blog di luciano

"Bozza Violante"

violante_ad_aosta.jpgE' curioso come in Italia nei momenti di avvitamento e di difficoltà della politica si guardi con speranza ad alcune riforme costituzionali. Ora, ad esempio, si indica nella "bozza Violante" un punto di partenza. La "bozza" è la proposta che sortì nella scorsa Legislatura dalla I Commissione della Camera grazie al lavoro di aggregazione del Presidente Luciano Violante, ben noto ai valdostani.
Quel documento era interessante soprattutto, per chi è federalista, per la trasformazione del Senato attuale in Senato federale (la Valle avrebbe sempre un solo Senatore). Ma per noi lo era perché lo stesso Violante, quando venne in Valle con la sua Commissione, promise che in contemporanea il Parlamento sarebbe tornato sull'attesa richiesta delle Regioni a Statuto speciale e delle Province Autonome (come da "Dichiarazione di Aosta" del 2 dicembre 2006 sottoscritta da tutte le "speciali") di avere il principio dell'intesa come caposaldo del rapporto con lo Stato per ogni modifica statutaria.
Una sorta di "assicurazione sulla vita" per le Autonomie differenziate, il cui statuto speciale rischia ancora, malgrado la procedura di legge costituzionale connessa agli Statuti, di essere preda dei capricci romani. La possibilità reale di una modifica unilaterale è ciò che rende flebile la nostra Autonomia.

Segnali

gianni_letta_01.jpgCi sono ogni tanto dei segnali che bisogna cogliere. Mentre Silvio Berlusconi sembra uno slalomista impegnato ad evitare le beghe giudiziarie (ora si profila la modifica del reato di associazione esterna di stampo mafioso per un'inchiesta siciliana in itinere), è curioso come i telegiornali del "Gruppo" abbiano cominciato a parlare di più del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.
Uomo di mediazione, che ha agito sinora nell'ombra (come parlamentare posso testimoniare la sua correttezza e efficacia), Letta oggi appare in video in più occasioni. Verrebbe da dire che due possono essere le letture: un'indicazione per un "dopo Berlusconi" oppure un lancio per la Presidenza della Repubblica in vista della primavera 2013.
Certo Letta è uno che ha frequentato molto la Valle d'Aosta: era un aficionadosdelle interessanti tavole rotonde sull'informazione ideate dal compianto giornalista Jader Jacobelli. Ero un ragazzino - che aveva vinto da liceale la sezione giovanile del premio Saint-Vincent di giornalismo - quando partecipai proprio con Letta, allora direttore del "Tempo" di Roma, ad un tavola rotonda che sarà seppellita negli archivi "Rai".

Dieci anni dopo

issime_fine.jpgSta per compiere dieci anni la legge 15 Dicembre 1999, n. 482 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", di cui ho l'onore di essere uno dei papà.
L'articolo cardine della legge recita: "In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo".
Avevo dedicato molto lavoro, incontri, dibattiti, visite a tutte le minoranze per ottenere il risultato e ne sono ancora fiero.
Pensando inoltre che la valorizzazioni dei nostri patois passa anche attraverso questa legge, che ovviamente riconosce anche i walser, per i quali però avevo proposto quella norma statutaria - il 40 bis - in vigore dal 1993. Tra l'altro una prossima norma d'attuazione sull'"ordinamento linguistico" arricchirà ulteriormente la legislazione.
La rilettura dell'attività parlamentare passa proprio attraverso la concretezza espressa dalle leggi come questa e la rilettura degli atti parlamentari mi riempie di rimpianto per certe belle battaglie.

Malgré toi

io_dicembre_2008.jpgIl buonumore - come non scriverne nel grigiore di novembre - è una dote?
Più passa il tempo e più penso che questo sia il giusto stato d'animo, "modus in rebus" e dunque apprezzando le circostanze in cui applicarlo.
Quand'ero bambino e sempre più crescendo, dimostravo un vago fastidio per il "battutismo" di mio papà Sandro, spesso espresso in momenti sbagliati.
Poi, con il passare degli anni, scopri - ed è un fatto tenerissimo - di come, che sia il DNA o che sia l'ambiente culturale, ritrovi comportamenti familiari che, in fin dei conti, hai addosso senza far niente e "malgré toi". Compreso appunto il buonumore "battutista", che oggi - ora come allora, in una specie di contrappasso - mi fa guardare con occhiate storte dai miei figli e forse mi crea qualche nemico, quando in certi casi non riesco proprio a tenere la battuta. Ben mi sta! 
Però l'altro virus, quello di "raccontare barzellette", non l'ho preso, ma noto che - dopo un salto di generazione - mia figlia Eugénie sembra mostrare questa spiccata dote del nonno...

L'ingorgo

coda_in_auto.jpgHo vissuto per molti anni una parte della settimana a Roma ed oggi, quando ci torno, resto allucinato dall'ingorgo crescente che paralizza la città. I taxisti, in modo ruspante, fotografano meglio di altri l'impotenza quotidiana.
Questo delle code, dei blocchi, delle attese è un dato che rende impossibile la vita nelle grandi città: ormai strangolate, chi più chi meno, da un flusso continuo di auto.
Nel nostro piccolo, anche Aosta non scherza e chi governerà la città dovrà metterci mano seriamente per evitare che il traffico cresca sino a strangolare il centro.
Si tratta di una politica difficile perché in parte impopolare, ma far finta di nulla o fantasticare sul "metrò" rischia di creare una situazione insostenibile. 

