blog di luciano

Il Calcio e le tifoserie violente

Ultras violentiCapisco di essere del tutto controcorrente e direi che si tratta di una scelta venuta da sola. Per cui non è snobismo o scelta affettata di tipo élitario, ma di un percorso che si è interrotto per una sommatoria di ragioni. Da bambino seguivo il calcio perché era lo sport "nazionale" per eccellenza. Mio papà era juventino e lo ero anche io per ricopiatura.
Ma - per capire che ero già anomalo - mi piaceva anche il Toro, squadra per cui teneva il mio amatissimo zio Ulrico, che era accorso dalla Valle d'Aosta a Superga per piangere la squadra distrutta dal noto incidente aereo nel maggio del 1949.
Per cui io, giochicchiando senza speranza a pallone più per divertimento con gli amici che per ambizioni che non coltivavo, mi sono fatto la solita trafila: si sgambettava in oratorio e nel campo sportivo del paese, collezionavo gli album delle figurine "Panini", ascoltavo le voci di "Tutto il calcio minuto per minuto" e guardavo i volti dei telecronisti di "90esimo Minuto".

Ezio suona lassù

Ezio MaglianoLe amicizie vanno e vengono per diverse ragioni da una parte e dall'altra e non sempre per motivi coincidenti. Ma di fronte alla morte - ed è giusto che sia così, non per buonismo ma per buonsenso - sono i ricordi migliori ad imporsi all'attenzione in determinate circostanze.
Ci pensavo, saputo della scomparsa di Ezio Magliano, personalità eclettica, con cui abbiamo condiviso molti momenti, specie in un passato piuttosto lontano. Era ormai parecchio che non ci frequentavamo: l'avevo intravisto in qualche occasione e sapevo che aveva subito un trapianto del fegato.
Quando lo conobbi io ero poco più di un ragazzo. Lui era direttore d'antenna di "Rta - Radio Tele Aosta" ed io ero un giornalista televisivo in erba (ora quei contributi pensionistici tornano utili!). Nel primo incontro, prima di essere assunto, aveva un'aria molto ingessata, direi che "se la tirava", raccontandoci a noi dipendenti di importanti incarichi pregressi in Francia persino avvolti volutamente dal mistero.

Il Clima e le Alpi

La neve che scarseggia sulle montagne valdostaneGuardo le montagne attorno a me, spesso in zone che conosco a menadito e sono in grado, con la mia sola memoria fotografica, di comparare luoghi odierni con quelli fissati nella mia memoria. L'altro giorno, nel comprensorio del Crest, sopra Champoluc, nel Comune di Ayas, pensavo a certi inverni "nevosissimi" della mia infanzia, quando certe quantità di neve consentivano ancora in primavera di fare fuoripista dove oggi ci sono grosse rocce che non sono mai più state ricoperte. Non è un atteggiamento di esercizio nostalgico della memoria, che sarebbe inutile, ma si tratta di capire che cosa in pochi decenni sia avvenuto e non si stia per nulla arrestando.

Rischi da Grande Abbuffata

Un'immagine da 'La Grande Abbuffata'Scrivere in queste ore è un'impresa. Bastava già guardare ore fa i carrelli stracolmi di cibo negli ipermercati per dubitare o che una sciagura epocale in avvicinamento obbligasse a scorte per sopravvivere per dei mesi oppure, più realisticamente, che in queste ore ci si trovasse quasi costretti a "mangiare ai quattro palmenti". Ricorda Eleuterio Rossi sulla "Treccani": "il Grande dizionario della lingua italiana del Battaglia documenta la prima attestazione nella lingua scritta nel 1921, data di pubblicazione della "Vita operosa dello scrittore Massimo Bontempelli" (Como 1878 - Roma 1960): "Le signore mangiavano a quattro palmenti pasticcini, marron-glaces, tartine col prosciutto". Con lo stesso significato, risultano attestate in precedenza le espressioni consimili macinare a due palmenti (Ludovico Domenichi, Piacenza 1515 - Pisa 1564) e mangiare a due palmenti (Giuseppe Giusti, Monsummano Terme, Pistoia 1809 - Firenze 1850). L'esempio tratto dal Domenichi riporta l'espressione figurata al suo materialissimo ambito d'origine. "Palmento" era, in origine, la "macina mediante la quale si riducono in frammenti più o meno fini i chicchi di grano", cioè uno dei due elementi fondamentali del mulino ad acqua. Facile immaginare l'estensione figurata e iperbolica dei palmenti fino alle mandibole umane, viste come operose macine trituranti il cibo".

Godiamoci il Natale!

Auguri da me, Mara ed AlexisNatale, in questi anni di dissacrazione di qualunque cosa avvenga ed abbia un passato, regge abbastanza. Tant'è che questa mattina non ho il minimo dubbio di dirvi che mi auguro che:
a) Abbiate trascorso una straordinaria attesa già ieri a seconda dei gusti: bagordi nella cena della vigilia con menu pantagruelico ma buona digestione; grandi sorprese per chi ha aperto i regali dopo le ore 24 del 24 ricevendo doni mirabolanti; grande pace interiore e mistica nel seguire la tradizionale Messa di Natale con particolare menzione per chi ha cantato nell'occasione e citazione speciale per chi ha recitato in un Presepe vivente.
b) Parimenti mi auguro altrettanto per oggi: apertura e soddisfazione vivissima per i regali ricevuti sotto l'albero senza facce scure all'apertura e richieste «si può cambiare?»; bagordi questa volta nel pranzo natalizio del giorno stesso con menu altrettanto pantagruelico ed "Alka Selzer" d'ordinanza; grande pace interiore ed umana partecipazione per sopportare certe sovraesposizioni da parentela di queste ore canoniche.

