blog di luciano

La tratta dei disperati

clandestini.jpgNel gran parlare del flusso dei disperati dei "barconi" all'assalto dell'Occidente, mi pare che manchi un tassello. Questi clandestini, che lasciano Paesi un tempo ipocritamente descritti come "in via di sviluppo" e che in realtà sono sempre più poveri e privi di elementari principi democratici, sono anzitutto le vittime di organizzazioni criminali che si arricchiscono con i dolori e le speranze altrui, spesso facendoli finire in pasto ai pesci o, come avviene ora, destinandoli persino ad una andata e ritorno grottesca nei suoi meccanismi che non stroncano il traffico. Sarebbe bene che su questo punto, fra le mille divisioni che si evidenziano sulle misure per rispondere a questa tratta di esseri umani, ci fosse una vera reazione internazionale o almeno europea, cercando i responsabili.
Mettere in galera chi specula sulle disgrazie dei poveri del mondo e li carica sulle imbarcazioni verso un improbabile Eldorado sarebbe almeno un segnale. Risolvere il problema vuol dire, ma ci vorrebbe ben altro spazio, riflettere sul rapporto Nord-Sud.

Un fantasma in Europa

mano_che_vota.jpgUn fantasma si aggira per l'Europa: l'astensionismo per le elezioni europee. Dopo trent'anni di elezioni democratiche, giunti alla settima elezione, dovunque il dibattito è fiacco e la percezione di uno spazio politico europeo insufficiente.
Chi, come me, ha vissuto il lavoro del Parlamento europeo e oggi ha un osservatorio privilegiato nel Comitato delle Regioni può dolersene e ritenerlo ingiusto, ma ciò non modifica la realtà di un'Europa che resta distante dai cittadini.
In Italia poi i temi europeistici di rilievo sono ancora più distanti per il prevalente interesse verso la politica nazionale, mentre in Valle d'Aosta, malgrado il crescente numero di candidati segno di divisione quando ci vorrebbe coesione, la totale assenza dei media per volontà o per mancanza di spazi di confronto obbliga a ricorrere solo ai comizi dove i politici parlano a militanti già convinti, tipo allenamento di una squadra di calcio o messa cantata per i fedeli.

Un abbraccio, Achille

compagnoni.jpgEro molto affezionato ad Achille Compagnoni, che avevo conosciuto in numerosissime occasioni, e che è mancato purtroppo nelle prime ore di questa mattina.
Valdostano d'adozione, grande alpinista e longeva personalità della montagna, anche in età anziana non mancava con generosità di ricordare le molte vicende della sua vita, prima fra le quali la prima del K2 che gli aveva dato fama mondiale, anche se una serie di successive polemiche lo avevano amareggiato non poco.
Non ci voglio tornare adesso. Oggi bisogna ricordare questo montanaro, legato alla sua Breuil-Cervinia, che aveva subito - lo ricordo quando ero ragazzo e veniva a Verrès con il suo amico Gianni Bonichon - la tragedia della perdita di un figlio, Maurizio.

La dignità

camillo_benso.jpgCi sono concetti che di tanto in tanto è bene evocare per potersi specchiare ogni mattina. Alla difesa dell'Autonomia speciale della Valle d'Aosta bisogna crederci e considerarla come valida in sé, espressione della nostra identità e del percorso storico della nostra comunità. Usando una celebre frase di Camillo Benso Conte di Cavour: «Il primo bene di un popolo è la dignità».
La nostra Autonomia non è mai stata - nelle diverse tipologie attraverso le differenti epoche - un'espressione solitaria, ma è sempre stata inserita in un sistema politico che prescinde in parte dalla nostra volontà e dunque ci ha sempre obbligati alla negoziazione, spesso a muso duro, sapendo bene dell'esistenza di un principio dinamico insito nell'autonomia.
Certo è che, ad essere fautori della nostra dignità, dobbiamo essere in primis noi valdostani ed è un lavoro che non penso proprio dovremmo assegnare ad altri.

Muri

muro.jpgI muri in pietra sono, in una Valle d'Aosta verticale, una delle basi della nostra civiltà alpina. Ogni angolo, anche nella zona più remota, era dominato da pietre accuratamente impilate, essendo queste opere necessarie per tenere su la montagna e ricavare nuovi spazi per la coltivazione.
Oggi la manutenzione di questo sistema è difficile per l'abbandono di una parte del territorio. I finanziamenti colossali a favore del sistema dei Consorzi riguardano un complesso di lavori più vasto e in certi casi persino opinabile. Se crescono muri e muraglioni su strade di ogni ordine e grado, nella parte più diffusa e tradizionale del territorio si registrano incuria e crolli anche con il ridursi al lumicino o l'assenza delle tradizionali corvées.
Per altro, manca persino la manodopera locale, che un tempo con maestria lavorava i muri a secco.

