blog di luciano

Lacedelli

compagnoni_lacedelli.jpgLeggo della morte di Lino Lacedelli, l'"altro" conquistatore del K2, assieme ad Achille Compagnoni. Il caso ha voluto che morissero a distanza di pochi mesi, dopo aver vissuto una vita - per così dire in cordata - proprio per la casualità che portò a far coppia in occasione della prima salita del secondo "ottomila" al mondo.
Ho qui in ufficio una bella foto di Compagnoni, inviatami cortesemente dalla moglie e ho un ricordo vivo anche di Lacedelli, che ho più volte incontrato.
Mentre Compagnoni non ha mai aperto di una virgola il rapporto con Walter Bonatti, attorno alle vicende delle ultime ore prima della salita sulla vetta, Lacedelli era stato più morbido e aveva aperto un dialogo affinché la vicenda, in qualche modo, si chiudesse.
Anche Bonatti, il prossimo anno, arriverà agli ottant'anni e va detto che ormai il tempo sta storicizzando vicende di cui la cronaca e pure la magistratura si occuparono, facendo entrare certi fatti nel mito dell'alpinismo.

Nanetti da giardino

herman_van_rompuy.jpgIl primo presidente permanente del Consiglio europeo sarà l'attuale premier belga Herman Van Rompuy, mentre l'alto rappresentante per la politica estera dell'Unione sarà l'inglese Catherine Ashton.
Insomma, due Carneadi, che raggiungono il grigio Presidente della Commissione José Barroso, creando un terzetto sciapo che piace agli Stati e mortifica l'Unione europea, quando il "Trattato di Lisbona" obbligava ad un colpo d'ala.
Massimo D'Alema e Tony Blair avevano altra caratura e per questo sono stati "trombati".
E' l'aria dei tempi: i Capi di Stato e di Governo amano che a gestire l'integrazione europea siano - che mi sia consentito il sarcasmo - i "nanetti da giardino".
Per l'Italia poi ennesima dimostrazione che in Europa non conta un piffero.

Codice delle autonomie

codice_delle_autonomie.jpgLa questione dell'"Ordinamento degli Enti locali" è per la grande maggioranza dei cittadini qualcosa di distante e scarsamente evocativo. Invece, dal 1993, se c'è stata una novità in Valle è il taglio - davvero rivoluzionario per chi ricorda i periodi precedenti - del "cordone ombelicale" fra Stato e "Sistema delle Autonomie", essendosi imposta - dopo la modifica dello Statuto di cui fui proponente - la legislazione regionale con tratti di evidente originalità, come dev'essere. Un oggettivo salto di qualità per la nostra Autonomia, che è passato attraverso delle tappe che ben conosco.
Ora Roma approva un "Codice delle autonomie" che non si applica in Valle, avendo la Corte costituzionale respinto con forza ogni tentativo statale di invadere il campo di competenza primaria della Regione.
Tuttavia, non si potrà non riflettere sul rapporto fra il Codice - che pare draconiano nel tagliare il numero degli eletti e persecutorio verso i piccoli Comuni - e il nostro corpus di leggi sugli Enti locali, non per scopiazzare, ma per capire se e come anche la nostra legislazione in materia possa essere migliorata.

Il fantasma dei Tir

tir_autoporto.jpgGià prima della crisi, si erano verificati due fenomeni: nessuna crescita reale, anzi diminuzione, del numero dei Tir in transito al traforo del Monte Bianco, come invece era stato previsto da studi autorevoli a livello europeo, specie per la scelta prevalente forse inaspettata dell'itinerario attraverso Ventimiglia e la costa; un cambio rapidissimo delle flotte dei camion a vantaggio dei motori "euro" sempre meno inquinanti.
La situazione, in questo senso, si è assestata dopo la crisi e dunque non c'è stato nessun assalto al Bianco e soprattutto migliora la qualità dell'aria a seguito di Tir più moderni.
«Crepi l'astrologo» e tutti coloro che, negli anni scorsi, hanno dipinto scenari da catastrofe.
Per altro, con una lentezza inquietante, vanno avanti i trafori ferroviari, unica vera alternativa per spostare le merci dalla gomma alla rotaia: nel San Gottardo proseguono i lavori a completamento del sistema svizzero, al Brennero si scava ma mancano i soldi, mentre per il collegamento "Torino-Lione" mi pare che tutto taccia.

La paura

telecamera_videosorveglianza.jpgNon ho più scritto dell'insicurezza che i cittadini avvertono per i furti nelle case. Anzi, è bene chiamare lo stato d'animo con il suo nome: paura. Quando si guardano i dati fra reati compiuti e denunciati e la percezione che se ne ha nell'opinione pubblica, è evidente la sproporzione, nel senso che l'asticella della preoccupazione della popolazione è sempre più in alto. Stupirsene non serve a niente, perché ci si accorge di quanto l'insicurezza percepita, non quella statistica, sia il dato reale con cui bisogna fare i conti e saper convivere.
Purtroppo la mobilità dei ladri è crescente e la Valle, con le sue strade, è facilmente raggiungibile. Per cui, gira che ti rigira, non esiste oggi progettualità diversa che quel sistema di videosorveglianza, che venne battezzato "Valle d'Aosta Sicura", essendo che l'orografia della Valle rende il territorio facile da controllare nel sistema entrate-uscite.

