blog di luciano

La prima laurea

Mio figlio Laurent durante la discussioneSarebbe contento mio papà Sandro, suo nonno, a vedere questo suo nipote Laurent - il primo fra tutti ad essere nato - che si laurea oggi (primo livello, ma già si avvia verso la magistrale).
Papà raccontava di come suo papà, il mio di nonno, Renato, Prefetto di carriera e poi Amministratore dell'Ospedale Mauriziano di Aosta, avesse sempre detto ai figli che quello era il risultato da raggiungere. Per cui sei dei suoi sette figli raggiunsero questo traguardo.
Io stesso - sentendo questo dovere - una volta diventato giornalista professionista mi iscrissi di nuovo all'Università a Scienze politiche e mi laureai non tanto per diventare "dottore", ma per adempiere a quel dovere familiare che sentivo mio (poi da stupido ho dato tutti gli esami di Lettere e filosofia, ma ho la tesi ancora lì, ma per pagare le tasse universitarie per laurearmi dovrei fare un mutuo...).

Non dimentichiamo l'invidia

Dante e Virgilio in Purgatorio, tra gli invidiosi, in una stampa di Gustave DoréE' difficile leggere la realtà attuale e capirne a fondo le ragioni, anche perché non sempre in quel che avviene c'è una logica.
Personalmente mi sento in contrasto con me stesso, quando nei miei pensieri oscillo fra le prevalenti gioie della mia vita più intima e familiare e le dominanti preoccupazioni per quel che capita nelle Istituzioni e nell'agone politico, intesi come meccanismi di snodo della democrazia. Una mia situazione bipolare, in alto e in basso, che mi costringe ad avere due volti a seconda dei momenti.
Il me stesso "pubblico" tende sempre di più a chiedersi se valga la pena di impegnarsi come ho sempre fatto, ritenendo la politica non solo una legittima passione ma anche un dovere civico. Ma il cumulo di timori e anche qualche delusione, oltreché un vago senso di inutilità di ogni impegno politico, ti portano a chiederti se lo si debba continuare a fare o finisca per essere uno spreco di tempo - e questo si sa che è limitato - in un'epoca difficile da capire in cui la mediocrità e persino l'ignoranza sembrano affermarsi.

La Francofonia è una chance

Una curiosa bandiera franceseIl francese e la Valle d'Aosta: un tema delicato che bisogna affrontare in modo laico e non ideologico. Questa lingua storica dei valdostani appare - e non mi infilo in rilevamenti statistici o d'opinione - in evidente crisi, ma resto convinto che si tratti di una ricchezza storica e culturale che sarebbe folle disperdere nel nome di chissà quale modernismo.
Serve l'inglese? Certamente sì ed è bene inserirlo il più possibile nei percorsi scolastici e formativi, ma sia chiaro che questo non deve obbligatoriamente significare abbandonare il francese e non sforzarsi, in parallelo, nella valorizzazione del francoprovenzale.
Non c'è nulla di male - perché i tabù non devono esistere - a riflettere sul nostro bilinguismo istituzionale, sancito con chiarezza dallo Statuto, che riconosce pure il particolarismo linguistico dei walser e c'è infine - a definire il quadro giuridico di riferimento - una legge dello Stato che prevede anche la tutela del patois.

Che la Mussolini taccia

Mio nonno, Renato Caveri, con Mussolini in visita a Rovigo, dove fu Prefetto dal 1924 al 1926Non mi permetterei mai di giudicare il percorso politico e personale di Alessandra Mussolini. In un Paese normale chi portasse quel cognome non avrebbe fatto nessuna carriera politica, nello stesso filone del nonno Benito, ma - senza pensare che un'erede debba pagare le colpe di chi l'ha preceduta - non sarebbe semplicemente mai apparsa sulla scena e finita in Parlamento.
Invece, sull'evidente spinta dei nostalgici di ieri e anche di oggi, il cognome è stato come un'onda che l'ha sollevata e le ha permesso di avere un suo spazio, in cui ha recitato con una parte di mimica - penso agli occhi - ereditata dal Buonanima, ma anche un atteggiamento popolaresco del ramo materno, essendo nipote di Sofia Loren. L'ho vista alla Camera, ma non l'ho mai conosciuta: non mi pareva avesse doti particolari, se non la già citata oratoria tribunizia e l'evidente capacità di crearsi un personaggio.

Non pregiudicare il futuro di "Cva"

L'interno della centrale 'Cva' di AviseAttenzione: la questione della quotazione in Borsa di "Cva" (la società elettrica interamente pubblica della Valle d'Aosta) resta sotto il pelo dell'acqua ed è bene capire che cosa si voglia fare quando a breve tornerà in superficie. L'operazione è stata di fatto stoppata prima delle elezioni regionali anche grazie a MOUV' ed ai dubbi espressi sulle procedure messe in atto per la quotazione, per la mancanza di chiarezza su come questa scelta si inquadrasse nelle prospettive future dell'azienda e mancava ogni comprensione su come la cifra raccolta (quale cifra, per altro, vista la possibile difformità di calcolo sul valore della società?) sarebbe stata impiegata.
Scrivevo un annetto fa e rimaneggio in parte: «Ho contribuito a far nascere e ho seguito nel tempo i fatti riguardanti "Cva - Compagnie Valdôtaine des Eaux". Ricordo la prima volta in "Finaosta" in cui parlai della questione con un funzionario, poi asceso ad alti livelli proprio in quella società, che si dimostrò - si vede che non conosceva neanche i fondamentali dell'ordinamento valdostano - del tutto ignaro della tematica acqua e idroelettrico come trattata nello Statuto Speciale. Comunque sia, l'acquisizione del patrimonio "Enel" in Valle fu una scelta giusta per la comunità valdostana e la sua centralità nell'economia valdostana è evidente».

