blog di luciano

«Notre maison brûle»

Jacques ChiracE' indubbio come, per buone ragioni, ci dovremo abituare al fatto che nelle bocche di tutti il "cambiamento climatico" sarà il tema politico di moda. Per cui, beninteso, saranno tutti, tranne rari negazionisti fuori dal tempo e dalla scienza, al capezzale del pianeta.
Tanto per dare primogeniture politiche va ricordato quell'animale politico che fu Jacques Chirac, morto in queste ore e celebrato con fasto come solo la Francia sa fare. L'Italia non mai è stata capace di farlo con i suoi morti illustri, se non morti ammazzati.
Fu Chirac a dire: «Notre maison brûle et nous regardons ailleurs», quando era Presidente della Repubblica e lo fece il 2 settembre 2002 in apertura del quarto "Sommet" sulla Terra in Sud Africa. Con il suo fiuto di politico d'esperienza aveva capito per primo, ascoltando autorevoli collaboratori (fra i quali spiccava il celebre e controverso ecologista Nicolas Hulot), che quel filone sarebbe diventato decisivo.

Non fiori ma opere di bene

Gli attivisti di 'Legambiente' durante la manifestazione sul ghiacciaio del LysIl funerale del ghiacciaio del Lys del Monte Rosa, ad imitazione di quanto avvenuto in Islanda con il ghiacciaio "Okjökull", ha un suo significato simbolico, segno evidente di quel riscaldamento globale che - a ritmo sostenuto - sta aumentando la temperatura sul Pianeta non più per dinamiche proprie alla Terra, ma per l'intervento umano che ha accelerato quelli che un tempo erano fenomeni naturali.
Quanto avviene oggi sulle nostre montagne, con un focus particolare sul Monte Bianco per il rischio di crollo sulla famosa val Ferret, è fenomeno ben visibile da tempo anche nelle altre vallate e dunque ogni manifestazione che serve ad attirare l'attenzione sul fenomeno è positiva.
Tuttavia - lo dico anche pensando al fatto che ieri gli studenti, compresi i valdostani, hanno fatto una manifestazione - vien da dire, di fronte agli stravolgimento in atto ed a questi funerali simulati che si moltiplicheranno giocoforza, «non fiori ma opere di bene».

Formaggi: naturale è possibile

Formaggi a 'Cheese'L'altro giorno, nello storico ristorante "Da Bréan" al Col de Joux (regno delle celebri sorelle), ho osservato con curiosità il momento solenne dell'arrivo dei formaggi ai tavoli, alla fine del pasto pantagruelico con gusti e sapori che mi hanno riportato al passato di frequentatore del locale sin dall'infanzia.
Il plateau, con diverse scelte, viene accolto dai commensali con viva soddisfazione e ho assistito divertito alle scelte delle diverse persone che, armate di un coltellaccio, tagliavano pezzi dei caci preferiti per poi gustarli con voluttà e il sorriso negli occhi.
Il formaggio è un cibo antico, frutto dell'impegno umano per conservare le proteine del latte. Ricordo memorabili degustazioni in Valle (che fosse l'accoppiata coi vini giusti da "Quinson" a Morgex o l'assalto alla diligenza in certe crotte alla "Fiera di Sant'Orso"), ma anche la scelta - guida alla mano - di certi ristorantini "tout un fromage" della Provincia francese. Evoco certe visite in alpeggio del mio papà veterinario con l'assaggio di "Fontine" memorabili e di formaggi di nicchia paradisiaci (ricordo un formaggio fresco affumicato con il fuoco di legna da mozzafiato).

Il ghiacciaio e la farfalla

Greta Thunberg e Donald TrumpPersino il premier Giuseppe Conte ha evocato - non so bene sulla base di quale reale approfondimento del tema - «il ghiacciaio sul versante del Monte Bianco che rischia di collassare». Questo lo ha detto durante il suo intervento all'Assemblea generale delle Nazioni Unite sul clima a New York. Gli esperti annotano come ci siano stati tanti discorsi e decisioni non epocali, e da questo genere di assise credo che solo gli illusi possano aspettarsi scelte mirabolanti.
La vera star è stata la giovane svedese Greta Thunberg, incredibile fenomeno mediatico, che ha acceso grandi mobilitazioni. A me la ragazzina che non sorride mai per via della sua malattia, la sindrome di Asperger, comunica una grande tenerezza per quel suo cipiglio addolorato e spero davvero per lei che chi la circonda si ricordi della sua età e dei suoi diritti ad una vita non solo sotto i riflettori. Lo dico con affetto, sapendo quanto oggi giochi un ruolo in vetrina che scalda il cuore dei suoi coetanei, ma essere enfant prodige è da sempre un rischio.

