blog di luciano

Non è la Montagna che uccide

La valanga caduta sul Monte BiancoLeggo con sgomento le cronache della morte di Edoardo e di Luca, freerider finiti sotto una valanga ai piedi del Monte Bianco. Ritrovo nei racconti dei fatti e nella biografia dei due scomparsi un tragico copione che ho vissuto come cronista, come amico, come studioso del mondo della montagna, come semplice lettore.
Esiste ormai di fronte alle morti in montagna di questo genere, vale a dire di persone che erano preparate e consapevoli dei rischi laddove si è scatenato l'evento, il rischio di cadere nella peggiore retorica sulla morte "eroica" o peggio ancora nella storia della montagna che chiede un tributo di sangue a chi la frequenta. Non esiste, se non nel peggior giornalismo, una «montagna assassina», come se fosse una specie di dea Kālī dell'induismo che godrebbe del sacrificio di vite umane.
Idee dozzinali: non è l'ambiente naturale in cui agiamo il colpevole, trasformato appunto in chissà quale entità con comportamenti e sentimenti, ma siamo noi esseri umani che in montagna ci andiamo a compiere errori fatali. E' triste ma è così.

I figli, i bambini, la leggerezza

Alexis impegnato in una gara di sciHo avuto la fortuna di avere vissuto due paternità diverse nel tempo: le prime due con Laurent (1995) e poi con Eugénie (1997) ed infine con Alexis (2010), le mie creature in cui rivedo tanto me stesso e persino certe espressioni di altri membri di famiglia. E' la genetica, ragazzi!
Per altro l'unica vera e importante eredità che lasciamo nel mondo è questa nostra genia e per questo scavo con passione nel passato della mia famiglia, alla ricerca di radici che son sicuro che mi facciano capire qualcosa di più di me stesso.
Questa differenza di età dei miei ragazzi mi ha permesso di godere delle loro infanzie su una distanza molto lunga e trovo che sia stato per me un autentico privilegio, perché avere a che fare con i bambini è un'esperienza bellissima.

Il cesso spaziale

La toilette nella 'ISS'Per nostra fortuna esiste sempre la possibilità di sorridere. Pare che l'esercizio faccia bene alla salute e che questa smorfia con cui solleviamo le labbra o mostriamo i denti sia un riflesso antichissimo delle scimmie dormienti, che noi umani abbiamo trasformato in un nostro marchio di fabbrica che non ha bisogno di spiegazioni con i nostri simili, perché dotati di medesimo linguaggio facciale.
Trovo che un sorriso, una risata e persino un fou-rire aggiustino tutto e, per fortuna, scavando nella cronaca quotidiana, dominata per vecchio vizio giornalistico cui corrisponde un voyeurismo macabro di noi lettori, trovi - nelle stranezze e bizzarrie del mondo - spunti interessanti.
Per dire: mi ha fatto ridere la storia che alcuni titolisti hanno messo sotto l'ovvio cappello di «Houston, abbiamo un problema».

Il confronto, sale della democrazia

Il cartello all'ingresso della sede dell'Union ValdôtaineLa passione politica scalda il cuore, mentre l'odio ed i veleni, in politica, nuocciono gravemente. Il tempo serve sempre a relativizzare le vicende della propria vita e ad evitare di farsi il "sangue amaro", e questo non significa né mancanza di memoria né logiche assolutorie.
Con questi due assunti seguirò con interesse l'esito dei lavori congressuali di domani dell'Union Valdôtaine, che è stato il Movimento con il quale sono cresciuto e che mi candidò in diverse competizioni elettorali, permettendomi di ricoprire ruoli significativi che mi hanno forgiato come persona e come politico.
Oggi, che sono in una specie di "periodo sabbatico", lasciato ogni incarico elettivo dal 2013, ho la possibilità, con la maturità raggiunta e forse con un pizzico di saggezza per via dell'età, guardo a questo mio passato («glorioso», diceva qualcuno, giorni fa, e mi pareva un epitaffio da scongiuri) con serenità ma anche con qualche certezza.

L'alpinismo fra ricerca di regole e business

L'aereo da turismo atterrato sul Monte Bianco la scorsa estatePer chi si occupi dei problemi della montagna non mancano mai spunti di riflessione. Colpiscono certi elementi simbolici, che servono per capire le trasformazioni in atto. E' il caso dell'alpinismo che, cominciando dalle Alpi, si è poi sviluppato sulle montagne di tutti Continenti con evoluzioni enormi nelle tecnologie e nelle mentalità.
Per quanto di sicuro le montagne fossero già - al di là delle superstizioni che avvolgevano le vette - terreno d'elezione per i montanari attraverso i millenni, si fissa per ragioni storiche l'origine dell'alpinismo verso la fine del diciottesimo secolo, prendendo come evento scatenante la prima ascensione del Monte Bianco, la cima più alta dell'Unione europea ("d'Europa" crea discussioni!), che avvenne - come impresa di grande ampiezza nel mondo di allora - nell'estate del 1786. All'epoca esisteva una logica esplorativa, frammista alla ricerca scientifica, mentre oggi siamo di fronte ad una sfida di carattere sportivo, che assume aspetti estremi per i campioni. Esiste poi una massa di alpinisti che aspirano a scalate che segnino non solo il loro curriculum ma la loro stessa vita.

