blog di luciano

Autostrade: pensieri sul futuro

Il tratto della 'A5' a Saint-VincentQualche ragionamento ci obbliga a farlo la vicenda concatenata, prima del crollo del tristemente noto "Ponte Morandi" a Genova e poi del pezzo distrutto, perché travolto da una frana, di un viadotto autostradale sulla "Torino - Savona" lungo il vecchio percorso del 1960.
Sono passato da questi itinerari, specie lungo il secondo per andare al mare, miriadi di volte e specie sulla "A6" mi domandavo, percorrendola ancora di recente in salita dalla Liguria sul vecchio percorso un tempo ad una carreggiata unica (la discesa da Ceva è stata raddoppiata nel 2001), come diavolo si potesse mantenere in esercizio quella sorta di gimcana infernale, figlia di un'epoca ormai passata.
Spostiamo la nostra attenzione. Se non ci fosse stato un progresso nelle vie di comunicazione useremmo ancora in Valle d'Aosta la "Strada romana delle Gallie". La direttrice attraversava il territorio valdostano giungendo da Eporedia (Ivrea) sino ad Augusta Prætoria (Aosta), per poi biforcarsi in direzione del colle dell'Alpis Graia (Piccolo San Bernardo) e dell'Alpis Pœnina (Gran San Bernardo).

Cetto La Qualunque superato dalla realtà

Cetto sul tronoL'anno scorso sono stato a vedere al "Palais" di Saint-Vincent lo spettacolo teatrale del grande attore Antonio Albanese, comico di razza capace anche di usare i toni drammatici quando vuole, perché dotato di una tecnica straordinaria e di una fisicità unica sul palco, che crea una grande empatia con gli spettatori in sala.
Per tutta la sera si era tenuto distante da quel personaggio che lo ha reso noto con i film, il celebre Cetto La Qualunque, nato nel 2011 con il successo di "Qualunquemente", bissato l'anno dopo con "Tutto tutto niente niente", tornato da poco con "Cetto c'è, senzadubbiamente", che sono andato a vedere poche ore fa.
Penso che questo suo distacco dal personaggio della sera della lunga performance al "Palais" fosse dovuto alla scelta di evitare di caderne vittima per sempre, in un cliché che fosse una prigione, e lo si era già visto in questi anni con ruoli assai diversi in altri film di successo.

Riformare la democrazia locale

Ai seggi...Gli opposti estremismi non li sopporto più, che siano sullo scacchiere politico o che siano le posizioni che si assumono di fronte a certi problemi. Per vocazione ho sempre praticato la ricerca di onorevoli compromessi e devo dire che in mille situazioni ho preso in mano la penna per cercare sui testi più vari quelle sfumature che, mantenendo la sostanza, consentissero di trovare un ragionevole punto di equilibrio. Sintesi, insomma, che viene dal greco "sýnthesis, il mettere insieme".
Il vero estremista non pratica questa saggezza per la semplice ragione che non bada all'interesse generale, ma al consenso dei suoi e per tenerli caldi radicalizza la sua posizione ed esaspera i toni. In epoca in cui ci si basa più sul proprio elettorato e si cercano sacche di consensi, l'intransigente diventa massimalista ed esaspera la sua faziosità, disprezzando chi cerca una conciliazione.

Due canzoni evocatrici

Francesco Guccini e Giorgio GaberArrivano come suoni dal passato certe canzoni del cuore che evocano persone e ambienti del proprio vissuto. Forse uno dei primi cantanti che ho visto dal vivo è stato quel gigante del cantautorato che è stato Francesco Guccini. Location - come si dice oggi - "Festa dell'Unità" ad Imperia, anni Settanta, quando il Partito Comunista era roba seria ed ho il vanto di aver conosciuto, qualche decennio dopo, personalità come Giancarlo Pajetta, Nilde Iotti, Ugo Pecchioli, Alessandro Natta (nato proprio ad Oneglia). Gente di carattere, comunque la si pensi, e con una cultura, pur ideologizzata, da far impallidire certi spocchiosi in circolazione ignoranti come delle scarpe.
Le "Feste dell'Unità" erano passione e salamelle, politica e grandi bevute e naturalmente concerti. Per cui se ascolto Guccini torno ragazzo con il mio "cinquantino" d'ordinanza e la gioia di vivere. Ho ascoltato i dischi di Guccini ed ho letto cosa ha scritto, specie sul suo meraviglioso Appennino. Solo un montanaro narratore poteva evocare storie e ambienti con una maestria da troubadour.

Ci vuole la patente?

Seggiolini e dispositivi di sicurezza per bambiniNon so chi si celi dietro Modesto Michelangelo Scrofeo, che firma brucianti commenti domenicali sul "Sole 24 Ore", trattandosi di un camuffamento, che si riferisce nello pseudonimo ad un inquisitore domenicano che ha lavorato molto nei primi decenni del Cinquecento.
Un'enciclopedia specialistica così lo cita: "Ordinato sacerdote il 19 marzo 1491, fu inquisitore di Parma e Reggio (1519), quindi inquisitore a Como (dal 1520 al 1530). In quanto tale, il 20 luglio 1523 Papa Adriano VI gli indirizzò il breve "Dudum, uti nobis" con l'incarico di dedicarsi alla lotta contro le streghe e gli eretici in Lombardia e Piemonte. Adempì con estrema solerzia all'incarico, scatenando subito nel giro di poche settimane una feroce caccia alle streghe a Sondrio e nella Valtellina. Tra le sue vittime una certa Santina, moglie di Paolo Lardini, il testo della sentenza contro la quale (12 settembre 1523), che la condannava alla confisca di tutti i beni e al rogo, è esemplare della spietata intransigenza di Scrofeo".

