blog di luciano

Quando arrivai al Parlamento europeo

Il sottoscritto al suo debutto al Parlamento europeoVent'anni fa, di questi tempi, entravo al Parlamento europeo. Era la prima volta ed è rimasta tale che un valdostano ci riusciva con il meccanismo dell'apparentamento e fu una grande emozione. Mi trovai a sostituire Massimo Cacciari, che lasciò il seggio, un anno dopo le elezioni. In realtà se Antonio Di Pietro, anche lui nella lista dei "Democratici", avesse optato per il Sud sarei entrato subito, ma l'ex magistrato scelse di far entrare al Sud Pietro Mennea, il famoso sprinter.
Ci rimasi male che questo non fosse avvenuto, ma mi permise l'esperienza di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo "D'Alema bis". Poi, quando si profilò l'esperienza europea, a dimostrazione dei casi della vita, fu il nuovo premier Giuliano Amato prospettarmi il ruolo di ministro delle Regioni, ma a quel punto non avrei certo potuto rinunciare al seggio di parlamentare europeo.

Cittadinanza in declino

Fabrizio CassellaLeggo la rubrica che su "Electoradio" scrive Fabrizio Cassella, costituzionalista e già Rettore dell'Università valdostana, e non posso che constatare come sue certe preoccupazioni siano da me del tutto condivise.
Scrive Cassella: «Storia ed educazione civica, la maestosa idea di oltre sessant'anni fa di Aldo Moro per costruire l'identità nazionale attraverso le scuole. Non un'aspirazione ideale ma un programma realistico per la ricostruzione morale ed economica dell'Italia: partendo dai giovani e facendoli adulti nelle coscienze e nell'esperienza. Nel frattempo l'insegnamento della storia è stato progressivamente marginalizzato nel percorso educativo - sottolineo educativo - degli studenti, e i programmi di educazione civica resi sempre più polverosi e relegati ai primi anni della scuola secondaria, tenendoli ben lontani dalla fase di formazione degli studenti in cittadini attivi e consapevoli, cioè protagonisti del loro e nostro futuro (si, certo, non siamo ipocriti: dei giovani ci occupiamo anche per sano egoismo). Non solo: la ricostruzione economica del Paese è un tema settario, di cui sono legittimati a discettare solo i manager o gli economisti che declamano "ricette". Il risultato: chiacchiere marmellatose e crescita economica sotto zero».

La nostra Dora Baltea

Esperienza di rafting!E' la nostra "Moon River", fatte le debite proporzioni. Noi passiamo e lei, la Doire Baltée o Dora Baltea, resta, mentre passano generazioni e generazioni, seguendo i cambiamenti che le imponiamo.
Non a caso la geografa e glaciologa Vittoria Maria Cerutti scrisse tanti anni fa un libro fondamentale per conoscere la Valle, chiamato "Le Pays de la Doire et son peuple", spiegando in molte parti quanto questo fiume, abbia segnato il nostro territorio e la popolazione che l'ha abitata, dopo lo scioglimento dei ghiacciai quando iniziò il popolamento in territorio prima ostili.
Per altro i suoi torrenti affluenti segnano le diverse vallate a loro volta: riceve a destra il contributo delle acque che scendono dalla regione del Piccolo San Bernardo - Rutor, poi di quelle dei gruppi montuosi culminanti nel Gran Paradiso. Sulla sinistra affluiscono i torrenti provenienti dal Gran San Bernardo e quelli alimentati dai ghiacciai dei gruppi del Cervino e del Rosa.

Il punto essenziale

Lorenzo Bini SmaghiLa cornucopia di Giuseppe Conte e del suo Governo sembra inesauribile: a tutte ed a tutti si promette qualcosa ed il debito pubblico cresce, mentre non si sa ancora bene quanto denaro ed in che forma arriverà dall'Europa, anche per le reticenze dei "pentastellati".
Cos'è la "cornucopia" lo ricorda la "Treccani": "E' il "corno dell'abbondanza", simbolo della fertilità, emblema del complesso di beni necessarî alla vita umana. La leggenda voleva che essendosi spezzato uno dei corni della capra Amaltea che nutriva il piccolo Giove, il corno fosse riempito di frutti, circondato di fronde, e donato da Giove alle ninfe. Un'altra leggenda voleva che Ercole, vinto Acheloo, gli strappasse uno dei corni e lo consacrasse ugualmente alle ninfe. E' probabile che nel corno di abbondanza si debba vedere solo una trasformazione del corno di animale, di cui in antico ci si serviva come di vaso da bere. Spontanea doveva nascere l'idea di accoppiare il corno da bere coi frutti, a significare quello che in un'umanità primitiva doveva bastare per il benessere della vita. Ed è naturale che l'emblema divenisse specialmente l'attributo degli dei che dispensano i beni terreni".
Così Conte e i suoi Ministri dispensano, anche se tra gli annunci e quanto arriva alla fine a troppi resta l'amaro in bocca.
Fra il dire e il fare...

Mi sono sempre piaciute le panchine

La panchina a MachabyMi sono sempre piaciute le panchine, anche se di questi tempi ci si approccia con timidezza e ci si siede con circospezione e senza avvicinarsi a sconosciuti. Un segno tangibile dei tempi e di come la socialità debba assestarsi, intrappolata com'è in obblighi e divieti.
Comunque sia, mi ci siedo volentieri ed ormai i modelli, che siano nei parchi o dovunque nella logica dell'arredo urbano, sono svariati e spesso anticonformisti, talvolta al limite del cattivo gusto, tipo quelle che somigliano a vere e proprie bare, che piacerebbero a Dracula per il riposo notturno. Oppure le panchine si colorano: di rosso contro la violenza contro le donne, blu per ricordare i bambini vittime di violenza oppure le panchine giganti, che cambiano taglia apposta per diventare un'attrazione vera e propria.

