blog di luciano

Il voto in Sardegna

Christian Solinas, il nuovo presidente della Regione SardegnaOra posso scrivere: aspettavo infatti con interesse e con cautela - rispetto agli "exit poll" ballerini - i risultati "veri" delle elezioni sarde, che si sono fatti attendere oltre ogni limite di ragionevolezza in un Paese civile, tant'è che ne parlo a troppe ore dall'inizio dello spoglio. Che si vada alle urne con il voto elettronico e si smetta una volta per tutte di agitare i fantasmi degli hacker e di chissà quale rischio terribile, visto che viviamo attorniati da tecnologie digitali, cui ci affidiamo in tutto e per tutto.
Spicca anzitutto nel voto il dato che si avvicina al cinquanta per cento di astensionisti, che resta un elemento di riflessione per nulla ascrivibile a chissà quale forma di maturità dell'elettorato, trattandosi invece in questa temperie politica di una sconfitta della democrazia partecipativa. Quella stessa esaltata nelle forme bislacche come la striminzita - come numero dei votanti - "piattaforma Rousseau", opaca privatizzazione della democrazia diretta.

Meno volontari, persino per i Carnevali

Un punto di vista del CarnevaleLa partecipazione all'attività delle forze politiche - per non dire persino delle iscrizioni pure e semplici - si è ridotta al lumicino. Tutti si lamentano di questa mancanza di tensione civile e di afflato partecipativo, ma poi anche chi ha cercato di innovare si è trovato imbrigliato in logiche vecchie come il cucco, tra la fissa di riunioni infinite, documenti cervellotici, dispute sul "sesso degli angeli", discussioni imbrigliate da chi scala i vertici, spesso generali senza truppe. Un insieme di vecchie storie - distanti da molti aspetti di modernità - che fanno fuggire chi mai si volesse avvicinare. Figurarsi i più giovani, già cresciuti in un'epoca di disprezzo verso la politica, come non mai.
Ma non è solo questo: se la Politica - eletti a parte - stenta a trovare nuove forze e momenti coinvolgenti per allargare la cerchia ormai ristretta, questa mancanza di relève tocca duro il mondo del volontariato e anche il vasto mondo dell'associazionismo ne soffre.

Il semaforo degli alimenti

Il bollino 'Nutri-code' su una confezione di cerealiMi capita spesso di andare a fare la spesa di prodotti alimentari, per lo più - per essere onesto - accompagnando mia moglie e girando per le scansie con una dose di sincero interesse quasi infantile di fronte all'ormai evidente opulenza. Si tratta di una circostanza abbastanza consueta, anche se capita spesso di cambiare ipermercato o negozio.
Non finirò mai di stupirmi di come questo tipo di attività sia cambiato e cambi sotto i nostri occhi anche e non solo per la varietà impressionante di proposte. E' un caso di scuola di come generazioni come la mia abbiamo assistito a modificazioni profonde. Sono morti troppi negozietti di prossimità di paese uccisi da "supermercati" diventati "ipermercati", che poi con una specie di retromarcia hanno più di recente lanciato esercizi più piccoli simili proprio a quei negozi che vendevano di tutto.

Tentare la via: meno neve, più idee

La scarsa neve di quest'invernoStrano inverno - ammesso che lo sia - quello che stiamo vivendo e ciò rende ancora più singolare quel chiacchierare in modo banale sulla meteorologia che sfocia nella climatologia. Da argomento di conversazione standard è ormai diventato uno degli aspetti compulsivi del nostro digitare su diversi apparati con cui da dovunque possiamo cercare l'impossibile.
«Che tempo farà?» diventa un must della quotidianità e forse siamo meno attenti a come, nel dilatarsi del tempo verso il futuro, questo si cristallizzerà per via delle mutazioni profonde del clima su cui i decisori politici più importanti paiono fare spallucce.
Al di là di qualunque considerazione ideologica, in un'epoca in cui troppi confronti diventano scontri con interlocutori che non si ascoltano l'un l'altro, questa questione del turismo invernale con poca neve deve fare riflettere.

Il confine sottile fra antisemitismo e antisionismo

Alcune vittime dell'antisemitismo ad AuschwitzHa ragione Emmanuel Macron, Presidente francese, che dopo l'ennesimo episodio di profanazione di un cimitero ebraico con grandi svastiche sulle tombe in Alsazia, ha detto che cambierà leggi, parificando l'antisionismo (contro cioè il movimento che ha portato alla creazione dello Stato di Israele e che oggi lo pone sul banco degli accusati) all'antisemitismo (l'odio verso gli ebrei).
Cito a questo proposito cosa scrisse su di una rivista americana Rav Jonathan Sacks, rabbino capo del Regno Unito dal 1991 al 2013. Seguiamo il ragionamento: «Sta chiaramente succedendo qualcosa, ma cosa? Molti a sinistra affermano di essere accusati ingiustamente. Non sono contro gli ebrei, dicono, si oppongono solo alle politiche dello Stato d'Israele. Qui uno deve ammettere l'ovvio. Criticare il governo israeliano non è antisemita. E neanche il movimento "Bds" è intrinsecamente antisemita. Molti dei suoi sostenitori hanno un interesse genuino per i diritti umani. Tuttavia, è una facciata per il nuovo antisemitismo, un empia alleanza tra l'islamismo radicale e la sinistra politica».

Legislativo, Esecutivo e Giudiziario?

