blog di luciano

La svolta irlandese

irlanda_euro_yes.jpgIl "Trattato di Lisbona", variante minimale del "Trattato costituzionale", ha ricevuto il "sì" dell’Irlanda, che ha ripetuto il referendum che aveva, sedici mesi fa, bloccato il processo di ratifica sul testo originario, dando una brusca frenata al processo d’integrazione europea.
A naso direi che la data di ieri resterà nei libri di diritto comunitario, perché questo risultato implica anche la ratifica della Polonia, che aveva atteso l’esito del referendum irlandese e appare difficile che la Repubblica Ceca - ultimo dei 27 membri dell’Unione a non averlo fatto - possa continuare a rinviare la propria firma.
Diversa - e tutta giuridica - era la questione della Germania, dove la Corte Costituzionale federale aveva di fatto sospeso la firma in attesa che si chiarisse il ruolo delle Camere nazionali ed è quanto è avvenuto con una legislazione approvata pochi giorni fa, che ha sbloccato l’adesione tedesca al Trattato.
Ora, se il processo come pare si concluderà, non ci saranno alibi per non rilanciare l’integrazione europea.
Da domani potrò snasare la situazione, visto che sarò a Bruxelles - come membro valdostano del "Comitato delle Regioni" - in occasione della grande assise delle Regioni europee, denominata "Open Days".

Rio de Janeiro

rio_de_janeiro_notte.jpgHo avuto la fortuna, molti anni fa, di vivere un lungo soggiorno a Rio. Per cui da ieri mi balocco ad immaginare feste e tripudi che staranno animando quei luoghi che conosco, come conseguenza dell'ottenimento delle Olimpiadi del 2016.
Grandi sconfitti Chicago ed Obama, che mostra per la prima volta il volto di un'ingenuità sconcertante per un Presidente degli Stati Uniti.
Fa strano che nessuno dei suoi collaboratori gli avesse raccontato la verità: i Giochi Olimpici si vincono con un gioco corruttivo di acquisto di delegati che lascia sconcertati, come ampiamente dimostrato in spregio alla melensa retorica sullo spirito olimpico, già messa in ombra dalla barzelletta degli atleti non professionisti e molte volte imbottiti di sostanze per vincere.
I brasiliani hanno giocato questa carta della "campagna acquisti", forse - ma con un gradiente infinitesimale - aggiungendo anche uno spirito terzomondista che ha danneggiato le candidature dei grandi Paesi.
Ciò conferma che bene fecero i valdostani all'inizio degli anni Novanta a bocciare quelle Olimpiadi invernali che già avevamo perso alla conta dei voti. Sembra passato un secolo, anche se sulla scena sono tornati o torneranno i grandi sponsor di quell'operazione, ma è bene invece ricordarsi di quegli avvenimenti. Il Governo italiano, a mia precisa richiesta, precisò che mai avrebbe messo una lira sulle Olimpiadi valdostane e la risposta arrogante fu: «ne faremo a meno».
Per fortuna, come nella battaglia navale, «Colpiti e affondati».
Diversa questione sarebbe stato il tandem con Torino per le Olimpiadi che poi il Piemonte ottenne, ma questa è un'altra storia...

Libertà d'informazione

giornali.jpgSono stato fra i fondatori e il primo Presidente del sindacato dei giornalisti valdostani, dopo avere per anni frequentato la "Subalpina" a Torino e partecipato a Roma a riunioni sindacali dei giornalisti "Rai" e soprattutto della "Fnsi - Federazione nazionale stampa italiana".
Per cui, conoscendo i contratti e la loro evoluzione e vizi e virtù della stampa italiana (nel senso vasto del termine, compreso il settore radiotelevisivo), capisco la voglia di protestare a difesa di quell'articolo 21 della Costituzione, che più di altri risente della polvere del tempo e poco conta l'interpretazione evolutiva.
E, tuttavia, come negare che la situazione italiana sia anomala?
L'impressione è che un tema bipartisan sfoci infine in una semplice manifestazione antigovernativa, che è un modo rozzo di approcciare un nodo cruciale e che non consente di trattare un argomento che forse potrebbe avere più consensi, pensando in particolare a quel dopo Berlusconi che prima o poi verrà e che spariglierà le carte.

