Nelle varie fasi della mia vita ho sempre affrontato, in un misto fra divertimento e stupore, un grande nemico interno ed esterno.
È quello che il grande filosofo francese Michel Foucault - nelle ultime sue lezioni prima di morire, quando approfondì il tema della democrazia nella Grecia antica - definì con esattezza “il lusingatore”, kolax (κόλαξ), cioè colui che dice all’interlocutore ciò che vuole sentirsi dire.
Non sempre mente sui fatti: spesso dice cose vere, ma estrapola con cura quali verità dire, quali aspetti privilegiare, quali passaggi omettere. Calibra ogni discorso con lo scopo di ottenere consenso, di fare colpo sull’uditorio, di lavorare - anche manipolando - per ottenere la reazione che vuole.
Lo stesso Foucault contrappone a chi manifesta questo modo di porsi ambiguo la forza della parresia (παρρησία), vale a dire il coraggio di dire tutto. Scelta a tutela della propria integrità morale, considerata più importante di una posizione di comodo. Chi pratica la parresia preferisce il conflitto alla falsità del silenzio che affonda nel quieto vivere.
Cambiamo soggetto e parliamo di Norberto Bobbio: il grande giurista e filosofo torinese ha sempre difeso il valore del dialogo chiaro e del "non tacere" di fronte alle storture della storia e della politica. Per Bobbio, l'intellettuale e il cittadino consapevole hanno il compito di esercitare il dubbio, ma una volta sciolto il dubbio, hanno il dovere della chiarezza, rifiutando la retorica del "politicamente conveniente". Dire le cose che vanno dette è un atto di rispetto verso se stessi e verso gli altri. Bisogna reggere il dovere morale, affrontare il rifiuto del conformismo e rifuggire il peso interiore del silenzio.
La parresia emerge nell’Atene del V secolo avanti Cristo, nell’età di Pericle, quando la democrazia non era ancora un sistema consolidato ma un esperimento fragile e rischioso. I greci ne avevano una concezione precisa e impegnativa: il buon cittadino non si limitava a partecipare alle assemblee e a votare. Era chiamato a dire la verità in pubblico, anche di fronte al rischio di perdere il favore della folla, di essere esiliato, in casi estremi di pagare con la vita.
La democrazia ateniese era fondata esplicitamente su tre principi: l’isegoria e cioè il diritto di parola uguale per tutti; l’isonomia, che è l’uguaglianza davanti alla legge; e la già citata parresia, appunto il diritto-dovere di dire il vero.
Tutti i grandi pensatori greci — Euripide, Socrate, Platone, Aristotele — ritenevano che ci fosse un legame strettissimo tra la politica, il potere e la parresia: quel comportamento morale del buon cittadino che parla nella vita pubblica e privata dicendo la verità, che agisce contro il potere, in particolare contro la tirannide e contro ogni altra forma di dispotismo. Insegnamenti dal passato remoto che esplodono nella vita attuale.
Bisogna sempre ricordare naturalmente a godere ad Atene di questi meccanismi partecipativi era una percentuale ristretta della popolazione. Si calcola un 10-15% e a certe decisioni importanti erano presenti ancor meno cittadini. Tuttavia, rappresentò un’innovazione enorme per il tempo, influenzando profondamente il concetto moderno di partecipazione politica.
Foucault segnala che chi pratica la parresia sa che la verità che sta per dire può costargli qualcosa: "Il favore dell’interlocutore, il consenso della folla, nei casi estremi la libertà o la vita, come mostrato da esempi storici di dirittura morale. Si contrappone alla retorica di cerca il solo consenso: il retore è, o può essere, un bugiardo; l'efficacia del suo discorso non dipende dal suo legame con la verità. Il parresiaste, al contrario, è l'uomo che dice la verità. Il retore cerca di persuadere, di catturare l'anima dell'uditore; il parresiaste apre la propria anima e si assume il rischio di un conflitto”.
Insomma: il parlar franco invece dell’essere evasivi, la verità invece della falsità o del silenzio, il rischio invece della sicurezza, la propria coscienza invece del proprio tornaconto. Non è poco e, in certi momenti, è tutto.
Ho cercato sempre di farlo a costo di pagarne il prezzo.