blog di luciano

Il 25 Aprile

La corona d'alloro della ResistenzaLa Festa della Liberazione è una cosa seria. Non sopporto più chi la tira da una parte e dall'altra. Inqualificabile e talvolta eversiva è l'estrema destra ancora nostalgica che non si rassegna che il 25 aprile abbia significato la fine del ventennio fascista, liberticida e disastroso e si arrampica sui vetri della Storia in modo patetico ed inconcludente. Idem l'estrema sinistra che cerca di impadronirsi di un movimento resistenziale pluralista e che spesso grida e canta slogan e canzoni partigiane in cortei che mettono a ferro e fuoco le città, per non dire di chi a Sinistra cerca di impadronirsi e sfruttare a senso unico il mondo partigiano in una logica di ortodossia ideologica svilente.
Che pena, davvero, e fonte non di depressione - quella è una malattia - ma di scoramento, cioè di un dispiacere che ti colpisce al cuore, specie per la constatazione che - 75 anni dopo - molti virus (e non solo quello vero che si aggira, il "covid-19") colpiscono una democrazia italiana e purtroppo valdostana che mostrano fragilità ed incongruenze per usare parole lievi.

La ripartenza: patto fra generazioni

Giuseppe De RitaMi sforzo, senza fare del giovanilismo grottesco, di considerarmi, con i miei 61 anni, un essere umano adulto, ma glissando elegantemente sulla ferale parola "veccho". Non è solo vanità, ma è anche frutto dell'evoluzione del costume, legata ad una maggior possibilità di vita, che ha per fortuna spostato anche la percezione dell'età. Da bambino un sessantenne per me, per essere chiari, era uno che aveva già un piede nella fossa.
Di conseguenza mi ha colpito al cuore leggere che il grande esperto, che guida una delle varie task force anti-coronavirus, il coriaceo manager bresciano Vittorio Colao (classe 1961 e non è indifferente...), aveva proposto al Governo per la "fase 2" di ripartenza delle attività di lasciare a casa gli ultrasessantenni perché a maggior rischio di lasciarci le penne in caso di contagio. Opzione respinta dal Governo, ma che resta come possibilità posta sul tavolo.

Non basta il #celafaremo

Luciano FontanaUn crescente nervosismo, personale e collettivo, si sta impadronendo di noi. Inutile negare un senso di ansia per una vita privata stravolta nelle abitudini cui eravamo tutti legati.
Oltretutto il bombardamento di notizie cui ci siamo sottoposti per capire gli eventi presenti e futuri non ha aiutato e l'esasperazione emerge spesso dalle comunicazioni istituzionali contraddittorie e poco spiegate a chi dovrebbe subirle. Anche chi normalmente non si interessa della "cosa pubblica" avverte una sorta di sospensione della democrazia è questo ingenerare preoccupazione anche in chi si è comportato disciplinatamente di fronte a misure eccezionali di privazione di libertà.
Ma ora ci si chiede, a metà fra una crisi sanitaria che ancora persiste benché declinante è una ripartenza che deve avvenire per evitare crack economico e crollo psicologico, se chi di dovere abbia il quadro della situazione e sappia cosa fare. Con una certezza che manifesto: una pandemia ci obbliga a seguire le indicazioni di scienziati ed esperti, ma spetta poi alle istituzioni democratiche, compreso lo scenario, decidere il da farsi.

Una petizione per la Scuola

La copertina della petizione di MaraNoto con crescente preoccupazione di come certe decisioni su come schierarsi su di un certo argomento vengano assunte dal politico di turno sulla base delle reazioni che sui "social" emergono su di un certo tema. Non mi riferisco al lavoro scientifico dei sondaggisti, che comunicano a chi lo vuole gli umori della popolazione, ma a qualcosa di più artigianale o casereccio. Mi sono sentito dire certe volte in riunioni politiche «ma ci conviene dire certe cose? Ho letto i commenti su "Facebook"...». Che poi quando vai a vedere questi "commenti" sono quattro "like" neanche argomentati di persone che spesso non vanno oltre l'immagine di un post.
Mi spiace, ma non condivido questo modus operandi. Credo che le posizioni, fatto salvo il dibattito e il confronto, debbano avvenire senza sempre pensare ossessivamente al risultato elettorale e alle elezioni vicine o lontane.

Lettera a Sant'Anselmo di Aosta

Il monumento a Sant'Anselmo, ad AostaIllustrissimo Sant'Anselmo d'Aosta, quest'oggi, da calendario, Lei viene ricordato per un'anniversario, quello della sua morte, ricordata attraverso i secoli per la sua straordinaria grandezza, che non a caso l'ha portata ad assurgere a Dottore della Chiesa.
Ricordo con viva emozione, come se la sua presenza in spirito ci fosse stata davvero in quel momento, la straordinaria occasione che ebbi di visitare la "Sua" Cattedrale di Canterbury, nella città del Kent dove Lei morì, appunto il 21 aprile 1109, all'età di settantasei anni, quando ne era illustre arcivescovo.
Quella meravigliosa costruzione è, ad essere precisi, la "Cattedrale primaziale metropolitana di Nostro Signore di Canterbury", attorniata da un vero e proprio complesso, che tra l'altro ha ottenuto dall'Unesco il label di "Patrimonio dell'umanità" e chi, come me, lo ha visitato non ha dubbi sul suo splendore e sul suo valore simbolico.

