blog di luciano

Il "Giorno della Memoria" contro gli orrori

Il campo di concentramento di AuschwitzQuando ho visitato il campo di sterminio di Auschwitz - ed è avvenuto quattro volte - è stato uno dei rari casi nella mia vita in cui ho visto il mondo in bianco, nero e grigio. Pare che esista una malattia, l'acromatopsia completa, che dà questo effetto, ma a me non è capitato dal punto di vista fisico ma per il senso opprimente che quei luoghi restituiscono. A maggior ragione se se ne ha una visione storica precisa nel solco però di quei mesi che mio padre - internato per lavorare in quei luoghi - visse dal maggio del 1944 in un clima di terrore e sconcerto per quello che lui, ventenne, scoprì.
Per questo il "Giorno della Memoria" assume per me un significato vero e non rituale, legato al pensiero di questo ragazzo aostano catapultato nel cuore della storia più tragica della Seconda guerra mondiale con il ribrezzo che mi angoscia per certi rigurgiti antisemiti che l'estrema destra neofascista e neonazista coltiva.

La tragedia del Rutor e l'eliski

I rottami dell'elicottero e dell'aereo che si sono scontrati sul ghiacciaio del RutorIl drammatico incidente nei cieli della Valle al confine con la Francia con l'urto fra un aereo da turismo e un elicottero che trasportava in quota degli sciatori, darà il destro per vietarlo ai soliti nemici dell'eliski, la disciplina che consente di adoperare l'elicottero per la pratica del fuoripista.
Basta leggere un breve editoriale di Franco Brevini sul "Corriere della Sera" per capire il tono: «Non è difficile immaginare che l'incidente al Rutor riaccenderà le polemiche sull'eliski, che da anni è al centro di un vasto dibattito. Associazioni come "Cai", "Cipra", la Commissione per la protezione delle Alpi, "Legambiente", "Italia Nostra" e "Wwf" hanno da tempo dichiarato la loro opposizione a questa pratica, rilanciando - con il titolo di una manifestazione di qualche anno fa - le "vette senza rotori". Lamentano i danni all'ambiente dovuti alle emissioni, il disturbo alla fauna alpina nei difficili mesi invernali, il frastuono che infastidisce sia chi vive in montagna, sia chi ci va per rigenerarsi».

La Resilienza valdostana

Un esempio di resilienza vegetaleSpero che la recente inchiesta in Valle d' Aosta sul ruolo della 'ndrangheta - assieme ad altre vicende giudiziarie di questi anni - chiarisca definitivamente che la mia scelta di lasciare a suo tempo l'Union Valdôtaine, dopo aver avuto importanti ruoli elettivi per il Mouvement, non fu un tradimento ma una scelta di coerenza. E lo stesso vale per la decisione di lasciare l'Union Valdôtaine Progressiste, nel momento in cui tornò in alleanza con l'Union Valdôtaine, rimasta tale e quale, e perciò tradendo la volontà degli elettori, cui era stato spiegato come fossimo alternativi a certi metodi incarnati da Augusto Rollandin e dai suoi imitatori.
Oggi bisogna prendere atto del nido di serpenti fatto di reati penali, malaffare, cattiva amministrazione, miserie morali, pochezza culturale e liberarsi di tutto ciò nel nome di quei valori e speranze calpestati da una "realpolitik" con l'ossessione dei voti. Malgrado l'uso retorico e strumentale di quegli stessi valori, dicendo delle cose e facendo il contrario con complicità pericolose e tornaconto personale.

La Politica non può essere immorale

Norberto BobbioBisogna fare in modo di mantenere alcune certezze quando tutto - e per ottime ragioni - sembra attorno a noi diventare cupo e preoccupante. Per questo vorrei piantare un primo paletto, affinché non trionfino scoraggiamento e rinunce di fronte all'orrore che si spalanca sotto i piedi di qualunque cittadino valdostano onesto, che oggi vede la Valle d'Aosta sui telegiornali e giornali mischiata a fondo in storie di 'ndrangheta.
E' vero che esistevano già tutti gli elementi per saperlo e ne ho scritto da molti anni, ma questa volta - a maggior ragione - ce lo troviamo sbattuto in faccia e a questo bisogna reagire, non facendo il gioco generico delle condanne vaghe per lavarsi la coscienza. Come si sia arrivati qui ha nomi, cognomi ed indirizzi.

La 'ndrangheta in Valle d'Aosta

Un momento della conferenza stampa della Procura di TorinoLeggo con dispiacere e preoccupazione, ma non con stupore, degli arresti di varie persone - compresi due politici dell'Union Valdôtaine, partito in cui sono nato e cresciuto e che lasciai per molte cose che non mi convincevano, compreso il tema legalità - per legami con la 'ndrangheta calabrese.
Non posso non ricordare come in tempi non sospetti ci fu chi mise in guardia sui rischi che con l'immigrazione buona arrivassero anche i veleni della criminalità. Mio zio Severino Caveri, che fu fondatore e leader dell'UV, a metà degli anni '60, con espressioni che oggi potremmo bollare come "politicamente scorrette", denunciò in un suo articolo la "spinta" all'immigrazione calabrese voluta dall'allora segretario del Partito Socialista Francesco Froio, "paracadutato" in Valle per pilotare in parte la fine della "Giunta del leone" ed il cui curriculum negli anni successivi, anche recenti, è illuminante. Quel che preoccupava mio zio, che bollare come "xenofobo" è ridicolo per chiunque legga l'insieme dei suoi "scritti umanisti", erano i metodi che c'erano dietro questa scelta.

