blog di luciano

Il telelavoro va bene, ma...

Lo scrittore francese David BrunatIl "telelavoro", nella sua versione in carta patinata chiamato "smart working", cioè "lavoro agile" (flessibile, dinamico!), nella realtà da confinamento si è svolto da casa e non, come da anglicismo, da una spiaggia delle Maldive, da un prato in fiore sotto la vetta della Jungfrau od all'ultimo piano di un albergo di Singapore.
Quello è appannaggio dei fighi.
Nella configurazione cui ho assistito la formazione era: il sottoscritto a lavorare sul tavolo in soggiorno, mia moglie in studio e il piccolo Alexis in cameretta, nelle rare lezioni on line della "didattica a distanza - DaD", con cui telelavorava anche lui. Anche se confesso che mi è sfuggito, per mia ignoranza, il confine fra "teledidattica" (in inglese "e-learning") ed i vecchi compiti a casa, o forse meglio l'istruzione parentale, perché senza mamma (e talvolta papà) uno di quarta elementare non riesce.

La spada di Damocle

La 'spada di Damocle' secondo ZerocalcareSe mai ce ne fosse stato bisogno, è risultato chiaro come la pandemia sia stata una "livella", dimostrando che - accanto alle mille minacce già incombenti - ci mancava solo che si aggiungesse questo virus killer a incombere sulla nostra esistenza. So bene come l'affaticamento da confinamento e poi le diverse restrizioni, nonché la crisi economica conseguente a quella sanitaria, facciano emergere in superficie un certo scetticismo di chi adombra che la malattia sia stata esasperata. Ho letto, in questo filone, raffronti fra i morti "covid-19" ed altre patologie, come i deceduti per tumore o malattie cardiovascolari.
Ma sia chiaro come se non ci fossero state misure di profilassi, di precauzione sociale ed anche protocolli medici sempre migliorati per contrastare una malattia senza cure risolutive, allora saremmo qui a contare molti più morti.

Abbattere l'Arco d'Augusto?

L'arco d'Augusto ad AostaNel solco delle legittime manifestazioni antirazziste di questi giorni (che vanno bene se non c'è violenza e non assumono carattere rituale), si abbattono al suolo di nuovo le statue di Cristoforo Colombo negli Stati Uniti e il fenomeno pare investire anche alcune città europee con personaggi analogamente messi all'indice. Siamo al "politicamente corretto" che dovrà ripulire - nelle intenzioni di alcuni - l'intitolazione delle strade, delle piazze e appunto delle statue.
Scriveva giorni fa il grande Mattia Feltri su "La Stampa" dell'iniziativa del sindaco di Londra: «noi separeremo il male dal bene, e senza i funambolismi dell'alchimia, ma con una task force. Non quella di Colao, ma una voluta da Sadiq Kahn, sindaco di Londra, su sprone dei milioni e milioni di puri che straordinariamente popolano il nostro tempo. La task force censirà le statue della città per stabilire se i celebrati sono degni della celebrazione».

Le difficoltà di capire

Aostani in coda per ritirare le mascherineHo sempre sostenuto che la grande fregatura nelle scelte che dobbiamo compiere nella nostra vita - e mi riferisco alle scelte pubbliche, pur valendo anche per quelle private - sta nel fatto che quando si vive un certo momento lo si fa con una componente d'azzardo evidente. Facile con il senno di poi, quando gli avvenimenti si sono compiuti, ricostruisce scenari suggestivi. Quando si vive il presente, invece, gli elementi a disposizione sono solo parziali, come un quadro di cui manchino larghe parti, mentre successivamente la visione è completa.
Esattamente quanto sta avvenendo in questa fase in cui siamo: mancano troppi elementi per capire come sarà il post "covid-19" e neppure, per essere chiari, si capisce bene se ne siamo fuori o quanto ne siamo ancora dentro.
L'unica cosa certa è che siamo di fronte a uno di quei passaggi che potrebbe - uso il condizionale non a caso - portare ad una situazione del tutto nuova, come spesso avvenuto in quelle faglie della Storia, che studiamo sui libri.

Colao vittima del fuoco amico

Vittorio ColaoDel retroscenismo della politica incomincio ad averne le tasche piene. Non per criticare i miei colleghi giornalisti che praticano questo giornalismo molto italiano, ma soprattutto perché spesso le notizie non sono altro che pettegolezzi o peggio ancora notizie distorte ad arte e chi le diffonde diventa complice. Molti discorsi interessanti anche nella politica valdostana di questi anni sono falliti per "gole profonde" o "lingue lunghe" che, assecondate da chi diffonde poi certi "spifferamenti strategici", creano eco e caos al momento giusto. Ci pensa poi il "tam tam" attraverso i "social", dove la distinzione fra vero e falso è un confine labile.
Talvolta, però, certi "dietro le quinte" sono veritieri e utili, disvelando trame aggrovigliate di cui è bene sapere per un principio di trasparenza. Pensavo questo a proposito della famosa "task force" (Comitato di esperti in materia economica e sociale) diretta da Vittorio Colao attorno al dopo "coronavirus", uno dei vari organismi messi in campo dal Governo Conte. Ma la caratura di Colao, che pure ha avuto il torto di restare a Londra piuttosto che tornare in Italia per questo lavoro, distaccava di miglia la pletora di analoghi organismi moltiplicatisi.

