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22 apr 2026

Dal “secolo breve” al secolo dell’incertezza

di Luciano Caveri

Maledizione, che cosa non ha funzionato?

Sono un essere umano nato nella seconda metà del Novecento e pensavo che, dopo il concentrarsi di orrori del ”secolo breve”, tutto sarebbe andato meglio.

La definizione sopra virgolettata appartiene allo storico britannico Eric J. Hobsbawm.

A differenza del secolo cronologico di 100 anni, il "secolo breve" di Hobsbawm dura - nella sua ricostruzione - solo 77 anni, perché individua due eventi spartiacque.

Il primo nel 1914 con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Questo evento segna la fine del mondo liberale-borghese del XIX secolo (belle époque, progressismo, imperi multinazionali stabili, capitalismo relativamente ordinato). La guerra distrugge gli imperi centrali, apre l’era delle guerre totali, delle rivoluzioni (Russia 1917) e degli estremismi ideologici (fascismo, comunismo).

Il secondo nel 1991 con il crollo dell’Unione Sovietica (e fine della Guerra Fredda). Questo evento segna la chiusura di un ciclo dominato dalle ideologie del Novecento (comunismo, fascismo, liberalismo in crisi) e l’inizio di un’epoca nuova, globalizzata e post-bipolare.

In pratica, il “secolo breve” dura circa 77 anni invece di 100: un periodo intensissimo, denso di cataclismi (due guerre mondiali, totalitarismi, genocidi, Guerra Fredda, rivoluzioni tecnologiche e sociali radicali), ma con una forte unità interna.

Per puro diletto - poiché il libro di Hobsbawm esce nel 1994 - ci sono altri elementi successivi che pesano: nel 1995 la fine della guerra nella ex Jugoslavia che ha riportato la guerra nel Vecchio Continente; nel 1997 la restituzione di Hong Kong alla Cina da parte del Regno Unito, di cui oggi cogliamo il tragico epilogo: (fine di un simbolo dell’imperialismo; nel 1998 lo storico accordo del Venerdì Santo in Irlanda del Nord, che segna una svolta importante; nel 1999 l’avvento dell’euro, simbolo di integrazione europea; nel 2000 si evidenzia il boom di Internet come segno della travolgente cavalcata del digitale. Molti considerano l’11 settembre 2001 (attentati alle Torri Gemelle) come l’evento che segna davvero la fine del lungo Novecento e l’inizio di un’era nuova: terrorismo globale, guerre in Afghanistan e Iraq, fine dell’illusione di un “mondo unipolare” pacifico dopo il 1991.

E nel nuovo Millennio prosegue questo nostro mondo con molti inciampi e novità incidenti, che mostrano il volto di un secolo ben diverso da certe illusioni che legittimamente potevamo starci. Dalla crisi finanziaria globale del 2008, la peggiore dalla Grande Depressione. alla Primavera Araba (2011) che sfiorisce in fretta rivolte che hanno rovesciato regimi ma portato anche a guerre civili (Siria, Libia), dall’esplosione dei social media (Facebook 2004, YouTube, smartphone con iPhone 2007) e rivoluzione digitale con l’Intelligenza Artificiale che si gonfia a dismisura negli anni a fenomeni vari come il MeToo, la Brexit (2016), l’ascesa dei populismi, le migrazioni dolenti. Irrompe all’inizio degli anni Venti la Pandemia di COVID-19, che ha ucciso milioni di persone, sconvolto economie e accelerato il lavoro remoto e la digitalizzazione. Ci travolge l’invasione russa dell’Ucraina (2022): il più grande conflitto in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale, con conseguenze energetiche e alimentari globali. Si manifesta la crisi climatica in modo sempre più evidente (ondate di calore, eventi estremi) e si discute la transizione energetica.l, ancora più attuale con l’attuale crisi in Medio Oriente.

L’elenco capisco quanto sia goffo e non esaustivo, ma - come se fosse un quadro di Pollock - tutto si mischia in una immagine composita. In sintesi, mentre il “secolo breve” del Novecento fu dominato da ideologie totali e guerre mondiali, questo secolo è caratterizzato da interconnessione fragile, shock improvvisi e trasformazioni rapide (tecnologia, clima, demografia).

Siamo solo a un quarto del secolo: il resto potrebbe essere ancora più decisivo e molte illusioni già si infrangono contro la rozzezza dell’umanità e dei suoi comportamenti.