blog di luciano

Il tormentone delle autostrade

Il casello di Saint-Pierre della 'A5'E' del tutto evidente di come sul futuro della nostra Valle agiscano scelte estranee alle nostre decisioni e che, a seconda di come vanno le cose, influenzano non poco il nostro sviluppo e la qualità della vita dei valdostani.
Il caso di scuola, che torna di attualità periodicamente, specie quando ci sono dei rincari tariffari, è quello delle autostrade, con la combinazione che la privatizzazione all'italiana, a beneficio in sostanza di due soli soggetti, in barba a certi principi della concorrenza, ha in Valle d'Aosta un esempio preclaro. Sono loro a dettare la linea su di un'infrastruttura nata non solo per i transiti internazionali ma anche per "accorciare" la Valle per i residenti.
Dal 1999 la "Rav" entra a far parte del "Gruppo Benetton" lasciando il gruppo pubblico "Iri" e così i privati si prendono, in un sol boccone, sul nostro territorio una parte della "tangenziale" di Aosta, l'autostrada del Monte Bianco ed il Traforo del Monte Bianco, mentre già la maggioranza della "Sav" ("Quincinetto - Aosta" ed un pezzo della "tangenziale" di Aosta, oltreché il raccordo verso il Gran San Bernardo) era in mano al "Gruppo Gavio", che aveva comprato al momento giusto le quote pubbliche piemontesi.

Renzi resta Renzi

Matteo RenziSe fossi il Partito Democratico - ma so bene di non esserlo - non piangerei sull'abbandono di Matteo Renzi, con la decisione di far nascere un nuovo soggetto politico, per altro annunciato ormai da mesi come una goccia che scava la roccia, e chi se ne stupisce recita la commedia, come hanno fatto i suoi compagni di partito quando gli hanno chiesto a poche ore dello strappo di rinunciarci.
Semmai piangerei - ma anche questi sono fatti del PD - sulla scelta coerente di Carlo Calenda di andarsene ed anche sulla scelta di non richiamare in campo, dopo le Europee, Enrico Letta (che non so se avrebbe accettato in questa fase).
Ciò detto, mi pare evidente che siamo in una sorta di manicomio.

Non dimenticare la Catalogna

Carles PuigdemontIl "caso Catalogna" è abbastanza sparito dalla stampa italiana, che - tranne rari casi - ha sempre abbastanza parteggiato per la posizione spagnola, dopo una prima simpatia iniziale per il movimento indipendentista. E' più un aspetto di ignoranza che di sostanza, che intristisce ma non stupisce.
Eppure, vista dalla Valle d'Aosta, la questione continua ad avere un suo interesse. Non tanto perché si possa traslare e sovrapporre quella vicenda con la "question Valdôtaine", come sviluppatasi - senza risalire più indietro - dall'Unità d'Italia ad oggi, quanto semmai per la triste constatazione che tutta una retorica europeista, in cui io stesso ho creduto in certi momenti, sembrava pronta a cogliere il senso di un'Unione europea davvero rispettosa di tutti. Invece, i silenzi, le omissioni e le complicità dimostrano come a Bruxelles sulla rivendicazioni catalane abbiano largamente vinto le posizioni degli Stati europei che considerano l'Europa quella degli Stati unitari (e dunque parteggiano per la Spagna) e non accettano logiche indipendentistiche e si guardano bene da mettere il naso neppure nelle materia più propriamente regionalistica.

Marmotte "meccaniche"

L'auto protetta dalla rete metallica a ValgrisencheLa premessa è che mi piace la marmotta. Fischia se minacciata a beneficio dei suoi simili con cui condivide una vita sociale, se ne sbatte della linea e diventa grassa per il periodo invernale in cui cade in letargo (di conseguenza esiste il modo di dire riposante «dormire come una marmotta»), al risveglio si diverte da matti e, se c'è un nevaio, scia con il sedere.
Quando si poteva cacciare (oggi è un tabù ed anni fa contro una riapertura si mobilitò il giornalino "Topolino" nel nome delle "Giovani Marmotte"), diversi usi - ad esempio del grasso che non manca di certo - servivano alla medicina popolare valdostana come toccasana e alcuni amavano pure mangiarsela e io avevo una zia, Marie, che veniva considerata una numero uno del genere.
Oggi sa che nessuno le spara e dunque fa la gradassa con gli esseri umani, considerandoli non più predatori.

Voici venir la nuit

La notte al Rifugio 'Bezzi'Bisogna guardarsi sempre attorno, perché anche questo è un dono, che ogni tanto ci sfugge fra le dita, come una distrazione che deriva dalla routine che rischia di ingrigire ogni nostra emozione.
Capita talvolta di trascurare - ed è come un patriottismo tradito nelle sue radici fisiche più genuine - certi momenti di godimento della natura alpina che ci circonda. Ecco perché annoto uno di queste sensazioni.
Mi veniva in mente quella nostra canzone, "Le soir à la montagne", armonizzata anche dal grande pianista Arturo Benedetti Michelangeli, che era appassionato di musica corale.
Inizia con quella famosa strofa, che pare scolpita: "Voici venir la nuit" e la musica che segue disegna lo struggente incedere della notte.

