blog di luciano

Ad un secolo dalla fine della Grande Guerra

La copertina del libro e della mostra di Stefano TorrioneSi avvicinano quelle date che portarono un secolo fa alla fine della Prima Guerra mondiale. Solo cent'anni - che sono una bazzecola con i tempi della Storia - ci dividono da quegli avvenimenti ed invece, morti i protagonisti di quella guerra irta di battaglie terribili con armi nuove assolutamente letali e con le popolazioni civili colpite dalle nuove modalità del conflitto, sembra che la celebrazione sia rimasta solo in termini ufficiali, direi retorici, senza suonare come un ammonimento nel ricordo dei fatti e soprattutto delle tragedie. Una mancanza di memoria collettiva che, invece, sarebbe stata preziosa e non andava sprecata, come avvenuto, in questo periodo in cui l'Europa rischia grosso, disgregandosi in nuovi nazionalismi roboanti e talvolta aggressivi, che rischiano di minare alle sue radici il percorso che - dal 1918 in poi - grazie anche alla capacità visionaria dei federalisti ha portato a un processo d'integrazione europea, acceleratosi dopo la Seconda Guerra Mondiale.

L'oblio sulla politica per la montagna

Il Mont Emilius in questi giorniLa politica per la montagna è sempre stata un mio rovello dovunque abbia avuto un ruolo istituzionale e, visto che non si vive solo di cariche elettive, continuo ad occuparmi di questa questione. Ciò avviene - e penso di non doverlo dimostrare perché preclaro - per la semplice ragione che chi è valdostano sa come, prima che emergesse il problema linguistico, a partire dal Regno d'Italia in poi (il bilinguismo valdostano era precedentemente francese-francoprovenzale), questo era dato fondante dell'Autonomia valdostana. Questa fu tema centrale nel rapporto millenario con Casa Savoia di cui seguimmo i destini politici sino alla nascita della Repubblica si basava su "privilèges" che avevano in larga parte - come ragion d'essere - il particolarismo di un territorio interamente montano.

Quando l'informazione è sotto attacco

Uno striscione dedicato ai giornalisti durante una manifestazione di 'grillini'Sono ormai - maledizione! - uno dei più vecchi giornalisti professionisti della Valle d'Aosta, visto che faccio questo lavoro dal 1979, anche se l'esame di Stato arrivò qualche anno dopo.
Ho dunque quasi - mancano tre mesi... - quarant'anni di lavoro e anche se per ventidue anni ero stato in aspettativa politica dalla "Rai", fra il 1987 ed il 2009, avevo continuato a scrivere ed a fare radio ed ormai da quasi vent'anni ammorbo i miei lettori nell'impegno quotidiano sul mio blog caveri.it, che mi dà molte soddisfazioni.
Quando ero ventenne, fui il primo presidente della "Associazione Stampa Valdostana", staccatasi dalla "Subalpina" di Torino e modificai la legge ordinistica da deputato per dare vita all'Ordine della Valle d'Aosta.
Solo per dire dell'affezione che ho sempre avuto non solo per questo lavoro ma anche per la comunità di colleghi di cui faccio parte.

I danni della maleducazione e dell'aggressività

Antonio Albanese nei panni di Cetto Laqualunque, il prototipo del politico maleducato, arrogante ed ignorantePartirei da una frase di Italo Calvino: «Ciò che i genitori m'hanno detto d'essere in principio, questo io sono: e nient'altro. E nelle istruzioni dei genitori sono contenute le istruzioni dei genitori dei genitori alla loro volta tramandate di genitore in genitore in un'interminabile catena d'obbedienza».
Il termine "Educazione" è in realtà un tema molto complesso e bisognerebbe forse occuparsene in un momento storico in cui - circostanza che spicca nei modi e nelle modi di molti politici con responsabilità di governo in Italia - del suo contrario, vale a dire la "Maleducazione", che poi - nel dizionario dei sinonimi - ci aiuta, con sottigliezza linguistica, a scegliere fra "malacreanza", "ignoranza", "inciviltà", "rozzezza", "grossolanità", "cafonaggine".
Le parole sono interessanti per questo, perché si può trovare - come in un gioco di pazienza - l'espressione giusta al momento giusto, non esattamente sovrapponibile ad altra.

"Tribù" non è un'offesa

Sebastian Junger, autore di 'Tribù - Ritorno a casa e appartenenza'Molti anni fa scherzai, ma anche per dire la verità si può usare il sorriso, sul fatto che nella politica valdostana si adopera troppo spesso un meccanismo tribale della ricerca di un Capo da esaltare e poi, prima o poi, da abbattere. Modello che poi vale per la politica anche di grandi Paesi: pensiamo a cosa ruoti attorno ad un Donald Trump ancora stabile o ad un Emmanuel Macron già in picchiata, ricordando il destino di Matteo Renzi, che ha volato nei sondaggi prima di cadere nella polvere. Dovrebbero rifletterci i due Capi in auge: Matteo Salvini e Luigi Di Maio, perché il passaggio da "Capo" a "capro" (espiatorio) è rapido e arriva qualcuno in fretta a sostituirti.