Neve, meteo e Protezione civile

volvo_neve.jpgL'anno scorso ho confessato di come, nei primi giorni, mi ritrovassi vagamente imbranato a guidare sulla neve. Non ero più abituato, vista la durata e la persistenza di un inverno finalmente nevoso. Imbranataggine superata necessariamente perché ad una nevicata ne seguiva subito un'altra.
Vorrei davvero che quella specie di magia, a costo di essere seppellito dalla neve, proseguisse con un inverno d'antan, degno di una Regione alpina quale noi siamo per ovvietà geografica.
Tuttavia, non credo che ci si debba nascondere una realtà forse da affrontare per tempo per evitare, ex post, di piangere sul latte versato. Mi riferisco alle previsioni meteo per le quali la neve sulle Alpi è un fatto da trattare non come una normalità climatica ma come una specie di avvenimento da tregenda.
Piove poi sul bagnato, quando la Protezione civile nazionale affianca queste previsioni terroristiche, per altro spesso sbagliate, bollettini d'allarme in cui ad ogni nevicata corrisponde l'invito di non muoversi come se muoversi con la neve fosse una sorta di sciagura da cui scampare.
Ci si può anche ridere sopra, ma di certo l'appeal della montagna ne risente non poco.

Senza intesa niente riforma

consvda_banco_uv.jpgOgni tanto, direi con una periodicità che assomiglia all'uccellino che esce dall'orologio a cucù, emerge il tema della riforma dello Statuto d'Autonomia.
Poiché le riforme più sostanziose le ho proposte o seguite personalmente, quando ero alla Camera, nell'arco fra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Duemila, credo di potermi esprimere sul tema. Per altro, aggiungerei che la stessa Convenzione che "ci ha provato" nella scorsa Legislatura è maturata sulla base di un'idea che riecheggiava il percorso del "Trattato costituzionale europeo", che avevo seguito da vicino quando ero a Bruxelles.
Ebbene, più il tempo passa, e più il punto diventa la necessità di scrivere nell'articolo 116 della Costituzione, che fonda l'Autonomia Speciale, il principio dell'intesa. In soldoni: se domani il Consiglio vota un proprio Statuto che diventa proposta di legge costituzionale in Parlamento va evitato che nel passaggio alle Camere, a colpi di emendamento, si modifichi il contenuto della proposta stessa senza un accordo vero e proprio della nostra Valle.
Evitando la lunga cronistoria della questione, fra promesse e proposte, resta il fatto che ormai parlare di riforme, senza questa rete di protezione, diventa più un rischio che una necessità.

Digitale: dalla televisione alla radio

radio_dab.jpgAbbiamo appena digerito la televisione digitale, lasciando sul campo uno sciame di piccoli problemi che ci perseguiteranno sino alla stabilizzazione a regime, e si profila - è bene parlarne - il "Dab - Digital Audio Broadcasting", cioè la radio digitale.
Capisco il brivido che può percorrere la schiera degli abitudinari, me compreso, della radio "fm" o al massimo "am" o degli smanettoni delle radio su Internet o, con la stessa tecnologia, delle radio del mondo che ascolto sul mio "iPhone", altro che le onde lunghe o corte del passato!
Il "Dab", già la normalità nella Provincia di Bolzano e sperimentale in altre zone (in Valle la "Rai" ha sperimentato a lungo, profittando delle difficoltà di trasmissione in zona montana), consente di ottimizzare, come per la televisione digitale, le bande di trasmissione, aumentando l'offerta, avere una ricezione sicura, su di uno stesso canale, senza interferenze ed ottenere informazioni attraverso la trasmissione dati e dunque una vasta possibilità di servizi.
Il mondo avanza e non si può fermare: bisogna abituarsi a cavalcare i cambiamenti.
Chi si ferma, come si dice, è perduto e questo vale anche per media sperimentati come la radio, che sanno trasformarsi per adeguarsi al mondo che muta.

