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21 lug 2026

Ulisse, Itaca e il viaggio che continua a interrogarci

di Luciano Caveri

Si può dire, quasi come se fosse un calambour, che il recente film su Ulisse, Odisseo, diretto da Christopher Nolan, riprenda con correttezza…epica il celebre capolavoro di Omero (cui viene ascritta l’opera, pur senza certezza alcuna sulla paternità).

Ne parlo dopo averlo visto, preso da un’ovvia curiosità per quale fosse stato il risultato.

Certo l’impronta di Nolan assume una sua autonomia cinematografica, per quanto si veda un atteggiamento nel complesso filologicamente corretto ma con qualche omissione. Non spicca qualche celebrità holliwoodiana messa lì per cassetta e fanno sorridere attori di colore o orientali per dare una pennellata di woke. La spettacolarità, comunque, è garantita e non c’è stata la volontà di strafare.

Il viaggio di Ulisse resta un testo scritto, caposaldo della cultura classica e ogni volta mi chiedo - come avviene per tante opere - se non si dovrebbe tornarci sopra da adulti, dopo l’infarinatura che ne abbiamo avuto a scuola e farlo in età matura sarebbe di certo scoprire quanto non abbiano capito seduti sui banchi.

Ma non bisogna fare gli snob, perché era ovvia nel tempo avere delle trasposizioni filmiche o televisive, che sono state per chiunque impresa difficile. Ci sono decine di opere esistenti che vanno da tentativi abbastanza testuali ad opere che hanno tratto spunti per attualizzare i messaggi.

Intendiamoci: anche guardando questa versione, certo molto lunga e questo stride con i tempi che viviamo, appare evidente anche al più distratto come i messaggi che arrivano da questa antichità così profonda ripropongano il bene e il male dell’umanità e il complesso rapporto con il trascendente.

Chiunque osservi gli orrori contemporanei non può che ricavare al momento dei titoli di coda come certa ferocia, certo dolore, la forza dei sentimenti, il desiderio della scoperta, le nostre paure e le nostre gioie siano ancora gli stessi e ci pongano interrogativi che scuotono la nostra coscienza.

Per me bambino, prima che arrivasse lo studio liceale, c’era stata l’esperienza televisiva. Fu una vera folgorazione nel 1968 con lo storico sceneggiato RAI a puntate diretto da Franco Rossi. Ogni episodio era preceduto da una breve introduzione in cui il grande poeta Giuseppe Ungaretti, allora ottantenne, leggeva e declamava alcuni versi del poema omerico originale. Ricordo la sua voce profonda, roca e intensa, accompagnata da gesti espressivi.

Il mito di Ulisse attraversa i secoli come un organismo vivo, capace di cambiare pelle a seconda delle epoche perché resta, nel suo ricco immaginario che mostra come la fantasia sia caratteristica umana, una rappresentazione delle sfaccettature fatta di paure, speranze, coraggio e miserie.

Pensiamo a Dante Alighieri. Il suo Ulisse non è l'uomo del ritorno, l'eroe che brama il focolare domestico, ma un uomo divorato da un'insaziabile fame di scoperta. Di fronte alle Colonne d'Ercole — il limite invalicabile posto dagli dei — l'Ulisse dantesco pronuncia quella che è forse la più celebre esortazione all'altezza dell'essere umano: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza“.

Dante non presenta Ulisse come un eroe positivo da imitare, ma come un personaggio ambiguo e tragico. Ma i versi citati esprimono un ideale altissimo dell’essere umano. Per Dante, l’uomo è fatto per elevarsi grazie alla ragione, alla morale e alla sete di conoscenza. È un inno all’umanità che rifiuta la vita animalesca.

Quel che si ricava dall’Odissea, anche anche attraverso questo nuovo film, è il solito interrogativo su cosa sia la nostra vita: nella contraddizione fra la ricerca di un porto sicuro e una spinta verso ciò che non conosciamo.

Ma le due cose possono in fondo essere legate. Lo ricordava il poeta greco Costantino Kavafis in Itaca (1911), una delle poesie più belle sul senso del viaggio: ”E se la trovi povera, Itaca non ti ha ingannato. / Così saggio come sei diventato, con tanta esperienza, / avrai capito ormai ciò che Itaca vuole significare”.