blog di luciano

Novembre aspettando Natale

Il gruppo della 'Festa dell'8' a VerrèsQuest'anno aspetto il Natale con una certa circospezione, visto che coincide - tempus fugit! - con il mio sessantesimo anno di età, che mi sembra ieri di aver compiuto quei cinquant'anni che già mi parevano parecchi. D'altra parte, avendo di recente partecipato alla festa dei coscritti dell'"8" del mio paese, ho avuto la simpatica avventura di testare nelle sale del ristorante "La Kiuva" di Arnad l'entusiasmo della sola coscritta del 1928 (per nulla spaventata nel volteggiare a ritmo di mazurka), la simpatia di quelli del 1938 (più vedove che uomini...), risalendo poi dal buon numero del 1948 al mio 1958, salendo poi ancora alla verve dei 1968 e dei 1978 (compresa mia moglie).
Assenti, tranne una, i rappresentanti del 1988 e del 1998, spiccavano due bimbe del 2018. Morale: uno si vede - nella stessa stanza - già invecchiare nel succedersi delle generazioni, come testimoniato ancor più dalla foto di gruppo sulla scalinata che ospita i fasti del Carnevale di Verrès.

Il cibo come status symbol

Un'elegante pasta alla carbonaraOgni tanto si rimescolano le carte nel mondo del giornalismo, inteso come diffusione professionale di notizie. La ripartizione classica fra ruolo dei giornali, della radio e della televisione è ormai sconvolta e le tecnologie legate al Web, con telefonini e tablet onnipresenti e possibilità on the road di cronisti per caso su avvenimenti d'attualità, mutano ulteriormente lo scenario.
Cosa resta per i giornali, sempre in décalage come orario rispetto all'incalzare, sull'onda dei "social", dei fatti? Beh, intanto con le loro "App", che collegano ai siti, seguono ormai quanto avviene in tempo reale, ma soprattutto quel che resta solido è il ruolo, in cui la carta canta che sia fisica o digitale, degli editoriali e degli approfondimenti. Ci penso tutti i giorni, saltabeccando alla ricerca di spiegazioni di esperti, di riflessioni di chi ne sa di più, di punto di vista originali che ti aprano il cervello.

Carburanti alle stelle: proteste francesi, silenzi italiani

Un manifestante degli 'gilet jaune'Capita, quando si è alla pompa di benzina a fare il pieno, di trovare qualcuno che - sapendo che conosco la storia - mi rievoca la fine dei "buoni carburante", in ultimo non più cartacei ma attraverso la "Carte Vallée", che consentivano ai valdostani di avere un certo quantitativo di carburante in esenzione fiscale.
Condivido, nell'interloquire, come questa perdita abbia creato un impoverimento di famiglie e imprese e talvolta mi lascio andare a qualche spiegazione sugli errori fatti nel 2008 da chi tornò al potere all'epoca e che soppresse i "buoni" con atto regionale. Ricordo, se in vena di farlo, come spettasse semmai al Parlamento l'abrogazione della norma della legge numero 623 del 3 agosto 1949 che prevedeva i famosi "buoni" in attesa della applicazione dell'articolo 14 del nostro Statuto sull'istituzione della "Zona franca".

L'«ammuina» fra sorriso e pianto

Marinai...Bisogna sempre avere curiosità per le altre lingue, perché c'è chi si inventa espressioni che sono diventate così proverbiali da essere in sostanza intraducibili. L'uso del napoletano è stato ormai sdoganato nelle interviste del leader pentastellato Luigi di Maio (prima erano espressioni genovesi - tipo «belìn» - di Beppe Grillo).
Per cui mi avventuro nell'utilizzo, prima con tono faceto ma poi sarò serio, di un'espressione che dal Regno Unito all'Europa, dalla Germania all'Italia e persino nella piccola Valle d'Aosta calza a pennello delle crescenti situazioni di caos politico che caratterizzano questi tempi. Ma non è solo Politica: è espressione di una società che cambia e in cui diventa facile smarrire certezze e punti di riferimento. Si tratta del noto «Facite ammuina», il cui significato è: «Fate confusione».

Attenzione alla "commissionite"!

Una delle sale Commissioni più 'affollate'Mai come di questi tempi la Democrazia è la grande malata e dentro le ferite si sono inseriti virus perniciosi che vanno dall'ingovernabilità al trasformismo, dall'incompetenza alla paralisi, dal populismo alla demagogia, dall'astensionismo al "non nel mio cortile" (in inglese "nimby - not in my back yard"). Confesso un certo smarrimento ed anche la preoccupazione di un gorgo da cui non si riesca ad uscire e ogni rinuncia ad occuparsene è una sconfitta a tavolino, senza neppure giocare la partita. Per cui l'invito a non demordere me lo ripeto come un mantra, perché so bene che in politica gli spazi vengono comunque occupati, perché il vuoto non c'è. Ma oggi la difficoltà sta nel trovare modalità nuove, coinvolgenti e aperte, però è difficile trovare queste strade da percorrere ed il pericolo è quello di essere fermi su vecchi modelli e ciò prescinde dall'età dei protagonisti. Vedo giovani vecchi come il cucco che boccheggiano ed anzianotti - scusate l'eventuale vanità - che sanno cosa fare.

