blog di luciano

La ripartenza e la sussidiarietà

Start e stopRipartire è necessario e fa quasi più timore questa nuova fase rispetto alle abitudini che ci siamo costruiti in queste settimane di clausura domestica. Esperienza, fuor di retorica sulla meraviglia di questa intimità, che credo che ci abbia messo tutti a dura prova, perché un conto è scegliere come vivere, un altro è subire ordini, pur a fin di bene, che cambiano in profondità la nostra esistenza e la nostra percezione delle libertà. Tema, quello dello stato di eccezione che viola libertà individuali e collettive, cui bisogna porre argine alla fine di tutto, perché i diritti civili sono essenziali in democrazia e già l'invadenza dei sistemi digitali preoccupa non poco nella normalità degli eventi.

Il Traforo del Monte Bianco: un romanzo per pensare

Il libro di Sara LoffrediE' difficile appigliarsi a qualcosa in questa fase storica complessa per chi crede nell'Europa e scopre con amarezza che questo contagio in corso alimenta in Italia ed anche in Valle d'Aosta un sentimento diffuso, epidermico e viscerale, di antieuropeismo. Difficile reagire di fronte a errori, goffaggini, stupidità di esponenti delle Istituzioni europee e a certi «niet» di Paesi come Germania e Olanda a richieste, in verità spesso strumentali, dell'Italia per reagire al "coronavirus" da cui è stata la più colpita. Ma, benché ci siano ragioni per indicare l'Italia di questi ultimi anni come indisciplinata e opportunista verso l'Europa, di fronte ad una pandemia bisogna, con regole opportune, valutare l'eccezionalità dei fatti e essere solidali senza pregiudizi e rigidità, altrimenti si darebbe la stura a mostri che possono di nuovo insanguinare il Vecchio Continente.

Fra tempo perduto e tempo ritrovato

Mario EscobarGuardo dal balcone - tipo "ora d'aria" in galera - questa paradossale primavera e mi si affolla la testa di pensieri e di idee, che spero non appaiano bislacche o uno scherzo degli eccessi da "buen retiro".
Ci vorrebbe la penna di un Marcel Proust per descrivere quanto in queste settimane tese ed assieme oziose abbiano pesato nel gioco dei ricordi, e vien voglia di riflettere sui suoi "temps perdu" e "temps retrouvé".
Già, questo periodo serve più di quel che si possa pensare. Da una parte - confesso volentieri - esiste un aspetto nostalgico, legato a quanto non possiamo avere in un momento di forte messa in gioco delle nostre libertà fondamentali. Sono legittimamente in tanti, e non solo costituzionalisti, politologici e filosofi, al capezzale di questa nostra strana vita militarizzata e sbarrata dal contagio come metafora di un Nemico che ci imprigiona e ci priva di fondamentali diritti civili.

Buona Pasqua!

Pompei ed il Vesuvio sullo sfondoIntanto, Buona Pasqua a tutti i frequentatori di questo mio spazio quotidiano, che resta per me un cimento importante e spero interessante per chi lo legge con continuità o solo talvolta.
Mai - lo confesso - avrei pensato quando lessi la prima volta di questo "coronavirus" nella lontana Cina che poi sarebbe approdato, con cifre elevatissime di colpiti anche qui fra le nostre montagne, malgrado si voglia annacquare la gravità dei fatti. Vengono portate via le generazioni dei più anziani, spesso persone a me note, con una evidente ingiustizia per chi già aveva vissuto gli anni difficili della guerra e del dopoguerra. Spesso sono morti soli, con un ultimo soffio nei polmoni distrutti dal virus, senza alcun conforto dei propri cari e senza neppure un funerale che li ricordasse, se non un'ultima benedizione nel camposanto.

Dallo "smart working" al "food delivery"

Biciclette per il 'food delivery' ad AostaNuove forzate abitudini si impossessano della nostra vita nella dimensione domestica, diventata prevalente per sfuggire alla tagliola insidiosa del "coronavirus". Alcune di queste sono destinate ad accelerare processi che già esistevano, trascinandosi stancamente nella categoria delle innovazioni che prima o poi si sarebbero affermate.
Ma, si sa, esiste in Italia quel côté fatalistico e levantino, che personalmente aborrisco, che spinge a cambiamenti graduali e mai completati che solo situazioni da choc spingono nella giusta direzione.
Penso alle potenzialità, in cui ho personalmente ho sempre creduto in un clima di sospettoso, del "telelavoro", oggi reso più... "agile" dall'impiego dell'anglicismo "smart working", che esprime un lavoro a distanza meno rigido.

