blog di luciano

Essere anziani al tempo del "coronavirus"

Lino Banfi nel ruolo di 'nonno Libero'Esiste una sorta di cinismo crescente nei confronti degli anziani. Il che suona di certo come un paradosso in una società come quella italiana che sta invecchiando sempre di più grazie all'allungarsi della vita media e che ha, dall'altra parte del ciclo della vita, sempre meno bambini. Questo significa che le "pantere grigie" stanno contando sempre di più in termini elettorali ed anche per l'economia, come consumatori più capienti.
Eppure il "coronavirus" ha acceso un campanello d'allarme. Esiste in chi non sia già in età avanzata e difenda il suo status una certa vulgata di fronte alla malattia, che è facile riassumere. In sostanza - lo si vede dalle chiacchiere quotidiane - questo famoso virus sembra colpire ed uccidere in particolare i "grandi vecchi" e questo, appunto nei commenti, sembra essere considerato come un elemento non così grave dalle generazioni che li seguono cronologicamente.

"Coronavirus" e i molti problemi (turismo valdostano compreso!)

L'avviso di esaurimento delle mascherine in una farmacia di AostaL'altro giorno ho fatto uno speciale radiofonico di un'oretta dedicato al "coronavirus" e già mi aveva colpito, nelle dichiarazioni del presidente degli albergatori, Filippo Gérard, il fioccare di disdette dei turisti, diventate in queste ore una vera ecatombe.
Ho cercato di essere equilibrato fra il freno alle paure e l'acceleratore di comportamenti corretti. Niente di che, naturalmente, ma con la consapevolezza che tanto si parla di deontologia professionale ed invece il mondo del giornalismo e più in generale della comunicazione è costellato di pessimi esempi di fronte alle emergenze.
Il peggio sono i contenitori televisivi del pomeriggio che viaggiano sul terreno minato di una miscellanea fra intrattenimento e giornalismo spicciolo, alla caccia di un sensazionalismo da rotocalco scandalistico. Sarebbe ora che si capisse chi fa che cosa, specie quando gli argomenti da trattare non sono sordide storie di cronaca nera o rutilanti vicende di cronaca rosa ma emergenze sanitarie come il virus più famoso del mondo.

Il "coronavirus" per pensare

Domenico Squillace, preside del Liceo 'Volta' di MilanoSarà il tempo a dirci chi vincerà il derby sul "coronavirus" fra chi è catastrofico e pensa a chissà quali esiti nefasti e chi è ottimista e ritiene che le misure assunte siano sproporzionate. Personalmente propendo per una soluzione mediana in attesa di capire l'esatto esito e non appartengo dunque a nessuna delle due tifoserie, ormai armate l'una contro l'altra. Anche se poi, per creare confusione, ci sono politici a pessimismo-ottimismo a corrente alternata, un giorno preoccupatissimi all'eccesso e un giorno lassi al contrario.
Noto solo - ed è un'annotazione politica - che l'emergenza è servita a rinforzare, partendo da Giuseppe Conte a Palazzo Chigi per caso e non per meriti, una corrente antiregionalista nel nome - udite, udite! - dell'efficienza dello Stato centrale. Roba da manicomio, naturalmente, perché se una materia dev'essere su base regionale - nel rispetto di principi di eguale bontà delle prestazioni erogate al cittadino - è quella sanitaria. Quando sento da autorevoli esponenti del Partito Democratico, spesso ormai a trazione "grillina", che tocca a Roma decidere mi vengono i brividi, ma osservo come il regionalismo sia ormai visto con sospetto e questo servirà prima o poi ad una svolta centralista, se non autoritaria.

Salvare Weissmatten

La pista del Weissmatten di Gressoney-Saint-JeanAmo le piste del piccolo comprensorio del Weissmatten di Gressoney-Saint-Jean. Lo amo per ragioni storiche, visto che l'impianto venne inaugurato da mio zio Séverin Caveri, presidente della Giunta nel 1954, quando divenne realtà quella prima costruzione pionieristica di una seggiovia monoposto. Su quell'impianto da ragazzino ci salii spesso e ricordo due cose: potevi chiedere una coperta da mettere sulle gambe e le piste di discesa, non battute dai gatti delle nevi, erano un vero cimento. Un caro amico aveva un monolocale nel grosso condominio sovrastante e passai lì momenti memorabili, così come avvenne dalle amiche, le gemelle che gestivano con la famiglia il meraviglioso "Alpenrose" giusto lì sotto.
Poi mi occupai più tardi del Consorzio turistico che gestiva i primi vagiti dei collegamenti intervallivi e da politico seguii il rifacimento di impianto e piste di Weissmatten (compreso innevamento e illuminazione) dedicate non a caso a Leo David, come doveroso riconoscimento allo sfortunato sciatore walser ed alla sua famiglia, cui ho sempre voluto bene.

Una cima o una via per Pertini

Sandro Pertini durante la sua visita ufficiale a Courmayeur nel 1980Non vorrei che questo spazio andasse a finire come molti altri zeppi e infarciti di notizie sul "coronavirus", che credo sia un problema molto serio e da seguire con attenzione, ma bisogna mantenere non solo i nervi saldi, ma occuparsi anche di altre cose in una logica di salvifica decompressione.
Leggo e annoto una storia interessante, che viene da un articolo su "La Repubblica", scritto da Courmayeur dal giornalista Guido Andruetto. Si tratta di un tema "alpinistico", che potrà mostrare un aspetto interessante, che riguarda - per così dire - la testimonianza dei luoghi e la necessità di rievocare persone e episodi del passato.
Così racconta l'inizio dell'articolo: "Ormai ci sono soltanto i nipoti e in rari casi i figli che possono testimoniare quello che le guide alpine di Courmayeur fecero per il "partigiano Sandro", aiutandolo a rientrare in Italia dalla Francia attraverso il Monte Bianco».

