Si chiude con oggi la lunga cavalcata attraverso le vacanze natalizie: un punto a capo per tutti, compresi gli anni che si succedono con una velocità che trovo sempre più inquietante.
Con la Befana - invenzione di epoca fascista con le radici nel leggendario appenninico - bisogna fare i conti e, se si vuole essere spiritosi, è necessario tenersi dentro i confini sempre più stretti del politicamente corretto e di rispetto all’origine del suo nome.
Viene, infatti, da Befanìa, esito popolare del latino epiphanīa “manifestazione di Gesù ai Re Magi’.
A vantaggio della Befana, direi che si può elencare: è brutta ma non se ne fa un problema e non pensa alla chirurgia plastica; usa un mezzo certamente ecologico come la scopa con cui vola, anticipando i droni; incrementa il PIL con i regalini, che di questi tempi è un bene.
A sua sfavore gioca: uno stile grunge che nasconde una vena sciattona; aumenta l'obesità infantile con materie micidiali come il carbon dolce; sembrerebbe single ma forse è solo zitella.
Meglio, dunque, parlare di Epifania con i Re Magi, leggenda, che deriva da una sola fonte: il Vangelo secondo Matteo, su cui poi la tradizione ha sovrapposto molti elementi, tipo il numero di tre, i loro nomi, che la stella fosse una cometa e lo stesso look con cui si rappresentano nel presepe.
Leggiamo un primo brano: "Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi (μάγοι magoi) giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei (βασιλεὺς τῶν Ιουδαίων basileus tōn ioudaiōn) che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella (ἀστέρα astera), e siamo venuti per adorarlo».
All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.
Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele"».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Udite le parole del re, essi partirono".
Insomma i Magi si mostrano piuttosto goffi, denunciando in buona fede la nascita di Gesù, che Erode vuole uccidere.
Prosegue Matteo: "Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono (προσεκύνησαν prosekynēsan). Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro (χρυσὸν chryson), incenso (λίβανον libanon) e mirra (σμύρναν smyrnan). Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Come dire: presero le distanze.
Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e scappa in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo»".
Il resto è noto e il racconto dice molto delle distorsioni di un Potere spaventato dalla nascita di un bambino.