Arrivano i nostri...

toto.jpgVincono i buoni o i cattivi, s'impongono gli intelligenti o gli stupidi, hanno più spazio gli onesti o i disonesti?
Evitando le certezze del diritto e i principi evangelici e limitandoci - terra a terra - ad anni di favole raccontateci da bambini, di fumetti alla Tex Willer o alla Billy Bis dell'Intrepido, di film western o d'azione con eroi positivi e storie a lieto fine (magari con l'«arrivano i nostri»...) - ammessa la presunzione di appartenere all'aggettivazione 1 e non 2, che non può certo essere basata sulla sola autocertificazione - confesso che ogni tanto le mie granitiche convinzioni esistenziali e morali sono scosse dal più profondo in attesa, di volta in volta, dell'epilogo finale.
Per fortuna c'è Totò.
Ricordo tre sue battute.
La prima: «Tutti i giorni lavoro, onestamente, per frodare la legge».
La seconda:«Lei è un cretino, s'informi».
La terza:«Caporali si nasce, non si diventa».

qui TOURING

qui_touring_vda.jpgEsce uno speciale sulla Valle d'Aosta, che contempera degnamente giornalismo e logica commerciale da "redazionali", grande problema nel giornalismo odierno dibattuto fra libertà professionale e necessità di raccogliere pubblicità.
Chi vedrà la rivista ne apprezzerà la varietà di temi e l'approccio intelligente, per parlare dell'estate, ormai Cenerentola senza Principe Azzurro per il nostro turismo, specie per lo strapotere del mare in questa stagione.
Il tema è serio e la rivista conferma tutte le ragioni per essere attrattivi e forse le pubblicità delle singole località mostrano il tallone d'Achille: una logica spesso da campanile che rende arduo ragionare di un sistema turistico regionale, come necessario per affrontare un mercato difficile.

Un Ministero ad personam

brambilla_michela_courma.jpgLa rinascita del Ministero del Turismo grida vendetta. Anzitutto viola la volontà popolare che, su iniziativa delle Regioni (compresa la nostra), cancellò il Ministero con un referendum all'inizio degli anni Novanta. In secondo luogo, con una recente sentenza (la 76 del 2009), la Corte Costituzionale (su richiesta di una Regione di centro-destra, il Veneto, contro il Governo Prodi di centro-sinistra, accusato - e oggi cosa dovrebbero fare? - di voler invadere una competenza ormai chiaramente regionale, dopo la riforma costituzionale del 2001...) ha detto in sostanza che a livello centrale basta e avanza un Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri per esigenze di coordinamento.
Invece, il Ministero - già di fatto bocciato dal popolo e dalla Corte Costituzionale - rinasce per fare contenta la Signora Michela Brambilla.

Radici e affetti in una targa

targhe.jpgIn Francia, da poco tempo, la targa identificativa dei veicoli è cambiata: due lettere, tre cifre, due lettere. Per chi lo chiederà ci sarà il numero del Dipartimento e il simbolino conseguente, simile al nostro leoncino (che mi auguro con il passaggio della Motorizzazione alla Regione non sia più appiccicato, ma stampato come nel frattempo è avvenuto a Trento e Bolzano).
L'aspetto singolare è che l'automobilista può chiedere di mettere, a sua scelta, il Dipartimento che preferisce sulla targa del proprio autoveicolo, dovunque abiti. Pare, così mi hanno raccontato, che in questo modo si soddisfi la ricerca delle proprie radici da parte degli abitanti delle grandi città, specie dei parisiens, ma la scelta può essere anche affettiva e riguardare un Dipartimento qualunque, magari quello dove si va in vacanza!

Abruzzo

lucoli_campo_vda.jpgA più di un mese dal terremoto, l'ampiezza della tragedia e soprattutto l'enormità dei danni materiali appare in tutta la sua dimensione. Bene ha fatto la Valle d'Aosta a concentrare i propri sforzi su di un Comune di montagna come Lucoli, perché l'esempio di analoghi interventi del passato mostra quanto sia efficace evitare la dispersione degli aiuti.
Quel che colpisce (e oggi su "La Repubblica" ne ho piena conferma) è l'assoluta incertezza negli interventi finanziari dello Stato a sostegno della ricostruzione. Alla Camera ho imparato una cosa essenziale: le leggi bisogna leggerle sempre al contrario, iniziando dall'ultimo articolo, quello che si occupa della copertura finanziaria del provvedimento.
Già dai comunicati ufficiali del Consiglio dei Ministri non si capiva bene la certezza del denaro da impiegare e oggi questi dubbi sono confermati. Qualche esempio: il fondo perduto per ricostruire le case (150mila euro, secondo gli annunci) è costituito per un terzo da un mutuo agevolato e un terzo da una misura di sgravio fiscale e solo il rimanente terzo è costituito da soldi veri e immediati; una delle coperture è assicurata da giochi di vario genere tipo lotterie o "gratta e vinci"; spuntano di nuovo quei fondi denominati "Fas", che sono a complemento dei fondi comunitari a disposizione delle Regioni e tra l'altro da esse già destinate e quindi non si capisce come possano essere distratti, che vengono usati ormai per coprire tutti i buchi, non sapendo infine dove andranno a finire veramente.

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