Voglia di sci

I miei nuovi sciCi sono cose che ti riportano indietro nel tempo e non c'è peso degli anni che tenga. Uno di questi è lo sci da discesa, pratica sportiva straordinaria per il vantaggio di poterla praticare en plein air e, nel caso valdostano, per chi voglia saltabeccare da stazione a stazione (grazie a formule di abbonamento digitale che rendono tutto più facile) la varietà dei panorami non ha davvero eguali. Ogni tanto ci dimentichiamo di quale impressione facciano le nostre alte quote, che pure creano difficoltà di collegamenti intervallivi - rispetto ai caroselli dolomitici - ma hanno il vantaggio di avere neve vera alle nostre alte quote e di poter vedere il volto più rude e più estremo dell'arco alpino.

Il mezzobusto digitale

Il sottoscritto adesso ed a diciannove anniOgni tanto mi capita di sognare di leggere un telegiornale. E' un sogno piacevole e divertente, durante il quale mi compiaccio molto di non leggere né i fogli che ho davanti (se non degli appunti con la mia scrittura cubitale) e neppure di adoperare quell'aggeggio che consente di avere i testi in favore di telecamera, dando però l'impressione di improvvisare, chiamato "gobbo elettronico".
Non so perché questo avvenga, forse si tratta di una forma di nostalgia della mia giovinezza. Avendo scoperto la mia vena giornalistica, poi diventato il mio lavoro, quando andai in radio da ragazzino, devo dire che pur amandola moltissimo questa "vecchia" Radio che rinasce sempre dalle sue ceneri e che pratico ancora oggi, la Televisione a vent'anni fu un colpo di fulmine senza eguali.

Bernard Janin, geografo e poeta

Il famoso libro sulla Valle d'Aosta di Bernard JaninEra qualche anno che non avevo più notizie di lui. Sino a l'annuncio doloroso della sua morte e della cerimonia funebre svoltasi venerdì scorso nella chiesa di Montcel, piccolo Comune situato nei pressi di Chambéry, nella sua amata Savoie.
Mi riferisco a Bernard Janin e si può dire che con la sua scomparsa, a pochi mesi dalla morte di Paul Guichonnet, la Valle d'Aosta perde un altro grande amico e uno studioso che si applicò a fondo nelle ricerche geografiche, con attenzione alla storia, all'economia e alla sociologia della nostra Regione, descrivendone con impegno minuzioso e partecipe molte di quelle caratteristiche che hanno formato nel tempo il nostro territorio e le popolazioni che l'hanno abitato e che hanno dato vita al popolo valdostano.

Aspettando la macchina del tempo

Le copertine del libro dell'Abbé Amédée CourtèsChissà se mai verrà il giorno in cui ci sarà la macchina del tempo e viaggeremo - come in libri e film di fantascienza - avanti e indietro a cercare il passato ed a vedere il futuro.
A leggere il famoso fisico Stephen Hawking un giorno verrà: «Un tempo il viaggio nel tempo era considerato dalla scienza come un'eresia. Evitavo di parlarne per evitare di essere etichettato come uno "strambo". Ma oggigiorno non sono più così cauto. Infatti, oggi somiglio di più alle persone che costruirono Stonehenge. Sono ossessionato dal tempo. Se avessi una macchina del tempo farei visita a Marilyn Monroe al suo apice oppure mi catapulterei da Galileo nel momento in cui puntò il suo telescopio verso il firmamento. Magari, volerei alla fine dei tempi per vedere com'è la fine di tutto».

Evviva i Bogianen, torinesi alla riscossa!

La manifestazione dei 'sì Tav' a TorinoNon avessi avuto da fare (visita ad Aosta del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un "mordi e fuggi"), sarei andato a Torino nella storica piazza Castello - che mi evoca tanti ricordi - alla manifestazione di protesta che direi troppo restrittivamente è stata chiamata #sìTav e cioè contro la scelta del Comune di Torino, su spinta del "pentastellati", di dire di "no" alla nuova direttrice ferroviaria "Torino - Lione".
In realtà la protesta ha uno spessore ben diverso e riguarda una denuncia da parte di un popolo sinora narcotizzato contro certe logiche trinariciute, anti-moderniste, surreali e grottesche dei "Cinque Stelle", interpretate in maniera mirabile dalle due sindache, Chiara Appendino e Virginia Raggi.

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