Un manovra finanziaria da... paura

Maurizio Crozza che imita il ministro Giovanni TriaPer capirci sin da subito: il "Def", di cui tanto si discute, è un documento mostruoso nella sua complicazione - ad esempio scorrendo i numerosi file con velocità non ho ancora trovato riferimenti alla Valle d'Aosta ed alle Autonomie speciali - che va perciò studiato in profondità, anche se è solo la premessa indispensabile per l'insieme di leggi che compongono la manovra finanziaria propriamente detta. Infatti il "Documento di Economia e Finanza - Def" è fatto di testi e tabelle all'interno dei quali vengono messe per iscritto tutte le politiche economiche e finanziarie selezionate, decise ed proposte dal Governo per l'anno successivo e quelli seguenti. Sottoposto al Parlamento, viene poi trasformato, come dicevo, in una legislazione articolata che - fatti salvi i saldi e le impostazioni generali - viene anch'essa sottoposta all'iter parlamentare durante il quale, con apposita copertura finanziaria, possono essere approvati emendamenti modificativi.

La Svizzera non vuole mucche cornute

La mucca... elettoraleMancano pochi giorni alla Finalissima della tradizionale "Batailles des reines", gli scontri decisivi fra le migliori bovine valdostane - ma una settimana prima ci sarà il derby con le mucche savoiarde e vallesane - corna contro corna per definire le vincitrici delle tre categorie, declinate per peso, dalle più pesanti alle più "leggere".
Un referendum ormai imminente in Svizzera ci deve fare riflettere su quel vasto programma - di cui si occupa molto in dettaglio l'Unione europea - che si chiama "benessere animale" e su come la tradizione si possa abolire in fretta in nome di un presunto modernismo nel Paese che più alpino non si può.
In Svizzera, anche se i poster pubblicitari non lo fanno mai vedere mostrando le loro belle bovine cornute e pasciute al pascolo come elemento classico del panorama alpino, sappiate che nove mucche su dieci non hanno più le corna con buona pace delle loro "reines", che sopravvivono alla scelta draconiana del taglio delle protuberanze valida per le loro "colleghe" che non scendono nell'arena.

Gli interrogativi sull'autonomismo valdostano

Interrogativi sparsi...Domani si terrà un Congresso dell'Union Valdôtaine, movimento che ho lasciato ormai da alcuni anni e ritengo ancora oggi, senza alcun pentimento o rimpianto, di avere avuto in quelle situazioni delle valide ragioni per farlo. Certo, questa rottura non avvenne a cuor leggero perché molto della mia vita è passato di lì sia nella mia storia personale che in quella della mia famiglia.
«Partir, c'est mourir un peu», scriveva il poeta Edmond Harauncourt, ma - come si dice - «quando ci vuole ci vuole» e visto il contesto, la diaspora degli unionisti, che fossero personalità, militanti o semplici iscritti e simpatizzanti, prima e dopo la mia scelta, è stata come un fiume in piena lastricato, anche in questo caso, di buone ragioni.

Il peso delle parole

Lettere sparse«Noto in Italia - scriveva a inizio Novecento Benedetto Croce ad un giovane Giovanni Laterza - una sorta di ebetudine, bisogna avere fiducia nell'avvenire e coraggio nel presente. Passerà».
Il "secolo breve" si è poi caratterizzato, purtroppo, per avvenimenti terribili e orrori indicibili che hanno reso la speranza espressa nella frase null'altro che un'illusione smentita dai fatti e anche in questo nuovo secolo del nuovo millennio c'è, per ora, poco da stare allegri.
Chissà se passerà, perché è rimasta, quella "ebetudine" (oggi diremmo "stupidità", ma talvolta l'ottusità è utile paravento) che alimenta da noi un clima di scontri che sta ammorbando tutto in barba ad ogni regola di civile convivenza.

Aznavour: francese con l'Armenia nel cuore

Charles Aznavour in concertoSui "social" - io seguo solo "Twitter" e getto qualche occhio su "Instagram" attraverso mia moglie - quando capita qualcosa tutti si gettano con tuffo carpiato sull'argomento del momento. Nulla di male, naturalmente: è come chiacchierare in piazza o al bar, per cui ci sta. L'aspetto democratico - a parte i profili anonimi che mettono a riparo chi usa una tecnica - sta proprio in questa possibilità, che viene usata maldestramente da quelli che Umberto Eco chiamava, con preveggenza, gli «idioti da Internet».
Quel che colpisce sempre è che - a parte la categoria appena citata - ci sono i saputelli su materie del tutto estranee alle loro conoscenze. Muore un poeta? Pronti a discorrere di rime! Cade un ponte? Alé con l'ingegneria strutturale! Si discute di vaccini? Tutti come Sabin! Arriva uno tsunami? I terremoti ed i mari sono come il pane quotidiano!

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