blog di luciano

La Valle d'Aosta come Bisanzio?

La sede centrale dell'Università della Valle d'AostaAnche il più ottimista di questi tempi in Valle d'Aosta vacilla, chiedendosi dove diavolo si stia andando a finire, in una specie di deriva che addolora ma non stupisce più. La gestione della "cosa pubblica" è responsabilità pesante che obbliga ad avere competenze, a lavorare duro e a seguire i dossier con onestà e moralità. Si può, se tutto funziona, mettere il motore a regime e volare persino alto, ma quando certe questioni si inceppano scatta una sorta di effetto dominio depressivo e preoccupante.
Ci sono questioni politiche che ho seguito in anni passato e di cui ho avuto l'onore - spesso misconosciuto per umane bassezze - di essere stato colui che ne segnò l'inizio della storia, per chi voglia scriverne senza omissioni. Lontanissimo è il passaggio dallo Stato alla Regione del Forte di Bard di cui mi occupai nel 1990, quando ero deputato. Poi seguii, da diverse posizioni istituzionali, il cammino della sua rinascita con cospicui fondi comunitari sino alla sua inaugurazione nel gennaio del 2006 e nei successivi primi anni di vita, quando la fortezza spiccò il volo.

Anche in Politica Carnevale e Quaresima?

Mettiamo via i coriandoli...A regolare i tempi della nostra vita ci sono sul calendario, legati al sovrapporsi nel tempo di ricorrenze e tradizioni, dei capisaldi che rendono il fluire degli anni come un fiume navigabile che - fatte salve le asperità e le sorprese della vita - consente una qualche rassicurante regolarità e prevedibilità. Fra questi appuntamenti, in esaurimento in queste ore, c'è il Carnevale, più o meno sentito a seconda delle comunità di cui si fa parte. Lo si vede anche nella piccola Valle d'Aosta, dove convivono Carnevali con radici antiche e modalità di festeggiamento più recenti molto sentiti oppure festicciole posticce per la gioia dei bambini, come fuochi d'artificio d'allegria, specie con quella modalità buffa e estraniante che è il travestimento.

Come far scomparire il Parlamento

L'emiciclo della Camera dei deputati dal punto di vista del presidenteQuante parole di questi tempi attorno al futuro della Democrazia: ognuno ha la sua ricetta e il suo modo di vederne il futuro. Personalmente resto un fautore della vecchia e vituperata democrazia parlamentare, la più "attaccata" in questi anni in Italia, malgrado di fatto la Costituzione sia rimasta - nella sua ossatura principale - quella risalente al 1948. Ma il vento dell'antiparlamentarismo ha soffiato violentemente in questi anni e l'impressione crescente è che ci fosse una logica brutale: buttare via il bambino con quell'acqua sporca che caratterizza purtroppo la politica italiana.
Leggevo dell'ultima scelta negativa, inquadrata in un contesto più generale, segnalata da Sabino Cassese, mente lucida del diritto costituzionale e che riguarda un aspetto che personalmente vorrei segnalare in premessa: la progressiva riduzione del ruolo del Parlamento, non iniziata con il Governo Conte ma manifestatasi nel tempo in modo crescente, non vede nei parlamentari dei diversi Gruppi quella reazione che dovrebbe esserci, come se un progressivo addormentamento portasse ad una privazione di quei diritti che il Parlamento ha, Costituzione alla mano.

La frattura Italia-Francia e l'apertura di Macron

Emmanuel Macron intervistato da Fabio FazioA parte certe boutade e dichiarazioni standard, ho timore che in Valle d'Aosta si sia sottostimata la rottura profonda che si sta scavando fra Italia e Francia e che nuoce, specie se non si porrà un argine a certi fatti negativi. Questi avvenimenti sono stati così riassunti da un articoletto su "Franceculture", che cita in sequenza gli elementi di frizione ormai cristallizzati e quelli ancora in corso. E' utile riassumerli per l'intervista di ieri sera, di cui dirò, del Presidente francese Emmanuel Macron.
Il contesto è questo: «Après l'escalade verbale, la rupture: les tensions entre Rome et Paris ont culminé début février, avec le rappel de l'ambassadeur français. Du jamais vu depuis la Seconde Guerre. En arrière-plan, la relation complexe entre peuples cousins, façonnée par l'Histoire, exacerbée par le fait migratoire. Conséquence de la crise diplomatique, plusieurs mairies et institutions ont hissé le drapeau français aux côtés du drapeau italien et du drapeau européen».

Carnavals alpins: la tradizione "en marche"

La copertina del libro di Alexis BétempsLa tradizione è un'invenzione che nel tempo diventa solida ed in certi casi chi si trova ad averci a che fare non ha esatta consapevolezza da quanto esista. Ci pensavo l'altra sera durante una conferenza dedicata a "Montagnes Valdôtaines", l'inno ufficiale della Valle d'Aosta, che spunta nel "Chansonnier Valdôtain" nel 1912 su testo della poetessa valdostana Flaminie Porté (nota come "Sœur Scholastique") e che deriva da "Montagnes Pyrénées", scritta a metà ottocento da Alfred Roland, che fa del canto corale con cantori pirenaici un successo in tutta Europa. Il canto nella sua variante valdostana ufficializzato con legge regionale sulla simbolistica - da me fortemente voluta - nel 2006. Attraverso alcune peripezie la melodia passa dai Pirenei alle montagne valdostane e si cristallizza in tradizione.

