blog di luciano

Il sogno di Capodanno

Il nuovo 'Abri du Ski' ad AyasTreinadàn, come si dice da noi, con un'espressione antica che evoca una strenna, cioè un augurio che è un regalo che vale per tutto l'anno. Non vorrei apparire bizzarro nel raccontare questa storiella nel primo giorno dell'anno, dando il mio buongiorno a questo 2020, data che eccita gli appassionati di numerologia.
Ho aspettato la Mezzanotte in alta quota con una cena e festeggiamenti per il nuovo anno in un locale rifatto nuovo di trinca sulle nevi di Champoluc di Ayas, l'"Abri du ski", nato laddove c'era un posto della mia giovinezza, "La tana del lupo". Situato sulle piste di Ostafa, nel primo comprensorio sciistico di Ayas, noto come Crest da un villaggio della zona, questo bar-ristorante fu un punto di riferimento della mia compagnia mista fra noi valdostani e turisti che si incontravano in montagna, dando vita a momenti di grande amicizia, davvero formativi in quell'epoca a cavallo fra infanzia, adolescenza e giovinezza.

Alle soglie degli anni Venti

Da domani sarà 'duemilaventi'Ho condiviso anche quest'anno giorno dopo giorno i miei pensieri su questo blog, che finalmente a gennaio cambierà pelle, diventando più moderno ed arricchito di contenuti. Resterà il rimbalzo su "Twitter" con la velocità del mezzo ed una community arricchitasi di amicizie. Ce n'è un'altra, più intima e che qui non compare, attraverso il profilo temporaneo di "Whatsapp", che cementa conoscenze.
Il bilancio di fine anno appare come uno spettro, prima della Mezzanotte che ci proietterà (di già, sigh!) negli anni Venti di questo primo secolo di un nuovo millennio.
Posso dire che mi fa impressione? Soprattutto se penso che nel secolo scorso mio papà nacque ad Aosta nel 1923 e crebbe proprio in quella nostra città, anzi nel suo cuore, le Bourg, in via Sant'Anselmo in quella casa di famiglia di mio nonno.

La sicurezza sulle piste

La pista della Val Senales dove è caduta la valangaE' triste doverlo scrivere: i rischi per chi va in montagna ci sono e incombono. Basta guardare località e circostanze di alcune recenti morti fuoripista sotto la valanga di professionisti capaci e preparati per accorgersi che l'incidente mortale può capitare anche ai migliori. Si può invocare il destino oppure prendere atto che basta una sottovalutazione del pericolo per mettere a repentaglio la propria vita.
Questo, invece, non può e non deve avvenire per lo sci in pista. Riporto dal quotidiano "Alto Adige" la recente notizia nella sua crudezza: "Sale a tre morti, una donna e due bambine di sette anni, il tragico bilancio delle vittime della valanga che si è abbattuta oggi su una pista da sci, a 2.400 metri di quota, sul ghiacciaio della Val Senales. Si tratta di una bambina e una donna di 35, recuperate senza vita dalla massa nevosa, e della figlia della donna, deceduta dopo il trasporto al Santa Chiara di Trento. La valanga che si è staccata alle ore 12.10 nel comprensorio sciistico del ghiacciaio della Val Senales era di grandi dimensioni con una larghezza di circa 150 metri ed una lunghezza di circa 500 metri. La slavina si è riversata sulla pista "Teufelsegg" ed ha coinvolto diversi sciatori".

L'ira e i seminatori di discordia

I seminatori di discordia nella 'Divina Commedia'Ci sono argomenti seri che è meglio affrontare con tono ironico ed esiste quella forma positiva di introspezione che è l'autoironia, che dovrebbe essere la capacità di sorridere di sé stessi e dei propri difetti. Ed è bene riflettere spesso sui propri difetti e non solo su quelli che noi stessi consideriamo come i nostri pregi.
Ci sono circostanze in cui mi dico che sarebbe meglio, prima di parlare, contare sino a cento per evitare di agire d'impulso. Eppure mi è capitato, in alcuni casi, di cadere nell'ira, che dovrebbe più o meno essere "alterazione dello stato emotivo che manifesta in modo violento un'avversione profonda e vendicativa verso qualcosa o qualcuno". Violenza verbale non fisica, naturalmente.
Dante Alighieri poneva all'Inferno gli autori di questo vizio capitale e non a caso gli iracondi, nella loro punizione, sono immersi nel fango dello Stige e si colpiscono continuamente a vicenda, con schiaffi, pugni, morsi, che non è una grande situazione, ma certo nelle sofisticate punizioni del Sommo Poeta c'è di peggio.

