blog di luciano

Che caldo!

temperatura_caldo.jpgParlare del tempo fa fine e non impegna e appartiene alla categoria "varie ed eventuali".
Nel senso che può essere un classico da conversazione distratta o argomento utile quando ti capita di parlare con uno che non ti sta simpatico oppure vale come approccio o può anche essere una lunga discussione da compagnia con tanto di memorie personali, dati statistici e elucubrazioni sui cambiamenti climatici che investono la Terra.
Fatto sta che fa caldo, caspita che fa caldo anche qui in Valle d'Aosta!
La replica all'osservazione vede di fronte due opposti estremismi:
a) «non vedo l'ora che torni il freddo»;
b) «godiamocelo, perché poi viene il freddo».
In mezzo ci sono molte sfumature possibili.
Appartengo, specie in questi giorni canicolari, alla gategoria a).

Mistero

stambecco2.jpgSpero che si risolva questo mistero estivo sugli stambecchi.
Dice il Parco del Gran Paradiso, ente statale nel cuore della nostra Regione autonoma: «gli stambecchi diminuiscono a causa dei cambiamenti climatici».
Nulla di questo genere avviene nel resto del territorio valdostano, secondo gli studi della Regione.
Sullo sfondo - e qui la questione si fa sospetta per il momento scelto per la "rivelazione" - vi è la legittima proposta del Senatore Tonino Fosson di consentire un ragionevole prelievo dello stambecco. In chiaro: riaprire la caccia ad alcuni capi. Tema che già la Regione affrontò in passato - e ne sono testimone - con approfondimenti scientifici, visto che lo stambecco in Svizzera e in Sud Tirolo è cacciato.
Come mai lo stambecco diminuisce solo nel Parco o sono, viceversa, sbagliati i dati regionali?
Chi sbaglia paga, normalmente.
Per cui mi auguro che si faccia chiarezza per evitare che qualcuno ci marci, usando la notizia della difficoltà di "sopravvivenza" dello stambecco - ammesso che sia vera - per altri scopi.

Canavese

brasserie_broglio.jpgMa voi ce li avete luoghi cult della vostra giovinezza? Io potrei scrivere una guida a mio uso e consumo, una parte della quale - avendoci fatto il Liceo - dedicata al Canavese.
E' difficile per gli aostani capire l'affezione che noi della Bassa Valle abbiamo per Ivrea e dintorni (nota l'espressione non lusinghiera «Ba pè les Ivreie»).
Scomparso il "Circolo Garibaldi" di cui ero socio a Bienca, luogo d'elezione di grandi baldorie, segnalo la rinata "Brasserie Broglio" a Borgofranco sotto i castagni a due passi dai noti balmetti, all'epoca legata ai boccali di birra a forma di stivale, mentre oggi la grande sciatrice gressonara Fulvia Stévenin ha creato un bellissimo ambiente di gastronomia tedesca con birre particolari.
Del tutto legittimo per una famiglia walser!

Il pericolo

montagna_04.jpgLa morte tragica della guida valdostana Alberto Cheraz mostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto la severità delle nostre montagne e delle loro pareti possa risultare pericolosa.
Chiunque arrampichi sa che esiste questa componente di imponderabile e non serve a niente, come già avviene nella sonnolenta pubblicistica estiva, prendersela con... le montagne.
Ricordo certe polemiche sul Cervino, vetta particolarmente insidiosa per la caduta delle pietre e per le frane. Oltretutto i cambiamenti climatici accentuano - anche nel massiccio del Bianco, dov'è successa l'ultima tragedia - alcune situazioni di rischio, di cui gli appassionati, per quanto esperti ed attrezzati, si espongono nel coltivare il loro amore per le cime.

Lassù gli ultimi

alpeggio.jpgL'estate è l'unica stagione in cui si può facilmente frequentare l'alta montagna, vedendo lo stato di salute degli alpeggi. La monticazione del bestiame è un sistema millenario e sofisticato nel rapporto uomo-animale in sintonia con un ambiente estremo.
La salita è fatta per tappe e per questo la montagna è costellata di ricoveri e stalle sino al limitare delle cime e dei ghiacciai.
Sono state impiegate per la modernizzazione di queste baite, per le strade, per la bonifica dei terreni, per l'elettrificazione cifre enormi e credo che in buona parte ciò abbia salvato un pezzo di civiltà alpina.
Ma per forme di zootecnia come questa incombono, con la loro spietatezza, le regole di concorrenza e le leggi di mercato.

