blog di luciano

Dal buio alla luce

Un'immagine dal film 'La Passione di Cristo'La mia generazione è stata, nel solco di una tradizione millenaria, forgiata da quella formazione cattolica che faceva parte del proprio percorso di crescita personale, qualunque fosse alla fine il rapporto con la fede che ne scaturisse.
Oggi non è più così: il mio bambino più piccolo, che avrebbe dovuto fare la prima Comunione, rinviata a causa della crisi sanitaria, ha molti amici della sua età le cui famiglie hanno scelto di abbandonare per varie ragioni quel cammino che parte dal Battesimo e si snoda attraverso varie tappe.
Non sto a discutere su questo fenomeno che nel nostro Occidente è un segno dei tempi, cui per altro si accompagnano forme di sincretismo religioso a dimostrazione da una parte di confusione e dall'altra che esiste l'esigenza di porsi rispetto al trascendente. Per fortuna non esistono costrizioni perché viviamo in una realtà in cui ognuno può operare le proprie scelte e non è poco, pensando ai regimi teocratici che imprigionano le persone.

Stare sul "chi vive"

Un micio sul 'chi vive'Le novità non mi hanno mai spaventato. Ci sono stati cambiamenti improvvisi nella mia vita e mi ci sono sempre buttato dentro non per sconsideratezza, ma nella convinzione che se si vogliono fare esperienze nuove bisogna osare e scrollarsi di dosso abitudini che ti possono rassicurare ma in molti casi ti spengono.
Se poi, come nel caso del "coronavirus", le scelte le devi subire e le tue libertà sono limitate nel nome legittimo di un bene comune come la salute, allora è necessario rispondere ai cambiamenti con un «obbedisco!».
Altra cosa, naturalmente, è osservare con curiosità le cose e chiedersi il perché di certe scelte che mi obbligano a determinati cambiamenti ed a vigilare in qualche modo sulla loro possibile evoluzione.

Giusto un mese fa...

Il grafico realizzato da Giuseppe ParolariCominciamo con un sorriso, che non dovrebbe mai mancare. Il conto alla rovescia verso Pasqua è ormai avviatissimo e mi viene appunto da scherzare sul celebre motto: "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi". Mai come ora questo modo di dire suona come fasullo, ma devo dire che da anni mi chiedevo come mai una mia vicina di casa tenesse sulla finestra alcune decorazioni luminose intermittenti a carattere natalizio per mesi e mesi dopo la festività. Ora risulta del tutto evidente quanto, invece, fosse preveggente...
Ma torniamo seri. Ho cominciato a scavare nel "coronavirus" e negli annessi e connessi per una mia trasmissione radio a carattere eccezionale, esattamente il 25 febbraio, ma che dura purtroppo ancora oggi, ed avevo capito, stravolgendo il palinsesto, che un appuntamento settimanale sarebbe servito per seguire in modo pacato l'evoluzione dell'epidemia (poi pandemia).

Pensieri attorno al "coronavirus"

Lentezza e velocità insiemeQuanti pensieri, talvolta troppi, si affollano in questa prova del "coronavirus", cui siamo chiamati. I peggiori li vivi quando esci dal confinamento per motivi di lavoro o per altro ed il tempo sembra rallentare nel fare attenzione ad ogni mossa e ad ogni incontro.
Viene in mente la celebre spiegazione di Albert Einstein, quando così rispose, ironico ma non troppo, ad una interlocutrice: «Signorina, se venissi chiuso per due ore in una stanza con lei, il tempo sembrerà passarmi in un attimo. Se invece... be', sì... se venissi chiuso per due ore in una stanza con il qui presente, ingegnere illustrissimo Michele Besso, il tempo sembrerà non passarmi mai! E' semplicemente questa la relatività, signorina...». Besso era il suo amico di sempre, ingegnere svizzero di origine italiana che conobbe, lavorando all'ufficio brevetti a Berna.

Dove va l'Homo Sapiens?

Pascal PicqQuesta prova che viviamo e che consente di vedere diversamente il tempo della nostra vita, posta in isolamento e minacciata da un virus, assume un valore e forse serve non solo per riflettere su noi stessi, ma anche - per chi lo voglia fare - su di un orizzonte più vasto.
Capita di trovarsi in mano un libro, scelto guardando sul "Kindle" (tranquillizzo i librai, ne compro in tempi normali anche cartacei nella insostituibile scoperta fra gli scaffali!) Mi hanno incuriosito il titolo e la scheda descrittiva: si tratta di "Sapiens face à Sapiens (Histoire)" di Pascal Picq (editore Flammarion), un paleantropologo, classe 1954, noto per la sua capacità di divulgazione.
Attraversa nel libro due milioni di anni e spiega la nostra affermazione di "Homo Sapiens Sapiens" rispetto a tutte le altre razze umane con cui abbiamo convissuto nel tempo, affermandoci infine con i nostri pregi e difetti come dominatori del mondo, lasciando il nostro status di scimmie, partendo dall'Africa alla conquista avventurosa di tutti i Continenti.

