blog di luciano

Povero Luigi XIV...

Luigi XIV, il 'Re Sole', nel ritratto ufficialeQuando si visitano i castelli valdostani, che pure coprono epoche diverse, si resta piuttosto colpiti - e più antichi sono come epoca di costruzione e di utilizzo e più la constatazione è evidente - da una certa rusticità. Ma anche maestose dimore altrove che apparivano pompose non erano tutto oro luccicante, ma soprattutto anche la vita dei nobili non era "rose e fiori" e dunque figurarsi quella dei popolani.
Mi è capitato di trovare un articolo significativo, dedicato ad una personalità notissima, il Re di Francia Luigi XIV (1638-1715), noto per la vastità del suo Regno come il Re Sole. E' un punto di vista particolare, quello frutto della penna per "L'Express" di Laurent Alexandre (chirurgien, énarque, entrepreneur), che smonta con arguzia quel mondo di frottole dei laudatores temporis acti che ammantano il passato di luci e fasti, che andrebbero sempre relativizzati per rispetto della verità. In più se si contestualizza la vita dei re e dei nobili, figurarsi a cascata - come dicevo - quali siano state le condizioni di vita della povera gente.

Più in là...

Turisti ad Aosta con una guidaMi piacerebbe, avessi tempo, essere come il protagonista dei versi di Eugenio Montale:
«Sotto l'azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:«più in là».
Quando viaggi, che sia una meta distante o vicina, con un tragitto lungo o breve poco importa sotto il profilo del proprio personale arricchimento personale. Non solo torni a casa imbevuto di cose nuove nel tuo bagaglio mentale, ma finisci in modo comparativo per chiederti come certe esperienze e certe emozioni possano essere vissute da chi - come turista e come viaggiatore (capisco che non sono proprio sinonimi) - viene in Valle d'Aosta.
Non mi riferisco solo a quanto di pratico esiste nella vacanza, che certo conta molto: dalla qualità dei trasporti al livello delle strutture di accoglienza, dall'attrattività dei luoghi all'offerta della ristorazione e l'elenco potrebbe proseguire.

Guy Héraud scriveva della Valle d'Aosta nel 1965

'La 'Revue de Psycologie des Peuples'E' abbastanza raro trovare degli elementi previsionali sulla situazione valdostana di oggi, tracciati nel passato e di cui oggi si possa avere una certa cognizione. In soldoni se quanto si era immaginato abbia finito per realizzarsi.
Trovo su di una bancarella di libri usati una singolare pubblicazione di Guy Héraud (1920-2003), scritta nel 1965, in un inserto della "Revue de Psycologie des Peuples" dedicato a "La minorité de la langue française du Val d'Aoste".
Ho conosciuto Héraud di cui pubblico, per chi non lo avesse mai sentito, una breve biografia significativa: "Docteur en droit (1945), Guy Héraud poursuit une carrière d'enseignant dans les universités de Strasbourg, Hanoï et Pau.
Il est un des cofondateurs du "Collège universitaire d'études fédéralistes d'Aoste" (Val d'Aoste, le pays entre les monts) en 1961 où il enseigne tout comme à l'Institut européen des hautes études internationales de Nice"
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Bellezza e Bruttezza

Una panoramica della media ValleDomenica scorsa su una Statale senza traffico alcuno risalivo in macchina la valle centrale ed è quanto faccio, da pendolare, pressoché quotidianamente. Sarà stata questa situazione diversa dal solito, in una calma da guida rilassata, o forse la prima giornata settembrina del mese, come se anche la Natura avesse girato il calendario colorando le montagne con quella rilassatezza matura di fine estate, ma mi sono detto - guardandomi attorno in un tripudio di montagne - quanto io sia stato fortunato a vivere in questa zona alpina, la Valle d'Aosta, dove sono nato.
Mi sono chiesto, in questa sorta di estasi casareccia, come sia importante mantenere viva questa Bellezza di cui siamo depositari. C'è quel famoso proverbio della cultura masai che dice: "Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli".

Ramoneurs/Spazzacamini

'Bambini spazzacamini valdostani (Fototeca 'Brel' Fondo 'Avas' Aosta. Proprietà Emma Bamaz, Rhemes-Saint-Georges)Si può partire da una notizia pubblicata sul sito "Storiavda", che risale esattamente al 12 maggio del 1900: "Sono arrestati alla stazione di Aosta due distinti signori, un belga e un savoiardo, mentre arruolano giovani ragazzi e ragazze valdostane per condurli clandestinamente in Francia. Per aggirare l'ufficio immigrazione, i giovani erano fatti passare per il Belgio, dove era più facile ottenere passaporti. Al momento dell'arresto, pochi minuti prima della partenza del treno, i due "negozianti di carne umana", come vengono definiti dai giornali, avevano già reclutato quattordici ragazzi ad Aosta, diciotto a Quart e diversi altri attendevano nelle altre stazioni. I giovani erano stati sottratti alle famiglie con la promessa di un compenso di cento lire annue per tre anni e la dispensa da ogni spesa di vitto, alloggio e vestiario. Secondo i giornali locali, non era la prima volta che gruppi di giovani valdostani venivano fatti emigrare clandestinamente e di alcuni di loro si erano perse completamente le tracce".
Non a caso si è parlato di una sorta di schiavitù o meglio di "traite blanche".