Un mondo che manifesta

Le 'sardine' a Modena«Facciamo una manifestazione?». L'eco arriva anche dal mio passato. Da studente ad Aosta, ad Ivrea, a Torino ho protestato, dal Ginnasio all'Università. Ricordo certi brividi di piacere per esperienze di questo genere, che facevano parte dei riti di passaggio per l'età adulta. Visto che a scuola nessuno ce l'aveva mai insegnato, è proprio nelle Assemblee studentesche che mi sono cimentato per le prime volte nel parlare in pubblico.
Tutto sommato si è trattato di una palestra utile, anche se gran parte delle proteste in sé - nei risultati fattuali - sortirono poca cosa. Ma emozioni e sentimenti si esprimono anche così, nella manifestazione, che ovvio non si esaurisca con questi primi cimenti.

Vox clamantis in deserto

Deserto...Leggo che sparirà l'Union Valdôtaine Progressiste, che ho contribuito a far nascere e che credo di aver servito con fedeltà sino a quando non si cambiò bruscamente linea politica senza lealtà alcuna.
Ritengo ancora oggi - per il poco che ormai vale - che lo spazio politico per UVP sarebbe stato enorme e si è sprecato un patrimonio di credibilità e grandi speranze accese in un breve tempo in manifestazioni vibranti ed emotive. Non mi metto neppure a dire delle responsabilità degli uni e degli altri, perché non serve affatto rinfocolare quanto di triste è avvenuto e dire a chi ha orecchie per intendere che «l'avevo detto» è da sempre una magra consolazione. Analoga storia che potrei evocare anche a fronte della parabola discendente in atto da anni dell'Union Valdôtaine, quando me ne andai da lì lo feci dopo innumerevoli scelte sbagliate ed un clima ormai insopportabile.

Mario Pogliotti, 40 anni fa

Una fototessera di Mario PogliottiSi avvicinano i quarant'anni dalla nascita di "Rai3" e del Telegionale regionale e mi è capitato di annotare, per una rivista torinese, qualche pensiero.
Tutto parte dalla memoria, che è la miglior macchina del tempo in circolazione e, se la fisso sul 15 dicembre del 1979, la risposta è immediata, ma in una situazione che in quel momento era quella che mi appresto a descrivere.
Un gruppo di giovani giornalisti quasi tutti in erba (Massimo Boccarella, Dario Cresto Dina, Beatrice Mosca ed altri ancora) aspettavano l'ora canonica del primo Telegiornale regionale della sede "Rai" seduti nella regia della televisione privata valdostana che allora era sulla cresta dell'onda, "Rta - RadioTeleAosta", situata in cima al "Palazzo Fiat".
Comparve sul video Daniele Amedeo - allora voce conosciuta della "Voix de La Vallée", gazzettino regionale - di cui in molti non conoscevano il volto ed fu per noi - io c'ero! - un sospiro di sollievo, che diventò placida tranquillità alla fine del Tg del servizio pubblico. L'insieme ci era parsa poca cosa ed eravamo pronti a reggere il confronto.

Quando ci vuole uno sfogo

Sfogarsi...Con molta franchezza il problema della Politica di oggi sta in due corni che si vedono con facilità perché emergenti dalla palude delle Istituzioni. L'instabilità dell'elettorato che ormai non ha più l'antica fedeltà verso un partito e verso uno schieramento, e dall'altra gli eletti che dominano su partiti diventati l'ombra di sé stessi. In mezzo ci stanno un sacco di altre cose che confondono ormai certi riferimenti, tipo "Destra" e "Sinistra", "regionalismo" e "centralismo", "logiche di mercato" ed "interventismo pubblico", "libertà personali" e "sicurezza collettiva".
Viviamo in una polemica perenne, in mezzo a problemi irrisolti, in una campagna elettorale infinita, in mezzo a casi giudiziari presenti o annunciati che investono la cosa pubblica con una durata infinita, nella sgradevole impressione che troppi incompetenti se non disonesti si siano insinuati in ruoli chiave e non ce la facciano a fare il loro lavoro. Anche se è bene ricordare come a certi posti siano stati issati dall'elettorato e non solo dalla loro ambizione.

Quanto è strana la neve

Neve...La neve è un elemento complesso da capire. Lo è per le sue implicazioni scientifiche che affascinano chi ne studia le caratteristiche singolari se non bizzarre, lo è nella contraddittoria percezione umana e sociale che muta a seconda delle situazioni e dei momenti in modo drastico.
Già la morfologia è qualche cosa di affascinante e sfuggente. Massimiliano Razzano su "La Repubblica" di qualche anno fa dà conto di un lungo percorso e di studi più recenti della "American Chemical Society - Acs".
Sul passato questi gli illuminanti flash: «Uno dei primi a studiare i cristalli di neve in modo scientifico fu Johannes Kepler (italianizzato in "Keplero"), conosciuto da tutti per le sue tre famose leggi sul moto dei pianeti».

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