La frattura fra Nord e Sud

Angelo PanebiancoSolo chi vivesse in un improbabile Paradiso terrestre, a riparo dalla realtà del mondo che noi viviamo quotidianamente, potrebbe avere l'anima così candida da pensare che il mondo dell'informazione viva in una camera bianca estranea a tutto.
Ci pensavo rispetto al "Corriere della Sera", giornale di evidente autorevolezza, espressione sin dalla nascita della grande borghesia e del capitalismo italiano, finito di recente nelle mani di Urbano Cairo, che è anche proprietario de "La 7", una televisione che si è molto strutturata negli ultimi anni. Cairo viene considerato un editore puro e certo i suoi mezzi d'informazione, specie la televisione ma anche il quotidiano, hanno dimostrato una certa sensibilità verso Lega e Cinque Stelle. Ora l'impressione, almeno per il "Corriere", è che la luna di miele stia finendo e cresce tra l'altro il tam tam di chi vocifera che, proprio in alternativa ai gialloverdi al Governo, potrebbe - in area moderata, anche tenendo conto della veneranda età di Silvio Berlusconi e di un Partito Democratico in coma - spuntare proprio Cairo.

Ridere per pensare contro le Mafie

Il cast della fiction 'I topi'In questo periodo ed ormai da qualche settimana sono senza televisione. Mi sono trasferito di casa e - per via di una storia di allacciamenti alla fibra ottica - non ho ancora collegato l'apparecchio. Ragion per cui guardo la televisione su un tablet, comportandomi cioè come fanno molti ragazzi, che si costruiscono la loro programmazione personale via Internet nella logica del podcasting con cui si rivedono - in un "on demand" casalingo - le registrazioni delle trasmissioni.
Così - per caso, grazie alla segnalazione di mio fratello - sono finito su di una sitcom geniale.
Una premessa, però, è d'obbligo. C'è un celebre motto che suona così: «Una risata vi seppellirà». Anzi, a dire il vero, l'espressione è più complicata: «La fantasia distruggerà il potere ed una risata vi seppellirà!».

La politica valdostana e l'impasse

Lo stallo negli scacchiChi mi conosce sa che non fanno parte del mio carattere né il pessimismo né la demoralizzazione, ma questo non vuole dire mettersi la "pelle di salame" sugli occhi quando le cose si complicano con il rischio di ingripparsi. Così sta avvenendo nella complessa vicenda politica valdostana, avviluppatasi su sé stessa in una crisi in Regione che causa un serio rischio di impasse. Ne osservo da settimane gli sviluppi con una buona dose di preoccupazione e persino qualche lampo di stupore, specie quando sento scricchiolare il "minimo sindacale" della ragionevolezza. Aggiungerei anche che compartecipo alla fatica di larga parte dell'opinione pubblica valdostana ormai stufa di un clima di incertezza, fluidità e ambiguità.
Segnalo in aggiunta come non si debba mancare di senso pratico o essere ipocriti, per cui certuni che oggi in politica fanno gli indignati e si atteggiano a "salvatori della Patria" ben sapevano che alcuni meccanismi causa/effetto esistenti (partendo dalla legge elettorale) ci avrebbero portati sino a qui e scaricare la responsabilità sugli altri non è mai un gesto nobile e neppure assolutorio.

Una cabinovia per Aosta

Il 'Metrocable' di MedellinQuando nella primavera del 2008, nel quadro dei fondi comunitari, spuntò l'ipotesi del "Cablò" ci furono favorevoli e contrari. Si trattava di una cabinovia della "Leitner" che avrebbe consentito di superare in poco tempo la barriera costituita dalla stazione ferroviaria di Aosta che, ancora attualmente, blocca un collegamento diretto fra il centro cittadino e gli immobili e le aree ex "Cogne" ed anche dai parcheggi di questa vasta area da valorizzare a peno, nota come "F8", adiacente allo stabilimento vero e proprio. Compreso il grande parcheggio pluripiano, oggi realizzato ma poco utilizzato. La logica era quella di riavvicinare la città alla vasta zona oggi troppo "isolata" dalla vecchia viabilità e creare così anche un unico sistema di trasporto integrato che, nel raggio di poche centinaia di metri, avrebbe legato autostazione, ferrovia e telecabina per Pila.

Il sapore del "Pan ner"

Uno dei tanti 'Pan ner' valdostaniLa storia del pane - parola che deriva dal latino "pascere", cioè nutrire, da cui originano anche "pasto" e "pastore" - ha accompagnato da sempre quella della civiltà umana fin dai tempi più remoti. Ottenuto grazie alla cottura delle farine derivate dai diversi cereali impiegabili che erano legati alle condizioni delle coltivazioni e all'espandersi dei semi delle diverse specie, questo alimento ha rappresentato nei secoli la base dell'alimentazione, tanto che il controllo dei forni è stato spesso un aspetto essenziale del potere e ha caratterizzato molte ribellioni popolari.
Naturalmente - ma credo che sia un'esperienza comune per chiunque abbia viaggiato - questo significa molte varianti, che hanno basi simili ma seguono le condizioni locali e le varianti dell'ingegno delle popolazioni. Trovo che sia interessante assaggiare i prodotto più vari e già solo in Italia basta spostarsi di poco per vedere come ci siano sotto lo stesso nome prodotti per tutti i palati.

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