blog di luciano

Dolente Catalogna

Quim TorraRicordo un anno fa la prima sentenza a carico dei separatisti catalani promotori del referendum con il quale nel 2017 venne tentata la secessione della regione autonomista dalla Spagna. La condanna più pesante (tredici anni) venne inflitta ad Oriol Junqueras, uno dei leader dell'indipendentismo catalano tutt'ora in carcere; pene che variarono tra i nove ed i dodici anni per altri dodici politici protagonisti del tentativo di distacco di Barcellona da Madrid.
Condanne pesanti e ingiustificate, visto che tutto avvenne senza alcuna violenza e con un'ondata popolare di sostegno senza eguali. Una democrazia avrebbe accolto l'esito delle urne, mentre la Spagna ha scelto la galera in piena continuità con una logica franchista contraria al principi sacrosanti dell'autodeterminazione dei popoli. Il silenzio costante dell'Unione europea, complice di Madrid, mi lascia ancora esterrefatto e deluso. Fa sorridere ora il goffo tentativo del Governo spagnolo che annuncia il lungo iter di un indulto per i condannati: una farsa, se non fosse una tragedia.

Virus: proteste di ieri e di oggi

Un esplicativo cartello durante una manifestazione di 'no-vax'Il punto di partenza è una vecchia storia di famiglia. Nelle lettere scritte da Palmi in Calabria - dove a inizio Novecento mio nonno Renato era Sottoprefettto - ai suoi corrispondenti ad Aosta, mia nonna Clémentine Roux scrive con commozione della morte da neonato del suo primogenito, in quel Sud che lei descriveva nel suo bel francese come un mondo lontano ed esotico. Il piccino si chiamava Séverin come il figlio che nacque successivamente alla sua morte, ed era stato consumato dalla terribile "febbre spagnola". Questa influenza colpì un secolo fa quasi tutto il mondo e fu una tragedia per l'umanità.
Anche la Valle d'Aosta ne subì le conseguenze, comparativamente meno tragiche di quanto avvenne in altre Regioni.

Quali regole su impianti e piste?

Le regole in Francia per la prossima stagione sciisticaNon manca molto all'apertura della stagione invernale. Tra poco, come faccio da alcuni anni, affitterò il mio paio di sci ed aspetterò l'arrivo della neve. Trovo che non ci sia sport più bello e salutare, ma capisco di essere di parte...
La memoria di quanto avvenne lo scorso anno, con il "covid-19" che entrò nelle nostre vite, è ancora ben chiara. Fu un crescendo, che culminò con la chiusura anticipata della stagione, dopo gli improvvidi appelli su tutte le Alpi del genere: «Sulle nostre montagne non si sono registrati contagi da coronavirus, la nostra è una destinazione sicura, venite a trovarci». Ricordo certi terribili assembramenti conseguenza di questi inviti, presto rivelatisi fallaci!
Ora, in vista della riapertura degli impianti e delle piste, ci sono alcune incognite che sarebbe bene chiarire sulle regole che verranno imposte, sempre che - facendo gli scongiuri - la pandemia non riparta anche da noi con la brutalità in atto in altri Paesi europei. Situazioni critiche che già pregiudicano l'arrivo di clientele straniere, come inglesi e svedesi.

I pentastellati contro la democrazia liberale

Ironia grillina...La scomparsa dal Consiglio Valle dei pentastellati vecchi e nuovi è un dato politico significativo ed avviene nella stessa occasione in cui i valdostani hanno votato a favore della riduzione del numero dei parlamentari. Una sorta di paradosso che mette assieme una sconfitta (via dopo un successo clamoroso alle Politiche della sconosciuta Elisa Tripodi, di cui ancora oggi sappiamo poco) ed una vittoria nel solco scavato da Beppe Grillo del feroce antiparlamentarismo e disprezzo per la democrazia rappresentativa (condita dai folkloristici «Vaffa»).
Credo, tuttavia, che prevalga largamente il primo dato politico, confermato dalle consultazioni regionali e comunali svoltesi a macchia di leopardo in Italia e dunque che il fenomeno "grillino" (dal nome del fondatore) si stia sgonfiando ineluttabilmente e che forti divisioni toccheranno anche il luogo dove oggi rappresentano la maggioranza, il vituperato Parlamento. Con l'ulteriore paradosso di deputati e senatori dei Cinquestelle che alle prossime elezioni perderanno lo scranno per la duplice azione, da una parte voti ridotti al lumicino e dall'altra la riduzione dei parlamentari che affonderà i restanti.

Pensieri dal passato

Il sottoscritto nel 2007...Ritrovo qualche mio pensiero scritto nel passato, quando ebbi l'onore di essere presidente della Regione o, come si dovrebbe dire e l'espressione è molto bella, Presidente della Valle. All'epoca scrivevo ogni settimana sul "Peuple Valdôtain", testata di fatto scomparsa, e segnalavo quanto fosse impegnativo e stressante quel mio lavoro. Annotavo così: «Gouverner c'est lourd. Je ne me réfère pas aux journées de travail intenses, aux nombreuses réunions, aux déplacements nécessaires, à la longue liste de rendez-vous. Personne n'oblige personne et se poser en victime serait risible face à un activisme qui doit être lié aux règles d'un jeu qui engage, obligatoirement, ceux qu'y participent. Et lorsqu'on est appelé à gouverner, on sait (et on le sait avant de faire ce choix) qu'il faut percevoir le bon et le mauvais qui se cachent dans l'exercice du pouvoir, tout comme il arrive quand on accepte des clauses contractuelles. Les heures, il ne faut pas les compter. Comme les jours fériés, qui trop souvent, coïncident avec des engagements publics».