Parole nuove, figlie dei tempi

Parole...Sigmund Freud, che come indagatore della mente e dell'animo umano ha avuto pochi eguali, diceva delle parole: «Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l'insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l'oratore trascina l'uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente».
Ecco perché le parole cambiano nel tempo, nascono e muoiono, svettano e precipitano, mutano di pelle e tornano alle. Per me sono strumento di lavoro e di passione e le ho adoperate in contesti diversi.

Autostrade: pensieri sul futuro

Il tratto della 'A5' a Saint-VincentQualche ragionamento ci obbliga a farlo la vicenda concatenata, prima del crollo del tristemente noto "Ponte Morandi" a Genova e poi del pezzo distrutto, perché travolto da una frana, di un viadotto autostradale sulla "Torino - Savona" lungo il vecchio percorso del 1960.
Sono passato da questi itinerari, specie lungo il secondo per andare al mare, miriadi di volte e specie sulla "A6" mi domandavo, percorrendola ancora di recente in salita dalla Liguria sul vecchio percorso un tempo ad una carreggiata unica (la discesa da Ceva è stata raddoppiata nel 2001), come diavolo si potesse mantenere in esercizio quella sorta di gimcana infernale, figlia di un'epoca ormai passata.
Spostiamo la nostra attenzione. Se non ci fosse stato un progresso nelle vie di comunicazione useremmo ancora in Valle d'Aosta la "Strada romana delle Gallie". La direttrice attraversava il territorio valdostano giungendo da Eporedia (Ivrea) sino ad Augusta Prætoria (Aosta), per poi biforcarsi in direzione del colle dell'Alpis Graia (Piccolo San Bernardo) e dell'Alpis Pœnina (Gran San Bernardo).

Cetto La Qualunque superato dalla realtà

Cetto sul tronoL'anno scorso sono stato a vedere al "Palais" di Saint-Vincent lo spettacolo teatrale del grande attore Antonio Albanese, comico di razza capace anche di usare i toni drammatici quando vuole, perché dotato di una tecnica straordinaria e di una fisicità unica sul palco, che crea una grande empatia con gli spettatori in sala.
Per tutta la sera si era tenuto distante da quel personaggio che lo ha reso noto con i film, il celebre Cetto La Qualunque, nato nel 2011 con il successo di "Qualunquemente", bissato l'anno dopo con "Tutto tutto niente niente", tornato da poco con "Cetto c'è, senzadubbiamente", che sono andato a vedere poche ore fa.
Penso che questo suo distacco dal personaggio della sera della lunga performance al "Palais" fosse dovuto alla scelta di evitare di caderne vittima per sempre, in un cliché che fosse una prigione, e lo si era già visto in questi anni con ruoli assai diversi in altri film di successo.

Riformare la democrazia locale

Ai seggi...Gli opposti estremismi non li sopporto più, che siano sullo scacchiere politico o che siano le posizioni che si assumono di fronte a certi problemi. Per vocazione ho sempre praticato la ricerca di onorevoli compromessi e devo dire che in mille situazioni ho preso in mano la penna per cercare sui testi più vari quelle sfumature che, mantenendo la sostanza, consentissero di trovare un ragionevole punto di equilibrio. Sintesi, insomma, che viene dal greco "sýnthesis, il mettere insieme".
Il vero estremista non pratica questa saggezza per la semplice ragione che non bada all'interesse generale, ma al consenso dei suoi e per tenerli caldi radicalizza la sua posizione ed esaspera i toni. In epoca in cui ci si basa più sul proprio elettorato e si cercano sacche di consensi, l'intransigente diventa massimalista ed esaspera la sua faziosità, disprezzando chi cerca una conciliazione.

Due canzoni evocatrici

Francesco Guccini e Giorgio GaberArrivano come suoni dal passato certe canzoni del cuore che evocano persone e ambienti del proprio vissuto. Forse uno dei primi cantanti che ho visto dal vivo è stato quel gigante del cantautorato che è stato Francesco Guccini. Location - come si dice oggi - "Festa dell'Unità" ad Imperia, anni Settanta, quando il Partito Comunista era roba seria ed ho il vanto di aver conosciuto, qualche decennio dopo, personalità come Giancarlo Pajetta, Nilde Iotti, Ugo Pecchioli, Alessandro Natta (nato proprio ad Oneglia). Gente di carattere, comunque la si pensi, e con una cultura, pur ideologizzata, da far impallidire certi spocchiosi in circolazione ignoranti come delle scarpe.
Le "Feste dell'Unità" erano passione e salamelle, politica e grandi bevute e naturalmente concerti. Per cui se ascolto Guccini torno ragazzo con il mio "cinquantino" d'ordinanza e la gioia di vivere. Ho ascoltato i dischi di Guccini ed ho letto cosa ha scritto, specie sul suo meraviglioso Appennino. Solo un montanaro narratore poteva evocare storie e ambienti con una maestria da troubadour.

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