Jambon

jambon_aoste.jpgUna delle maledizioni - ne scherzavo oggi con un amico - delle riunioni delle diverse istanze della francofonia era il sentirsi dire da alcuni quanto apprezzassero il "Jambon d'Aoste", riferendosi ad un prosciutto diffusissimo in Francia e per tanti consumatori appunto prodotto da noi.
Invece, era prodotto in un piccolo comune dell'Isère, omonimo del nostro capoluogo e perciò nulla aveva a che fare con la Valle. Era una ripetizione così ossessiva da spingermi per sfinimento a evitare le spiegazioni del caso! Per altro bastava vedere la pubblicità del prosciutto francese, addirittura in passato con tricolore e musica verdiana, per capire che l'ambiguità pagava.
Una curiosità: adesso il prosciutto si chiama solo più "Jambon Aoste" dopo un intervento della Commissione europea proprio per evitare che questo prodotto industriale della multinazionale "Smithfield Foods Inc." venisse confuso con  il nostro prodotto "dop" ben più prelibato, "Vallée d'Aoste Jambon de Bosses".
Un volto buono dell'Europa appeso a una "d" con l'apostrofo.

FAO

diouf_e_me.jpgEra il 22 giugno del 2007, quando la nostra Regione e la "Fao" firmarono un protocollo d’intesa per realizzare iniziative concrete e progetti comuni finalizzati a promuovere la sicurezza alimentare, in particolare nelle zone di montagna. Spero che nell'appena ripresa cooperazione internazionale della Valle se ne tenga conto perché aiutare le zone di montagna del mondo vorrebbe dire mettere progettualità in cose che sappiamo fare.
Era stata per me l'occasione per conoscere il discusso direttore generale Jacques Diouf, anche se l'insieme di palazzoni della "Fao" era familiare, perché quand'ero Presidente del "Comitato per l'Anno internazionale delle montagne 2002" molte riunioni si erano svolte lì, essendo la "Fao" capofila per le "Nazioni Unite" delle azioni internazionali in favore delle zone montane. E ci tengo a dire, pensando alle critiche sugli sprechi di questa organizzazione internazionale, che il gruppetto di persone che lavoravano per la montagna era serio e operativo.
Leggo in queste ore del fallimento del summit sulla fame nel mondo: viene tristezza a pensare che l'Occidente non riesca a dimostrare generosità e buonsenso e fa star male pensare che i Paesi più poveri affondano, in tempo di crisi, fra miseria e dittature.

I limiti dell'autonomia

marcellino_gavio.jpgCon Marcellino Gavio se ne va uno degli imprenditori che seppe transitare con rapidità dalla "Prima" alla "Seconda Repubblica", occupandosi di molte attività, fra le quali le autostrade.
Quando lo Stato e alcuni Enti locali lasciarono questa attività, la situazione di "privatizzazione all'italiana" vide alla fine restare in campo due colossi: Gavio, appunto, e Benetton.
Un duopolio forte che ha condizionato non poco il trasporto su strada in Italia. Il caso valdostano è significativo, pensando che Gavio è socio di maggioranza della "Sav" e di minoranza nel "Gran San Bernardo", mentre in "Rav" e nel "Traforo del Monte Bianco" sono in campo Benetton.
In sostanza le principali vie di comunicazione - cui possiamo aggiungere anche le statali ancora in capo ad "Anas" - sono fuori dalla reale portata dell'azione politica e amministrativa della Regione, creando in questo settore strategico un'autonomia a sovranità limitata, se ci aggiungiamo pure quel "sarchiapone" della ferrovia.
In futuro, sul tema viabilità-trasporti, andranno fatte profonde riflessioni.

Sant'Anselmo

sant_anselmo_statua.jpgBenedetto XVI, in un'udienza generale di qualche settimana fa, ha ricordato la grandezza di Sant'Anselmo d'Aosta, straordinaria personalità, cui è stata dedicata una serie fitta di manifestazioni - in Valle come altrove - in occasione dei 900 anni dalla morte.
Ha detto il Papa: «Monaco di intensa vita spirituale, eccellente educatore di giovani, teologo con una straordinaria capacità speculativa, saggio uomo di governo ed intransigente difensore della "libertas Ecclesiæ", Anselmo è una delle personalità eminenti del Medioevo, che seppe armonizzare tutte queste qualità grazie a una profonda esperienza mistica, che sempre ebbe a guidarne il pensiero e l’azione».
Vorrei ricordare due cose: la prima è che la nostra Regione ha contribuito, ora come in passato, alla pubblicazione delle sterminate scritture del Santo, che resta il valdostano che ha avuto più successo in tutti i tempi; Papa Ratzinger, teologo di grande spessore, non è un esperto di Sant'Anselmo e, non a caso, fra i libri lasciati nello chalet di Les Combes d'Introd, per i suoi soggiorni estivi in Valle, ce n'erano alcuni dedicati al "Doctor Magnificus", che da buon montanaro usava la salita alla cima della montagna come esempio di avvicinamento alla fede.

Caleidoscopio 17 novembre

rai_radio_play.jpgEcco, come sempre, il sommario di "Caleidoscopio", in onda martedì su "Radio1" alle 12.35 negli spazi della programmazione di "RaiVdA".
In questo numero, affronteremo argomenti diversi dal solito, in sintesi li definirei "di costume".
Con il coiffeur Andrea Stévenin ci occuperemo della capigliatura delle valdostane e dei cambiamenti di stile.
Con Sara Allegri e Joe Sopala delle palestre e della forma fisica.
Infine si parlerà dei centri benessere e di come l'ingegner Paolo Jaccod ha progettato la parte fitness del suo albergo a cinque stelle a La Salle.
Chiude la ventina di minuti, l'assonanza fra un libro d'editoria locale ed un brano musicale nella rubrica di Christian Diémoz.
Spero ascolterete la trasmissione.

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