blog di luciano

Governo tremebondo sulle autostrade

Le code sulla 'A26'Sono stato in Liguria qualche giorno fa e mi sono sorbito il problema sempre più grave dell'accessibilità dello sbocco al mare più vicino per i valdostani. Quel giorno, per i soliti lavori tra routine ed emergenza crolli, sembrava un bollettino di guerra raggiungere Genova.
La "Torino - Savona" aveva un ingorgo spaventoso, idem sulla "Genova Voltri - Gravellona Toce", per cui ho fatto la "Serravalle", che è una gimkana che chiamare «autostrada» e farla persino pagare è davvero un'impresa.
Ho visto il nuovo "Ponte Morandi", nuovo davvero di zecca, dopo il crollo per il quale si aspetta il dovuto processo ed il chiarimento dei troppi "perché", ma resta ancora chiuso, perché non si sa bene chi lo debba collaudare. Una storia tutta italiana che fa orrore.

Le attese sul "covid-19"

Assembramenti nel centro di AostaSe si riguardano i mesi scorsi al rallentatore, anche attraverso i post quotidiani che qui ho pubblicato, l'ossessione da "coronavirus" ha dominato per giorni e giorni la mia e la vostra vita.
Nulla di eccezionale, in fondo. Era davvero impossibile occuparsi di altro. Ogni tanto io stesso mi imponevo di cambiare argomento, ma il tarlo del "covid-19" tornava subito in scena, perché questa era la realtà minacciante ovunque e sempre.
Ora - per chi è stato fortunato e bravo a proteggersi - si tira un sospiro di sollievo, non foss'altro per aver evitato contagio ed il terno al lotto della malattia. Poiché mi sono occupato settimana dopo settimana, attraverso il mio lavoro radiofonico, dell'epidemia, testimonio davvero come l'uscita dall'ossessione sia stata difficile e con strascichi. Ancora oggi conosco persone che sembrano anestetizzate: credo che gli psichiatri un giorno scriveranno pubblicazioni scientifiche su quel certo torpore, quasi uno stordimento che molti hanno alla ricerca di una quotidianità perduta, difficile da riconquistare.

Anche Nello vola

Nello CharbonnierNell'ultimo romanzo di Gianrico Carofiglio, scrittore mai banale nei suoi romanzi, c'è un passaggio che mi ha fatto pensare: "Il tempo è molto più esteso per i giovani perché sperimentano in continuazione cose nuove. La loro vita è piena di prime volte, di improvvise consapevolezze. Il tempo scorre veloce quando si invecchia perché, di regola, si ripete sempre uguale".
Lo trovo giustissimo e devo dire che mi ci attengo. Ho una parente acquisita che si occupa di ospizi (uso la parola politicamente scorretta, ma almeno si sa di che cosa si parla), che racconta di come chi, anche in queste strutture - fatto salvo le malattie, che sono altra cosa - quando smette di usare il cervello e di appassionarsi a qualcosa e finisce per appassire di giorno in giorno.
Ma se questo è il viatico per dare un senso alla propria vita, vale a dire il pericolo terribile della ripetitività che spegne la coscienza, quel che davvero è insopportabile nell'invecchiare è la perdita dei propri cari e dei propri amici e conoscenti. Come su di una scacchiera sono tanti a sparire e ad impoverire la nostra vita.

Conoscere la Valle

Una carta 3D della Valle d'AostaL'interrogativo potrà far sorridere: «i valdostani conoscono la loro Valle?».
Una premessa è d'obbligo, visto che c'è sempre chi specula su logiche di etnismo, cioè di esaltazione del proprio gruppo etnico, a detrimento degli altri. In realtà questo atteggiamento sarebbe del tutto contraddittorio con la sovrapposizione di popolazioni che, con la loro presenza antica e più recente, hanno forgiato i Valdostani di oggi. La fierezza di far parte di una comunità è largamente condivisa, spesso anche dagli ultimi arrivati. Chi non si vuole riconoscere e sceglie di essere "apolide" fra di noi ha piena libertà di farlo, ma questo non vuol dire intaccare quella preponderante maggioranza che si sente valdostano per origine, per adozione e direi per scelta. Questa appartenenza, specie per chi crede nel federalismo, non è mai contro qualcuno.

Quando arrivai al Parlamento europeo

Il sottoscritto al suo debutto al Parlamento europeoVent'anni fa, di questi tempi, entravo al Parlamento europeo. Era la prima volta ed è rimasta tale che un valdostano ci riusciva con il meccanismo dell'apparentamento e fu una grande emozione. Mi trovai a sostituire Massimo Cacciari, che lasciò il seggio, un anno dopo le elezioni. In realtà se Antonio Di Pietro, anche lui nella lista dei "Democratici", avesse optato per il Sud sarei entrato subito, ma l'ex magistrato scelse di far entrare al Sud Pietro Mennea, il famoso sprinter.
Ci rimasi male che questo non fosse avvenuto, ma mi permise l'esperienza di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo "D'Alema bis". Poi, quando si profilò l'esperienza europea, a dimostrazione dei casi della vita, fu il nuovo premier Giuliano Amato prospettarmi il ruolo di ministro delle Regioni, ma a quel punto non avrei certo potuto rinunciare al seggio di parlamentare europeo.