Polenta

polenta_agosto.jpgNon ci vuole molto ad indovinare come in queste ore in Valle il cibo tipico più consumato sia la polenta, specie nella variante concia con burro e Fontina a gogò.
E' sempre divertente pensare che la farina di mais è apparsa in Valle nella seconda metà del Settecento, dunque parecchio tempo dopo l'arrivo in Europa del mais dall'America. Questa novità, in contemporanea con la patata, ha cambiato l'alimentazione da noi come nel resto delle Alpi.
Oggi chi mangia la polenta potrebbe pensare distrattamente ad un piatto alpino antichissimo...

Ferragosto

ferragosto_st_vincent.jpgE' uno di quei giorni in cui, per il troppo che stroppia, nasce l'evidente tentazione di chiudersi in casa, essendo oltretutto una festività un po' posticcia.
Questo punto a capo nel cuore dell'estate assurge a simbolo di un busillis mai risolto: sdrammatizzare Agosto e le sue grandi vacanze con un sacco di gente in giro e conti più salati. Ma per la montagna, che soffre di un declino evidente, Ferragosto resta un feticcio cui attaccarsi.

Pila

pila_estate.jpgUna quarantina di anni fa, di questi tempi, si dispiegava l'ampia azione che avrebbe poi, nel corso degli anni Settanta e in quelli successivi, portato alla concretizzazione di Pila come stazione "ski total" con la realizzazione di un grande complesso di cemento "alla francese".
Oggi, guardando Pila e l'enorme costruzione, vien da dire che alcuni di allora - quelli ancora viventi, essendo molti protagonisti scomparsi - dovrebbero chiedere scusa pubblicamente a mio zio Severino Caveri.
Si oppose in tutti i modi, con memorabili discorsi in Consiglio Valle, a quello che oggi possiamo considerare unanimemente un obbrobrio e un errore. Venne tacciato, in sostanza, di essere uno snob, un rétro, un conservatore della Pila di un tempo per semplici ragioni nostalgiche dovute alle lunghissime frequentazioni familiari della località: la montagna per eccellenza degli aostani.
E, invece, uomo retto e probo (disvalore per certa politica), grande conoscitore delle nostre montagne, aveva capito che l'operazione puzzava di marcio ed era penosa dal punto di vista paesaggistico.
Guardare per credere.

La televisiun

televisione.jpg«La televisiun la g'ha na forsa de leun; La televisiun la g'ha paura de nisun». Enzo Jannacci.
Televisione e dialetti. Il tema l'ha segnalato - e non commento per i riferimenti specifici - un Ministro leghista.
Credo che sia interessante, invece, l'evocazione generale del problema. Le lingue per vivere hanno bisogno di essere implicate nella modernità. Lo sanno bene le tante minoranze linguistiche che in Europa, sulla base di documenti essenziali sul tema voluti dal Consiglio d'Europa, chiedono che le loro comunità si rispecchino in quello specchio della realtà che è la televisione.
"Essere in televisione" ha un valore di riconoscibilità, autostima, esistenza stessa delle cose che si fanno, della vita. Il rischio viceversa è quello di essere travolti dal mondo che appare in televisione, se tu non ci sei con l'espressione originale - tale è la lingua - della tua cultura.
Se le lingue (o i dialetti) non compartecipano al circuito dei media ciò vuol dire esclusione e poi rinsecchimento della linfa vitale.

CasaPound ad Aosta

casapound_militante.jpgHo sempre ritenuto l'antifascismo una parte fondamentale della mia formazione culturale. Ma, ciò detto, ho sempre trovato che ci sia un "antifascismo da operetta" pronto ad indignarsi e ad accendersi come un cerino a detrimento dei problemi veri, che ci sono in un Paese dove il fascismo ha lasciato continuità da brivido e dove i terroristi neri hanno ucciso senza pietà per poi rifugiarsi, non tanto maschiamente, nella cultura italiana del perdonismo piagnone del «teniamo famiglia».
Non mi convincono, tuttavia, le vibranti dichiarazioni contro l'annuncio della possibile nascita ad Aosta di una sede di "CasaPound", un'organizzazione di evidente stampo fascista.
Consiglio la visita al sito ufficiale, dove si trova il programma dell'organizzazione.
In un italiano zoppicante e degno di essere letto e doppiato dalla voce stentorea di un "Film Luce" del Ventennio, si trova una miscellanea confusa e indigesta di fascismo sociale. Si va dalla riconquista nazionale all'Europa autarchica, dallo schiavismo anglosassone alla mobilitazione per evitare che l'Italia diventi un «popolo di barboni», dalla valorizzazione del Diritto Romano all'auspicio che l'Italia si doti di arma nucleare.
Tralascio altre amenità di questo genere, che mostrano una pochezza di contenuti e un insieme di slogan privi di fondamento.
Che se la aprano - se ce la faranno - questa "CasaPound" ad Aosta, perché affonderanno nel ridicolo.

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