Il "coronavirus" nel cassetto

Io nello studio 2 della radio di 'Rai' valdostanaCon oggi, giunto alla quindicesima puntata, chiudo il mio impegno radiofonico sul "coronavirus". In quindici settimane, ogni martedì, ho raccontato dell'epidemia in Valle d'Aosta, cercando di inquadrarla nel più ampio contesto europeo per non restare solo chiuso nei confini regionali. Ho realizzato un più di cento interviste, intervallate dai miei pensieri e dalle musiche adatte. Trovate tutto, purtroppo senza musica, non avendo ancora un podcast autonomo, postato sulla pagina "Facebook" della "Rai Valle d'Aosta".
E' stato un esercizio interessante, perché non pressato dalle esigenze dell'informazione quotidiana. Il ritmo settimanale non legato solo all'attualità, ma ad un ritmo più lento con comparazioni forse meno emotive, mi hanno consentito di seguire i fatti con quadri che hanno evidenziato lo stato della situazione in modo molto netto.

Perché non è un problema di plexiglass

La ministra dell'Istruzione Lucia AzzolinaOgni giorno seguo con paura le piroette del ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, "pentastellata" assurta - con la complicità del Partito Democratico e del premier Giuseppe Conte, dilettante della politica come lei - ad un ruolo decisivo per il futuro dei nostri figli in epoca di pandemia.
Sulla riapertura delle scuole, sin da subito rinviata a settembre, mentre in Europa si riaprivano le aule pur a geometria variabile, la prode Azzolina ha detto tutto ed il suo contrario. Un caso di... scuola di chi, in spregio a competenze e capacità, siede in un posto dove può fare danni incalcolabili e, se la si critica, si finisce persino per essere accusati di discriminazione, perché donna. Per me donna o uomo non fa la benché minima differenza: contano le qualità.

Annus horribilis

La Regina Elisabetta II durante il discorso del 24 novembre 1992"Annus mirabilis" è una locuzione latina, traducibile in italiano come "anno meraviglioso". Secondo l'"Oxford english dictionary", l'espressione fu impiegata per iscritto per la prima volta nel titolo dell'omonimo poema del poeta inglese John Dryden, che riguardava gli eventi del 1666. Infatti, nonostante l'Inghilterra fosse stata colpita da una grave calamità come il Grande incendio di Londra e pure da un'epidemia di peste, Dryden scelse d'interpretare l'assenza di disastri ulteriori come il frutto di un salvifico intervento divino, in quanto la presenza del "666" - numero del diavolo - lasciava presagire eventi ben più nefasti.
Nell'Annus mirabilis, composto da 304 quartine, l'autore si occupò anche delle vittorie riportate contro gli olandesi. "Il poema - dice la "Treccani" - è prolisso, e viziato in tutta la sua estensione dallo stile affettato ancora in voga; ma contiene molte parti efficaci ed eloquenti, particolarmente il contrasto fra il morale delle flotte rivali, e la profezia sulla futura grandezza di Londra. Il successo dell'Annus Mirabilis fu in parte causa che nel 1668 ricevesse la nomina di poeta laureato e di storiografo reale".

L'orrore del razzismo

Donald Trump davanti alla chiesa di 'St. John'Per me gli esseri umani sono tutti uguali ed in più considero il razzismo un'espressione già in sé bacata, perché presupporrebbe l'esistenza di diverse "razze", mentre di "razza umana" ce n'è una sola. Anche se nel "dna" scopriamo come noi "Sapiens" si abbia dentro di noi qualcosa degli ominidi che furono nostri concorrenti. L'ultimo scomparso è stato il celebre "uomo di Neanderthal".
Esistono semmai civiltà, culture, usi e costumi che si differenziano in maniera straordinaria ed è perfettamente legittimo che ognuno di noi possa avere delle preferenze e stilare una propria personale graduatoria. Ben diverso sono l'odio, il disprezzo, l'intolleranza. Al razzismo in genere si accompagna la xenofobia, i cui confini sono abbastanza indeterminati. Questa è un'esasperazione dell'etnocentrismo, cioè della propensione a ritenere che la propria comunità sia superiori a quelli di qualsiasi altra e questo crea chiusure e, naturalmente, avversione per gli altri.

Quell'appello in favore degli anziani

Un anziano a spasso nel centro di AostaQualche settimana fa, l'Ansa Valle d'Aosta ha pubblicato l'elenco dei nomi, dell'età e del luogo di residenza di molti dei morti dovuti al "coronavirus". Una tristissima litania dietro alla quale si celavano naturalmente storie di vita e lutti che hanno colpito la nostra comunità.
Veniva a proposito in mente l'iniziativa dirompente, il 24 maggio, del quotidiano americano "New York Times" che aveva pubblicato sulla prima pagina i nomi e brevi necrologi di mille vittime, come grido di denuncia della terribile pandemia in un Paese governato da Donald Trump, che all'inizio parlò di una semplice influenza. Sembrava in quella scelta del prestigioso giornale di rivedere quando, nel cuore del contagio, su "L'Eco di Bergamo" esistevano paginate di necrologi veri e propri, che - assieme ai camion con le bare con destinazione la cremazione altrove - sono assurti purtroppo a simbolo di una vera e propria strage.
Lo scrivo con buona pace dei negazionisti imbecilli e dei loro alleati "no-vax" che si mettono un giubbotto catarifrangente arancione per dire che questa storia del "covid-19" è stata tutta una panzana. Meriterebbero di finire nelle patrie galere.

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