Alfista

alfa_romeo_giulia_super.jpgMio papà era "alfista": prima "Giulietta" e poi "Giulia Super", diversi modelli, l'ultimo l'ho pure guidato con quell'inconfondibile "ron ron" del motore che dava a un neopatentato il gusto del proibito, altro che la mia "Autobianchi A112"!
Poi, piano piano, l'"Alfa Romeo" - con operazioni sciagurate che l'hanno portata nelle braccia "Fiat" - ha perso quel fascino di auto "in".
Ora, con la chiusura dello stabilimento di Arese, si conferma la lunga agonia del marchio. Leggo che in Francia, esaurito il fenomeno dei "doping del mercato" dovuto ai vantaggi statali per la vendita, si teme molto per il settore auto.
Segno che la crisi morde ancora e direi che in Valle ora lo si avverte di più di qualche mese fa.

La crisi dei quotidiani

giornali_0.jpgEsce l'ottavo "Rapporto Censis-Ucsi" sulla comunicazione, intitolato "Media fra crisi e metamorfosi" e sono dolori per i giornali quotidiani e anche per i settimanali che vanno a picco, ma colpisce proprio la crisi del quotidiano, che in Italia aveva raggiunto una buona diffusione in passato, pensando che la crisi investe anche la stampa sportiva sino ad oggi fiorente.
Scrive il Censis: "La lettura di quotidiani a pagamento passa dal 67 per cento al 54,8 per cento, invertendo una tendenza leggermente positiva che si era registrata negli anni immediatamente precedenti al 2007. Questo è il dato dell'utenza complessiva, cioè di chi legge un quotidiano almeno una volta la settimana. Se prendiamo in considerazione l'utenza abituale, cioè chi lo legge almeno tre volte la settimana, si passa dal 51,1 per cento del 2007 al 34,5 per cento del 2009. Questo significa che, prima della crisi, la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, mentre adesso questa porzione si è ridotta ad un terzo".
Sarà interessante capire come si porrà "La Stampa" di Torino in questo processo, pensando che, morta tanti anni fa la "Gazzetta del Popolo" e falliti i due tentativi uno antico e uno recente di avere un quotidiano locale, le sue pagine regionali sono le uniche rimaste ad assicurare un'informazione su di un quotidiano.

Cultural divide

netbooks.jpgSono contento che si sia ripresa l'iniziativa "Un computer in Famiglia", che dota i ragazzini e le loro famiglie di un computer con connettività e formazione informatica.
L'idea mi era venuta quando ero stato relatore di un rapporto sul "digital divide" al Comitato delle Regioni, che mi era servito per capire che la "fracture numérique" (come si dice in francese) non è solo dovuta alla mancanza di connessione veloce. Può esserci, insomma, l'infrastruttura che assicura di collegarsi ad Internet, ma può restare un "divario culturale" che impedisca l'uso del computer per diversi gradi possibili di analfabetismo informatico.
Dare hardware e software - in sostanza un computer portatile connesso in rete - consente una chance utile. La mia idea era una manovra a tenaglia che riguardasse anche gli "over 60": ragazzini e nonni!

Caleidoscopio 24 novembre

radiorai_on_air_orologio.jpg“Caleidoscopio”, in onda martedì su "Radio1" alle 12.35 negli spazi della programmazione di "RaiVdA", è giunto all’undicesimo appuntamento da settembre ad oggi.
Il sommario di questo numero contiene alcuni argomenti. Si inizia con Sant’Anselmo d’Aosta, con una rievocazione della figura anche attraverso un’intervista con il presidente dell’Académie Saint-Anselme, Piergiorgio Thiébat.
Si prosegue con uno sguardo al Web e al ruolo dei siti informativi in Valle d’Aosta, ascoltando l’esperienza di Angelo Musumarra di 12vda.it.
Infine la stagione della caccia e il ritorno dei giovani all’attività venatoria con il presidente del "Comitato caccia", Sandro Durand.
Christian Diémoz chiude l’appuntamento settimanale con un libro ed un disco: binomio che caratterizza la sua rubrica.
Buon ascolto!

D'Alema

massimo_d_alema.jpgImmagino che Massimo D'Alema sarà gelidamente arrabbiato. La "trombatura" al posto di "Ministro degli Esteri" dell'Unione europea è stata una vigliaccata, perché la sua candidatura ha nascosto manovre e manovrine.
Per l'Italia - personalmente credo - ciò varrà, tra un annetto, un posto in Europa per Giulio Tremonti, di cui Silvio Berlusconi, se all'epoca ancora ci sarà (tutto porta a pensare il contrario), ha voglia da tempo di liberarsi.
D'Alema si porta dietro la fama di "antipatico". Chi lo conosce, come penso il sottoscritto, che è stato Sottosegretario in un suo Governo, non può smentire quella vena di sarcasmo freddo che dà la scossa.
La prima volta che l'ho conosciuto ero un giovane deputato e lui Capogruppo del suo partito: gli chiesi il voto su di una legge importante per la Valle, dopo aver premesso che gli avrei rubato trenta secondi. E lui, mentre io parlavo, scandiva «1,2,3...», facendo il contasecondi. Roba da strangolarlo. Ma poi, nei diversi incontri e nelle molte occasioni di lavoro comune, ho apprezzato la stoffa. Ricordo quando si riunì a Palazzo Chigi la "Conferenza Stato-Regioni dell'arco alpino" e lui, ad una riunione che presiedevo io, arrivò inaspettatamente nella "sala Verde" e, andando "a braccio", disse delle cose sulla montagna che mi lasciarono di sasso, mostrando uno spessore su di un tema che pensavo gli fosse estraneo. Se così è, viva gli "antipatici".

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