Una Legislatura regionale da dimenticare

I primi documenti delle quindicesima LegislaturaRispetto a questa Legislatura regionale, morta in culla e per nulla memorabile, si potrebbero dire molte cose in generale e per i singoli. Ci sono stati errori, si potrebbero accampare ragioni, segnalare recriminazioni, distribuire responsabilità. Ma una pagella di questo genere lascerebbe il tempo che trova.
Per altro, nel susseguirsi degli eventi e nella nascita dei Governi regionali succedutisi, non esistono spazi di verginità. La "merda nel ventilatore" e la "ghigliottina popolare" sporca tutti e la lama colpisce il collo senza troppi distinguo. Eppure l'impressione da osservatore dello scenario è che quanto avvenuto non sia stato un ammaestramento e che perseverare resti, comunque sia, diabolico. Sono mancate occasioni vere per trovare soluzioni che evitassero di ritrovarsi di nuovo in situazioni di incertezza.

Il retroscenismo da spegnere

Un avviso di 'fake news' scoperta da 'Facebook'Si avvicinano le elezioni regionali e comunali in Valle d'Aosta, in una sequenza diabolica per certe furberie nella scelta delle date del voto, che nuocciono a un loro ordinato svolgimento. Sempre che il "coronavirus" non ci metta lo zampino ed obblighi a spostare tutto più in là per le difficoltà della campagna elettorale e del voto ai seggi con le misure di contenimento del virus.
Vedremo che cosa avverrà, ma intanto vorrei fare un appello pubblico attraverso dei pensieri che considero ovvietà, ma repetita iuvant, pur sapendo che non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.
Ho già scritto tante volte di come vada preso con le pinze (e per il bavero chi lo usa) certo retroscenismo giornalistico applicato alla politica e temo che il cammino verso le elezioni sarà lastricato da notizie e notiziole infondate e fuorvianti, che però inquinano l'ambiente e immiseriscono la già in crisi professione giornalistica, di cui ormai sono un decano e posso permettermi una moral suasion.

Coronavirus: informare senza terrore

La prima pagina di 'Libero' del 23 febbraio 2020Quello che stiamo vivendo anche in Valle d'Aosta non è certo un Carnevale gioioso e sbarazzino come gli altri. Il diffondersi del "coronavirus" nel Nord Italia crea un evidente nervosismo in questa festa fatta naturalmente di un allegro caos e di grandi assembramenti di folla.
Lo avevano detto i più accorti, come il virologo Roberto Burioni, uno dei paladini contro le stupidaggini dei "noVax", che non bisognava prendere sottogamba questa epidemia che ha avuto come epicentro la Cina. Ma proprio la straordinaria mobilità dei cinesi e la moderna e rapida interconnessione per via aerea ha diffuso il pericoloso virus negli altri Continenti.
Nel caso valdostano abbiamo già visto giorni fa un focolaio in Alta Savoia, a due passi da noi e ora in quella Lombardia piuttosto vicina e da cui proviene una parte dei nostri villeggianti più affezionati. Per i trafori alpini, con transiti ininterrotti di persone, sono tante le possibilità reali che il contagio a possa arrivare in qualche modo anche qui a sconvolgere la nostra vita.

Quel doppio anniversario

Il tempo che passa...Ci sono evidenti casualità, che ti fanno pensare e che situano la tua vita dentro direttrici in cui alla fine cerchi di riconoscere te stesso.
Mio papà, Alessandro ("Sandro"), nacque a Belluno il 22 febbraio del 1923, dove mio nonno Renato, classe 1867, fu Prefetto dal novembre del 1920 al settembre del 1923.
Io il 22 febbraio del 1980 entrai alla "Rai" come praticante giornalista e dunque oggi - oltre a ricordare il mio papà - sono quarant'anni che sono dipendente dell'emittente pubblica, anche se dal luglio del 1987 al marzo del 2009 fui in aspettativa per mandato politico.
Questa situazione di avere un proprio lavoro alle spalle è un fatto importante, perché chi ha un mandato elettivo deve avere un mestiere cui poter ritornare, esaurita la propria esperienza per essere una persona più libera.

Gli emoticon che punteggiano la nostra vita

Gli emoticon nel documento della scuola 'Gianni Rodari' di ModenaCome andate voi con i gruppi "Whatsapp"? Io maluccio, perché ne ho troppi e alcuni molto chiassosi. In certi casi poi sono stato inserito d'imperio da qualcuno (ora non può più avvenire con l'ultima versione) e raramente esco per non apparire antipatico e quando è avvenuto è perché non se ne poteva più, come il buontempone che mandava solo filmati i pornografici invedibili.
Come già avveniva con gli SMS in modo artigianale, le messaggerie di vario genere propongono ormai immagini a iosa che sostituiscono o compendiano gli scritti. Ricorda bene Luigi Paonessa sulla newsletter di "Sociologia": «In principio furono solo sorrisi :) e faccine tristi :(. Subito dopo occhiolini ammiccanti, sguardi assonnati o linguacce. Ora, dopo circa trent'anni dalla loro prima comparsa le faccine, anche dette emoticon, smile o smiley sono entrate a far parte del nostro linguaggio a livello globale».

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