Lasciare in pace Émile Chanoux

Lo stabile ad Aosta dove morì Émile ChanouxRaramente parlo qui del mio lavoro quotidiano sui palinsesti delle trasmissioni radiotelevisive dei Programmi della "Rai Valle d'Aosta". Questo blog ha caratteristiche diverse e non mischio, se non incidentalmente, la mia attività quotidiana con quanto annoto qui ogni giorno.
Questa volta faccio un'eccezione, nel quadro di queste recenti polemiche sulla morte di Émile Chanoux, comparse ed animate sulla pagina locale de "La Stampa" e che saranno destinate a spegnersi non per la sostanza dei confronti in atto, ma perché appaiono discussioni autoreferenziali in un clima - questa è la verità - di sostanziale disinteresse della maggioranza dell'opinione pubblica più interessata dalla cronaca che dalla storia.

Perché studiare

Eugénie e Laurent durante le rispettive lauree«Studia, studia». Se ci si pensa per un attimo era questo, sin da bambini, un refrain compulsivo pronunciato da qualunque adulto si incontrasse ed a qualunque classe sociale, senza distinzioni, appartenesse. Non era solo un modo di dire, ma faceva parte di un filone positivista che sopravviveva al Novecento e che riteneva che la Pubblica istruzione fosse e restasse una strada maestra verso il progresso personale e dell'umanità. Esisteva questa consapevolezza, se non questa convinzione, dello studio come sicurezza per la vita e persino come riscatto ed ascensore sociale, senza nulla togliere alla dignità di ogni lavoro.
Questa idea di un'etica dello studio era - così mi diceva mio papà - presentissima nella famiglia Caveri, dove la laurea era considerata un obbligo e non per apparenza o appartenenza, ma come chiave di volta per una propria conoscenza.

L'ultimo zio e la "sua" fabbrica

zio Pino Zucchetti e la 'sua' 'Ilssa Viola'Uno dei segni sicuri del passare del tempo è quando ci si attarda a guardare i manifesti funebri affissi sui muri. Si incomincia, a partire da una certa età, a prendere la misura non solo più del tempo trascorso ma anche di quello che resta. Pur sapendo come l'imponderabile purtroppo non abbia età.
Intanto attorno a te ti accorgi di quante persone se ne siano andate: familiari amati, amici fidati, conoscenti di diverso livello. Tanti vuoti.
Capisco ora sempre di più quando mio papà ultraottantenne, ormai molto sofferente, mi chiedeva furtivo di avvicinarmi perché mia mamma non sentisse e mi diceva: «Sono tutti morti i miei fratelli e sorelle e quasi tutti i miei amici...».
Ci pensavo in queste ore con la morte del mio ultimo zio in vita. Si chiamava Pino Zucchetti ed aveva 94 anni.

Occhio al trasformismo!

Ernesto Galli della LoggiaNon sempre, leggendo il "Corriere della Sera", sono d'accordo con le opinioni di Ernesto Galli della Loggia, uno dei politologi più acuti sulla scena italiana, che, con franchezza, mi era finito in fondo ai piedi, quando ammise - pur con pentimento - di avere votato alle Comunali di Roma la candidata grillina, Virginia Raggi.
E' normale che, leggendo gli editoriali dei giornali, non sempre si sia in linea, ma - finita l'utilità di una rapidità dei quotidiani nel dare notizia ormai morta e sepolta - quel che arricchisce di più sta proprio nei commenti che servono a dare punti di vista originali sui temi d'attualità e sono utili per crearsi una propria opinione e per fare, per arrivarci, una salutare ginnastica mentale.

Notizia e commento

Bruno Vespa con il famigerato plasticoCapitano tutti i giorni avvenimenti che si trasformano in notizie e oggi, se si decidesse di seguirne il flusso in continuo e da dovunque, ci sarebbe veramente da uscirne pazzi. E va detto che il rischio di passare all'iper-connessione alla patologia è abbastanza breve e sfocia appunto nella "nomofobia", che designa la paura incontrollata di rimanere sconnessi dalla rete di telefonia mobile. Il termine - neologismo che segna quest'epoca digitale - è formato dal suffisso "-fobia" e da un prefisso inglese "nomo", abbreviazione di "no-mobile".
Fatta salva l'esistenza di una connessione, si potrebbe fare una maratona quotidiana con il bombardamento di fatti, storie, personaggi che possono penetrare nella nostra vita. La mancanza di filtri, cui si aggiunge l'inevitabile dubbio in molte occasioni che certe notizie celino "fake news" maliziose o notizie non verificate alla fonte.

L'elezione diretta del presidente in Valle d'Aosta?

La poltrona del Presidente della Valle nell'aula del Consiglio regionaleSono in una fase "zen" ed a questa mi attengo. Per cui seguo con insolito divertissement il "diktat" posto da "Rete Civica" ed in particolare dal loro leader Elio Riccarand (che gode sempre della mia stima intellettuale), che tiene su in maniera rocambolesca la Giunta Fosson, legando i due voti indispensabili dei suoi eletti per la tenuta della maggioranza ad un elenco puntuale di cose da fare e con la curatela di alcuni "tutor" sull'azione di ogni assessore (uno a testa!). Oltreché sotto l'alta vigilanza dell'eclettico polemista Alberto Bertin e della "new entry" Chiara Minelli un tempo «mangiaunionisti».
Il punto cardine è l'elezione diretta del presidente della Regione, che per me resta - come definizione politico-poetica - il "Presidente della Valle".

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