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16 ago 2026

L’opossum, lo struzzo e il coraggio di decidere

di Luciano Caveri

Non c’è niente di peggio, di fronte a problemi importanti da risolvere o a discussioni che non consentano più del tempo per decidere, della politica del rinvio.

Ho conosciuto chi sosteneva, applicandolo alla realtà incalzante, la bontà del proverbio ”Il tempo è la miglior medicina”.

Non concordo: pur senza alcuna avventatezza, la strada maestra resta quella di affrontare le cose, senza la logica di procrastinare.

Invece, ci sono specialisti veri e propri del ”si vedrà”, come se certe vicende si risolvessero loro sponte. Nel mondo anglosassone esiste una definizione brillante: la tattica dell’opossum (in inglese playing possum), che è una strategia difensiva usata soprattutto dall’opossum della Virginia, un marsupiale americano.

Quando si sente minacciato e non riesce a scappare o a difendersi, l’animale entra in uno stato di catalessi involontaria che simula la morte: si immobilizza completamente, chiude (o lascia socchiusi) gli occhi, apre la bocca, tira fuori la lingua e lascia il corpo floscio.

A volte - a dimostrazione di una rimarchevole prova attoriale - emette un liquido maleodorante dalle ghiandole anali e può avere un aspetto “cadaverico” (saliva, occhi vitrei). Questo stato dura da pochi minuti fino a diverse ore e termina solo quando il pericolo è passato. Caso esemplare di tanatosi, cioè di esseri viventi che fingono la morte.

Nel caso di una soluzione da dare l’opossum in politica può mantenere più a lungo questo aspetto catatonico. Sbagliato, invece, evocare lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia, che si usa per chi ignora deliberatamente un problema, fingendo che non esista, per evitare di affrontarlo nella speranza che si risolva da solo o che scompaia.

Si tratta di un falso: gli struzzi non nascondono mai la testa sotto la sabbia. È un mito antico e completamente sbagliato. In italiano abbiamo l’espressione » da pompe funebri ”fare il morto” e cioè rimanere immobili e fingersi morti, esattamente come fanno molti animali (tra cui l’opossum di cui dicevamo). Appunto i sensi figurati: astrarsi da una situazione, non intervenire, non dare segni di vita, “sparire” o fare finta di niente per non essere coinvolti.

Non risulta una “storia fondativa” specifica italiana (tipo un aneddoto famoso o un episodio storico che l’abbia creata). È piuttosto una locuzione descrittiva antica, comune a molte lingue.

Segnalo a margine che si potrebbe usare anche l’altro significato di ”fare il morto”, che indica la tecnica di galleggiamento in cui si sta a galla immobili, distesi sulla schiena, con il corpo rilassato e il volto fuori dall’acqua. È un modo adoperabile per indicare chi nella vita è in politica vuole stare..a galla.

In italiano esiste un verbo, che è traccheggiare appartiene a quel ricco repertorio dell'italiano in cui la resa del suono e l'espressività fisica danno forma a un concetto astratto. Significa prendere tempo, indugiare con calcolo, temporeggiare o rinviare una decisione con sotterfugi e scuse per vedere come si evolvono le cose.

La radice del termine è espressiva ed è legata al verbo toscano e centro-italiano antico tracca o tracca-tracca, un'onomatopea che riproduce il suono ritmico di passi pesanti, lenti e incerti, o il rumore sordo e ripetitivo di un ingranaggio o di un zoccolo sul selciato.

Trac-trac evoca l'andirivieni di chi cammina avanti e indietro nello stesso posto senza procedere davvero. Dal "camminare a passo lento / fare rumore senza

avanzare", il verbo è passato a indicare metaforicamente il movimento tattico in ambito politico, negoziale o personale: muoversi in continuazione, fare piccoli passi laterali, ma senza mai tagliare il traguardo o prendere una posizione netta.

Penso al ”conoscere per deliberare » di Luigi Einaudi, che insisteva che non si può governare bene senza conoscenza, ma una volta che si conosce bisogna deliberare (cioè decidere). Le leggi frettolose e mal studiate generano solo un “groviglio inestricabile”, ma l’immobilismo e il non decidere sono altrettanto dannosi. Per lui la politica richiede sempre responsabilità e scelta consapevole, ma non rinvii perpetui.