Scenari inquietanti

'Giuseppe ConteCapisco quanto sia difficile fantasticare, ma ogni tanto - nella sua versione seria tipo "costruire degli scenari" - credo che l'esercizio possa risultare salutare (o forse no, perché si rischia la gastrite).
Partiamo dal "Conte bis" ormai cristallizzato, scampato alla tagliola dell'incostituzionale "Piattaforma Rousseau", che ha ridicolizzato la democrazia italiana in tutto il mondo con un Partito Democratico che digerisce ormai qualunque cosa pur di tornare in maggioranza.
Il Programma di Governo, reso noto in queste ore - come spesso avviene con elenchi di questo genere - è una summa teologica di tutto e di più con evidenti equilibri lessicali perché mettere assieme "pentastellati", PD e "Liberi e uguali" è un esercizio da circo con rullo di tamburi per vedere se il trapezista casca nella rete. Ma, si sa, piuttosto che andare alle elezioni si è pronti a tutto ed i nemici di ieri diventano gli alleati di oggi e si potrebbe dire che si è passati dalle «convergenze parallele» al «contratto di governo prêt-à-porter».

Una analogia politica Roma-Aosta

'Antonio FossonSulla lunga distanza appare in politica la persistenza delle radici democristiane in un Paese, l'Italia, che sembra - come in un crudele "Gioco dell'oca" - dover tornare indietro con più o meno tenebrose nostalgie del passato e scarsa propensione a guardare al futuro, pur dicendo in troppi esattamente il contrario.
Esiste quel misto infallibile di peccato e perdono che avvolge la politica della Repubblica con profonde eredità precedenti, che persistono come una sorta di maledizione e ci si abitua a tutto nel peggiore dei modi con una sorta di cupa rassegnazione
Giuseppe Conte a Roma e Tonino Fosson ad Aosta sono un esempio chiarissimo. Rappresentano poco più che loro stessi ed invece sono al vertice dei rispettivi Governi. Fosson ha fatto parte di coalizioni diversissime e l'importante è sempre stato l'impegno per rimanere in sella. Conte naviga con sicumera le medesime rotte, passando con dimestichezza dai "giallo-verdi" ai "giallo-rossi" e fa lo stupito con chi lo accusi del vecchio vizio ottocentesco del trasformismo.

Le Consorterie: assieme per la montagna

'Documenti storici della Consorteria del Grauson di CogneMi è capitato in passato di sentirmi dire, rispetto allo Statuto d'Autonomia valdostano ed alle competenze esclusive in capo alla nostra Valle, che cosa diavolo fosse quella lettera "o" che si occupa di "usi civici, consorterie, promiscuità per condomini agrari e forestali, ordinamento delle minime proprietà culturali". Non si sa bene chi spiegò ai costituenti la necessità di citare le "Consorterie" (potrebbe essere stato mio zio Séverin Caveri, allora presidente della Valle, che ben conosceva la materia) e questa decisione permette oggi al legislatore regionale di occuparsi a fondo di tracciare un nuovo quadro giuridico adatto ai tempi come conseguenza non solo di una legislazione obsoleta, ma anche di una riqualificazione derivante da una recente e illuminata legge dello Stato. Occasione, a margine della questione, per riprendere quella regionalizzazione del Catasto, che è stata disattesa, malgrado una norma di attuazione dello Statuto del 2007, cercando magari di avere un sistema probatorio come avviene a Trento e Bolzano.

Dai "cairn" allo "stone balancing"

'Uno 'stone balancing' di Michael GrabLeggendo un giornale delle montagne venete trovo una notizia così: "Si chiama "Stone Balancing", ed è una disciplina mentale grazie alla quale si pongono in equilibrio pietre e massi di varie forme, senza alcun supporto ulteriore a quello delle stesse forze di gravità".
Ohibò! Questa non la sapevo e scopro che la definizione più o meno suona cosi: "E' una disciplina praticamente sconosciuta ma è affonda le sue radici nella nella storia millenaria dell'umanità e fu usata da sempre come tecnica di meditazione Zen".
Uno dei guru della disciplina è il fotografo canadese Michael Grab, che ne ha fatto una pratica meditativa quotidiana e non è insolito trovarlo all'opera attorniato da piccole folle di spettatori incuriositi, mentre si diletta a creare le sue opere.

Tracotanza in politica contro i cittadini

'La Caduta di Icaro' di Pieter Bruegel il VecchioMi domando talvolta - leggendo certe biografie di personaggi della politica italiana - se studiare serva o se basti ed avanzi un pur rispettabile "cursus honorum" politico. E' sicuro, comunque, come alcuni - anche nei confronti delle promesse fatte agli elettori con quel patto morale stipulato all'atto del voto dei cittadini - ad un certo punto svoltino (talvolta mettendosi a guidare al contrario rispetto al senso di marcia) rispetto alle promesse sulle alleanze post voto, invocando sempre cause di forza maggiore ed eventi eccezionali. Questo è accaduto a Roma con l'alleanza giallo-verde e sta ricapitando con quella giallo-rossa ed è avvenuta ad Aosta con alleanze a fisarmonica con un'unica costante: fare quanto era stato detto fosse impossibile avvenisse agli elettori (in nome del logoro «bene comune»...).

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