Capita per caso (nell’occasione un convegno su silicosi e asbestosi in Sardegna) di occuparsi di qualcosa del passato più lontano.
Occasione anzitutto per ricordare i tanti lavoratori colpiti in Valle da queste malattie polmonari fibrotiche causate dall’inalazione cronica di polveri minerali. Non sono curabili e provocano danni progressivi e irreversibili ai polmoni.
Chiamato appunto a partecipare dai colleghi ex parlamentari sardi, mi sono dovuto ripassare un pezzo di storia valdostana ormai caduto in una sorta di oblio. È, invece, preziosa cartina di tornasole dei cambiamenti profondi che, in tempi lunghi ma anche su distanze più corte, hanno investito la Valle d’Aosta.
La silicosi si prendeva respirando silice nelle miniere, lavorando nei cunicoli per le centrali idroelettriche, in certi lavori in siderurgia. L’asbestosi a causa delle fibre di amianto nel settore edilizio, per le protezioni nei forni siderurgici e in Valle d’Aosta avevamo una miniera, ormai tombata, ad Emarèse, diventata in realta pericolosa dopo la chiusura e non durante l'apertura.
Malattie che ebbero, in diversa misura, un impatto sulla società valdostana. Ricordo che me ne occupai da deputato, quando ci furono grandi polemiche sulle rendite Inail e i metodi clinici per accertare la silicosi.
Oggi le molte miniere succedutesi nel tempo sono chiuse e ci fu di tutto: ferro, rame, oro, argento, manganese, carbone. Restano siti visitabili molto interessanti, che riguardano le miniere di Cogne (ferro), di Saint-Marcel (rame e pirite), di Brusson (ora), di Ollomont/Valpelline (rame).
Utili per capire un settore economico ormai spento e anche le difficoltà dei minatori impegnati spesso in condizioni davvero difficili, di cui è bene avere il ricordo nel vivo delle gallerie.
Ormai i malati cronici declinano per l’età e le misure di controllo delle polveri, laddove ancora ci sono rischi, sono molto severe.
Ma nell’affrontare il tema, è emerso un dato forse dimenticato. Dopo la Liberazione, nel 1948 la Cogne raggiunse il suo picco occupazionale massimo, con 9.419 addetti — un vertice che non fu mai più raggiunto in seguito. Tenete conto che i dati di popolazione dell’intera Valle d’Aosta di quegli anni era di circa 90mila abitanti. Si capisce bene l’incidenza enorme della Cogne.
Questo numero si riferiva al complesso integrato nella sua totalità, che comprendeva lo stabilimento siderurgico di Aosta, le miniere (principalmente la magnetite di Cogne e l’antracite di La Thuile) e gli impianti idroelettrici.
Il picco del 1948 va letto in contesto: già allora - spiegano gli esperti - emergeva, a causa della limitatezza negli investimenti, un’impreparazione a far fronte a un’economia di pace mossa dalla libera concorrenza. Negli anni successivi l’occupazione calò progressivamente, tra ristrutturazioni, chiusura delle miniere di La Thuile negli anni ’60 e della miniera di Cogne nel 1979.
Oggi, a confronto, la Cogne Acciai Speciali conta oltre 1.100 dipendenti, con un indotto che porta a 1.500 le persone interessate dall’attività dello stabilimento di Aosta.
Per capire cosa fosse la siderurgia ricordo anche L'Ilssa Viola di Pont-Saint-Martin, storica acciaieria nata nel 1931 e specializzata nella produzione di acciai inossidabili, ha rappresentato per decenni il cuore pulsante dell'economia e del mondo operaio della bassa Valle d'Aosta.
Ecco i dati relativi alla sua chiusura e Nel periodo di massimo splendore e sviluppo, coincidente con gli anni '60, lo stabilimento arrivò a contare circa 1.000 dipendenti. Negli anni successivi, con il progressivo mutamento del mercato siderurgico e le prime ristrutturazioni aziendali, l'organico andò riducendosi (attestandosi attorno alle 370 unità nei primi anni '70 prima di una complessa fase di riassetti societari). La parola fine alla storia dello stabilimento venne posta l'11 luglio 1986.
Quando dico che bisogna capire la Storia, anche in settori come questi, lo faccio perché senza memoria non si va da nessuna parte. Certe vicende umane e cambiamenti di rotta, talvolta repentini, nel tessuto economiche servono come ammaestramento e per avere consapevolezza.