blog di luciano

Brutto evocare il Natale

Giuseppe Conte durante il 'question time' alla Camera di mercoledì 28 ottobreMamma mia quanti pensieri si affollano in questi giorni così concitati, perché mi trovo d'improvviso assalito da dossier significativi. D'altra parte così è, perché la politica mista all'amministrazione, già di per sé stessa complessa, lo diventa a maggior ragione in questa epoca in cui il "covid-19" picchia duro. Ci sono momenti di scoramento ma questo si sa che non serve.
Natale non è un giorno come gli altri, ammesso che sia poi solo un giorno. Si dovrebbe dire che si tratta di un crescendo. Non è solo questione di addobbi o pensieri per i regali, ma una specie di poesia che ognuno riempie con i versi che preferisce. Per me, a parte la solita solfa del compleanno, è sempre stato un pensiero che ti accompagna alla metà di quella giornata, che poi passa, purtroppo, in un battibaleno, come fosse un fuoco d'artificio.
Ora, quest'anno tutto è diverso, perché a citare il Natale con un largo e inusuale anticipo è stato nientedimenoche il premier Giuseppe Conte, l'uomo che descriveva un anno bellissimo ed altre speranze beneaugurali e si è trovato con il "covid-19".

Virus: vigilanti e attenti

La dottoressa Ilaria CapuaMi spiace molto di dover tornare come tanti mesi fa a riempire questo mio Blog con riflessioni sulla pandemia. Ma ora che sono nel cuore delle informazioni sullo sviluppo della situazione, credo, previsioni alla mano, quanto sia bene capire la delicatezza del momento ed apprezzare le circostanze che non consentono sottovalutazioni e stupidaggini sul tema che riguarda come non mai la nostra vita e rischi enormi.
Ormai stabilmente sessantenne, per quanto la circostanza di invecchiare la consideri scocciante, sono riuscito a fare il vaccino antinfluenzale, che uso da moltissimi anni, perché mio papà (classe 1923) era un vaccinista convinto e come tale si imponeva su tutta la famiglia. La sua generazione, come ancora in parte la mia, aveva vissuto o personalmente o per racconti altrui alcune delle brutte malattie debellate o circoscritte grazie alle vaccinazioni di massa con buona pace dei "no-vax", chiusi un settario oscurantismo.

Senso di responsabilità

Massimo Bray, direttore della 'Treccani'Massimo Bray, editore e politico, mi colpisce con questo scritto sul sito della "Treccani". Parte subito con coraggio: «E' in questi momenti così difficili che una classe dirigente responsabile deve mostrare la sua capacità di assumere decisioni e di essere punto di riferimento per tutti i cittadini. Non è il momento di "individuare" i colpevoli della situazione in cui viviamo a causa della seconda ondata della pandemia da "covid-19". Avremmo potuto cogliere questa occasione per capire che la politica di "prevenzione" dovrà essere al centro della buona politica dei prossimi anni (nella sanità come nella tutela del paesaggio) e speriamo che ciò che sta accadendo serva per orientare le scelte del prossimo futuro».
Non a caso cita a questo punto un intervento della immunologa Antonella Viola sulla medesima pubblicazione: «L'innalzamento della curva dei contagi da "covid-19", che negli ultimi giorni ha subito un'impennata, è davvero preoccupante. Come ribadito più volte, il virus non è mutato in questi mesi».

Il generalista

András Arató, l'ingegnere ungherese protagonista dei 'meme' generalistiChi ha fatto, com'è capitato a me, la gavetta da giornalista ha provato sul campo che cosa significasse essere "generalista" e ciò vuol dire occuparsi, per scriverne, di argomenti molto vari. Cronista della "Rai" andavo dal processo in Tribunale alla cronaca del Consiglio Valle, dalla sciagura in montagna alla riunione dei sordomuti e via di questo passo, cercando di non perdere il filo.
Quando mi sono trovato ad essere il Deputato della Valle d'Aosta sono diventato anche in quel caso un parlamentare generalista, sbalzando da una Commissione all'altra e da un tema all'altro, secondo le necessità. Era non facile raccapezzarsi, ma finivi per avere un buona infarinatura nelle questioni da affrontare, che annotavo su apposite agendine e poi nei primi strumenti elettronici precursori dell'attuale mondo digitale.

Le parole contano

Oscar di MontignyHo garbatamente criticato in Consiglio Valle, dove sono tornato di recente e che ritengo vada valorizzato non solo come legislativo e per le discussioni su temi amministrativi, ma per il dialogo politico, certo uso guerresco delle parole. Trovo che senza mutare la logica della dialettica politica i toni eccessivi vadano ridimensionati.
Leggevo i pensieri di Oscar di Montigny, manager dai profondi pensieri: «Le parole sono importanti. Lo sono sempre, in tempi tranquilli e in tempi difficili. Con le parole rendiamo reale il mondo. I pensieri, i progetti, il futuro, quello che sarà prendono forma e si sostanziano attraverso le parole. Tutto esiste se viene raccontato. Le parole che si scelgono per nominare e descrivere gli eventi, i fenomeni, gli accadimenti, ci aiutano a capirli o a non capirli correttamente. Perché? Perché scegliendo parole e definizioni imprecise o addirittura distorte, si attivano sentimenti, decisioni e azioni conseguentemente distorte».

