Ieri ho vissuto una cosa nuova. La registro qui con il cuore colmo di gioia. Perché segna un passaggio della vita e rappresenta la vitalità e anche - aspetto meno piacevole - un segno indelebile del tempo che passa per il papà sottoscritto della sposa.
Eugénie, la mia bambina, si è sposata con Luca. Un bel matrimonio, che mi ha emozionato perché, dopo anni di un loro amore felice, sono convolati a nozze e ci speravo.
Me lo aveva annunciato durante un pranzo qualche mese fa, con una battuta caratteristica del suo candore che è in realtà ”main de fer dans un gant de velours”. Avvenne quando reiterai la richiesta di conoscere prima o poi i miei possibili consuoceri e lei, ammiccante: "Capiterà presto!“.
Ci rimasi secco e Luca anche lui presente, con un afflato d’altri tempi, mi aveva detto, sdrammatizzando: ”Forse avrei dovuto chiederti la sua mano!“.
Ne avrebbe sorriso anche la mia cara zia Eugénie, che tanto mi volle bene e dunque, assieme alla sua mamma Nora, decidemmo di darle questo nome così bello. Deriva dal greco antico Εὐγένεια (Eugeneia), forma femminile di Εὐγένιος (Eugenios), che significa “ben nata”, “di nobile stirpe” o “di buona nascita”
Il sito unaparolaalgiorno spiega come il “convolare a nozze” (o “a giuste nozze”) si sia sviluppata in italiano per indicare lo sposarsi, con un senso figurato di “affrettarsi” o “volare insieme” verso il matrimonio, come due persone che si uniscono rapidamente in un unico “volo” o destino comune. È un bell’esempio di come il latino abbia lasciato tracce poetiche e vivaci nella lingua italiana, trasformando un’immagine di movimento rapido in un sinonimo elegante di “sposarsi”.
Anche matrimonio e nozze sono due parole dal diverso calore. ”Matrimonio” deriva dal latino matrimonium, formato da mater (madre, al genitivo matris) + il suffisso -monium, collegato a munus (“dovere, compito, incarico”).
Letteralmente significa “compito/dovere della madre” (o “stato di maternità”). Nel diritto romano indicava l’unione che legittimava i figli nati dalla coppia, con enfasi sulla procreazione e sul ruolo della donna come madre di figli legittimi. Lo scrivo da aspirante nonno…
”Nozze” (sempre al plurale) viene dal latino nuptiae (plurale), derivato dal verbo nubere (“prendere marito, sposarsi”, ma originariamente “velarsi, coprirsi”). La radice è la stessa di nubes (“nuvola” o “velo”). Le nuptiae indicavano quindi le cerimonie, il rito e la festa dello sposalizio. Mi appoggio per concludere ad brano estratto dal romanzo Il padre della sposa di Edward Streeter in cui mi sono specchiato: “Si sentiva terribilmente vecchio e, allo stesso tempo, piccolo. Il suo mandato era scaduto. La sua bambina stava per iniziare un viaggio su una nave in cui lui non sarebbe stato il capitano, e nemmeno un membro dell'equipaggio, ma solo un passeggero rimasto a salutare dal molo”.
Buon volo, Eugénie e Luca.