Caspita, domani sono sessanta!

Io con l'amico Maurizio Sassi, anche lui nato a NataleDa bambino ma anche da ragazzo una persona di sessant'anni (in lettere fa ancora più impressione) mi sembrava vecchissima, direi con umorismo macabro più di là che di qua. Ora, come una specie di lampo, mi ritroverò proprio domani ad avere questa età, anche se - maledizione! - questi anni non li sento, ma li ho!
Ho avuto sino ad oggi - e spero continuerà - una vita felice e nello scriverlo se non faccio gli scongiuri è solo perché non sono superstizioso. Anche se, nel grande mistero delle nostre vite, non ho ancora certezze su quali siano i flussi regolatori delle nostre esistenze e dei disegni o delle semplici casualità che si possono intravvedere.
Comunque sia la tappa di domani non è per nulla banale e la affronto in una logica da salto ad ostacoli, guardando ai salti successivi, senza troppo soffermarmi.

Un sereno Natale per la Catalogna addolorata

Alcuni caratteristici 'Tió de Nadal' catalaniEsiste, nel famoso Spirito del Natale in cui in questi giorni mi immedesimo, la possibilità di dedicare a qualcuno i propri pensieri. Quelli ai familiari ed agli amici vanno da sé, ma resta per fortuna uno spazio libero per un pensiero in più.
Per questo vorrei dedicare un pezzo del mio Natale alla Catalogna ed alle sue vicende di questo scorcio di secolo del nuovo millennio, rispetto al quale tutti noi eravamo speranzosi che aprisse a tante novità, fra le quali più libertà per i popoli del mondo. Basta guardarsi attorno, vicino e lontano, per dirci che la Storia ha insegnato poco e quel Novecento pieno di errori ed orrori non sembra per nulla sepolto ed è come se certi zombie stessero tornando dalle loro fosse a dirci quanto l'umanità continui a volersi nutrire di violenze.

Inchiesta su Babbo Natale

Un sospetto 'Babbo Natale' in giro ad AostaHa compiuto otto anni e per ora il piccolo Alexis tiene e l'"Operazione Babbo Natale" regge. Leggevo su "La Repubblica" che lo psicologo Chris Boyle, dell'Università di Exeter, da due anni sta indagando su quando, come e perché si smetta di credere alla magia del Natale. Dagli esiti in corso ciò avverrebbe intorno agli otto anni, e spesso sono proprio i genitori ad ammettere l'inganno, lasciando più o meno volutamente tracce che il bambino mette assieme per giungere alle sue conclusioni. Poi ci pensa - nella mia esperienza di papà - il nefasto passaparola fra compagni di scuola o la scelta sadica dei fratelli più grandi. Così ricorda mia moglie, quando fu proprio il fratello - con fare saputo - ad infrangerle, quando era ancora piccina, il mito di Babbo Natale.

Contro la logica del popolo bue

La scritta fascista trovata lungo la strada regionale della Val d'AyasLa banalizzazione è una delle pesti bubboniche di questi tempi. Si parla di questioni politiche e istituzionali, specie sui "social" che sono come il Far West in barba alle regole dei network, ma persino nella comunicazione istituzionale che ormai usa le armi della propaganda di massa di stampo pubblicitario, come se si parlasse al bancone del "bar Sport", in certi casi persino come se si fosse giunti alla terza birra media.
La logica - barbara e classista - è che il popolo è "bue" e come tale va trattato. Meglio un bel selfie o un filmatino terra a terra che cercare al contrario di alzare il livello, spiegando in modo divulgativo certe cose. Parlare alle trippe più che al cervello è esercizio più facile e si sa che più si evocano nemici e più le truppe inconsapevoli rispondono sull'attenti. L'altro giorno ho visto, lungo la Val d'Ayas, una scritta del Ventennio che la dice lunga e va tenuta e non cancellata per il suo ammonimento: "Credere, Obbedire, Combattere..."

Il Parlamento nella polvere

Luca RicolfiMai come questa volta, pur a fronte dell'uso ormai parossistico da parte di tutti i Governi del "voto di fiducia", si è registrata una numerosità nell'impiego di questo strumento eccezionale, perché comprime i diritti del Parlamento. Anzi, questa volta a farne le spese - in assenza di reali discussioni sui testi in continuo cambiamento in Commissione Bilancio e naturalmente in aula - è stata la Legge Finanziaria e la sua complessa manovra finanziaria. La scusa è semplice: si è dovuto trattare con l'Europa per evitare i disastri della bocciatura della legge di Bilancio con la drammatica conseguenza del procedimento d'infrazione.
Si sarebbe potuto fare per tempo, evitando le conseguenze gravi conseguenze sulla finanza pubblica, sulle imprese e sui risparmiatori-creditori, ma invece il Governo pentastellato ha scelto «di tenere duro» con toni sprezzanti e persino offensivi verso la Commissione e l'Europa. Dovendo poi, infine ed al limitare dell'esercizio provvisorio, scendere a più miti consigli e sostanzialmente rimangiandosi larga parte della manovra ed adeguandosi a quelle regole europee cui l'Italia ha aderito.

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