Caleidoscopio 29 settembre

io_e_mike_2.jpgLa settimana scorsa, con un errore di cui mi faccio carico, ho segnalato la trasmissione "Caleidoscopio" (domani su "RadioRai1" alle 12.35, dopo la "Voix de la Vallée"), anticipando la puntata di domani al posto di quella giusta della settimana scorsa.
La buona fede, che ha anticipato di una settimana..., deriva dal fatto che i programmi vengono confezionati con un certo respiro non lavorando sull'attualità vera e propria. Si trarra di un lavoro divertente di taglio e cucito e devo dirvi che anche in questo caso - rispetto all'uso del nastro - si sono fatti passi da gigante.
Nel richiamarmi a quanto già scritto, confermo la bella testimonianza di Mike Bongiorno, cui tra l'altro si sta rendendo omaggio con degli spot che trovo molto belli sotto il profilo umano.
Quella che viene proposta - e mi sento di dire che ciò vale per tutta la programmazione radiofonica della "Rai" della Valle d'Aosta - è una radio che altrove è quasi sparita, perché non ossessionata dai rigidi meccanismi di ascolto che, specie inItal affidano prevalentemente alla musica e alle notizie l'andamento delle trasmissioni.
Amo le radio francesi proprio per un maggior respiro che sembra derivare da un uso meno ripetitivo della logica conduttore-musica.

Segnalazione ai frequentatori

tastiera_notte.jpgSo che la circostanza possa apparire curiosa, ma per qualche giorno sono in un luogo dove navigare sul Web appare difficile, come mettere gli accenti con questa curiosa tastiera!
Per cui, mentre normalmente la mia presenza nel leggere il blog risulta assidua, per qualche giorno non sono nelle circostanze di seguire le evoluzioni.
Il che non vuol dire che non risulteranno nuove discussioni!
Per i curiosi: «Hakuna Matata!»
Oppure: «Jambo!»

I misteri grotteschi del calcio

vda_calcio.jpgNon capisco un tubo di calcio, anche se ovviamente ho attraversato la mia educazione sentimentale da “Tutto il calcio minuto per minuto” (ascolto ancora oggi con ammirazione il “nostro” Livio Forma, nato assieme a me alla "Rai") alle figurine "Panini" nell’apposito albo e scambiate con gli amici. Per cui c’è stato un periodo della mia vita, da piccolo, che ero una piccola enciclopedia ambulante. Oggi sono tiepidino e piuttosto analfabeta.
Ma c’è una cosa che non ho mai capito: che cosa si agiti nel sottobosco del calcio minore, come evidenziato dalle vicende da pochade del "Valle d'Aosta calcio", che non sono le prime e non saranno le ultime. Chissà che prima o poi non ci sia un collega che sveli le vicende e i protagonisti che, negli ultimi decenni, hanno portato ad un declino di quello che chiamerei, con semplificazione, viste le denominazioni susseguitesi nel tempo, “l’Aosta”.
Il calcio in Italia - mi ricordava sempre Eddy Ottoz, che non manca di una spietata capacità di analisi - è una specie di canchero che avvolge lo sport italiano come una cappa mefitica in alto come in basso. In alto le cose vengono fatte - lo dicono inchieste di vario genere - con eleganza truffaldina al limite della bancarotta e nella simpatica compravendita di partite. In basso siamo spesso alla suburra con scorno di tutti quelli che ci credono veramente e sacrificano tempo e soldi, superati a destra dai soliti furbi.

Un nuovo modello di commercio

negozio_affittasi.jpgIn molti paesi del fondovalle - penso, ad esempio, a Verrès, Saint-Vincent o Châtillon, ma immagino sia lo stesso per Nus o Villeneuve - si moltiplicano i cartelli "affittasi" nei negozi vuoti. Intere zone offrono situazioni di autentico abbandono, che feriscono il tessuto urbanistico e umano.
La grande e media distribuzione (ma io aggiungerei il crescente "porta a porta", ad esempio di surgelati o elettrodomestici, per non dire del commercio elettronico) stringono d'assedio il commercio tradizionale e chi non si specializza langue e infine muore.
Se fotografo con la memoria alcuni paesi che conosco bene, compresi alcuni quartieri della città di Aosta, il panorama urbano è cambiato radicalmente e nel tempo si sono stratificati numerosi cambiamenti.
Inutile piangere su di un passato che non tornerà più, chissà se in futuro si troverà un modo per fare rinascere borghi e vie a rischio di desertificazione.

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