La vita online e quella offline (e la felicità)

Zygmunt BaumanTutto diventa relativo con questa epidemia e, come sempre, sono dell'idea che non si debba sprofondare in un pessimismo cosmico, ma neppure cadere nell'ottimismo sconsiderato.
Si tratta di affrontare la realtà, magari sforzandoci per una volta di far sistema e mi riferisco, nella nostra minuscola Valle d'Aosta, alle tante energie disperse che aspettano solo di mettersi assieme come antidoto contro le molte mediocrità emerse in questa emergenza e che stridono con la meravigliosa forza dei tanti che hanno lavorato con impegno a tutti i livelli per arginare il virus e le sue conseguenze.
Ora, in attesa del vaccino, vivremo ancora periodi difficili dopo il confinamento e la nuova guerra di lunga durata sarà contro la crisi economica, anche perché posti di fronte alla necessità di rifondare la nostra vita su basi nuove ed usi e costumi che cambieranno. Non bisogna drammatizzare, ma neppure far finta che non ci saranno difficoltà serie.

Dove va la Valle d'Aosta per la riapertura?

La 'Capanna Margherita'Avere una linea d'azione originale, nel limite del possibile e del buonsenso, non è stata la decisione assunta in Valle d'Aosta e questa responsabilità è in capo in particolare alla figura apicale, Renzo Testolin, presidente della Valle, chiuso nella sua solitudine. Ciò avviene inspiegabilmente per un politico di seconda fila assurto per caso alla massima carica istituzionale, sapendo che in certi frangenti tutti sono pronti a dare il proprio contributo e a mettere da parte dispute o polemiche.
Altri si sarebbero aperti al confronto e avrebbero chiesto aiuto a chi ne sapeva di più sui rapporti politici con Roma e Bruxelles (immodestamente, me compreso), lui si è sentito investito da chissà che cosa ed i suoi sono sempre stati dei «no» ad ogni logica di allargamento democratico delle decisioni da prendere in primis sullo spostamento delle elezioni e poi su altre questioni di operatività delle Istituzioni valdostane, già imprigionate dall'ordinaria amministrazione. Per non dire delle scelte sanitarie e per l'emergenza economica, in cui il presidente è sempre parso un comprimario, un ragioniere cocciuto nel suo grigiore, senza alcun rapporto utile con la politica nazionale e con i suoi colleghi presidenti in un momento decisivo.

Confrontarsi sul "covid-19": alcuni pensieri di Žižek

Slavoj ŽižekE' ben noto che sul Web siamo ispezionati in tutti gli angoli e addirittura certi "social" tendono a farci incontrare solo persone che la pensano come noi e ad inviarci messaggi che assecondano e non contraddicono il nostro modo di pensare.
Per quanto io sia abbastanza convinto delle cose che penso, mi ritengo in grado di discutere con chi abbia visioni del tutto diverse dalle mie e mi capita anche, pensando che sia una dote, di cambiare idea, se trovo delle motivazioni che mi convincono. Dunque non mi snervo nel contraddittorio in sé, anzi mi piace lo stimolo intellettuale e la ricerca di buoni argomenti che ne deriva, ma dell'abuso che talvolta subisco quando mi capita di discutere con chi non conosce l'argomento di cui si parla e sostiene tesi, di conseguenza, non supportate. Ciò avviene sempre di più con l'infarinatura da Internet, in cui basta una sbirciata sul Web per diventare "premio Nobel" in qualunque materia.

Topi contro la 'ndrangheta

Antonio Albanese e Nicola Ragonese in uno degli innumerevoli tunnelA me capita anche nei momenti peggiori di trovare una vena beffarda, ereditata da mio papà, per ridere su qualunque situazione, comprese quelle più difficili. Ben sapendo che ridere non ha una sola nota, ma - come le note musicali - permette un'infinita varietà di modi di farlo (sbellicarsi, ridere a crepapelle, ghignare, ridacchiare, sogghignare, sorridere...).
Quando la fantasia e l'umorismo (anch'esso plurimo) creano un'intuizione ci siamo davvero e plaudo alla seconda stagione di "Topi", la serie diretta e interpretata dal grande attore e comico Antonio Albanese (dal 3 aprile già su "RaiPlay" e da sabato prossimo su "Rai3"). Vi prego, non perdetela e di questi tempi offre distensione e ragionamento.

Solitudine da quarantenite

Solitudine...Certe giornate di "smart working" accentuano il senso di solitudine. Tu, il cellulare, il computer, il tablet a scavare nelle mail, a sorridere nelle videoconferenze, a confrontarsi via "Whatsapp" ed a fare i conti, malgrado mia moglie che fa lo stesso al piano di sopra ed il bimbo che fa i compiti in cameretta (i due figli più grandi stanno altrove con analoga modalità), con una certa solitudine umana che affatica.
Poi, per carità, essendo in salute quando in troppi stanno male, può valere quanto diceva Giacomo Leopardi, certo non un allegrone, quando scriveva che «la solitudine è come una lente d'ingrandimento: se sei solo e stai bene, stai benissimo, se sei solo e stai male, stai malissimo».

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