Cittadinanza in declino

Fabrizio CassellaLeggo la rubrica che su "Electoradio" scrive Fabrizio Cassella, costituzionalista e già Rettore dell'Università valdostana, e non posso che constatare come sue certe preoccupazioni siano da me del tutto condivise.
Scrive Cassella: «Storia ed educazione civica, la maestosa idea di oltre sessant'anni fa di Aldo Moro per costruire l'identità nazionale attraverso le scuole. Non un'aspirazione ideale ma un programma realistico per la ricostruzione morale ed economica dell'Italia: partendo dai giovani e facendoli adulti nelle coscienze e nell'esperienza. Nel frattempo l'insegnamento della storia è stato progressivamente marginalizzato nel percorso educativo - sottolineo educativo - degli studenti, e i programmi di educazione civica resi sempre più polverosi e relegati ai primi anni della scuola secondaria, tenendoli ben lontani dalla fase di formazione degli studenti in cittadini attivi e consapevoli, cioè protagonisti del loro e nostro futuro (si, certo, non siamo ipocriti: dei giovani ci occupiamo anche per sano egoismo). Non solo: la ricostruzione economica del Paese è un tema settario, di cui sono legittimati a discettare solo i manager o gli economisti che declamano "ricette". Il risultato: chiacchiere marmellatose e crescita economica sotto zero».

La nostra Dora Baltea

Esperienza di rafting!E' la nostra "Moon River", fatte le debite proporzioni. Noi passiamo e lei, la Doire Baltée o Dora Baltea, resta, mentre passano generazioni e generazioni, seguendo i cambiamenti che le imponiamo.
Non a caso la geografa e glaciologa Vittoria Maria Cerutti scrisse tanti anni fa un libro fondamentale per conoscere la Valle, chiamato "Le Pays de la Doire et son peuple", spiegando in molte parti quanto questo fiume, abbia segnato il nostro territorio e la popolazione che l'ha abitata, dopo lo scioglimento dei ghiacciai quando iniziò il popolamento in territorio prima ostili.
Per altro i suoi torrenti affluenti segnano le diverse vallate a loro volta: riceve a destra il contributo delle acque che scendono dalla regione del Piccolo San Bernardo - Rutor, poi di quelle dei gruppi montuosi culminanti nel Gran Paradiso. Sulla sinistra affluiscono i torrenti provenienti dal Gran San Bernardo e quelli alimentati dai ghiacciai dei gruppi del Cervino e del Rosa.

Il punto essenziale

Lorenzo Bini SmaghiLa cornucopia di Giuseppe Conte e del suo Governo sembra inesauribile: a tutte ed a tutti si promette qualcosa ed il debito pubblico cresce, mentre non si sa ancora bene quanto denaro ed in che forma arriverà dall'Europa, anche per le reticenze dei "pentastellati".
Cos'è la "cornucopia" lo ricorda la "Treccani": "E' il "corno dell'abbondanza", simbolo della fertilità, emblema del complesso di beni necessarî alla vita umana. La leggenda voleva che essendosi spezzato uno dei corni della capra Amaltea che nutriva il piccolo Giove, il corno fosse riempito di frutti, circondato di fronde, e donato da Giove alle ninfe. Un'altra leggenda voleva che Ercole, vinto Acheloo, gli strappasse uno dei corni e lo consacrasse ugualmente alle ninfe. E' probabile che nel corno di abbondanza si debba vedere solo una trasformazione del corno di animale, di cui in antico ci si serviva come di vaso da bere. Spontanea doveva nascere l'idea di accoppiare il corno da bere coi frutti, a significare quello che in un'umanità primitiva doveva bastare per il benessere della vita. Ed è naturale che l'emblema divenisse specialmente l'attributo degli dei che dispensano i beni terreni".
Così Conte e i suoi Ministri dispensano, anche se tra gli annunci e quanto arriva alla fine a troppi resta l'amaro in bocca.
Fra il dire e il fare...

Mi sono sempre piaciute le panchine

La panchina a MachabyMi sono sempre piaciute le panchine, anche se di questi tempi ci si approccia con timidezza e ci si siede con circospezione e senza avvicinarsi a sconosciuti. Un segno tangibile dei tempi e di come la socialità debba assestarsi, intrappolata com'è in obblighi e divieti.
Comunque sia, mi ci siedo volentieri ed ormai i modelli, che siano nei parchi o dovunque nella logica dell'arredo urbano, sono svariati e spesso anticonformisti, talvolta al limite del cattivo gusto, tipo quelle che somigliano a vere e proprie bare, che piacerebbero a Dracula per il riposo notturno. Oppure le panchine si colorano: di rosso contro la violenza contro le donne, blu per ricordare i bambini vittime di violenza oppure le panchine giganti, che cambiano taglia apposta per diventare un'attrazione vera e propria.

Quando uno sfogo è salutare

Le carte da gioco napoletaneChi mi conosce sa bene come io sia finito in politica per caso. Quando mi venne proposta la candidatura alla carica di deputato nel lontano 1987, pensavo a tutt'altro: facevo il giornalista da poco meno di dieci anni con grande soddisfazione.
Era pur vero che esisteva nel "dna" una storia di famiglia: il fratello del mio bisnonno, Antonio Caveri, era stato il primo presidente della Provincia di Genova, deputato nel Parlamento subalpino e poi Senatore del Regno, così come mio zio Séverin era stato presidente della Valle e deputato, oltreché fondatore e leader per decenni dell'Union Valdôtaine, di cui ho sempre condivido gli ideali finché erano rimasti tali. Tuttavia mai, in quegli anni in cui nacque la televisione regionale, mi era balenata l'idea di qualcosa di diverso dalla radio e dalla televisione.
Poi successe.

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