, perché si tende a passare dagli eccessi retorici dell'"isola felice" - che era un'iperbole persino ridicola - alla rappresentazione di un luogo dove si consumano solo vicende oscure.

L'europeismo ogni cinque anni

Bernard PivotHo seguito per anni le trasmissioni televisive di Bernard Pivot, conduttore televisivo e critico letterario, che su "Antenne 2", poi "France 2", conduceva programmi culturali sulle novità librarie con maestria e sagacia. Da "Apostrophe" a "Bouillon de culture" dimostrava come si possa ottenere attenzione ed ascolto anche con programmi seri. Dipende dalla capacità di chi dirige le trasmissioni e anche dalla considerazione che la massa di telespettatori può essere "educata" non costringendola a logiche per acchiappare audience con volgarità, stupidità e personaggi dubbi che vengono chiamati sullo schermo per la loro violenza verbale o peggio ancora.
Ora Pivot delizia il suo pubblico con piccole perle di saggezza via "Twitter", il più elegante dei "social", che frequento ormai da anni e che obbliga - per la sua stringatezza - a sintesi che mettono alla prova alla ricerca di una certa asciuttezza.

Il buonismo e la guerra dei bottoni

Bottoni..."Buonismo" è un neologismo e si tratta di una parola che, come avviene in molti casi, viene usata ormai come uno sfottò, anche se potrebbe avere un suo uso diverso, che - disvelo subito il mio pensiero - potrebbe svelenire certi eccessi attuali della civile (incivile?) convivenza dalla riunione di condominio all'Assemblea delle Nazioni Unite.
L'origine la ricordava Giacomo Papi sul IlPost: «La parola "buonismo" fu inventata dal professor Ernesto Galli Della Loggia in un editoriale intitolato "L'Ulivo di Prodi o Garibaldi" pubblicato il 1° maggio 1995 sulla prima pagina del "Corriere della sera"».
In realtà pare che l'aggettivo fosse stato giù usato da Edoardo Sanguineti nel quadro di un articolo di critica letteraria, ma l'uso politologico è quello più praticato.

Un Triangolo delle Bermude ad Aosta?

Il Triangolo delle Bermude valdostanoSe il "cambiamento" è diventato ormai onnipresente in qualunque proposta politica, è bene essere attenti e sospettosi per l'evidente appiattimento nel suo abuso. Il rischio di adoperare a sproposito slogan "nuovisti" di facile portata sta nel fatto che c'è chi agisce più per propaganda che per affrontare la realtà, essendo quest'ultima avvolta dalle ruvide difficoltà del governare.
Rischia grosso da questo punto di vista chi, nell'esercizio del potere, non sia consapevole del terreno scivoloso e impervio su cui ci si incammina ed affronti il futuro senza alcun rispetto per il passato e per la memoria. Non esiste la tabula rasa fine a sé stessa.
Ciò detto - non appaia sin da subito questa affermazione una stravaganza - il Triangolo delle Bermude mi affascina sin da bambino, anche se poi le diverse spiegazioni scientifiche o paranormali hanno abbastanza fatto cilecca. Per chi non sapesse di che cosa io parli, si tratta di una enorme area dell'Oceano Atlantico, che copre una superficie di circa un milione e centomila chilometri quadrati, di forma appunto triangolare, con i tre vertici corrispondenti all'arcipelago delle Bermude (Nord), all'isola di Porto Rico (Sud) ed alla Penisola della Florida (Ovest).

Le regole e il buonsenso

Il dettaglio di un'opera di Keith HaringE' molto complicato di questi tempi darsi delle regole. Mi viene in mente la frase di quel comico siciliano morto di recente, Pino Caruso, che con freddezza anglosassone annotava: «L'unica trasgressione possibile nel nostro Paese è l'obbedienza alle regole». Lo si vede quotidianamente e non è affatto un vanto ed a questo malvezzo si sono abituati anche i valdostani, che sembrano avere la pazienza di Giobbe anche verso chi, in ruoli elettivi, ama uscire dal seminato e infrangerle queste benedette regole.
Studiare, confrontarsi e poi decidere. L'esercizio siffatto pareva essere il minimo sindacale in democrazia, che si dovrebbe arricchire con un principio ulteriore: chi fa politica e si trova ad prendere decisioni attraverso leggi e atti amministrativi - fatta salva una cultura di base - deve avvalersi di chi sia tecnico in certe materie per scegliere le strade migliori per raggiungere gli scopi preposti.

Per non sprecare i talenti

I piatti di una bilancia anticaIl tempo passa e se ne va e, per non sprecarlo, bisogna pensare sempre a come adoperalo. Quando ho dato la Maturità nel 1978 i sessantenni erano nati nel 1918, oggi che anche io ho traguardato quell'età i sopravvissuti di quegli anni sono pochi (ho una vicina di casa di 104 anni!).
D'altra parte il mio nonno paterno René era del 1867 (mia nonna Clémentine del 1881), mentre quello paterno Emilio del 1880 (mia nonna Ines del 1898).
Questo per dire come, per quanto la vita si allunghi per nostra fortuna, i passaggi generazionali restino rapidi e questo vuol dire che per assicurare continuità - come avviene in qualunque specie su questa nostra benedetta Terra - si tratta di far ruotare tutto attorno a qualche caposaldo fra continuità e novità.
Scriveva Omero nell'"Iliade": «Come è la generazione delle foglie, così è anche quella degli uomini. Le foglie, alcune il vento ne versa a terra, altre il bosco in rigoglio ne genera, quando giunge la stagione della primavera: così una generazione di uomini nasce, un'altra s'estingue».

Quel pullman in fiamme e l'integrazione

Il pullman a fuoco sulla 'Paullese', a CremaLa minaccia di trovarsi bruciati su di un pullman, per via della follia del loro autista senegalese, dev'essere stata un'esperienza terribile per i ragazzini salvati in extremis dai Carabinieri alle porte di Milano.
Eppure proprio il fatto che molto si deve, per avere allertato le Forze dell'ordine con coraggio e astuzia, a due ragazzini - uno di origine egiziana e l'altro marocchina - ci deve fare riflettere non per una melensa esaltazione di eroismo da barattare con semplicismo con la cittadinanza che né RamyAdam hanno, ma sul fatto che esiste qualcosa di più profondo su cui riflettere.
Per farlo bisogna uscire dalla drammaticità dell'evento, che mostra come l'Italia non sia al riparo né dai "lupi solitari" fuori di testa e neppure dal rischio di azioni mirate e meno artigianali degli islamisti.

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