blog di luciano

Dentro la crisi, dopo la crisi

Stefania RagaùMi è già capitato di adoperare una celebre frase di Albert Einstein che dice: «La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall'angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie».
Si presta in effetti a molti usi e, pensando alla data di nascita e a quella di morte (1879-1955) del celebre fisico e filosofo nato in Germania, naturalizzato svizzero e poi cittadino americano, si capiscono molte cose, pensando alle due Guerre mondiali ed anche al fatto che Einstein era ebreo in un momento drammatico per il suo popolo. Queste sue osservazioni, di un uomo che amava non solo la scienza ma le riflessioni umanistiche attorno ai problemi della vita e della società, si stagliano anche nello scenario attuale.

Le strette pareti di casa

Finestre, da aprire...Oggi ho una specie di grumo fatto di apprensione e di dolore per questa storia del virus che pare surreale e invece colpisce duro persone, famiglie e paesi e mettersi nei panni degli altri, ragionando anche sui propri rischi, è un dovere di compartecipazione. Oggi penso alla famiglia di Lorenzo Repetto, il farmacista di Saint-Vincent, portato via dal virus malefico.
Anche la scrittura quotidiana libera la mente da tanti pensieri e la casa diventa in questi giorni il fulcro della nostra vita. Mai come ora personalmente apprezzo questa necessità di essere "domestici", perché motivata senza "se" e "ma" dalla tutela della nostra salute. Anche se, beninteso, mi sento un po' prigioniero di queste circostanze, che ci tolgono la libertà di movimento e ci rendono impossibile qualunque pianificazione del futuro vicino o lontano. Ma "c'est la vie" nel senso più concreto del termine, perché la minaccia sulla nostra esistenza esiste davvero.

Tamponi a caccia degli asintomatici?

Esame di un tamponeIncalzato dall'attualità, vorrei capire se esiste una sensibilità rispetto ad un dibattito che si sta sviluppando in queste ore in molte Regioni italiane.
Una premessa: non invidio affatto le autorità politiche che devono assumere decisioni importanti per fermare l'epidemia da "coronavirus". So bene quanto sia più facile criticare che fare e quanto sia difficile avere in certi frangenti le energie necessarie per reggere momenti di stress e reagire con equilibrio e lucidità alle avversità.
Mi pare - per essere concreto - che nel caso valdostano, dove il virus sta colpendo duro e siamo la seconda Regione dopo la Lombardia comparando il diverso numero di abitanti ed i casi registrati, ci siano scelte da fare significative, sapendo che le risposte non sono un automatismo, ma devono tener conto della particolarità di ogni zona infettata.

La vita che cambia contro il "coronavirus"

Un esempio di 'smart working'Domenica dal balcone di casa mia osservavo la strada statale 26 ed il vuoto totale: nessuna macchina in transito. Buon segno, ho pensato, essendo la logica dello stare in casa un coprifuoco per sconfiggere il virus che sta cambiando la nostra vita.
Scenari irreali sino a poche settimane fa, quando tutto sembrava qualcosa di passeggero ed invece sta incidendo in modo evidente sui nostri stili di vita e su di un'economia che è a picco e lo stesso indebitamento pubblico, che serve ora a reggere l'urto delle conseguenze dell'epidemia, sarà un fardello per le generazioni a venire.
Ormai annoto da giorni i miei pensieri su questo blog e non riesco ad uscire dal commento della crisi in atto, tanto è totalizzante ed anche - diciamo la verità - preoccupante quando attorno a noi, in una Valle d'Aosta dove tutti ci si conosce, si risale, malgrado la privacy e l'anonimato ufficiale, a chi è contagiato e persino a chi è morto.

Amici e nemici in epoca di "coronavirus"

Il professor Antonio Maria BaggioSiamo abituati a dividere il mondo in "amici" e "nemici" e a cercare nelle parole una stampella per dare corpo alle nostre idee al modo di pensare.
Parlando del "coronavirus" che si è insinuato nella nostra vita e colpisce in mezzo a noi e ci minaccia senza pietà, è evidente come sia lui il "nemico numero 1" con cui fare i conti ed è nostro dovere combattere questa battaglia mondiale, che qualcuno ha definito con enfasi la Terza guerra mondiale. Ma il nemico riguarda anche i rischi derivanti dai nostri comportamenti individuali: per fermare il contagio bisogna seguire disposizioni che sono pesanti per ciascuno, perché condizionano la nostra libertà, ma lo sono anche in una logica collettiva fra chiusure, divieti e l'evidente ricaduta sull'economia in generale e per molti sulle proprie finanze personali.