I Trasporti e la Valle d'Aosta

L'articolo sul 'Corriere della Valle'Mi sono occupato nella mia vita di una serie di questioni trasportistiche da diversa angolatura: Roma, Bruxelles, Aosta.
Nella mia veste di ex presidente della Commissione Trasporti del Parlamento europeo, ma - giocoforza - anche per le altre, mi ha chiesto il "Corriere della Valle" di rispondere - congiuntamente ad altri esponenti della nostra comunità - a tre domande.
Essendo già state pubblicate domande e relative risposte, qui le riporto e aggiungo, avendo qui lo spazio, qualche breve annotazione suppletiva.
"Quanto pesano, sugli attuali limiti strutturali di crescita economica di cui soffre la Valle d'Aosta, la difficile accessibilità al territorio valdostano e la problematica mobilità interna?".
Queste difficoltà esistono in parte rispetto alla nostra geografia alpina, ma certo in questi ultimi anni le criticità sono cresciute.

Chiari e scuri su Matera

I Sassi di MateraDi Matera si è parlato moltissimo in questi giorni ed ho letto due punti di vista che illuminano diversamente la scena. Il mio amico giornalista europeista, Giuseppe Dimiccoli, che fu collaboratore di Pietro Mennea al Parlamento europeo, così inquadra sulla "Gazzetta del Mezzogiorno" il cammino che ha portato Matera ad assurgere ad un importante riconoscimento comunitario: «Europa e cultura un binomio che, a maggior ragione in questo momento storico, è bene che sia coniugato al meglio. E per tutto questo 2019 proprio Matera "Capitale europea della Cultura", in parallelo con la graziosa Plovdiv in Bulgaria, illumini in tal senso tutta l'Europa propagando il fascio di luce della cultura in tutto il mondo».

Le "ciucche" e la storia umana

Bicchieri vuotiNon c'è nulla di disfattista nel dirsi la verità: l'ubriachezza fa parte del mondo alpino, Valle d'Aosta compresa. Lo dimostrano, nel nostro caso, i dati statistici, compresi quelli più tristi dell'incidenza del fenomeno dell'alcolismo. Chi vive qui sa che esistono tenaci abitudini ai consumi e vere e proprie tradizioni iniziatiche in cui ci siamo passati tutti.
Ciò detto, aggiungerei che ogni caricatura del "montanaro sbronzo" - come esempio di eccesso - dovrebbe fare i conti con un fenomeno che è vasto e diffuso dovunque e a tutti i livelli ed è bene distinguere usi giudiziosi da eccessi.
Per questo ho letto Mark Forsyth, che è scrittore e linguista, con il suo "Breve storia dell'ubriachezza" (Il Saggiatore, 2018) prova a raccontare dal principio tutti, che con garbo, ironia e senza predicozzi, i modi in cui l'umanità si è ubriacata sin dalla notte dei tempi.

Pensa che ti passa

I vice presidenti del Consiglio dei Ministri, Luigi Di Maio e Matteo SalviniPer chi abbia ancora voglia di avere un pur residuo interesse per la Politica, val sempre la pena - a meno di scegliere l'eremitaggio - di seguire le vicende italiane con l'evidente apprensione di non capire bene dove si stia andando e con la sgradevole sensazione che si vaghi nel vuoto, ma riempiendolo con una comunicazione ossessiva e martellante nella speranza che i cittadini risultino sempre più come degli utili idioti. Chi lo dice, naturalmente, è - mi autodenuncio - un "radical chic" e perciò posso scriverne liberamente. In contemporanea mi arrendo e spero che il campo di rieducazione digitale sia confortevole.
Ha indubbiamente ragione chi segnala che la deriva populista - quella dell'"uomo del Destino", che in Italia porta male ai cittadini e anche a chi crede di esserlo - non è frutto improvviso del crescente (nei sondaggi) Matteo Salvini e del suo declinante partner (nei sondaggi, ed è un bel paradosso) Luigi Di Maio, ma ha radici profonde nel sistema politico italiano.

Seduto nel "Pronto Soccorso"

L'ingresso del 'Pronto Soccorso' dell'ospedale di AostaSeduto nel "Pronto Soccorso", aspettando gli esiti laboriosi di una frattura di mia madre (nel frattempo già operata al femore con grande efficacia), guardavo a questo mondo dolente, cui non so come facciano - meritoriamente, beninteso - i medici e gli infermieri ad abituarsi. Mai avrei potuto fare una professione sanitaria, specie laddove regna il dolore e quella attesa sospesa di sapere gli esiti diagnostici dei propri problemi di salute.
C'è di tutto in attesa, compresi molti sciatori stranieri vittime di incidenti sciistici, ognuno viene catalogato con i codici che scandiscono la gravità della malattia. Ogni tanto si avverte come l'arrivo di un'ambulanza scuota questa logica scadenzata in cui ognuno segue la disciplina imposta.

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