Guardo queste nuove immagini della Luna, frutto dell’evoluzione della tecnica fotografica, e mi domando come sia stato che per tanti anni ci si sia dimenticati di lei, dopo l’exploit della sua conquista nel 1969. I cui rischi di fallimento - il famoso ”allunaggio” con un neologismo apposito - sono oggi più noti di quanto fossero allora.
Un azzardo tecnologico, che ha fatto fruttare nel tempo teorici del complotto che sostengono ancora come le immagini sarebbero state riprese in uno studio con l'ausilio di effetti speciali, montando un inganno ad uso propagandistico.
Ora, a parte i matti che purtroppo si raggrumano con facilità, resta l'effetto di quella scoperta, riassunta in quella frase “un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità” come disse in quella comunicazione radio al momento del balzo sul suolo lunare Neil Armstrong, l'astronauta americano che conquistò il record del primo uomo sul nostro pianeta satellite.
Questa scelta di sfiorare la luna con la missione Artemis da parte degli americani di questi tempi sembra quasi un paradosso in un momento assai complesso per il genere umano, piombato in guerre che da regionali possono in poco tempo tornare mondiali. E' infatti necessario ora più che mai concentrarci sul destino nel nostro pianeta, che proprio le esplorazioni spaziali ci hanno consentito di vedere dall'esterno con quelle immagini che ne illustrano la straordinaria bellezza in barba ai terrapiattisti.
E proprio i misteri del cosmo hanno definito la sua terribile fragilità, ed oggi abbiamo la consapevolezza delle nostre pesanti responsabilità nello sfruttamento della Terra, che si aggiungono alle altre mille incognite che possono cancellare la presenza umana come avvenne con la bizzarra civiltà dei dinosauri.
Ecco perché la salita sulla luna, immaginata da un poeta come Ariosto e da un romanziere come Jules Verne, finisce per essere interessante come riflessione che spazia dall'avventura umana ai progressi tecnologici, dalle riflessioni filosofiche alla speranza che l'esplorazione dell'Universo apra nuove prospettive per la razza umana, ormai proiettata verso Marte.
Dice lo scrittore giapponese Haruki Murakami: ”Quel satellite era sempre stato un prezioso alleato del genere umano. La sua luce era un regalo caduto dal cielo. Prima del fuoco, degli attrezzi, del linguaggio, la luna rischiarava il buio del mondo e calmava la paura degli uomini. Le sue fasi avevano insegnato agli umani il concetto di tempo”
Ma noi sotto i piedi abbiamo la terra, che ci richiama alla necessità della concretezza, che - pensando alla fatica fatta per salirci su quella luna, quella sola volta sola nel 1969 (avevo 10 anni!) - fece dire all'autore francese François Mauriac, come ammonimento esemplare: “Il ne sert de rien à l'homme de gagner la Lune s'il vient à perdre la Terre”.
Così a ben pensarci tocca trovare una mediazione fra questo avere il senso della realtà ed avere invece nella luna indicata con il dito un simbolo di speranza e di impegno per il futuro.
Fatto di sogni, magari - come con il poeta Paul Verlaine e la sua "lune blanche" - quando dice ”Rêvons, c'est l'heure” o in Giacomo Leopardi - con la sua "silenziosa luna" - nel suo appello accorato ”Pur tu, solinga, eterna peregrina, che sì pensosa sei, tu forse intendi, questo viver terreno, il patir nostro, il sospirar, che sia”.
Infine, un segno dei tempi. Ne scrive Federico Cella sul Corriere, segnalando come le prossime disfide saranno, tuttavia nelle mani di due miliardari della Silicon Valley in una sorta di privatizzazione: ”Da un lato c'è Spacex di Elon Musk, che con un tempismo spaziale ha presentato i documenti per lo sbarco in Borsa poche ore prima del lancio di Cape Canaveral. La valutazione dell'ipo a cui punta Musk per quella che di fatto è diventata la sua holding è da record: 1750 miliardi. Dall'altro c'è Blue Origin di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, sotto contratto Nasa per un lander lunare dal 2023 (Spacex lo è dal 2021) e del tutto deciso a dare battaglia al rivale più ricco del mondo (classifica dove Bezos entra ed esce dal podio). Un piccolo antipasto lo stiamo seguendo in questi giorni con la «guerra dei satelliti» tra Starlink di Musk e Amazon Leo, con accuse reciproche di violazioni per ritardare il progetto avversario”.
Ma occhio all’Oriente, spiega lo stesso articolo: ”Si tratta della Cina e del programma International Lunar Research Station (Ilrs), sposato dalla Russia e da una decina di altre nazioni e con previsioni di allunaggio al 2030. Si sposta quindi sul ricco terreno della space economy la disfida tecnologica tra Stati Uniti e Cina, e sarà appassionante. Ma con un dubbio: con tutti quei miliardari in campo, riusciremo ancora a provare l'emozione genuina che ha fatto da ponte tra il 21 luglio 1969 e l’Apollo 11 e l'1 aprile 2026 e il lancio della navicella Orion?”.
Un dubbio legittimo, che sia allarga alla prossima fermata: Marte.