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08 ago 2025

Io, candidato

di Luciano Caveri

Ora sono ufficialmente candidato nella lista dell’Union Valdôtaine.

Immagino che, come per qualunque cosa, ci sarà chi sarà lieto della notizia, chi ne sarà indifferente e chi osteggerà la mia riconferma in Consiglio regionale.

Per questi ultimi, ho deciso di non utilizzare la parola « nemici » per la nefasta componente bellica e mi riferirò, semmai, a loro con il termine « avversari » per la semplice ragione che la pensano diversamente da me e, in politica, hanno idee e progetti diversi sul futuro della Valle d’Aosta differenti dai miei. Diceva Seneca: Senza un avversario la virtù marcisce (Marcet sine adversario virtus).

Reduce da tante battaglie politiche e da ruoli diversi in cui ho cercato di onorare la fiducia degli cittadini e di rappresentare tutti i valdostani, credo di poter dare ancora qualcosa alla mia comunità in termini di conoscenze.

So bene che il mio impegno in politica è di lungo corso e c’è chi pensa che ad una certa età si dovrebbe uscire di scena. Il messaggio di questa mia campagna elettorale sarà « Caveri: esperienza che conta, visione che unisce ».

Non un semplice « claim » elettorale, ma una vera e propria sintesi di pensiero. Sono da sempre stato promotore della partecipazione politica dei giovani e dei « rappresenti della società civile » tuttavia ritengo che le competenze non debbano essere sacrificate in nome di un presunto rinnovamento, che è auspicato sempre in termini di catena fra generazioni, ma non si deve tradurre necessariamente in un’archiviazione di ciò che è stato. Vale per tutti gli ambiti professionali, dalla medicina all’architettura passando per la professione forense e quella sindacale, non si capisce perché quando si ragiona in termini di competenze ed esperienza in politica si debba ragionare diversamente, quando si tratta di amministrare il bene pubblico.

Sono stato alla Camera dei deputati, al tempo della mia prima elezione, il più giovane degli eletti e nei decenni successivi a Roma, a Bruxelles e infine ad Aosta ho potuto vivere tante e importanti esperienze politiche.

Ho cercato di farlo con impegno e onestà, ponendomi gli obiettivi di difendere e ampliare i diritti dei valdostani anche con modifiche innovative dello Statuto di Autonomia. Mai ciò è avvenuto in solitudine, ma in rapporto con le altre Autonomie speciali, lavorando per tutte Minoranze linguistiche in Italia e in Europa, spendendomi per il rispetto delle Montagne e dei popoli che le abitano.

So bene che chi si loda s’imbroda. Ma scrivo tutto questo con la serenità delle cose fatte. Sapendo che ho fatto anche degli errori, ma mai venendo meno a principi di correttezza e onestà.

Non ho mai smesso di studiare i problemi da affrontare e i dossier da risolvere. Credo nel federalismo e nella democrazia e ho sempre ritenuto che i movimenti politici funzionano solo con la partecipazione popolare e che la discussione e la ricerca di punti di equilibrio nel dialogo con tutti deve essere il principio cardine per il bene pubblico.

Per cui, eccomi candidato e ringrazio per questa opportunità e farò il mio dovere per quel che sarà necessario e garantisco il mio impegno qualunque sarà l’esito del voto.

Ho visto la lista dell’Union Valdôtaine, frutto di meccanismi trasparenti e partecipativi, e ritengo che sia assolutamente rappresentativa della società valdostana con persone che creano davvero nel loro insieme un mosaico di esperienze che crea entusiasmo.

Questo Movimento politico che mi ha visto crescere e a cui la mia famiglia ha contribuito in primis con la fulgida figura di Séverin Caveri, fra i fondatori dell’Union e architrave per decenni per cultura e autorevolezza, è stato una delle mie ragioni di vita. Lo posso dire ora che per età e avvenimenti vissuti sono già in tempo di bilanci.

Ma la voglia di fare - insegnatami da mio papà, ma che evoco pensando anche all’avvenire dei miei figli - resta e vedo orizzonti da traguardare e soprattutto ho piena coscienza delle necessità.

In cima alla c’è l’impegno nel trasferire a chi vivrà le stagioni del futuro quanto, per mia fortuna, ho appreso. Lo dico con assoluta convinzione. Il popolo valdostano è piccolo e soffre purtroppo di una crisi demografica acuta e dovrà affrontare le difficoltà del cambiamento climatico e le insidie di un mondo che cambia.

E anche di troppi avversari evocati all’inizio, specie di chi vorrebbe occupare spazi politici con logiche ben diverse dalla scelta autonomista, di cui sono stato - e ne sono fiero - una delle voci.