Il virus carogna

Le piste da sci pronte a Breuil CerviniaViviamo tempi strani, certo memorabili, ma in negativo per quella limitazione evidente delle nostre libertà personali e per la paura di finire male per via del virus carogna. Eppure bisogna fare di necessità virtù.
E' molto difficile guidare una macchina, quando la strada cambia d'improvviso davanti a te e bisogna reagire con razionalità mista ad istinto. Questa è l'impressione rispetto allo scenario così mutevole a causa del "coronavirus". Si avanza fra mille incertezze e l'evocazione del vaccino serve solo in realtà per darsi un traguardo, ma intanto bisogna affrontare il presente senza demordere. Diceva Seneca: «Molte cose, non è perché sono difficili che non osiamo farle, ma perché non osiamo farle che sono difficili».
So come questo clima in cui ci difendiamo da qualcosa di invisibile, che passa attraverso la vicinanza fra noi esseri umani, crei in tutti, me compreso, un senso di viva apprensione.

Sécessionisme

Emmanuel Macron durante le celebrazioni dei 150 anni della Troisième RépubliqueCapita che spunti nel linguaggio politico un'espressione che potrà diventare importante e significativa in una certa temperie e mi riferisco ai terribili fenomeni del terrorismo islamista, tramontato nella percezione generale per via dell'affermarsi drammatico della pandemia. Ma non abbassare la guardia e continuare a affrontare il tema è indispensabile. Mentre scrivo so bene come continui in molte parti del mondo un proselitismo incessante i cui esiti terribili colpiscono senza pietà sull'onda di quel male oscuro che è l'integralismo religioso.
La parola "secessionismo" da noi indica con chiarezza la strada intrapresa da coloro che, viventi dentro uno Stato, agognano ad andarsene da questo stesso Stato cui appartengono o per farsene uno proprio o per andarsene con un altro, e ciò può avvenire con la violenza o con procedimenti democratici come il referendum.
In francese, invece, accanto a questo significato se n'è aggiunto un altro, ripreso dal Presidente Emmanuel Macron ed il dibattito che ne è scaturito è interessante.

Il cielo in una stanza

Ragnar Kjartansson durante 'A sky in a room'Mi spiace di non essere andato a vedere questa bizzarria realizzata dell'artista islandese Ragnar Kjartansson, che nasce dall'ascolto casuale da parte sua alla radio - così ha raccontato - di una canzone carissima per la mia generazione e che non invecchia. Una performance che si svolge a Milano e vi dirò perché il tema mi diverte.
La sostanza è questa: ogni giorno cantanti professionisti si stanno alternando, uno alla volta, all'organo della Chiesa di San Carlo al Lazzaretto, detta anche San Carlino, a Milano, per eseguire un arrangiamento "spirituale" della celebre canzone di Gino Paoli, "Il cielo in una stanza", che si ripeterà ininterrottamente per sei ore al giorno, come se si trattasse di una ninna nanna infinita.

Torna la disputa sul Monte Bianco

Il libro di Laura e Giorgio AliprandiPremessa: con il "Trattato di Utrecht" del 1713 nasce l'idea dei bacini idrografici e dei confini sulla cima delle montagne. Criterio meccanicistico rozzo e punitivo per le popolazioni alpine, che prima degli Stati nazionali andavano e venivano senza frontiere. L'Europa unita insegue questa stessa situazione di cancellazione delle "ferite della Storia", come si definiscono le frontiere.
In queste ore torna viva la questione dei confini sul Monte Bianco, irrisolta da tutti i Governi di ogni colore succedutisi a Roma, con buona pace di chi vuole manifestare con spirito anti-francese, piuttosto grottesco al tempo dell'Unione europea e risolvibile mettendosi attorno ad un tavolo diplomatico e non con invettive e proteste per farsi pubblicità.
Anni fa, ricevetti un biglietto di Laura e Giorgio Aliprandi, i coniugi esperti e studiosi di cartografia, sul tema "proprietà" della cima Monte Bianco. Con mia viva soddisfazione proprio loro, nella fondamentale pubblicazione del 2007 di Priuli e Verlucca "Le grandi Alpi nella cartografia 1482 - 1885", mi davano il merito, come deputato, di aver sollevato con due interrogazioni parlamentari, una nel 1996 e una nel 1999, un tema di cui in Italia - in sedi ufficiali come da loro stessi ricostruito - nessuno si occupava da ben 130 anni!

Un ritorno

L'aula del Consiglio Valle all'avvio della XVI LegislaturaOggi è una data interessante per la mia vita e qui l'annoto senza troppi giri di parole con un'azione verità e più passa il tempo e più dire le cose come stanno mi appartiene. Come si dice: pane al pane e vino al vino.
Ricordo di aver passato gli ultimi sette anni senza aver alcun ruolo elettivo. Un periodo sabbatico, in cui sono tornato al mio lavoro in "Rai" perché bisogna sempre avere un lavoro cui tornare perché è una forza. Ho vissuto senza ansie o problemi, dopo ventisei anni di cariche ottenute fra Roma, Bruxelles ed Aosta.
Bella esperienza davvero fra Camera, persino con un passaggio al Governo, poi il Parlamento europeo, anche presidente di Commissione, ma anche al "Consiglio d'Europa" con un bel ruolo e idem al "Comitato delle Regioni" ed in Valle D'Aosta assessore e pure presidente della Regione. Sempre fiero di esserlo e, immodestamente, ben considerato perché ho sempre lavorato duro, ma sorridendo. Poi ovviamente ho i miei difetti, alcuni di cui vado persino fiero ed altri no.

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