Corona: il montanaro caricaturale

Il nonno di Mariano Allocco e Mauro Corona«La televisiun la g'ha na forsa de leun
la televisiun la g'ha paura de nisun
la televisiun la t'endormenta cume un cuiun»
.
Il grande Enzo Jannacci ci aveva visto giusto, ma non conosceva l'antidoto contro la noia televisiva. Si tratta del provocatore, insultatore, urlatore, guastatore. Una specie con alcune varianti che da anni spunta nei programmi, preso per la giacca dalle reti. Credo che l'inventore sia stato tanti anni fa Maurizio Costanzo, forse con il Vittorio Sgarbi d'allora, ed ha fatto scuola per attirare audience. Il Verbo è dilagato anche in radio ed oggi siamo pieno di programmi che fanno della maleducazione, delle parolacce, degli insulti la loro ragion d'essere.
Ecco perché fa sorridere il clamore del caso più recente. Mi riferisco in diretta televisiva tra Mauro Corona e Bianca Berlinguer a "Cartabianca" su "Rai3".

Le Istituzioni e la ragionevolezza

Cartelli elettorali ormai in disuso a Saint-ChristopheCon questa nota chiudo la serie sulle elezioni, perché il troppo stroppia e penso che dopo uno tsunami elettorale dalle grandi dimensioni esista una generale stanchezza. Personalmente l'avverto in me e nell'aria il bisogno di un momento di riflessione dopo tanti legittimi commenti.
Ci vorrebbe ora una certa riservatezza nel corso della tessitura degli accordi necessari per far partire la Legislatura regionale, evitando di farne una sorta di telenovela con puntate giornaliere e immagini televisive di facce sorridenti attorno ai tavoli di lavoro. Bisogna infondere fiducia, sapendo che le Istituzioni e la loro difesa obbligano alla ragionevolezza e al buonsenso, senza logiche teatrali. Ma oggi propongo solo spigolature, a margine dei momenti legittimi di festa per chi ha avuto successo e di grande rispetto per chi non è stato eletto e legittimamente ha momenti di dispiacere e di delusione. Mi auguro che certe competenze ed energie capiscano - e io l'ho fatto per anni - che ci si può occupare di politica anche senza far parte del Consiglio Valle.

Grazie e cercherò di ripagare la fiducia!

Il sottoscritto all'inizio della campagna elettoraleSono contento di rientrare in Consiglio Valle, dopo un periodo di pausa dalla politica elettiva durata sette anni per una scelta precisa di "staccare la spina".
Dedico questa mia elezione a mio papà Sandro, che aveva qualche anno più di me quando mi seguì con affetto nella mia prima avventura politica nel lontano 1987, quando divenni un giovane deputato a Montecitorio. Ringrazio poi mia moglie Mara per la pazienza dimostrata in questo periodo di una strampalata campagna elettorale estiva in tempo di "covid-19", un unicum da dimenticare.
E ovviamente ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini in questo mio rientro nella politica attiva e fra tutti gli elettori che hanno votato la lista "Vallée d'Aoste Unie". In particolare chi ha espresso per me il suo voto di preferenza in una competizione resa fratricida con quella preferenza unica che va abolita. Ci vuole un voto elettronico che cancelli anche la vergogna di uno scrutinio elettorale che è durato una giornata elettorale in una piccola Regione com'è la Valle.

Primi pensieri sui voti

Luigi Di Maio, su 'Facebook', annuncia così la vittoria del 'sì' al referendumIn queste ore per la Valle d'Aosta si vive solo di "exit poll Rai" sulle elezioni regionali, che hanno acceso discussioni, simulazioni, speranze e disillusioni. Bisogna, a mio avviso, essere cauti per i rischi che comporta questo tipo di rilevazione, compiuta all'uscita dei seggi.
Personalmente mi astengo da svolgere ragionamenti politici e preferisco esprimermi a bocce ferme su dati certi, che affluiranno nelle prossime ore e daranno i risultati veri e propri. Resta solo l'idea di una tendenza e bisogna vedere quali numeri reali sortiranno dai seggi.
Per il resto, invece, si possono annotare delle certezze che riguardano il referendum e sarò lapidario: vince il "sì" - e mi spiace - nel referendum che taglia i parlamentari, ma con un fronte del "no" che per me è confortante, specie con un esame analitico dei Comuni valdostani. Per altro i "Cinquestelle", umiliati alle Regionali, fanno i gradassi su questo, nascondendo che stanno cadendo a pezzi.

La fiducia contro lo spleen

Lo 'spleen' in un'immagine di Ludovic CaretUn pensiero ad urne ancora aperte, che deriva tuttavia non solo dai ricordi e dalle esperienze, ma dall'attualità della Valle d'Aosta di oggi, compresa la full immersion nelle settimane di campagna elettorale.
Esiste un aspetto che mi interessa e che riguarda il vecchio vizio, che sopravvive e si sviluppa, del piangersi addosso, vale a dire del rischio dell'autocommiserazione. Mi è capitato di adoperare una parola, che è "spleen". Un termine inglese (dal greco "σπλήν, milza", il cui umore nero, secondo la medicina ippocratica, causava l'ipocondria) che indica uno stato d'animo caratterizzato da malinconia, insoddisfazione, noia e fastidio di tutto. A dire la verità, tratto anche dal francese "esplen" (oggi si usa "rate") esisteva anche in italiano, ormai sparita, la parola "splene".

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