blog di luciano

Per sempre Paperino

Paperino, con Topolino e zio Paperone, in una copertina di Giorgio CavazzanoI giornalini hanno avuto un peso notevole nella formazione delle generazioni come la mia, in assenza di overdose di televisione e del mondo sconfinato dei tablet.
Per me il periodo d'oro era soprattutto l'estate, quando periodicamente - ritenendo che fosse utile per esercitarsi alle lettura - venivo autorizzato a comprare una buona dose di giornalini. Penso davvero che si trattasse di un utile allenamento e ricordo in più l'emozione dell'abbonamento a "Topolino", ricevuto a casa a mio nome!
Pur essendo più vecchio di me, leggevo con divertimento, qualche giorno fa, Paolo Isotta - noto musicologo - su "Libero quotidiano". Così esordisce: «Nel 2018 si celebrarono i novant'anni di Topolino. Nacque direttamente al cinema, primo cartone animato col sonoro sincronizzato all'immagine. Che il personaggio vedesse la luce direttamente come film dimostra il genio avveniristico di Walt Disney».

Il bizzarro Jacovitti

L'ingresso della mostra su Benito Jacovitti ad AostaL'esposizione aostana ("Centro Saint Bénin" sino al 28 aprile) su Jacovitti è un gioiellino, che fa affiorare le memorie dell'infanzia ed è occasione utile per rendersi conto - viste le vicissitudini nella percezione pubblica di questo genio dei fumetti - della stupidità che può stare in ogni schieramento politico e che diffonde malevolenze come un virus. «Calomniez, calomniez, il en restera toujours quelque chose», pare abbia scritto per primo Francis Bacon, ripreso poi da altri autori.
In questo caso è stata certa Sinistra, abilissima soprattutto nel passato a catalogare come impresentabili anche persone che non lo erano affatto. Anche in Valle d'Aosta ci sono rimasugli di questa vecchia disinformazione di stampo stalinista contro "nemici", ma si tratta di patetici sopravvissuti già sconfitti nella loro vita.

Fenomenologia di Whatsapp

L'app imperante sui nostri smartphoneLa nostra vita digitale è ormai, per comune esperienza, fatta di gioie e dolori. Ma ogni reazione ad una presenza incessante si urta con la necessità di impiego di queste nuove tecnologie, sempre che si voglia avere una vita sociale. Si può anche giocare all'eremitaggio, ma è una scelta estrema e chi si vanta banalmente di non usare applicazioni di largo consumo ormai passa per picchiatello. Mi capita di dire che non sono su "Facebook" ad aficionados del "social network", che mi guardano con malcelato stupore.
Ma oggi vorrei parlare di "Whatsapp", oggetto di uso comune, nato nel 2009 e fa parte proprio del colosso digitale "Facebook", che si occupa volentieri di noi e delle nostre vite profilate. Si tratta del sistema di messaggistica usato ormai da milioni e milioni di utenti in tutto il mondo, che si insinua sotto varie forme nella nostra quotidianità con irruzioni molto spesso sgradite. Una ragnatela in cui, per evidente abuso, si finisce per essere come imprigionati.

Da Jumbo a Dumbo

Il povero 'Jumbo'Mi tocca, grazie al mio piccolo Alexis, andare al cinema per vedere film per l'infanzia adatti ai suoi otto anni. Molto spesso, per andare a colpo sicuro, sono dei rifacimenti di vecchie pellicole, per quanto adeguate ai tempi.
Così qualche giorno fa ho visto il remake di "Dumbo", l'elefantino che vola grazie ad orecchie spropositate. Era stato un grande successo, come cartone animato, nel 1941 e ora torna, con magie digitali, come fantasy della "Disney live action", diretto da Tim Burton. Alla critica il prodotto non è piaciuto un granché, mentre il pubblico in sala con me era letteralmente rapito, persino con accenno di applauso sui titoli di coda, dopo l'evidente finale gioioso e consolatorio. In epoca di orrori ci mancherebbe altro di non svagarsi per due orette come antidoto a quanto la cronaca ci propina!

Guardare avanti e non indietro

Fermarsi ed andare avanti...Cosa diavolo sta succedendo in Valle d’Aosta? Questa domanda è quella che più mi viene fatta di questi tempi sia da persone conosciute che incontro in diverse situazioni sia da persone sconosciute che mi fermano persino per strada per chiedermi come mai la situazione sia così - come dire? - depressiva e deprimente. Immagino che ciò avvenga perché si ritiene, a torto o a ragione, che io sia una persona di esperienza e certo mi fa piacere anche se le risposte non sono semplici.
Non ci vuole molto in effetti a capire che le cose non vanno bene: basta guardarsi attorno per capire che quella iniziale non è per nulla una domanda retorica. Penso - come ultime tappe a ritroso - al Politecnico di Torino che se ne va da Verrès, alle rotture violente dentro l’Università valdostana, ai problemi emersi al Forte di Bard. Per non dire di temi drammatici come il Casino di Saint-Vincent o i soldi perduti per un cattivo impiego dei fondi comunitari per non aggiungete l’impoverimento progressivo del tessuto economico. La credibilità della Valle è messa poi a dura prova da inchieste, scandali e scandaletti che indignano e sporcano un’immagine ben diversa sino a non molto tempo fa.