La Politica e l'Ignoranza

Paolo Gentiloni e Giuseppe ConteBisogna studiare o non bisogna studiare per fare politica? La domanda, posta così, rischia di essere ambigua. Ricordo tanti anni fa uno studio in una pubblicazione sulla Valle d'Aosta che tendeva a dimostrare - e la questione fu discussa e discutibile - il basso livello d'istruzione di larga parte dei consiglieri regionali della Valle d'Aosta dal dopoguerra sino all'epoca di pubblicazione.
Esisteva in questa logica un evidente snobismo, perché le singole storie delle persone ed il loro background non sono semplicemente riportabili ai titoli di studio più o meno elevati, ma esiste anche un percorso proprio che ognuno può avere, fatto di conoscenze ed esperienze ed in questo senso, in passato, il ruolo formatore dei grandi partiti di massa spesso suppliva alla mancanza di istruzione in senso formale.

Il bacio della morte e l'Autonomia

La Madonna di PolsiSpero davvero che non si finisca per dover imparare, nella società valdostana, modi di dire della criminalità organizzata. Ma soprattutto che non si debba piangere sulla drammatica circostanza che certe piovre hanno finito per avvolgere e macchiare la nostra realtà alpina con la complicità di chi finisce per essere un sicario le cui azioni colpiranno a morte la nostra Autonomia. Perché di questo si tratta: essendo che se lo Statuto d'autonomia speciale esprime dei diritti - sotto la forma di poteri e competenze - ciò implica ovviamente i doveri cui attenersi per esserne degni. Altrimenti - è un fatto elementare a fronte di una Autonomia octroyé, cioè concessa - i meccanismi costituzionali in mano al Parlamento italiano possono togliere ciò che la Costituente diede nel lontano 1948 con il facile pretesto di una sorta di indegnità.

Se il "locavore" esagera

L'ingresso di 'Eataly' a New YorkTrovo giustissimo fare attenzione a che cosa mangiamo, perché ne va della nostra salute e direi che si è diffusa sul punto nel tempo una crescente consapevolezza, ma certo qualche stortura esiste sempre. Purtroppo nella quotidianità non si può seguire l'utopia di Carlin Petrini, papà di "Slow Food", quando dice: «Ho bisogno di conoscere la storia di un alimento. Devo sapere da dove viene. Devo immaginarmi le mani che hanno coltivato, lavorato e cotto ciò che mangio». L'esatto opposto, per capirci, è quel "cibo spazzatura" che ancora esiste, malgrado tenti con operazioni di marketing di dimostrare il contrario.
Sono per natura un libertario, per cui penso davvero che ognuno possa mangiare quello che vuole. Con la solita regola - che non sempre vedo applicata - del rispetto reciproco.

Leonardo David: nessuna giustizia e promesse non mantenute

Un'antica immagine di Leo David con la famigliaE' stato un tweet di Paolo Mei, giornalista e speaker sportivo di Cogne, a farmi tornare ieri a quella data - 26 febbraio 1985 - in cui morì Leonardo David, il grande sciatore di Gressoney-La-Trinité.
Ricorda "Rai Storia": "Muore, dopo sei anni di agonia, Leonardo David, giovane promessa dello sci italiano degli anni '70, considerato l'erede di Gustav Thoeni. David cade nei pressi del traguardo dopo una discesa libera a Lake Placid, il 3 marzo 1979. Trova la forza per rialzarsi e superare il traguardo prima di crollare nuovamente. La caduta gli provoca un trauma cranico con conseguente coma. L'incidente porterà con sé uno strascico di polemiche sull'evidente inopportunità di far disputare la gara a David, che era in condizioni fisiche non ottimali, dopo essere caduto, poche settimane prima, nella discesa di Cortina d'Ampezzo".

Il voto in Sardegna

Christian Solinas, il nuovo presidente della Regione SardegnaOra posso scrivere: aspettavo infatti con interesse e con cautela - rispetto agli "exit poll" ballerini - i risultati "veri" delle elezioni sarde, che si sono fatti attendere oltre ogni limite di ragionevolezza in un Paese civile, tant'è che ne parlo a troppe ore dall'inizio dello spoglio. Che si vada alle urne con il voto elettronico e si smetta una volta per tutte di agitare i fantasmi degli hacker e di chissà quale rischio terribile, visto che viviamo attorniati da tecnologie digitali, cui ci affidiamo in tutto e per tutto.
Spicca anzitutto nel voto il dato che si avvicina al cinquanta per cento di astensionisti, che resta un elemento di riflessione per nulla ascrivibile a chissà quale forma di maturità dell'elettorato, trattandosi invece in questa temperie politica di una sconfitta della democrazia partecipativa. Quella stessa esaltata nelle forme bislacche come la striminzita - come numero dei votanti - "piattaforma Rousseau", opaca privatizzazione della democrazia diretta.

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