Dal buio alla luce

Un'immagine dal film 'La Passione di Cristo'La mia generazione è stata, nel solco di una tradizione millenaria, forgiata da quella formazione cattolica che faceva parte del proprio percorso di crescita personale, qualunque fosse alla fine il rapporto con la fede che ne scaturisse.
Oggi non è più così: il mio bambino più piccolo, che avrebbe dovuto fare la prima Comunione, rinviata a causa della crisi sanitaria, ha molti amici della sua età le cui famiglie hanno scelto di abbandonare per varie ragioni quel cammino che parte dal Battesimo e si snoda attraverso varie tappe.
Non sto a discutere su questo fenomeno che nel nostro Occidente è un segno dei tempi, cui per altro si accompagnano forme di sincretismo religioso a dimostrazione da una parte di confusione e dall'altra che esiste l'esigenza di porsi rispetto al trascendente. Per fortuna non esistono costrizioni perché viviamo in una realtà in cui ognuno può operare le proprie scelte e non è poco, pensando ai regimi teocratici che imprigionano le persone.

Stare sul "chi vive"

Un micio sul 'chi vive'Le novità non mi hanno mai spaventato. Ci sono stati cambiamenti improvvisi nella mia vita e mi ci sono sempre buttato dentro non per sconsideratezza, ma nella convinzione che se si vogliono fare esperienze nuove bisogna osare e scrollarsi di dosso abitudini che ti possono rassicurare ma in molti casi ti spengono.
Se poi, come nel caso del "coronavirus", le scelte le devi subire e le tue libertà sono limitate nel nome legittimo di un bene comune come la salute, allora è necessario rispondere ai cambiamenti con un «obbedisco!».
Altra cosa, naturalmente, è osservare con curiosità le cose e chiedersi il perché di certe scelte che mi obbligano a determinati cambiamenti ed a vigilare in qualche modo sulla loro possibile evoluzione.

Giusto un mese fa...

Il grafico realizzato da Giuseppe ParolariCominciamo con un sorriso, che non dovrebbe mai mancare. Il conto alla rovescia verso Pasqua è ormai avviatissimo e mi viene appunto da scherzare sul celebre motto: "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi". Mai come ora questo modo di dire suona come fasullo, ma devo dire che da anni mi chiedevo come mai una mia vicina di casa tenesse sulla finestra alcune decorazioni luminose intermittenti a carattere natalizio per mesi e mesi dopo la festività. Ora risulta del tutto evidente quanto, invece, fosse preveggente...
Ma torniamo seri. Ho cominciato a scavare nel "coronavirus" e negli annessi e connessi per una mia trasmissione radio a carattere eccezionale, esattamente il 25 febbraio, ma che dura purtroppo ancora oggi, ed avevo capito, stravolgendo il palinsesto, che un appuntamento settimanale sarebbe servito per seguire in modo pacato l'evoluzione dell'epidemia (poi pandemia).

Pensieri attorno al "coronavirus"

Lentezza e velocità insiemeQuanti pensieri, talvolta troppi, si affollano in questa prova del "coronavirus", cui siamo chiamati. I peggiori li vivi quando esci dal confinamento per motivi di lavoro o per altro ed il tempo sembra rallentare nel fare attenzione ad ogni mossa e ad ogni incontro.
Viene in mente la celebre spiegazione di Albert Einstein, quando così rispose, ironico ma non troppo, ad una interlocutrice: «Signorina, se venissi chiuso per due ore in una stanza con lei, il tempo sembrerà passarmi in un attimo. Se invece... be', sì... se venissi chiuso per due ore in una stanza con il qui presente, ingegnere illustrissimo Michele Besso, il tempo sembrerà non passarmi mai! E' semplicemente questa la relatività, signorina...». Besso era il suo amico di sempre, ingegnere svizzero di origine italiana che conobbe, lavorando all'ufficio brevetti a Berna.

Dove va l'Homo Sapiens?

Pascal PicqQuesta prova che viviamo e che consente di vedere diversamente il tempo della nostra vita, posta in isolamento e minacciata da un virus, assume un valore e forse serve non solo per riflettere su noi stessi, ma anche - per chi lo voglia fare - su di un orizzonte più vasto.
Capita di trovarsi in mano un libro, scelto guardando sul "Kindle" (tranquillizzo i librai, ne compro in tempi normali anche cartacei nella insostituibile scoperta fra gli scaffali!) Mi hanno incuriosito il titolo e la scheda descrittiva: si tratta di "Sapiens face à Sapiens (Histoire)" di Pascal Picq (editore Flammarion), un paleantropologo, classe 1954, noto per la sua capacità di divulgazione.
Attraversa nel libro due milioni di anni e spiega la nostra affermazione di "Homo Sapiens Sapiens" rispetto a tutte le altre razze umane con cui abbiamo convissuto nel tempo, affermandoci infine con i nostri pregi e difetti come dominatori del mondo, lasciando il nostro status di scimmie, partendo dall'Africa alla conquista avventurosa di tutti i Continenti.

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