Quando uno sfogo è salutare

Le carte da gioco napoletaneChi mi conosce sa bene come io sia finito in politica per caso. Quando mi venne proposta la candidatura alla carica di deputato nel lontano 1987, pensavo a tutt'altro: facevo il giornalista da poco meno di dieci anni con grande soddisfazione.
Era pur vero che esisteva nel "dna" una storia di famiglia: il fratello del mio bisnonno, Antonio Caveri, era stato il primo presidente della Provincia di Genova, deputato nel Parlamento subalpino e poi Senatore del Regno, così come mio zio Séverin era stato presidente della Valle e deputato, oltreché fondatore e leader per decenni dell'Union Valdôtaine, di cui ho sempre condivido gli ideali finché erano rimasti tali. Tuttavia mai, in quegli anni in cui nacque la televisione regionale, mi era balenata l'idea di qualcosa di diverso dalla radio e dalla televisione.
Poi successe.

Lupo e orso santerellini?

Roberto Bagnod nel video di denuncia su 'Facebook'Ha scritto una dozzina di giorni fa "La Sentinella del Canavese", attenta alla storia di un allevatore canavesano di origine valdostana, che ha un alpeggio ed un agriturismo ad Ayas, dove produce - lo scrivo con l'acquolina in bocca - un formaggio grasso, il "Gran Gessato", fatto con latte ovino grazie alle pecore che stanno lassù ad alte quote: "Una mattanza nei pascoli di Ayas ai danni di Roberto Bagnod. Il colpevole è ancora una volta lui, il lupo. E il bilancio è il più grave mai registrato in Valle d'Aosta: venti pecore gravide uccise e una decina ferite che rischiano di dover essere soppresse. E' accaduto nella notte tra mercoledì e giovedì. Bagnod, noto allevatore e imprenditore, sfoga il suo sconcerto in un video pubblicato sulla pagina "Facebook" della sua azienda: «Dopo questa notte ci vediamo costretti a rientrare a valle con tutte le agnelle sopravvissute - racconta - in questa situazione si estingueranno gli ultimi alpeggi della Valle d'Aosta ma in compenso il lupo ritornerà nel suo habitat naturale. La Regione ci aiuta nella costruzione di recinti ma nulla però pare fermare il lupo. Mi chiedo se non si possa agire diversamente. Contro questi animali non sappiamo più cosa fare»".

La concretezza

Victor Hugo rappresentato da Auguste RodinLa politica italiana, ed ormai di riflesso quella valdostana, in evidente perdita di originalità rispetto al passato, vivono di parole che diventano - anche tutte sole - degli slogan. In realtà assomigliano ai flash che illuminano la scena, destinati a spegnersi in fretta dopo un lampo.
La parola oggi protagonista è "concretezza" e lo annota con intelligenza, nella sua rubrica colta ed efficace sulle parole pubblicata sull'Ansa, Massimo Sebastiani: «Cominciamo alle elementari a distinguere tra astratto e concreto e non smettiamo più: quell'impostazione, che sembra anche piuttosto intuitiva, ci seguirà per sempre e sarà il motivo per cui, ad un certo punto della nostra vita certamente ci sorprenderemo (o sorprenderemo altri) ad usare espressioni come "andiamo al concreto" oppure "sì ma in concreto che vuol dire?"».

La Valle d'Aosta e la Questione Settentrionale

Giuseppe Conte durante una pausa degli Stati GeneraliSi sono conclusi i roboanti Stati Generali voluti dal duo Conte-Casalino per distogliere l'opinione pubblica dalle presenti miserie. Ne aveva scritto, con giusta ironia, su "Il Messaggero" Mario Ajello ad inizio lavori: «Gli Stati Generali del governo in corso si dilungheranno per dieci giorni, più di quello celebre del 1789 che portarono alla rivoluzione francese e alla ghigliottina per chi lo aveva organizzato (Luigi XVI) e più del Festival di Sanremo e con tanto di ospiti internazionali, oltre alle nuove promesse e ai big. E comunque la durata extra large del super evento con direttore artistico Casalino (ma il vero Amadeus è Giuseppi) è uno degli aspetti più gustosi».
Resta il fatto di difficile comprensione che non risulti, almeno così pare, nessuna presenza valdostana e non per l'intrinseca inutilità, ma perché in nessuna delle sessioni ha trovato posto un, dico "un" valdostano e ciò preoccupa per la scarsa considerazione che un tempo avrebbe scandalizzato. Si vede che ormai ci si accontenta di contare poco e di non avere rispetto alcuno.

I "letti freddi" sulle Alpi

Reinhold MessnerL'espressione "letti freddi" viene dal francese "lits froids" e sono niente altro che i letti non occupati nelle stazioni turistiche, specie sciistiche, adoperati poco dai proprietari e frutto del boom edilizio, specie sulle Alpi, a partire dagli anni Sessanta. Tema discusso da tanti anni anche in Valle d'Aosta e basta guardare, anche nel cuore delle stagioni invernali ed estive, quante siano le imposte chiuse in un qualunque condominio, che sia una località di grido o - peggio ancora - in paesi più piccoli a minore appetibilità turistica.
Spesso poi si tratta di appartamentini datati e molto piccoli, ben diversi dagli standard attuali, che perdono di interesse per chi li eredita e raramente i nuovi proprietari riescono a disfarsene. I condomini più vecchi soffrono in più di evidente obsolescenza anche a causa della scarsa manutenzione e si sa come case non abitate finiscano davvero per cadere a pezzi.

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