blog di luciano

Sostanza e linguaggio in Politica

I 'poteri forti' ed i 'leader politici' nel film 'Benvenuto Presidente!'Non so quanto sia diventato insano coltivare la mia vecchia passione per la Politica per il rischio di trovarsi, come mi capita, amareggiato e persino preoccupato per le situazioni intricate di cui spesso non vedo ancora soluzioni. Oltretutto ciò avviene in un contesto che talvolta mi indigna, specie quando vedo comportamenti litigiosi e persino sleali. Questo malessere capita sia che si tratti di questioni relativamente banali, più amministrative che politiche in senso proprio, diventate talvolta come montagne impervie da scalare, sia che si tratti dei grandi temi del futuro della democrazia - quelli sì ben più impegnativi - in Europa e in Italia, in una confusione che spesso fa temere il peggio.

Il mondo delle zucche

Le zucche in mostra a VerrèsMi aveva fatto sorridere, anni fa, la scelta del mio paese d'origine della bassa Valle d'Aosta, Verrès, di organizzare una festa dedicata alla zucca, senza che vi fosse - rispetto a questo ortaggio - una particolare tradizione locale sia nella sua coltivazione che nel suo uso culinario.
Ma, si sa, che ogni tradizione ha un punto di partenza e - passato un certo periodo - tutto mette radici, compresi i semi di zucca che il Comune cominciò a dare nel 2012 ai suoi cittadini che volessero piantarli nei loro orti per poi esporre le zucche e soprattutto proporle trasformate in manicaretti lungo le vie del borgo. Occasione per divertirsi e stare assieme a inizio autunno in una paese che in tema di feste corali - cominciando dal Carnevale storico grazie alla fortezza sovrastante - non si fa davvero mancare niente fra patroni ed altri momenti di divertimento.

Visione da grand-guignol

La rivista francese 'Grand Guignol'Bisogna battere il ferro finché è caldo, si dice, per cui torno su di un tema che ho trattato di recente e trovo che non sia solo occasione per esprimere un mio sentimento ma un idem sentire di tanti.
E' finito anche in Valle d'Aosta quel periodo che gli americani chiamano "honeymoon", la "luna di miele", cioè di non eccessiva belligeranza in politica (la cui durata è di cento giorni). In particolare le polemiche al calor bianco riguardano il tema complesso del Casinò di Saint-Vincent e della sua crisi su cui, nel decidere come evitare il peggio, si deve procedere con cautela per questioni amministrative e processuali. Non invidio affatto chi deve esporsi in mezzo ad un intrico interpretativo che obbliga i politici a decisioni anche tecniche su cui bisogna essere attrezzati, perché la legge non ammette ignoranza e punisce.

Maschere

Maschere...«Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell'anima, così quando,
Se per un mero gioco, l'anima stessa si smaschera,
Sa d'aver tolto l'ultima e aver mostrato il volto?»
.
Così Fernando Pessoa scrive di un tema che viviamo tutti i giorni su noi stessi e sugli altri, quando dobbiamo verificare il nostro modo di essere. Esame di coscienza da una parte per non avere elementi di ambiguità di comportamenti o di derive opportunistiche che critichiamo negli altri e poi la verifica quotidiana di quanti, invece, appaiono con diversi volti proprio per queste stesse ragioni.
Ne ha parlato spesso Luigi Pirandello, che sul mascheramento ha scritto storie avvincenti diventate persino teoria, e non a caso ammoniva: «Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti». Oppure ecco un'altra sua frase illuminante: «E dopo tutto cos'è una bugia? Solo la verità in maschera».

Conte all'ONU straparla sulla Costituzione

Il premier Giuseppe Conte all'OnuViviamo tempi di memoria cortissima. Perdiamo, progressivamente, l'uso della memoria, perché sostituita con facilità da quanto le tecnologie digitali ci consentono di incamerare. Certi strumenti contengono tutto quel che serve per sapere dei fatti passati, ma capita lo stesso a troppi cittadini di essere consapevoli delle vicende più recenti, non ricordandosi però di quel che è capitato persino pochi anni fa.
Trovo, per esempio, un articolo del costituzionalista Michele Ainis del 2015, in cui così scriveva in un primo pezzo: «Diciamolo: è un cambiamento epocale. Sul versante delle istituzioni, timbra il passaggio dalla democrazia parlamentare a una democrazia esecutiva, perché l'Esecutivo s'impadronisce dello stesso Parlamento. Sul versante sociale, è il funerale della concertazione, in nome del rapporto diretto fra il leader e i propri elettori. Sul versante culturale, è la crisi del pluralismo, del frazionismo, dell'assemblearismo, nonché di tutti gli altri "-ismi" che ci aveva recato in dote il Sessantotto: ne era sopravvissuta talvolta una caricatura, adesso non rimane neanche quella».

