Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e analizzare il nostro traffico. Si prega di decidere se si è disposti ad accettare i cookie dal nostro sito Web.
25 mag 2026

La montagna europea cambia volto: cresce il turismo estivo

di Luciano Caveri

Leggo con curiosità un inserto uscito sul periodico francese L’Express che riguarda una previsione facile da azzeccare

Traduco e propongo: ”L'instabile situazione internazionale dovrebbe spingere i francesi, come tutti gli europei, a preferire il Vecchio Continente per le proprie vacanze estive. La montagna francese beneficerà senza dubbio di questa fortuna, già rilanciata dal Covid e, in modo più determinante, dal riscaldamento globale.

L’Associazione nazionale dei sindaci delle località montane ha rilevato un aumento del 5,5% del tasso di occupazione degli alloggi turistici nel periodo luglio-agosto 2025 rispetto al 2024, «un dato in costante crescita da sei anni», osserva il presidente Jean-Luc Boch. Secondo Denis Maurer, a capo di G2A Consulting (società specializzata in analisi e innovazione turistica), «la montagna appare sempre più come un prodotto di richiamo dove le offerte si sono molto sviluppate; un vero successo, dovuto in particolare alle innumerevoli attività outdoor, molto ricercate dai trentenni».

Grandi spazi, ambiente preservato, frescura, assenza di folla e prezzi accessibili spiegano questo successo, con un tasso di soddisfazione del 96%, secondo Atout France. La percentuale di francesi che dichiarano di volerci andare in estate supera ormai quella dell'inverno!”.

Le osservazioni sono giuste e lo si osserva anche in Italia. Il turismo costiero - dunque il mare -cala leggermente negli anni scorsi, mentre la montagna tiene meglio l’afflusso e registra permanenze più lunghe. Il turismo slow e sportivo cresce: +7% per le vacanze slow, +5% per quelle sportive, in particolare tra giovani e famiglie che preferiscono natura e aria aperta e la montagna ne beneficia.

Il caldo sempre più intenso nelle città è un motore fondamentale: un numero crescente di italiani — circa uno su sette — sceglie di trascorrere le vacanze tra Alpi e Appennini, attratti dal desiderio di fuggire dal caldo, respirare aria pulita e immergersi nella natura.

Cresce anche il turismo straniero. Oltre ai turisti europei tradizionali (francesi, olandesi, svizzeri), si registrano arrivi sempre più consistenti da Stati Uniti e paesi asiatici, che stanno trasformando il volto del turismo montano italiano, che già d’inverno per lo sci gode di flussi notevoli e rassicuranti.

Ma, come osservato, il turismo stagionale nelle Alpi non è più definito solo dall’inverno e proprio l’estate 2025 ha confermato la montagna come meta in crescita, trainata da trekking, ciclismo e natura: dimostrazione del successo delle strategie di destagionalizzazione che stanno rendendo la montagna viva e competitiva dodici mesi l’anno.

In sintesi: la crescita c’è ed è strutturale, non un’anomalia post-pandemia. Le Alpi in estate stanno diventando una vera alternativa al mare, spinta dal caldo, dalla domanda di un turismo outdoor”.

Torniamo al settimanale francese: “Ad esempio, negli Alti Pirenei – esclusa Lourdes – il 41% dei pernottamenti è estivo, contro il 30% invernale. Altro dato saliente è l'evoluzione esponenziale dei pernottamenti nelle stazioni d'alta quota tra il 2019 (anno di riferimento pre-pandemia) e il 2025: un aumento del 30% all'Alpe-d’Huez e del 42% a Val-d’Isère come a Flaine”.

Ma l’Express offre un’utile chiave di lettura: ”Questo afflusso di nuovi frequentatori, se da un lato avvantaggia l'economia montana, trova i suoi limiti nella scarsa conoscenza dell'ambiente naturale. I neofiti non sempre possiedono i codici per pratiche rispettose dell'ambiente o della propria incolumità fisica. Partire in quota senza preparazione né attrezzatura, dimenticare l'acqua o di consultare il meteo, allontanarsi scordando che c'è anche il ritorno... Al punto che i soccorsi in montagna, tradizionalmente gratuiti, stanno diventando una voragine finanziaria.

Tra aumento delle attività, comportamenti a rischio, ignoranza dell'ambiente o chiamate ingiustificate, i soccorsi sono costati alla collettività oltre 100 milioni di euro nel 2024, ovvero 10.780 euro per ogni intervento. Un rapporto della Corte dei Conti dell'11 febbraio 2026 ha persino ritenuto legittima la possibilità di fatturare i soccorsi in montagna. Inoltre, l'attraversamento di zone protette, l'incuria verso le greggi e i cani da protezione, l'uscita dai sentieri tracciati e l'accensione di fuochi selvaggi non fanno che aumentare i rischi”.

La questione dell’educazione e della conoscenza è serio e l’articolo offre una serie di misure di prevenzione per informare i turisti su comportamenti da tenere.

Ecco un elenco vero e proprio: ”Nelle località turistiche le idee fioriscono:

  • La Plagne ha pubblicato un documento su come approcciarsi all'ambiente montano.
  • Orcières ha creato un percorso pedagogico (Il mondo dei 6 laghi) e una mappa degli spostamenti delle greggi.
  • Val-d’Allos aggiorna in tempo reale il sito Pastorando grazie ai collari GPS del bestiame.
  • Il sito Pasto-kezako.fr offre consigli su come comportarsi con i patou (cani da pastore) e una mappa aggiornata dai pastori con la posizione approssimativa dei greggi. «Siamo i custodi dei valori di mutuo soccorso e condivisione», assicura Pascal Gacon, pastore nella valle dei Belleville. Ogni occasione è utile per sensibilizzare ai codici della montagna, sperando che cartelli, informazioni e consigli vengano letti, ascoltati e rispettati”.

Trovo queste idee interessanti per favorire un turismo consapevole e responsabile. Chi è nato e cresciuto in montagna tende a dare per scontato quanto nella realtà non lo è affatto.