Sui "buoni propositi"

Agende e tesserini di quando ero deputatoTrovo interessante, negli articoli di fine anno, quando normalmente le notizie vere finiscono intrappolate dalla palude delle festività, l'affermarsi dei ben noti "buoni propositi" a copertura dei proponimenti cui mirare. Così come si cambiano (o forse si cambiavano) i calendari sui muri, nel passaggio d'anno si stilano elenchi mentali o scritti di cose da fare e intendimenti su cui far agire la nostra forza di volontà nel rapporto con noi stessi, con gli altri, con tutto quanto ci circonda.
Si impone sul tema la celebre canzone del fantasmagorico e in questo caso sarcastico Lucio Dalla nell'"Anno che verrà":
«Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando. Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce e anche gli uccelli faranno ritorno. Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno. E si farà l'amore, ognuno come gli va, anche i preti potranno sposarsi ma soltanto ad una certa età.
E senza grandi disturbi qualcuno sparirà saranno forse i troppi furbi e i cretini di ogni età»
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La reputazione della Valle d'Aosta

Sistemi automatici di valutazione della reputazioneCapitano episodi apparentemente insignificanti che finiscono poi, ripensandoci, per essere spunto di riflessione più illuminanti di saggi ponderosi e di lunghe discussioni.
L'altro giorno sono salito in seggiovia con tre persone. Ero silente nel mio angolino che mi godevo il panorama innevato e quella calma che solo l'alta montagna sa dare, seguendo all'inizio distrattamente la fitta ed a tratti urlata conversazione fra i tre evidentemente amici, visto il tono confidenziale tra di loro. Erano di mezz'età, marcato accento piemontese, e - mi è parso di capire - anche colleghi di lavoro. L'impianto di risalita, per un problema di ghiacciatura che faceva scattare un relé, avanzava a singhiozzo per via di soste e ripartenze e dunque il tempo di risalita è durato molto, anzi troppo.

I proverbi con un'applicazione pratica

Andrea CamilleriAvevo un conoscente, personaggio molto simpatico, con una specie di tic linguistico, che consisteva nello sfornare, per ogni circostanza, un proverbio adatto all'uso. Lo faceva ormai con una sorta di autoironia, come se fosse il segno originale della sua firma. Al bar era un'autentica attrazione!
Capita anche a me di adoperare queste frasette, che dovrebbero essere in ogni cultura - e di culture umane ce ne sono tante e molto diverse ma l'umanità cui si applicano è sempre la stessa - un segno della famosa saggezza popolare. A dire il vero, a scorrerne un campionario, c'è un po' di tutto.
Ricordo l'incipit della dotta voce sulla "Treccani": "Il proverbio (dal latino "provĕrbiu(m)", da "vĕrbum", "parola") è oggetto di studio di numerose discipline: letteratura, sociologia, antropologia, dialettologia, storia delle tradizioni popolari (nell'insieme delle sue articolazioni, lo studio dei proverbi si dice "paremiologia")".

Un Natale... candido

Buon Natale da noi a voiOggi vorrei evocare questo benedetto Natale in modo semplice, come dovrebbe essere, spogliando tutto dagli orpelli retorici e dagli eccessi consumistici.
Vorrei che vivessimo il momento, così fuggevole, con gli occhi di un bambino e con la sua capacità di stupirsi.
Lo stupore passa attraverso i tanti simboli sovrapposti dentro il Natale: la natalità come momento di gioia anche nei momenti più cupi come avviene nella capanna di Betlemme in una festosità corale; la luminosità della stella cometa, che si ritrova nel vischio e nelle luci ornamentali nei giorni in cui le notti sono più lunghe; la gioia di offrire e di ricevere doni come esempio di socialità; la divisione del cibo con parenti e amici come esempio di comunione.

Pensieri natalizi di chi compie gli anni...

E sono 61!L'unica cosa certa è che il tempo passa velocemente. Così, come se fosse un fulmine, domani mi trovo a festeggiare il mio sessantunesimo compleanno e che si scriva con le parole o con i numeri (61!) fa impressione lo stesso. Per non dire con le candeline...
Tuttavia confesso di stare bene con me stesso e mentre lo scrivo faccio gli opportuni scongiuri, perché il passare del tempo significa anche vedere molte persone di tutte le età che non ci sono più e il famoso discorso della salute come elemento indispensabile cresce sempre più d'importanza.

Tempo - ahimè - di oroscopi

Il simbolo del CapricornoRicordo un amico che impaginava un giornale e scoprii che si occupava anche degli oroscopi giornalieri. Aveva - non chiedetemi come fosse possibile - una specie di campionario di brevi previsioni, da cui pescava a casaccio ed assegnava in modo arbitrario il supposto destino per ogni singolo segno. Ho sempre trovato la storia divertentissima, immaginando che chi leggeva quanto gli sarebbe capitato non sapesse affatto che non era null'altro che il frutto davvero del caso e non del fantomatico studio del cielo, degli astri e delle stelle.
Eppure in questi giorni anche testate molto seriose si abbandonano agli oroscopi per l'anno che verrà (non lo fanno con le previsioni non realizzate di un anno fa...) e capita di vedere in televisioni chiromanti che con grande sicumera sproloquiano sul 2020 e i suoi accadimenti con dotte spiegazioni "scientifiche" degne davvero di miglior causa, pensando che il firmamento dell'astrologia - come spiegano gli astronomi - è un'invenzione pura come gli asini che volano.

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