La vecchia storia del decreto legge

Giuseppe Conte e Matteo Salvini presentano il 'decreto Salvini'I ritardi oggettivi nell'emanazione del decreto legge su Genova, dopo il dramma del ponte autostradale frantumatosi con morti e feriti, oltreché con danni per cittadini dei luoghi, per la città intera e per la viabilità generale, hanno acceso il faro su questo strumento giuridico del quale ho una certa pratica, visto che per tanti anni ho fatto parte di quella I Commissione Affari Costituzionali che, alla Camera, fungeva a quel tempo - per quel ramo del Parlamento - come filtro per definire se i decreti legge avessero o meno quelle caratteristiche di conformità al dettato costituzionale e cioè la necessità e l'urgenza (ma non deve neppure esserci nel testo eterogeneità di materie).

No al burqa

Donne in 'niqab' sorridenti (!) mentre si fanno fotografareL'impatto di culture diverse dalla propria ha sempre creato problemi ai Paesi di accoglienza e più sono diversi gli usi e i costumi, maggiore è stato lo sforzo per conciliare due spinte diverse altrettanto legittime.
Da una parte la richiesta di chi c'era già di integrare "lo straniero", mentre per quest'ultimo è comprensibile voler mantenere aspetti importanti della propria identità, che possono anche in molti casi arricchire il mondo in cui va a vivere.
Tutto ruota alla fine fra altri due opposti: da una parte il "relativismo culturale" (concezione secondo la quale gli elementi di una data cultura vanno compresi e valutati nell'ambito del gruppo sociale a cui essa appartiene. In tale prospettiva non si può più considerare una data cultura superiore o inferiore a un'altra (ad esempio, quella occidentale), ma semplicemente diversa), dall'altra "l'etnocentrismo" (la tendenza a giudicare le altre culture ed a interpretarle in base ai criteri della propria ed a proiettare su di esse il nostro concetto di evoluzione, di progresso, di sviluppo, di benessere).

Valle d'Aosta: demografia inquietante

Panchine ed altalene in un parco giochi ad AostaPotrei impressionare, ma annoiare, con tutti i dati demografici valdostani di cui ci sono sequenze temporali interessanti. In sintesi questo il quadro di questi tempi: poche e calanti nascite rispetto alle morti, un progressivo invecchiamento della popolazione, un flusso di emigrazione giovanile, persino - di recente - una fuga di chi era immigrato in Valle provenendo da Paesi stranieri.
Eppure questo insieme di problemi - che non ha nulla della denatalità felice di situazioni di eccesso di popolazione - sembra alla fine destinato a non essere mai in prima pagina nel dibattito politico.
Eppure questo lento spegnimento è un fenomeno visibile. Lo è in termini "macro" guardando ai dati di alcuni piccoli Comuni, specie quelli di media montagna o quelli di montagna senza grandi numeri turistici, che si stanno lentamente esaurendo come comunità vitali con fenomeni, tra l'altro, di residenze "di carta" di chi abita altrove, ma finge per puro affetto di avere la casa nel proprio paese di origine.

Nos adieux à Paul Guichonnet

Paul GuichonnetCi sono persone che, quando muoiono, non solo lasciano un grande rimpianto, ma si tratta di una perdita culturale irreparabile, per quanto abbiano lasciato molti scritti ed anche - nel caso in esame - alcune belle interviste televisive, espressione delle proprie conoscenze e delle proprie idee. Chissà se un giorno scopriremo come riversare dai neuroni di grandi studiosi quel loro patrimonio enorme, racchiuso nel cervello, di cui perdiamo pezzi significativi, quando ci lasciano.
Ci pensavo, riflettendo sulla scomparsa - avvenuta pochi giorni fa - di una grande personalità, che avevo conosciuto in diverse occasioni, cementando un rapporto di simpatia che mi ha sempre accompagnato come qualcosa di cui essere fiero. Si trattava di uomo simpatico e gentile, si direbbe - certo per via dell'anagrafe ma anche per il tratto distinto - "d'altri tempi", che aveva però dietro la squisita cortesia una tempra d'acciaio nella difesa del particolarismo dei popoli alpini.

Quando muore un ragazzino

L'epigrafe, a Quart, del piccolo MatteoI drammi del mondo non possono pesare troppo sulla nostra quotidianità e non per egoismo o disinteresse. Nel senso che, se davvero fosse così e se dovessimo riempire la nostra testa di tragedie che paiono infinite, non muoveremmo più un passo, come schiacciati da un peso di dolore che scorre a fiumi. Invece, com'è normale che sia, ci concentriamo - pur non vivendo in una bolla d'aria - sulle cose da fare. Quando impariamo a volerci bene, ci attacchiamo agli affetti più veri, meno traditori.
Capita di pensare a questo quando, invece, un fatto di cronaca - apparentemente circoscritto proprio rispetto alle vicende di grande dimensione - appare come un lampo e ti immedesimi, mettendoti appunto nei panni di chi ci si ritrova.
Leggo di questo ragazzino di tredici anni, Matteo, morto in bicicletta, scendendo da una strada che porta al castello di Quart contro una vettura (le dinamiche sono in via di accertamento).

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