blog di luciano

Il peso della saggezza

Piero Angela su 'La Stampa'Mai come in questo momento ci sarebbe bisogno di saggezza nel solco di quanto diceva il grande scrittore della montagna, Mario Rigoni Stern: «Leggete, studiate, e lavorate sempre con etica e con passione; ragionate con la vostra testa e imparate a dire di no; siate ribelli per giusta causa, difendete la natura e i più deboli; non siate conformisti e non accodatevi al carro del vincitore; siate forti e siate liberi, altrimenti quando sarete vecchi e deboli rimpiangerete le montagne che non avete salito e le battaglie che non avete combattuto».
Sembrano precetti dimenticati, specie in Politica dove si sono fatti rari o inascoltati i saggi, cioè persone che conoscano le cose e che agiscano con prudenza grazie anche al bagaglio di esperienze accumulate. La Politica per altro non è che lo specchio della società. Si può a lungo discutere, infatti, sul suffragio universale e dei molti che adoperano il voto senza conoscenza e discernimento, ma lo specchio deformato della politica è conseguenza in parte del prevalere in troppe occasioni - elezioni comprese - di imprudenza e ottusità e si potrebbero adoperare anche tutti gli altri termini anche meno eleganti che si trovano come contrari della saggezza (spiccano irragionevolezza e asineria...).

Basta bufale su Mussolini e il fascismo

La copertina del libro di Francesco FilippiNon ho mai scelto le mie amicizie in base al credo politico, malgrado la politica abbia dominato gran parte della mia vita. Credo che conti più l'intelligenza e la simpatia delle persone che si decide di frequentare e, per altro, nel corso di una vita esiste un vasto turnover.
Per cui mi capita di discutere con persone che hanno come brodo di coltura certi pensieri sbagliati sul fascismo o per ragioni familiari di persone care nostalgiche del Ventennio che hanno passato il virus o perché simpatizzano per ragioni varie, specie in tempi come questi in cui i "social" diffondono fake news assurde per illustrare Mussolini ed il suo Regime.
Talvolta mi impegno a discutere su argomenti che credo di conoscere bene e - di fronte a chi è davvero zuccone - finisco per troncare le discussioni per inutilità di fare sforzi cognitivi con chi ha nel cervello informazioni strampalate.

L'epoca dei salvagenti sgargianti

L'installazione 'Apolide' di Oppy De Bernardo, realizzata con migliaia di salvagenti a LocarnoIl salvagente o ciambella è un oggetto strettamente legato al boom economico ed alle spiagge anni Sessanta in parte - come oggetto d'uso familiare - alle vacanze marine, cui si aggiungevano le colonie per bambini.
Se penso alla mia infanzia ed a quei negozi-mercerie ancora presenti nei pressi degli stabilimenti balneari mi vengono in mente i salvagenti in plastica piuttosto spartani come lo erano i loro cugini più grandi, i materassini per non dire poi dei battellini. Avendo imparato a nuotare presto, li usavo come simpatici ammennicoli e nell'ultima volta al mare ho spiegato al piccolino di casa come il posto più tranquillo del mondo sia stare sotto il canotto rovesciato rasente acqua con sciabordio incorporato...
Oggi - ne sono testimone curioso - gli oggetti in auge per galleggiare sono esplosi in colori sgargianti e forme senza limiti che non affidano solo più ai bambini quel navigare senza meta nel mare e in piscina. Anzi è diventato un vezzo per adulti giocosi che si aggirano con oggetti ridicoli per la loro età a pelo d'acqua.

Don Salvatore e la montagna

Don Salvatore SciannameaNon è certo colpa della Curia valdostana e del suo Vescovo attuale, Monsignor Franco Lovignana, se - mentre si avvia la discussione su forme di fusioni volontarie fra i Comuni valdostani, alcuni dei quali colpiti da terribili crisi demografiche - da anni ormai si accorpano le parrocchie dei paesi (i campanili sono più dei municipi) sotto uno stesso curato a coprire diverse comunità.
L'invecchiamento dei parroci autoctoni in servizio, assieme alla crisi delle vocazioni con pochissimi seminaristi che assicurino il ricambio generazionale, hanno aperto le porte delle canoniche a sacerdoti di fuori Valle non solo dall'Italia e dall'Europa, specie dell'Est, ma anche a sacerdoti di origine africana. Ovvio che il messaggio pastorale resti, ma cambi in profondità il radicamento territoriale e culturale - e certo la conoscenza e la pratica delle lingue locali - che mutano quel ruolo storico di caposaldo di certe tradizione di un clero valdostano decisivo in certi passaggi politici del passato, compresa l'attuale forma di Autonomia con figure decisive nell'educazione dei giovani e nelle riflessioni sul futuro della Valle.

Ferragosto

Pier Paolo PasoliniSarà che restiamo travolti anche nel cuore dell'estate da troppe brutte storie di vario genere, ma la vera tentazione di Ferragosto sarebbe l'ascesi. Capisco quanto l'ambizione sia esagerata e non rientrerebbe troppo nelle mie corde, ma basterebbe allora un salutare buen retiro nel quale snobbare certi riti festaioli. Ma certo si dimostrerebbe una buona dose di impropria stravaganza rispetto agli obblighi sociali delle feste comandate.
Per cui, ribadendo che questa logica del distacco dal mondo non mi appartiene, agisco diversamente ed aggiungo che il rientro sarebbe peggio della breve fuga, perché non è detto che, durante l'assenza, non capiti qualcosa di ulteriormente peggiore.

