blog di luciano

L'arte della conversazione

Le 'trombe' di Alberto Garuttu in piazza Gae Aulenti a MilanoMi piace conversare e penso di appartenere alla categoria dei "chiacchieroni", qualora esistesse nel termine un versante positivo. Ha scritto Ernst Junger: «Certo è che la conversazione ha anche un compito che spetta a lei sola e che non può essere sostituito da alcun altro mezzo. In essa si deposita proprio quel che di fugace, quel chiaroscuro dei tempi che nessuno storico rievocherà. Esso trascolora con il giorno come la brina, il velluto dei frutti».
E' vero: la conversazione di ciascuno di noi con i nostri interlocutori passa e va, ma in realtà ho sempre pensato che ci sia qualcosa di grande sostanza, che è - se ci si riesce - un arricchimento reciproco. Anche se - diciamoci la verità - certe conversazioni di un tempo, magari fugaci, oggi sono spente perché siamo chini sui telefoni e sui tablet. Magari, evidente paradosso, perché impegnati con conversazioni - ad esempio via chat - con qualcuno remoto e non con l'essere umano in una sala d'aspetto o su di un treno.

Natale, la Pace, Einstein e Freud

Sigmund Freud ed Albert EinsteinTorna il clima di Natale, ecco i lavoretti per i genitori, appaiono le recite con canzoni e scenette, si discute di presepi e alberi nelle scuole. Ci sono cose vecchie e cose nuove in un mix irresistibile, che fa del periodo natalizio un insieme di déjà-vu e con nuove polemiche già oziose appena nate. La verità - e non è eretico verso la fede nel Natale cristiano - è che nel cuore dell'inverno, dalle civiltà più antiche in poi, ci vuole un momento di festa come se l'uomo avesse avuto da sempre coscienza che nel buio della stagione più fredda fosse necessario trovarsi assieme con qualcosa di buona da mangiare, con i canti e le storie e con simboli luminosi e di speranza, perché poi - come nel ciclo della vita - tutto ripartisse da una primavera. Per altro - guardavo un tizio dalla scrivania del mio lavoro mentre trafficava nell'orto apparentemente intirizzito, lui come l'orto - nulla si ferma mai nella Natura e nell'uomo che la coltiva, come avviene con la spiacevole laccatura dei prati, dove gli escrementi degli animali sono, come una specie di compensazione, la nutrizione dei prati che si rinverdiranno al momento buono.

La Valle d'Aosta senza una ferrovia "europea"

Un tratto della ferrovia valdostanaNon si può che guardare con invidia - anche se le montagne valdostane sono una ben diversa barriera - ai collegamenti ferroviari di cui Bolzano e di conserva Trento godono verso l'Austria (per non dire con Roma, ma andrei fuori tema). Sono linee tradizionali che funzionano bene, a cui si aggiungerà la nuova galleria in Alta velocità del Brennero la cui apertura avverrà nel 2027 (se nessun imbecille si metterà di mezzo bloccando cantieri ormai avantissimi), il tunnel diventerà il più lungo del mondo: 64 chilometri da Fortezza in Alto Adige a Tulfes, a Nord Est di Innsbruck. Nella secolare rincorsa fra strada e ferrovia questa è un'opera ciclopica, che fa balzare in avanti la rotaia, purtroppo su di una direttrice ben diversa dalla nostra e che avrà per il turismo dei nostri amici delle Dolomiti un impatto enorme nell'accorciare tempi e distanze in provenienza da tutta Europa.

La réunification è altra cosa!

Yogurt scaduto...Nascerà un nuovo Governo a diciotto in Valle d'Aosta, che riporterà gli Assessorati a sette (erano scesi a cinque) e che riaggregherà parte delle forze autonomiste in un progetto che nulla ha della réunification da tutti invocata ma poco praticata, perché a parole sono tutti bravi. Un nuovo Esecutivo che va rispettato perché le regole della democrazia sono il vangelo, ma non si può negare che abbia l'aspetto di quelli che a Roma venivano definiti come "Governi balneari", perché hanno una data di scadenza come gli yogurt.
La triste constatazione è che la maledizione dell'ingovernabilità persiste e ripeto fino alla noia che ciò non riguarda solo la legge elettorale e la forma di governo con i suoi annessi e connessi, ma richiama al senso del dovere rispetto a quello sparpagliamento in atto delle forze autonomiste.

I preziosi soldi europei e le troppe incertezze

Dieci euro in pezzi da dueChi mi conosce sa quanto da sempre abbia ritenuto essenziale darsi da fare per ottenere e spendere i fondi comunitari e lo sostenevo già prima di avere avuto, per un certo periodo, responsabilità decisionali sulla materia Politica regionale (che è una buona parte degli "aiuti" europei) al Parlamento europeo. Lo stesso vale per il periodo in cui ho avuto per la Valle responsabilità sugli Affari europei (fra il 2003 e il 2008) e sono pronto a sostenere ovunque un fatto certo e certificabile.
Mi spiego: la programmazione dei fondi interessa periodi di tempo medio-lunghi (sette anni) e in quanto "programmazione" presupporrebbe che, per l'attuale periodo, fossero state messe in campo azioni e strategie di lungo periodo nel decennio precedente.

Natale senza simboli tradizionali?