La bandiera e l'autocertificazione

Un controllo della PoliziaAnche il "Corriere della Sera" regalerà il tricolore nel solco della campagna che mira ad esporre la bandiera nazionale come simbolo di coraggio, riscatto, speranza contro quel nemico invisibile che è il "covid-19".
Questo uso retorico e patriottardo della bandiera, che ha illuminato di bianco, rosso e verde anche palazzi e piazze, è una artificio antico per esorcizzare il Male in una logica irrazionale, che serve per scaldare i cuori in un filone sentimentale. Scelta persino riempita di palesi significati antieuropei per certa stupida incomprensione di chi a Bruxelles (ma la più odiata è Berlino) non ha capito il grido di dolore dell’Italia. Insomma: stringersi al bandierone contro i cattivi che ci minacciano, che sia un virus o che siano i nemici che non solo non ci aiutano, ma anzi approfittano ed in certi casi di distorsione della realtà approfitterebbero dei nostri guai.

L'epidemia ringalluzzisce il centralismo

Matteo RenziTorna prepotentemente sulla scena, nel tragico scenario dell'epidemia, la solita compagnia di giro in cui si stagliano alcuni esponenti del Partito Democratico, gli stessi che cercarono con la riforma costituzionale Renzi-Boschi di triturare il regionalismo a favore di un rigurgito dal sapore autoritario di uno Stato nelle mani di Palazzo Chigi, così come sperato dal giovane principe, Matteo Renzi.
Il "no" del popolo italiano alla riforma ha zittito i neocentralisti per qualche tempo, ma ora i fautori di uno Stato con Regioni semplici esecutrici di scelte prese a Roma torna in campo e non stupisce che questo avvenga in un periodo di emergenza, che è terreno fertile da sempre per scelte di questo genere. Periodo in cui, spiace ribadirlo, dal punto di vista operativo il Nord è rimasto da solo davanti alla crisi e sono stati rari, mentre l'emergenza incalzava con situazioni tragiche, i casi di reale solidarietà, specie dal Sud poco colpito, che ora invoca aiuti e prebende per evitare ribellioni popolari!

Il mondo dopo...

L'arcobaleno dopo la tempestaIl quotidiano "La Repubblica" ha chiesto ai bambini, ottenendo risposte spassose e spiazzanti, «qual è la prima cosa che farai appena potrà uscire?».
L'interrogativo credo che valga per tutti, grandi e piccini, perché se c'è qualcosa che colpisce di questa situazione kafkiana è proprio non vederne ancora l'approdo, oltretutto con il timore legittimo di non esserci quando ci sarà la via d'uscita. Giorno dopo giorno si nota - anche se dare ad un virus dei sentimenti umani so bene quanto sia grottesco - la ferocia dell'epidemia con persone che muoiono soffocate o con il virus che danneggia il miocardio.
Ecco perché è legittimo e fa pure bene pensare al dopo nella propria sfera privata, mentre quella pubblica - cioè lo stato generale in cui verseranno società e economia - è anch'esso un peso da centellinare per non deprimersi.

Non si può fare da soli nell’emergenza

Renzo TestolinCapisco quanto sia pesante il ruolo di presidente della Regione, oltretutto se lo si diventa per causa di forza maggiore, e quanto sia difficile farlo con quel che resta di una maggioranza eterogenea in una Legislatura controversa e brutta in tutti i sensi.
Capisco anche quanto sia una batosta per il medesimo presidente, che già ha purtroppo i suoi problemi di salute, trovarsi al comando nel corso di un evento secolare come una pandemia che resterà nei libri di Storia.
Ma non può essere accettabile per nulla fare appelli all'unità d'intenti e poi essere sordi a qualunque proposta, chiuso in una solitudine di un potere debole e mal esercitato. Nelle periodiche conferenze stampa emergono un forte senso di incertezza, balbettamenti istituzionali, la scarsa capacità di far sistema con Roma, l'assenza di rapporti con Bruxelles e con le Autorità francesi e svizzere, con cui i legami storici sembrano dimenticati.

Niente "pesce d’Aprile"

Un originale 'pesce d'Aprile'Ogni anno, da tanti anni, pubblico qui - lo testimonia la cronologia del blog - qualche stupidaggine da 1° aprile, legato al "Pesce d'Aprile". Si tratta di uno scherzetto inventivo del tutto innocuo, che mi riporta alle elementari quando sui grembiulini blu dei maschietti e rosa delle femminucce cercavamo, a rotazione fra tutti, di appiccicarci sulla schiena il pesce di carta opportunamente disegnato e ritagliato.
Anni fa, su di un sito francese, avevo trovato questa spiegazione sul perché ci sia questa tradizione, che nel giornalismo si è trasformata in divertissement per chi si inventa la balla più macroscopica e divertente: "Il semble que cette tradition remonte au XVIe siècle. A cette époque, on avait pour coutume de s'offrir des cadeaux à la nouvelle année".

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