Le alte quote ed i pericoli crescenti

Mattew Disney ed il suo vogatoreE' stata un'estate dolorosa per gli incidenti in montagna sulle Alpi. So bene come l'incidentalità non sia una novità nella storia dell'Alpinismo, che è costellata di tragedie che dimostrano una pericolosità insita in questa disciplina, ma lo è sempre più - non solo in termini numerici per una funebre statistica - perché la dinamica di molte sciagure è ormai strettamente legata al fenomeno di riscaldamento alle alte quote con conseguente venir meno di quel collante delle rocce, che è il "permafrost". Questo sgretolamento per via delle temperature elevate delle montagne, che fragilizza le pareti con cadute di rocce e di seracchi con lo scioglimento di nevai e ghiacciai, subisce d'estate una evidente accelerazione e bisogna capire con esattezza come porsi rispetto alla frequentazione di escursionisti e di alpinisti. Questo vale anche per le Guide alpine, che continuo a considerare come dei custodi dell'Alpinismo, cui spetta in primis il compito di riflettere sulla loro professione e su certi limiti di sicurezza su cui bisogna trovare le giuste misure.

Politica: «E la nave va»

La classica immagine del film di Federico FelliniQuando si arriva a metà settembre e il periodo delle vacanze appare ormai lontano, sopravviene, come in queste ore sulle mie Alpi, un senso diffuso nell'aria e nei colori della Natura che dà conto di quella maturità che si decompone e declina verso l'autunno.
Un altro anno è passato e, in un'abitudine scaramantica di questi ultimi dieci anni, ho comprato a Biarritz - dove vado per il mio lavoro televisivo - una candelina spiritosa che metterò, se tutto andrà bene da qui ad allora, sulla torta del mio compleanno natalizio.
Trovo che in questi giorni, diversamente dal passaggio da un anno all'altro, quando si è investiti dalla bulimia delle festività, ci troviamo di fronte ad un vero punto della situazione, che ci riguarda personalmente nel gioco dei buoni propositi, ma anche nell'osservazione - direi più chirurgica - di quanto ci attornia.

La parola "Brexit" (e "VdAbrexit")

'Brexit...'Capita al mattino, sfogliando "Twitter" (si potrà dire "sfogliando", riferendosi allo schermo di un telefonino?), di leggere pensieri fulminei del critico letterario francese Bernard Pivot. L'ultimo è esemplare: «Je propose de faire entrer le mot "brexit" (sans majuscule) dans la langue française. Il désignera un débat cacophonique et insoluble, une réunion foutoir, une assemblée bordélique. Ex: l'assemblée des copropriétaires s'est achevée en brexit».
Le parole nascono e muoiono e spesso sfondano diventando in poco tempo parte del nostro linguaggio comune ed è singolare seguirne il percorso.
Nel caso di "Brexit" trovo che conti molto il tempo da cui si trova irrisolta e ingarbugliata la vicenda politica, che come una maledizione affligge ormai la politica inglese con risvolti costituzionali mica da ridere ed un oscillare ormai fra dramma e farsa. Tipico esempio di quando vicende politiche sfuggono di mano e si allontanano le soluzioni e all'origine, come un questo caso, c'e stata la scelta avventata degli elettori nel chiedere di lasciare l'Unione europea.

Pulizia sul Web

La sede di 'CasaPound' a Roma, dove è stata rimossa la scrittaNon si può invocare la libertà d'opinione ed il rispetto necessario per il pluralismo delle idee, quando una serie di pagine di "CasaPound" e di "Forza Nuova" vengono chiuse su "Facebook" ed "Instagram" per i loro contenuti pericolosi e la propaganda sbracata.
Conosco bene, pensando che non a caso venne scritto proprio dopo il liberticida Ventennio fascista cui i soggetti sopracitati inneggiano senza pudore alcuno, quell'articolo 21 della nostra Costituzione, di cui riporto i primi due commi: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure"
.
Si tratta di un testo chiaro e neppure la giurisprudenza più eccentrica ne ha potuto troppo modificare il profilo.
La discussione alla Costituente si sviluppò il 14 aprile 1947 e il testo in vigore fu illustrato da un giovane Giulio Andreotti. Interessante è rilevare come ci fu un'interessante proiezione verso il futuro a scrivere "ogni altro mezzo di diffusione", che ha consentito alla norma di non invecchiare troppo, malgrado il tempo trascorso.

Conte riformatore?

Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei MinistriAscolto Giuseppe Conte, rinato Premier dalle proprie ceneri, quando annuncia una una forte azione riformatrice e ciò mi incuriosisce in prima istanza per una sorta di bipolarismo di chi contraddice sé stesso nella prima esperienza di Governo, così come colpisce il contenuto sospettosamente multiforme del suo intervento per la fiducia alla Camera.
Dove, ad essere chiaro, il riferimento alle Speciali è stata una modesta appendice al capitolo sulla democrazia locale con il banale e ritrito "occorre anche garantire e tutelare, con la massima intensità, le autonomie a statuto speciale e le minoranze linguistiche". Se serve per avere la fiducia della componente Autonomie, compreso il senatore Albert Lanièce, meglio avere qualcosa in più che questa genericità.
Ma in dichiarazioni fuori aula Conte ha ribadito che sarà anche una "Legislatura costituente". Ohibò!

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