La tragedia del "Ponte Morandi" e le promesse tradite

Il 'Ponte Morandi' dopo la cadutaE' tutto in un un link meritevole di attenzione e esempio di buon giornalismo del "Secolo XIX", il giornale storico della Liguria, che più di altri raccoglie ansie e preoccupazioni dei genovesi. Lo trovate qui ed è la straziante - pensando ai morti - dimostrazione delle balle spaziali e delle promesse mancate che si sono dette nell'anno trascorso dal crollo del 14 agosto del 2018 del "Ponte Morandi".
Dov'eravate quel giorno? Io ero in Valle d'Aosta a casa mia e, se ricordo bene, sentii la notizia per radio non molto tempo dopo l'evento. Le notizie erano confuse ed il quadro quasi irreale, pensando a quel ponte dov'ero passato tante volte in auto. Ogni volta era un'angoscia pensare di attraversare Genova con quelle gallerie invase dal traffico e quel ponte che, procedendo a passo d'uomo, sentivi vibrare sotto la tua macchina e mi capitava si spiegare ai miei figli che si trattava della dimostrazione dell'elasticità della struttura...

Riflessioni ferragostane

Micio pazienteCi vuole sempre una certa pazienza di questi tempi nella lettura dei giornali per evitare che vada per traverso il caffè mattutino e bisogna essere zen per sforzarsi che comportamenti altrui non finiscano per far iniziare la giornata già piombati nel cattivo umore, stato d'animo che considero pernicioso.
In politica anche le più grandi porcherie sono sempre giustificate da nobilissime ragioni. La fantasia non manca e copre tutte le posizioni sullo scacchiere e qualunque ideologia sa appoggiarsi a valori nobili ed a massimi sistemi anche quando si è coi piedi ben infilati una palude (per alcuni con sabbie mobili destinate ad inghiottirli).
E tuttavia il mondo complesso in cui siamo obbliga a cercare di fronte a qualunque crisi delle soluzioni e bisogna cercare, se possibile, quelle buone e non i tentativi appena descritti in voga a Roma e pure ad Aosta, che servono - perché questo è l'esito degli "inciuci" - ad allontanare i cittadini dalla democrazia o con l'astensione o con l'uso degli intestini più del cervello.

Federico con Gérard nel cielo delle Alpi

Federico Daricou nella foto ufficiale delle Guide alpine del CervinoLa cronaca nera è un flusso continuo di cattive notizie, in un impasto di brutture e di destino che crea spesso un senso di angoscia nelle nostre vite, talvolta sfiorandoci così da vicino da darci un senso di vertigine rispetto ai rischi che noi stessi ed i nostri cari abbiamo attraversato, in molti casi inconsapevolmente per una sterzata del Caso.
In tutti questi anni ho visto morire in montagna troppe persone, compresi tanti amici e conoscenti: la loro è una parte dolorosa della memoria. E' stato un stillicidio nelle diverse modalità possibili, che sono purtroppo troppe e che testimoniano un'evidente banalità: l'ambiente alpino, in particolare alle alte quote dove si svolge l'alpinismo, è pieno di rischi e chiunque lo pratichi - anche il più esperto e coscienzioso - può trovarsi in pericolo di vita.

«Io so' io, e voi non siete un c....»

La sede dell'Union Valdôtaine ad AostaSpiace dover adoperare una parolaccia, di cui uno degli scrittori più importanti del Novecento, Italo Calvino, aveva elogiato «l'espressività impareggiabile», che risulta assente a suo dire nelle espressioni equivalenti nelle altre lingue europee. Suggerì in più di «farne un uso appropriato e non automatico; se no, è un bene nazionale che si deteriora, e dovrebbe intervenire Italia Nostra». Ovvia l'ironia della frase rispetto all'uso eccessivo nell'intercalare, ma va anche aggiunto che l'uso del vocabolo - che ha figliato mille espressioni e derivazioni - quando ci vuole ci vuole.
«Che ci volete fare: ma io so' io, e voi nun siete un cazzo». Questa, forse, la frase più celebre da uno dei tanti film di Mario Monicelli. A recitarla è stato un grande attore, Alberto Sordi, interprete di Onofrio Del Grillo in "Il marchese del Grillo", personaggio bizzarro della Roma papalina del Settecento.

Ode alla pennichella

Un gatto pisola sul tetto di un'auto, ad AostaMio papà non mancava mai al rito. Svegliandosi prestissimo, al ritmo del mondo contadino che si sa è al lavoro ad orari antelucani, aveva l'abitudine di una rapida dormitina dopo pranzo: una ventina di minuti ristoratori. Anche mio nonno Emilio, ramo materno, lo ricordo da anziano, a sonnecchiare sempre in una logica postprandiale e assumeva certe posture sulla poltrona, che mi sembrava morto stecchito.
Io dormicchio solo in caso di vacanza, quando mi capita in montagna o al mare di rilassarmi. Ricordo con un certo orrore quando, nelle lunghe estati marine, si obbligava la banda dei cugini all'igienistico riposino pomeridiano e noi aspettavamo di essere messi in camera per poi ribellarci al rito bisbigliando fra noi senza farci scoprire.
Dalla mia esperienza politica a Roma mi è rimasto in testa il termine "pennichèlla", diminutivo di "pènnica", derivato del latino volgare "pendicāre".

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