blog di luciano

Latte sardo e Pecorino, non solo soldi

Una delle proteste dei pastori sardiSono cresciuto, da figlio di veterinario, osservando con curiosità e interesse quel mondo dell'allevamento di bestiame di montagna che ci dava da mangiare, visto che papà era professionista per animali di grossa taglia. Era un ambiente in cui ci sguazzava con la sua simpatia naturale, passando da una stalla all'altra con una vita davvero a disposizione dei suoi clienti a qualunque ora del giorno e della notte. Trovo ancora oggi dei bambini di allora che ricordano la bonomia e il battutismo del veterinéro, che era a suo agio con tutti i diversi patois della sua condotta.
Posso dire di avere visto da vicino la vita del tempo che fu: una miriade di piccole stalle in un ambiente rurale ben diverso da quello di oggi e che era fatto di straordinarie tradizioni ma anche di una vita grama che sarebbe ingiusto dipingere solo di rosa. La diminuzione dei piccoli allevamenti sparsi si è accompagnata a stalle molto grandi ed è stata evidente la progressiva riduzione nel "pil" valdostano di questo comparto che connotava non solo l'economia ma anche la nostra cultura dalle solide radici contadine. E lo era ancora con quella figura dell'operaio-agricoltore che metteva assieme due settori produttivi che si sono dati la mano nel secondo dopoguerra.

San Valentino, da non dimenticare...

Una statua di San ValentinoVerrebbe voglia di partire dal poco "politicamente corretto" e noto passo della "Genesi": "«Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo […], ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa perché dall'uomo è stata tolta». Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne".
Eviterei di raccontare l'episodio così espresso il giorno di San Valentino, compreso quel suo proseguimento che ascrive a qualche responsabilità femminile la brusca uscita dal "Paradiso Terrestre".

Llibertat per Catalunya!

Il 'Tribunal supremo' a BarcellonaLa tesi ormai prevalente in Europa, che si scontra con il buonsenso e con quanto avvenuto, ad esempio, con la fine della ex Jugoslavia, per non dire della separazione avvenuta dalla vecchia Cecoslovacchia o con la nascita del Jura in Svizzera, è che l'autodeterminazione dei popoli sia qualcosa di valido solo per i Paesi ex coloniali. Così casi come quello della Catalogna sono ascrivibili per troppi ad una sorta di anomalia e l'Europa fa come le famose tre scimmiette: "non vedo, non sento e non parlo".
Si riflette, in questo, l'atteggiamento degli Stati membri, molti dei quali hanno regionalismi al limitare dell'indipendentismo o semplicemente il riflesso statalista di tenere duro sul feticcio del vecchio "Stato Nazione" rosicchiato dall'alto dall'Europa e dalle Istituzioni internazionali e dal basso da quel ribollire di istanze federaliste che evocano modelli di rafforzamento delle democrazie locali.

Reddito di Cittadinanza? Mah!

Luigi Di Maio durante la presentazione del 'Reddito di Cittadinanza'Da cittadino comune, avvezzo però a leggere provvedimenti di legge e curioso soprattutto di come funzionerà la loro applicazione, ho seguito con viva attenzione lo svilupparsi del cavallo di battaglia dei "pentastellati": il "Reddito di Cittadinanza" (abolito proprio ora in Finlandia). Benché largamente limitato nella sua applicazione così come venne prospettata in campagna elettorale, si tratta ancora di una misura corposa, che dovrebbe - ma il condizionale è d'obbligo perché noto un grande ottimismo sull'efficienza della macchina messa in piedi dal Governo - giungere guardacaso al traguardo prima delle elezioni europee a beneficio di una vasta platea di cittadini, specie al Sud. Anche se ho letto all'inizio delle macchinose discussioni sul tema che ben seimila nuclei familiari valdostani ne dovrebbero beneficiare, ho l'impressione - che immagino sarà suffragata quando questi soldi verranno infine erogati - che certe restrizioni manifestatesi nei provvedimenti normativi e negli occhiuti controlli - diminuiranno di molto la platea degli aventi diritto anche da noi.

Contro la Politica ansiogena

Sofia VenturaLa politologa Sofia Ventura osserva con acume - e anche con tweet al vetriolo - la situazione politica italiana e devo dire che certi suoi messaggi con gli opportuni accorgimenti valgono anche per un clima di eccessi in cui ci stiamo avvitando anche in Valle d'Aosta. La logica "amico-nemico" ha una sua ratio: serve in particolare alla propria identità in una logica "contro" che ringalluzzisce le proprie truppe. Ma esistono in questi "guerre" dei limiti che devono tenere conto delle Istituzioni e dei doveri derivanti da chi esercita dei ruoli in cui esistono interessi superiori a quelli meramente elettoralistici e di bottega. Non si discute affatto la dialettica, anche appassionata, fra maggioranza e opposizione - che è il sale della democrazia - ma esistono regole cui bisogna attenersi, affinché il confronto non sia un incendio perenne. E' più facile distruggere che costruire ed in una comunità non si può pensare che non ci siano ponti che collegano modi di pensare diversi.