Riflessioni di fronte all’emergenza

Il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte in videoconferenza con la Commissione europeaOggi mi occupo di questioni collaterali, ma non troppo, rispetto all'epidemia in sé, ma comprenderete come non siano digressioni distanti.
Conosco degli evasori fiscali che di questi tempi, colpiti nel vivo dal dramma del "coronavirus" e spaventati di restar secchi se - qualora contraessero la malattia - non ci fosse posto nelle rianimazioni debordanti di pazienti, pontificano sulla sanità pubblica e sul dramma dei tagli ai finanziamenti del settore.
Basterebbe che tutti pagassero il dovuto ed avremmo il "Paese del Bengodi" e non solo con una riduzione per tutti di quanto paghiamo di tasse e migliorerebbe il funzionamento della Repubblica e quanto il Pubblico fa per i propri cittadini. Per la Valle d'Aosta, che gode del riparto fiscale, la gran parte dell'evasione significa l'impoverimento delle Casse regionali e non a caso nello Statuto speciale esisteva un coinvolgimento della Regione Autonoma negli accertamenti.

#stareacasa

La tenda d'emergenza installata fuori dalla 'Rai' (foto di Davide Coletta)"#stareacasa": questo l'hashtag più famoso in questi giorni. Dovrebbe essere il simbolo di un riscatto di orgoglio a difesa della vita propria vita e di quelle altrui.
Sto prendendo molto sul serio questa necessità e penso che tutti dovrebbero farlo, perché è un dovere civico e esprimo tutto il mio disprezzo nei confronti di chi non si adegua per lassismo, strafottenza o stupidità, e sono ancora troppi a prendere la situazione sottogamba.
Certo continuo ad avere delle incombenze lavorative e salgo e scendo da Saint-Christophe, dove c'è la sede "Rai" ormai blindata e con tende allestite fuori dalla regia televisiva, dove opera personale che non ha contatti con gli altri all'interno. Ciò consentirebbe di trasmettere comunque in emergenza se il virus colpisse persone dentro la sede e ci fosse una paralisi da quarantena.

Caro papà, ora tocca a noi

Le avvertenze per il 'coronavirus'Caro papà,
in queste ore ti ha raggiunto in Paradiso un tuo amico di Valtournenche, il dottor Oreste Maquignaz, che ho incontrato non molto tempo fa. Avevamo nell'occasione evocato le visite nel suo studio di ortopedico al Breuil-Cervinia per il mio primo gesso alla gamba da bambino e poi il legamento crociato e il menisco con successivo consulto con un altro vostro amico comune, Giorgio Vassoney, grande chirurgo ortopedico alla clinica "Pinna Pintor" di Torino. Proprio lui ti pagò il biglietto del treno da Ivrea ad Aosta, quando lo incontrasti per caso alla fine dalla tua avventurosa fuga dal campo di concentramento nazista nella primavera del 1945.
Con Oreste ci eravamo fatti un sacco di risate a ricordarti da vivo con il tuo spirito scherzoso che accompagnavi ad un'esemplare attività professionale, esattamente come la sua: una schiatta di professionisti sino ad età avanzatissima, tu per gli animali da buon veterinario, e lui per gli umani, specie sciatori e alpinisti.

Il coraggio e la felicità nel tempo del Coronavirus

Umberto EcoLa parola "coraggio" ha molti volti. Certo la definizione più usuale è grossomodo questa: "Forza d'animo nel sopportare con serenità e rassegnazione dolori fisici o morali, nell'affrontare con decisione un pericolo, nel dire o fare cosa che importi rischio o sacrificio".
Già così ne abbiamo da vendere di stati d'animo in atto. Penso ai due lati della medaglia: da un lato i pazienti che si trovano a sopportare un peso enorme, caratterizzato da un percorso pieno di insidie, fatto dai sintomi, dal famoso tampone con le sue attese e poi dalla speranza di uscire dal tunnel; dall'altra il lavoro dei sanitari, fatto di fatica e sacrificio ed anche dalla legittima preoccupazione di finire essi stessi colpiti dal virus.

Obbedisco...

L'ormai celebre immagine di Giuseppe Conte che firma il decreto dell'8 marzoOra si svolta e con le ultime decisioni sul "coronavirus" o la va o la spacca e non c'è più spazio per fare i furbi, pena il rischio di soccombere. Siamo giunti al redde rationem e vale la pena di tornare indietro sulla vicenda per guardare avanti.
Esiste una logica all'italiana, che mai ho condiviso, che riguarda la regola accompagnata sempre dalle eccezioni. Ricordo quando contribuivo alla scrittura delle leggi, dando il mio apporto come deputato in quei tavoli più ristretti - si chiama "Comitato dei nove" - dove si esaminano emendamenti e sub-emendamenti e, essendo senza rendicontazione, si scioglievano i nodi più delicati in discussione. Ebbene, mi accorgevo sempre che qualche collega parlamentare cercava sempre di allentare le corde, ad esempio con l'uso della formuletta "di norma", che voleva dire che "normalmente" valeva la regola, ma ci potevano essere casi particolari. Così si aprivano voragini interpretative.

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