Lucia AnnunziataE' una bella idea, in parte già esistente nella scuola, quella di chi sostiene che andrebbe studiata di più la Costituzione, almeno quando i ragazzi alle Superiori hanno una certa età. In Valle varrebbe la pena di abbinare alla Carta fondamentale la nostra Costituzione regionale, vale a dire lo Statuto d'Autonomia (che si chiama "Statuto", come la Costituzione albertina, proprio per evitare una sovrapposizione con la Costituzione vera e propria).
Su come rendere la materia poco nozionistica e molto coinvolgente ho le mie idee, perché le norme di legge - specie quelle fondanti - hanno un fascino espressivo che prescinde dal rischio dell'aridità dello scritto. Temo, però, che non sia affatto facile farlo ed il rischio di fare danni più che ottenere risultati è connaturato alla capacità di rendere questa materia viva.

L'equilibrio fra ideali e concretezza

Il senatore Michele Giarrusso che fa il gesto delle manetteLe evoluzioni della Politica, per chi si considera "attore" e "spettatore" secondo i momenti sinora vissuti, non finiranno mai di stupirmi. Se penso ai partiti al governo a Roma, cioè Lega e "Cinque Stelle", non posso non osservare come siano radicalmente cambiati nel volgere persino di mesi più che di anni. La Lega da partito regionalista e federalista del Nord è diventato, sullo scenario nazionale, "sovranista". Mentre i "pentastellati" si sono normalizzati in "quattro e quattro otto", come dimostrato - ultimo atto - dal voto grottesco sulla "piattaforma Rousseau" su di un atto parlamentare come l'autorizzazione a procedere di Matteo Salvini e si tratta solo dell'ultima giravolta. Tutto questo mentre una parte di centrodestra è ancora legato all'anziano ma combattivo Silvio Berlusconi, vintage come non mai, ed il centrosinistra - leggi Partito Democratico - è lacerato da battaglie interne per la leadership con la batosta degli arresti domiciliari - sospetti per tempi e motivazioni - dei genitori di Matteo Renzi con cui mai sono stato tenero per quella schifezza di riforma costituzionale che aveva fatto votare dal Parlamento e che venne giustamente bocciata dal corpo elettorale.

"Élite": parola su cui riflettere

'Élite' in un muralesMamma mia che strana situazione in cui siamo sprofondati! Viviamo in un mondo talmente fuggente che persino l'uso delle parole rischia talvolta di diventare distorcente per una loro modificazione sostanziale che si afferma nel tempo, ma si sa che nella semantica - che studia il significato delle parole - ci sono dei salti bruschi frutto di una evoluzione di cui ci si può lamentare ma bisogna limitarsi a prenderne atto.
Pensiamo al francesismo "élite" al singolare o al plurale. Il sito "La Toupie" ricorda l'etimologia, che è semplice: "du latin eligere, choisir, trier, élire".
E poi cristallizza il significa di un tempo: "Au sein d'un groupe ou d'une communauté, l'élite est l'ensemble des individus considérés comme les meilleurs, les plus dignes d'être choisis, les plus remarquables par leur qualité. Exemple: une troupe d'élite, un tireur d'élite, l'élite intellectuelle. L'élite est une minorité qui se distingue du groupe auquel elle appartient et à laquelle on reconnaît une supériorité, une autorité morale".

Quel che non torna nei #giletsjaunes

Alain Finkielkraut nel video dei 'gilets jaunes'Ormai da molti mesi in Francia i "gilets jaunes" (la loro divisa è infatti il giubbotto catarifrangente da auto) si riuniscono il sabato per manifestare. Al successo iniziale con folle in tutto il Paese è seguito un lento calo del numero dei partecipanti, ma questa loro logica anti-sistema pare, nei sondaggi, piacere ai francesi, che pure hanno lasciato ad un numero ormai molto ristretto i blocchi stradali ed i cortei.
Gli ultimi fatti preoccupano e mostrano l'avventatezza dei leader dei "Cinque Stelle" volati a Parigi per un'alleanza con i protestatari per le "Europee", che ha pure aperto una crisi diplomatica con la Francia, ricucita dal Quirinale.
Molti avranno letto su "La Stampa" di ieri l'editoriale del direttore Maurizio Molinari, di cui cito la prima parte: «L'aggressione dei "gilet gialli" contro il filosofo francese Alain Finkielkraut ci dice che il più pericoloso antisemitismo è tornato nel cuore dell'Europa. A descriverlo è quanto avvenuto in boulevard Montparnasse, a Parigi, nella giornata di ieri».

Il nodo TAV e i riflessi valdostani

Il tunnel della 'TAV' in costruzioneViviamo in un mondo di contraddizioni in cui la cifra principale per larga parte della politica sono le elezioni in calendario: questa situazione diventa ossessiva e le decisioni non seguono la bussola del buonsenso ma gli spostamenti dei sondaggi più o meno favorevoli. Siamo al "fast food" della politica, che diventa come i "cibi spazzatura" con cui sentirsi satolli. La visione di "lungo periodo" appare come un'inutile perdita di tempo, così come la competenza e gli studi vengono vituperati, perché conta più l'immagine che la sostanza.
Il caso della "Torino - Lione" diventa così un caso esemplare di certi atteggiamenti. Provo a ricordare gli eventi partendo dal fondo: la "TAV" - dice il recente studio (si fa per dire...) - non va fatta, tanto a realizzarla ci vogliono tanti anni e basta ed avanza rifare il vecchio tracciato e la vecchia galleria voluta da Camillo Benso Conte di Cavour, che non aveva come Ministro un avo di Danilo Toninelli (quello che pensa che l'opera serva ai torinesi per fare shopping a Lione!) che chiedesse il "rapporto costi-benefici" affidati ad esperti contrari all'opera.

Condividi contenuti

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2019 Luciano Caveri