Il "lecchino-leccaculo" e la sua storia

La copertina del libro del professor Antimo CesaroNella collana "I Delfini" della casa editrice "La Nave di Teseo" è un uscito un libro da non perdere, perché ci illumina su quello straordinario personaggio, che ciascuno di noi conosce fin dall'infanzia e che spesso vediamo o sopportiamo nella vita quotidiana. Il titolo è illuminante: "Breve trattato sul lecchino" di Antimo Cesaro. "Lecchino" è il modo gentile e ironico per il ben più greve ma più suggestivo "leccaculo", idealtipo che lotta e vive in mezzo a noi, e va ringraziato l'autore perché non spara nel mucchio ma ci fornisce grandi proiettori con cui fare luce sulle nostre conoscenze del genere.
E l'autore è Antimo Cesaro (Napoli, 1968), che insegna Scienza e filosofia politica e Teoria del linguaggio politico presso l'Università della Campania "Luigi Vanvitelli". E' stato membro del "Consiglio nazionale dei Beni culturali", deputato e sottosegretario di Stato al Ministero dei Beni e delle Attività culturali. In questa attività politica, com'è capitato a me, avrà incontrato varianti meravigliose del modello standard del "leccaculo". Io ne conosco parecchie specie anche nel campionario valdostano (in patois suona "lètsacu").

L'ultima crisi con la Francia fu per la Valle d'Aosta

Marc LazarAmo la Francia per molte ragioni. Chi si riconosce nel movimento internazionale della francofonia - e come valdostano ritengo il francese una delle mie radici - non può non tenere conto del ruolo di Parigi, anche se naturalmente il francese scritto e parlato non è lo stesso dappertutto come accento e come lessico. In più la Francia è un Paese confinante e la Savoia - pur spezzata in due dipartimenti - è stata sino al 1860 intrinsecamente legata alla nostra Valle ed ancora oggi personalmente considero le frontiere una cicatrice della storia e sono fiero che le logiche di integrazione europee mirassero ad una progressiva scomparsa di queste frontiere. Ho girato la Francia, Paese dalle molte identità, e mi trovo a casa mia.

Sanremo e certi "45 giri"

La copertina del libro di Bruno CasalinoCerto che guardo il "Festival di Sanremo": lo faccio con uno zapping serale e l'indomani sbirciando i pezzi di trasmissione, specie nelle parti che i quotidiani indicano come significative. E' ormai possibile - anche con "RaiPlay" - una sorta di televisione "fai da te" con cui costruire il proprio palinsesto.
Guardo "Sanremo" perché è un insieme di immagini che fotografano non solo lo stato di salute della musica italiana (che non è florido), ma finisce per essere - nella parte spettacolo, oltre l'esibizione canora - segno dei tempi e dei costumi. E si avverte la logica autarchica - non uso "sovranista" per non rendermi ridicolo - che pervade una parte di società italiana, quando anche sui prodotti di largo consumo in vendita nei supermercati c'è scritto, talvolta con il tricolore d'ordinanza, "prodotto in Italia".

Cosa c'è dietro al sovranismo?

I vertici del 'Movimento Cinque Stelle' con i rappresentanti dei 'gilets jaunes'Anche il federalista più convinto - ed io resto persuaso che questa sarebbe la strada giusta - sa bene che la "grande" politica estera è un compito dello Stato anche in un sistema federale, anzi nel quadro europeo ci vorrebbe, perché questo è lo spirito del principio di sussidiarietà, un ruolo importante di una politica comune espressa dall'Unione europea.
Ma viviamo tempi grami, perché riappare sulla scena il nazionalismo "cattivo", chiamato "sovranismo", su cui mi soffermerò.
Partendo da due esempi concreti: la posizione ambigua del Governo italiano sul Venezuela, che ha impedito - per via dei "pentastellati" che simpatizzano per il dittatore venezuelano Nicolás Maduro - un fronte europeo compatto, anche se poi Matteo Salvini ha detto il contrario del suo alleato di Governo in questo gioco a tenere il piede in due scarpe caratteristico di questo strano Governo Conte.

Gioiosi sugli sci

Il piccolo Alexis alla partenza della sua prima gara sugli sciGuardo dalle finestre le montagne innevate e penso a quanto sono stato fortunato a nascere ed a crescere in Valle d'Aosta, che è territorio alpino per eccellenza ed ogni volta che snocciolo la nostra altimetria il dato suscita stupore con i suoi 2.100 metri di media. Era insopportabile, in questo inverno, non aver goduto a sufficienza di quel cambio di livrea che il panorama assume con il biancore della neve.
Oggi, come riparo dall'aggressività che deborda dalla lettura mattutina dei giornali, cercavo nella memoria - come boccata d'ossigeno - qualcosa che avesse a che fare con le gare di sci. Mi vengono in mente delle gare da bambino, tipo "Giochi della Gioventù" con un carognoso percorso gibboso e ghiacciato a La Thuile (con "Ovomaltina" fumante e consolatoria all'arrivo) oppure le gare del "Cai" di Verrès al Breuil-Cervinia. Da grande ricordo le divertentissime gare di sci delle televisioni europee, con noi della "Rai" di Aosta - tutti giovanissimi - in ritiro (si fa per dire) per allenarci a Rhêmes-Notre-Dame oppure le gare dell'Union Valdôtaine in diverse località con pranzi pantagruelici a seguire.

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