Una pallina per l'albero di NataleInizierà tra breve la solita querelle natalizia su come ci si debba comportare nelle scuole con i simboli del Natale, quelli più tradizionali come il presepe e le canzoncine in tema religioso e quelli di importazione, ma radicati, come l'albero di Natale e Babbo Natale.
A dire il vero c'è già una partenza di queste ore, visto che non ci sarà nessun concorso di presepi nelle scuole di Ivrea per rispetto - così si dice - degli alunni di altre religioni. Una decisione presa dalle dirigenze scolastiche della città che non parteciperanno all'iniziativa promossa dal Comune. Bum!
La storia è nota: la presenza di giovani di religione islamica pone il problema di come comportarsi con chi non solo non santifica il Natale per ovvie ragioni di una fede diversa, ma anche ha un approccio critico verso gli altri simboli già citati, che si rifanno comunque alla festività non riconosciuta come tale da chi crede in Allah.

La matassa politica in Valle d'Aosta

Vari tipi di nodi...Sia chiaro che nessuno oggi può essere così presuntuoso da avere ricette facili di fronte a situazioni complicate in scenari che paiono sempre più confusi, che vanno dall'ombra del proprio campanile sino al mondo intero. E' come se una fibrillazione infinita, di cui sfugge il traguardo, impedisse di avere qualche oasi di tranquillità e qualche certezza che eviti preoccupazioni e pessimismo.
Mi limito - per evitare affreschi troppo vasti, che vanno tuttavia tenuti da conto perché nessuno può pensare di essere un'enclave senza contatti esterni - a pensare a noi. Anche in mezzo alla nostre montagne tutto si può dire, ma non che ci sia una situazione distesa, intrisa di orizzonti felici. E lo dico con realismo, ma neppure giocando con la solfa dei tempi ben migliori che abbiamo vissuto, che sarà pur vero ma la constatazione appare scarsamente consolatoria, se non come stimolo per capire il "da farsi", vincendo la tentazione di chiudersi nella propria tana come una marmotta in letargo. Scelta che rischierebbe di dare spazio a chi non lo merita, perché non c'è mai limite al peggio.

La lettera a Babbo Natale e i bambini

Il piccolo Alexis mentre imbuca la letterina a Babbo NataleLe mie letterine a Gesù Bambino, scritte per chiedere i regali di Natale che erano meno numerosi di quanto compriamo ai nostri bambini, non le ho più. Fa impressione pensare a come, in poco più di mezzo secolo, il mondo sia cambiato. Non lo dico con rimpianto: trovo che la memoria sia una preziosa alleata, ma bisogna evitare di vivere di soli ricordi e bisogna semmai continuare a mettere carburante nel motore della propria vita.
Oggi i bambini sono meno di quanti fossimo noi, che eravamo figli del dopoguerra e di un mondo che ci teneva ad avere figli nelle proprie case e, se non poteva, sceglieva (e c'è ancora chi lo fa) la via generosa dell'adozione. Oggi invece - lo dico senza moralismi perché ognuno è libero di fare quel che vuole - conosco coppie che scelgono di non averne, pur non avendo problemi fisici, perché preferiscono avere un cane «che è meno impegnativo». Oppure ci si ferma ad uno, perché basta ed avanza per i problemi economici ed il ménage familiare e bisogna pur capirli, non è solo egoismo.

Un secolo fa la tragedia della "febbre spagnola"

Un reparto di un'ospedale del 1918, riservato ai malati di 'spagnola'E' interessante vedere come le grandi tragedie dell'umanità si riverberino poi nella storia comune delle famiglie. Così ritrovo, nelle lettere scritte da Palmi - dove cent'anni fa mio nonno era Sottoprefettto - ai suoi corrispondenti ad Aosta, da mia nonna Clémentine Roux nel racconto sofferto della morte da neonato del primogenito in quel paese della Calabria, che lei descriveva nel suo bel francese come un mondo lontano ed esotico. Il piccino si chiamava Séverin come il figlio che nacque successivamente alla sua morte, ed era stato consumato dalla terribile "febbre spagnola". Questa influenza colpì un secolo fa quasi tutto il mondo e fu una tragedia per l'umanità. Anche la Valle d'Aosta ne subì le conseguenze, comparativamente meno tragiche di quanto avvenne in altre Regioni.

Quel logo olimpico cela un problema

Il logo olimpico del tandem Milano - CortinaPiano piano, se va avanti così, la candidatura per le Olimpiadi invernali 2026 rappresentata dalla strana coppia "Milano - Cortina" verrà vinta, in solitudine, a tavolino. Se torniamo indietro di sei mesi scopriremmo che in lizza c'erano ancora più o meno sette Paesi, poi tra referendum contrari e rinunce altrimenti espresse sono spariti i nostri vicini vallesani di Sion (ma avevano detto di "no” anche i Grigioni), i turchi di Erzurum, la giapponese Sapporo e la canadese Calgary, così com'era già avvenuto per l'austriaca Graz (pure il Tirolo del Nord ha declinato la candidatura, come i "cugini" sudtirolesi ad un ensemble dolomitico). Una vera ecatombe che dimostra che i Giochi invernali non sono più allettanti e cittadini ed amministratori non vedono più un legame fra i famosi costi ed i conseguenti benefici.

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