Brutta storia il tirare a campare

Giulio AndreottiNon ho grandi certezze di questi tempi in Politica, se non beninteso - altrimenti vagherei nel buio - conservo le mie convinzioni più profonde che riguardano la Valle d'Aosta e quanto ci sta attorno, visto che non viviamo in una bolla di sapone che ci isoli dal resto del mondo.
Convinzioni dinamiche nel tempo, perché società e circostanze cambiano e solo un cretino potrebbe pensare che tutto sia rimasto come quando cominciai ad occuparmi della "Cosa pubblica" prima come cittadino e poi come eletto ed ora di nuovo come cittadino. Se si considerasse l'Autonomia come un idolo intoccabile saremmo vittime di superstizioni, invece tutto muta e bisogna tenerne conto.
Qualcosa però resta sempre uguale ed oggi, con maggioranze politicamente diverse a Roma e ad Aosta, c'è però un'assonanza nel nome di un vecchio vizio della Politica. Mi riferisco allo stranoto e molto praticato "tiriamo a campare".

Non sono un pistolero

Una pistola a bolle di sapone...Non credo molto alle statistiche sui furti in casa in Valle d'Aosta, anche se risultano comunque in aumento. A meno che non si abbia una polizza assicurativa e dunque si debba andare a denunciare per essere in qualche modo risarciti, non tutti scelgono la strada della carta bollata, considerandola in parte inutile per l'oggettiva difficoltà di individuare i banditi e alla luce anche di qualche sentenza mite nei confronti di autori di "colpi". Hanno comunque sul punto ragione le Autorità di polizia quando segnalano la necessità di denunciare e soprattutto di avere regole di prudenza e di allerta, essendo la popolazione stessa la prima a poter fornire un quadro sfavorevole alle azioni dei malviventi.
Va detto che sinora, per fortuna, nelle case valdostane non ci sono stati casi di rapina, cioè quando i malviventi usano violenza o minaccia, quanto invece avvenuto non molto distante da noi con bande molto violente e pronte a tutto, di cui purtroppo la cronaca nera è piena.

Basta con chi disprezza il sapere

La Terra ripresa dal satellite geostazionario americano 'Goes-16'Si può dire basta? Ogni tanto me lo chiedo, quando il mondo dei "social" ti offre la possibilità di sporgerti in un abisso di ignoranza, fatto di superstizioni e balle spaziali e di un disprezzo per qualunque forma di sapere e di cultura. Uno schiaffo al buonsenso ed all'intelligenza da parte di chi odia la conoscenza, l'istruzione, la scienza ed ogni altra forma di istruzione ed un buon background è considerato da disprezzare perché élitario.
Ha scritto lo storico Franco Cardini: «E' la rivoluzione degli incolti e felici di esserlo contro tutti gli specialisti, i "soloni", quelli che con la scusa dell'avere studiato vorrebbero imporre agli altri il loro punto di vista.
Una rivoluzione democratica: se in televisione assisti, ad esempio, a un dibattito, che so, sui vaccini, e da una parte c'è un illustre clinico o un ricercatore di grande esperienza e di altissimo livello e dall'altra c'è un "no vax" che sull'oggetto del contendere ha letto un paio di articoli di "Focus" e ha orecchiato un discorso in autobus, l'avviso del competente e quello dell'incompetente sono sullo stesso piano: sono due punti di vista, valgono ciascuno un voto.
Sulla base di ciò, di recente, una signora del governo ha cercato di zittire un ex ministro dell'economia criticabilissimo sotto molti aspetti, ma noto per essere un economista illustre semplicemente con un "questo lo dice Lei!"»
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Il perimetro autonomista

Uno steccato...E' bene - lo dico come premessa - discutere di politica in tutte le sedi in cui è legittimo farlo. Ho vissuto con angoscia epoche in cui si era smesso di discutere per «non disturbare il manovratore» - anche se io personalmente ho sempre detto e soprattutto scritto (verba volant, scripta manent) quel che penso - ed in certe stanze in cui sia assumevano decisioni vigeva il silenzio come se fosse una regola francescana. E non è vero che il silenzio è sempre uguale a sé stesso: ci sono silenzi per vuoto intellettuale, silenzi per paura di esprimersi, silenzi che sono complicità pura, silenzi tattici «per vedere l'effetto che fa», silenzi fatti di rassegnazione. La riflessione vale come premessa ad un tema delicato: il futuro dell'autonomismo valdostano su cui è bene esprimersi.
Ci sono stati momenti nel dopoguerra in cui - sotto il fuoco di fila dei grandi partiti nazionali - gli autonomisti valdostani erano una minoranza. Pensiamo alla seconda Legislatura regionale 1954-1959, quando l'Union Valdôtaine ebbe un solo eletto su 35 a causa del sistema maggioritario allora vigente.

L'invidia del povero rosicone

Una stampa di Gustave Doré dalla 'Divina Commedia', con Dante e Virgilio che incontrano Sapìa SalvaniNella vita si accumula un meraviglioso campionario di vizi e virtù e - senza immaginare il meticoloso lavoro dantesco della "Divina Commedia" che contiene tutta la commedia umana giunta al redde rationem - ognuno di noi ha una raccolta di volti simile a quegli album della "Panini" con il volto dei calciatori.
Una di queste maschere, con cui mi è capitato e mi capita di avere a che fare e ne ho l'immagine in testa, è "l'invidioso", ricordando che l'invidia è uno dei sette Peccati Capitali. Ma proprio Dante - con sguardo in fondo bonario - pone gli invidiosi nel Purgatorio e il dantista Vittorio Sermonti così ne scrive: «I lessici medievali sanzionano: «"ti invidio" vale"‘non ti vedo", cioè "non sopporto di vedere il tuo bene"». E, in effetti, "invidiare", alla radice, designa un'alterazione malevola e funesta della funzione visiva...».

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